Con circa il 60% dei voti del Congresso passa la svolta di Bertinotti.
L'organizzazione di estrema sinistra denominata Partito della Rifindazione Comunista approva così il nuovo, rinnovato statuto e la nuova linea politica. Mentre fuori dalla sala del congresso i militanti diffondono, fra gli altri libri della cultura comunista, anche sacri testi di Lenin (ma anche su Lenin), il preambolo del ducumento proposto dal segretario Bertinotti, ed approvato a larga maggioranza, recita che il Partito della Rifondazione Comunista "rigetta 'ogni concezione autoritaria e burocratica, stalinista o d'altra matrice, del socialismo'".
La cesura con stalinismo (propriamente detto ) non dovrebbe essere una novità, visto che già il vecchio PCI ci era arrivato, non solo nelle ipocrite risoluzioni krhushoviane, ma soprattutto risolutamente in epoca berlingueriana.
Quella di Bertinotti sembra poi una risoluzione "di compromesso" rappresentata soprattutto, oltre al citato riferimento allo stalinismo, dalle paroline "o d'altra matrice" riferite al condannato "socialismo autoritario". Pare infatti che in Rifondazione ci fosse chi era favorevole a mettere apertamente in discussione anche Lenin (e persino Gramsci), e che lo stesso Bertinotti fosse aperto ad una "revisione critica" delle posizioni della sua formazione politica su detti "maestri", ma che una parte consistente del partito fosse contraria, non solo fra le minoranze trotzkyste e marxiste-leniniste, ma anche all'interno della corrente maggioritaria.
La "svolta a sinistra" di Rifondazione è rappresentata dall'approvazione dell'annunciata strategia di affiancamento paritario del partito ai "nuovi movimenti sociali", con deciso e particolare riferimento al movimento "no global" .
Bertinotti ha anche annunciato che in questo rapporto privilegiato con i gli antiglobalizzatori rifondazione rigetta la vecchia concezione comunista dell'egemonia del partito sui movimenti e le lotte sociali, sottolineando appunto il carattere paritario di tale confronto e della conseguenti relazioni politiche.
Quella voluta da Bertinotti sembra dunque una "scelta strategica" che rende il partito piuttosto differente da quello che dovrebbe essere un erede del vecchio PCI togliattiano, e ancor più da quello Berlingueriano. Il Bertinottismo pare essere una sorta di massimalismo neo-comunista in continuità con le formazioni movimentiste della "nuova sinistra" post-sessantottina anche se con una minore ideologizzazione dogmatica e una maggiore duttilità tattica.
Nonostante le pretese condanne del "socialismo autoritario" non sono mancati, durante il congresso, gli applausi a Cuba e alla sua lotta per il mantenimento dell'indipendenza nazionale da parte della dittatura comunista.
Forte e francamente esagerato l'allineamento rifondarolo alle posizioni dell'Autorità Nazionale Palestinese e di Arafat riguardo al conflitto medio-orientale con atteggiamenti durissimi contro il governo di Unità Nazionale israeliano.
Sono infine stati eletti i nuovi organismi dirigenti della formazione neo-comunista, decisamente "più magri" e con un'importante partecipazione femminile.
Cordiali saluti.




Rispondi Citando
1) "
