LO SCRITTORE ISRAELIANO OSPITE DELL´UNIVERSITÀ ROMA TRE
Yehoshua, applauso di pace
Gli studenti promuovono le sue lezioni
ROMA IL muro della Terrasanta, ovvero la sconfitta di un sogno chiamato convivenza. La letteratura del Novecento non è riuscita a raccontare davvero i totalitarismi e la Shoah perché ha avuto paura di quella che Hannah Arendt ha definito «la banalità del male». In un Medio Oriente dilaniato dalla logica della vendetta, è ancora possibile parlare dei problemi morali legati all´odio etnico, al fondamentalismo religioso e, sullo sfondo, all´incubo nucleare dell´arma totale? Ieri, all´Università Roma Tre, Abraham Yehoshua, 66 anni, noto per il suo impegno pacifista, ha conquistato gli studenti della facoltà di Scienze della formazione con la prima di quattro lectures sul tema del dialogo tra Occidente e Oriente. Lo scrittore di Gerusalemme, acclamato al termine della conferenza, ha rilanciato la sua proposta per il conflitto israelo-palestinese: erigere una frontiera «solida e affidabile» che attraverso un processo di separazione unilaterale divida i contendenti e metta fine ad una tragedia che colpisce entrambi in modo irreparabile. «Si tratta di una soluzione che deve contare sull´appoggio di una forza di sorveglianza europea - spiega Yehoshua - per spezzare la spirale dei tremendi attentati occorre tenere lontani i palestinesi finché ritrovino la ragionevolezza che hanno perso. Penso che ci vorranno molti anni perché questo avvenga». Israele, da parte sua, deve lasciare l´altro 40% dei territori palestinesi. «La sinistra israeliana- sottolinea l´autore di Viaggio alla fine del millennio e Diario di una pace fredda - si deve impegnare per mettere in campo azioni dirette a fermare il massacro. Né Sharon né Arafat sono pronti a raggiungere un autentico accordo. Tutti noi in Israele guardiamo con disgusto alla situazione. Non è come per gli americani con le "centrali del terrore" e Al Qaida che sono lontane, noi sappiamo che con i palestinesi dobbiamo vivere sulla stessa terra».
Sharon, per Yehoshua, va nella direzione contraria alla pace così come fa Arafat attraverso l´appoggio al terrorismo ne fa un partner del tutto inaffidabile. Per questo il professore dell´università di Haifa chiede ai partiti della sinistra israeliana di farsi promotori di un piano di separazione unilaterale. In tutto ciò, poi, ha un compito fondamentale proprio quella letteratura di lingua ebraica, da Oz a Grossman, a Shalev, che è stata resa possibile dalla secolarizzazione degli ebrei e dall´adozione dell´ebraico come lingua comune. «Se ogni religione è in genere ostile all´arte perché teme la libertà dell´artista - precisa - l´ebraismo in particolare, come religione di comandamenti, ha lasciato uno spazio limitato all´estetica. Il processo di secolarizzazione ha permesso che questo spazio si ingrandisse progressivamente». La seconda ragione si trova nell´ostinazione da zeloti con la quale i sionisti hanno legato l´ebraico ad una vita nazionale. «Da lingua sacra l´ebraico si è trasformato pertanto in lingua di tutti i giorni - afferma Yehoshua - in terra d´Israele, infatti, si è fatto di tutto per disincentivare l´uso dell´Yiddish, del ladino e degli altri idiomi di provenienza della diaspora. La lingua ha così determinato la letteratura». Per questo gli odierni autori di lingua ebraica servono a spiegare molti dei problemi che sta vivendo Israele. «La produzione letteraria ha un grande valore-puntualizza- una missione fondamentale nel momento in cui i politici non riescono più a spiegare nulla».
Le altre lezioni romane dello scrittore avranno come argomenti, il 15, 16 e 22 aprile, le fonti ebraiche della letteratura israeliana, l´elaborazione del trauma della Shoah e la tragedia del conflitto arabo-israeliano. Nel corso degli incontri saranno proiettati documentari scientifici su Gerusalemme realizzati per Rai Sat da David Meghnagi e Claudia Hassan.
Giacomo Galeazzi




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