Riposto qui di seguito senza alterazione il contenuto di una pagina dell’opera “La guerra del Duce” (fascicolo n° 18) pubblicata dalla Hobby & Work qualche anno fa.
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Vademecum dell’invasore…
Ecco alcuni brani tratti da “Soldier’s guide to Sicily”, volumetto distribuito a ufficiali e soldati inglesi “chiamati ad avere contatti con la popolazione italiana”.
“… state lontani dalla popolazione e in particolare dai bambini, perché oltre al tracoma sono portatori di pidocchi e di cimici”.
“Gli italiani ed in special modo i siciliani sono famosi per la estrema gelosia nei confronti delle loro donne e in un momento di crisi possono usare il coltello”.
“Gli italiani sono bonaccioni e cattivi soldati, la più parte crede a tutto purché siano trattati con gentilezza (…) Per far rispettare gli ordini, invece, occorre la massima durezza”.
“Gli italiani sono venali e con il denaro si compra qualsiasi coscienza (…) ma bisogna dare l’impressione che chi lo compra creda incondizionatamente nelle sue qualità…”.
“Bisogna saper manipolare l’intellettuale italiano, capace di diventare un crudele vampiro della sua terra (…) L’intellettuale italiano è sempre capace di attuare i piani criminosi a danno del suo Paese e questa è una caratteristica tipicamente italiana”.
“… bisogna mettere in evidenza con il clero più ignorante che il nazismo vuole la distruzione della Chiesa”.
A ben pensarci questi non sono soltanto gli stereotipi su cui si è retta l’immagine degli italiani dal dopoguerra ad oggi, ma sono il frutto di una mentalità non solo “colonialista”, ma carica di disprezzo e di cinica superiorità razziale. Nessun accenno, naturalmente, alla storia, all’arte, alla civiltà, alla cultura, ai valori di un popolo che costruiva templi, anfiteatri e acquedotti quando i trisavoli degli invasori ancora non conoscevano neppure la scrittura.
… e degli invasi!
Mussolini non conosceva la “Guida del soldato in Sicilia” e le sue sprezzanti considerazioni sugli italiani, ma sembrava intuirle quando pronunciò questa frase:
“Gli uomini singoli vivono della loro reputazione, le Nazioni del loro prestigio, e quando il prestigio se ne va, non c’è verso di farlo risorgere”.
Al direttorio nazionale del PNF
11 marzo 1943




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