Ieri la sinistra si è spaccata in piazza Esedra a Roma e Agnoletto, reduce dalle sue imprese di crociato palestinese, è rimasto solo.
In origine dovevano marciare tutti insieme contro il terrorismo e contro la repressione israeliana, ma poi i sindacati e i Ds ci hanno ripensato dopo aver visto striscioni che inneggiano alla distruzione di Israele e udito slogan da far gongolare Hitler nella tomba. Così c¹è stata la spaccatura e questo è un bene, perché soltanto una netta spaccatura fra chi condanna e chi non condanna a muso duro il terrorismo, può essere messa al servizio
della pace. Nel complesso, però e come sempre, l¹intera sinistra italiana è totalmente sbilanciata a favore dei palestinesi, perché anche quando almeno a chiacchiere condanna il terrorismo, poi di fatto lo avalla sotto banco nel momento stesso in cui pretende di legare mani e piedi di Israele quando Israele esercita il suo ³diritto di reagire², ampiamente riconosciuto da quello stesso Gorge W. Bush che veniva fino a pochi giorni fa invocato affinché ³l¹America uscisse dal suo immobilismo².
L¹America, giova ribadire, non è stata mai immobilista, ma cerca di preservare la sua libertà d¹azione: il governo di Washington, il Congresso e il Senato, la nazione americana e il suo popolo sono e si sentono in guerra contro il terrorismo. E, anche se sperano che Israele finisca in fretta l¹operazione di polizia militare che sta compiendo (e che è del tutto analoga a quella compiuta da americani, inglesi, australiani e tedeschi sul
territorio afgano, anche su quel povero territorio con un amaro costo di vittime innocenti nella popolazione), non hanno dubbi sul fatto che Israele abbia pieno diritto morale e il dovere sotto il profilo della sicurezza dei suoi cittadini, a fare quel che fa anche se farebbe meglio a commettere meno errori con il mondo mediatico.
Il segretario di Stato americano Colin Powell, e questa è la prova, andrà a Gerusalemme, ma non è ancora deciso che vedrà o non vedrà Arafat: vale a dire che non si sa ancora se per gli americani il vecchio leader ancora esiste, o è un reperto archeologico da abbandonare e delegittimare.
Può darsi che gli americani gli diano un¹altra chance, e può darsi di no. E¹ una questione di convenienza, ma non di etica. L'etica dell'Occidente condanna Arafat, il quale o non ha il controllo del territorio che millanta, oppure ce l'ha ed è ampiamente connivente con l'uso del terrore.
Ma vorrei tornare quello che succede qui, sul nostro fronte interno italiano. In Italia ci stiamo di nuovo spaccando, molto più drammaticamente di come si siano spaccate le sinistre ieri a Roma. Ieri Agnoletto si lamentava per la spaccatura nella manifestazione, e questo è bene: se Agnoletto la menta qualcosa, quella cosa è dunque buona. E registriamo la spaccatura nella sinistra, sottolineata da Gavino Angius, come una cosa buona.
Ma la vera spaccatura è un'altra, più profonda e drammatica, più onesta e dunque anche più feconda, e avviene su una linea di rottura che noi avevamo già anticipato qualche giorno fa e che venerdì sera abbiamo sentito enunciare in televisione da Gianni De Michelis, l¹ex ministro degli Esteri oggi consigliere di Berlusconi, il quale ha detto con forti argomenti che bisogna sganciarsi da Arafat,andare oltre questo uomo-tabù e produrre,
indurre, provocare e allargare con il forcipe della diplomazia e dell'azione politica una divisione irreparabile all¹interno del mondo islamico che oggi è prigioniero di un impasse e che non sa uscire dalla generica e chiassosa solidarietà con i palestinesi, condannando con voce troppo flebile il terrorismo. Quando la spaccatura sarà consumata, e i terroristi si troveranno su una sponda del fiume con i loro sostenitori, si potrà chiudere
il processo di pace con quelli che saranno rimasti sulla sponda opposta. E per i terroristi non può che esserci la dissuasione con ogni mezzo, prima di tutto con l'opposizione della giusta forza.
Se noi riusciremo a spaccare loro, la pace potrà avanzare. Se noi invece permetteremo loro, come vorrebbero tutti gli Agnolotto di casa nostra, di non condannare il terrorismo con i fatti (cioè riconoscendo a Israele il diritto di combatterlo a mano armata e nel modo più duro: da noi, quando le Brigate Rosse dominavano la scena si discuteva se reintrodurre la pena di morte, ed era il mite Ugo La Malfa a farlo) e di sostenere Hamas, Arafat, le
brigate Al Aqsa, tutto sommato (perché no? Basta non gridarlo troppo forte) anche Bin Laden; allora, in questo caso il Medio Oriente e la Palestina non hanno altra soluzione nel futuro che la guerra. E la guerra non avvantaggerebbe i palestinesi per quante siano le loro bombe umane.
E per poter portare la pace, aiutare a portare la pace in Cisgiordania e nell'intera regione del Medio Oriente, dobbiamo prima di tutto dire che il terrorismo di chi va a farsi esplodere, o manda dei giovani fanatici a farsi esplodere, dove si radunano donne, bambini, civili, è vergognoso sul piano morale, è un crimine per esercitare una pressione politica abusiva versando
sangue sacrificale e che va schiacciato sempre e comunque, e che non trova e non troverà mai ascolto, simpatia, comprensione, neanche presso coloro che non amano il governo Sharon.
Il quale governo Sharon, ricordiamo anche questo, è stato non solo
democraticamente eletto, ma risulta oggi massicciamente sostenuto dalla stessa popolazione civile, democratica, pacifica e pacifista israeliana che ieri elesse come primo ministro Ehud Barak, il mite laburista che portò ad Arafat in casa Clinton il pacco regalo di territori, condizioni di pace e di sviluppo, e persino un pezzo di Gerusalemme come capitale: un dono che fu considerato pazzesco dalla maggior parte degli israeliani, ma che doveva servire per dimostrare la voglia di pace di quel Paese che aveva espresso quel governo e un¹offerta che, col senno di poi, fa impallidire lo strombazzato piano del principe saudita Abdallah, che comunque da prendere in considerazione.
Ma c¹è di più: coloro che sostengono, non condannano e anzi plaudono al terrorismo palestinese (e non chiamiamoli Kamikaze: i Kamikaze erano tristi e valorosi piloti giapponesi che in uniforme si buttavano con il loro aereo contro le navi da guerra americane che li colpivano per non essere colpiti), si rivelano antisemiti, sono antisemiti, sono e si comportano da sporchi razzisti del tutto simili ai nazisti. Io li ho visti, non mi li hanno raccontati. Li ho visti e uditi con i miei occhi e orecchie questi signori, anche giornalisti, in Medio Oriente, familiarizzare con i peggiori terroristi, sganasciandosi dalle risate con battute tipo: ³Sai che differenza c¹è fra una pizza napoletana e un ebreo? Cinque minuti di corruga al forno².
E che le cose stiano così ce lo ha confermato quel cittadino di cui non abbiamo voluto fornire il nome, di cui abbiamo pubblicato una devastante lettera: questo signore, trovandosi a Malpensa mentre rientravano da Israele Agnolotto e i suoi, si è risentito, sia come cittadino che come ebreo, udendo le urla, a Milano, in aeroporto, degli agnolettiani che gridavano:
³Ebrei assassini², ³Ebrei, pagherete caro, pagherete tutto², ³Ebrei ai forni². Quando quest¹uomo ha protestato, è stato preso a spintoni e sputi, poi raggiunto alla sua macchina e coperto letteralmente di sputi, al grido di: ³Ebreo di merda, ti faremo un cŠ così², ³Ti ficcheremo in un forno², ³Adesso ti seguiamo fino a casa e ti bruceremo tutto². Voi capite questo motivo ricorrente dell¹ebreo al forno, che potere voi stessi apprezzare se vi intrufolate nelle indomite fila della sinistra italiana, quale osceno collegamento costituisca fra il rosso e il bruno, fra l¹oggi e la Shoà. Ad una donna che cercava di soccorrere il nostro lettore hanno gridato: ³Ebrea puttana², ³Troia ebrea, vai a scŠ che è meglio²,²non ti preoccupare che un posto in campo di concentramento c¹è anche per te².
Detto per inciso: dov¹è, che fa, che dice, che scrive il mio amico Giampaolo Pansa, vicedirettore dell¹Espresso (e che considero un galantuomo oltre che un grande giornalista, di campo avverso) il quale fu indotto a scrivere un pezzo ignobile su quel tal Luis Marsiglia che si era inventato di sana pianta (in un clima di pogrom contro la destra italiana) una aggressione di neonazisti italiani veronesi che non c¹era mai stata e che lo stesso Marsiglia confessò, fuggendo in Sud America? Allora qui bisogna che facciamo tutti chiarezza. Noi stiamo dalla parte di Israele, io sto dalla parte di Israele anche quando vedo scene che non
possono piacere a nessuno (mai ami la manipolazione delle televisioni italiane ha raggiunto punti più bassi come in questi giorni, con la solita eccezione del Tg2), e non vogliamo che Israele sia costretto, con il suo popolo di inermi condannati a imbracciare il fucile fin dal 1948, a trattare con i terroristi. Noi vogliamo che il fronte anti-israeliano si spacchi e,
idealmente ma anche praticamente, che l¹operazione israeliana ³Scudo di difesa² si congiunga con la ³Enduring Freedom² e metta l¹uso del terrore nell¹angolo dei perdenti, degli sconfitti, dei condannati dalla morale, dalla politica, dal giudizio dei giusti.
Pensiamo anche che la Chiesa Cattolica farebbe bene, se possiamo permetterci di auspicare laicamente un ripensamento o almeno una correzione di tiro, a mettersi al fianco ³dei nostri fratelli maggiori², fra i quali non esistono ³deicidi², ma uomini e donne che sono da migliaia di anni protagonisti della storia della dignità, dell¹intelligenza e della difesa della vita.
Vogliamo anche dire che ci divide dagli Agnolotto e da tutte le kefieh che vediamo in giro, la divisione fra il rispetto della vita e l¹ammirazione per la morte. Non fa parte della nostra cultura l¹ammirazione per la morte, per la ³bella morte², specialmente quando è volta a dare la ³brutta morte² ai bambini che aspettano il bus per andare a scuola, o ai ragadi delle scuole medie che mangiano la pizza da Sbarro, ignorando che il forno da cui la pizza esce è la bocca del loro destino per tutti coloro che oggi predicano odio, mestano nel fango, mentono nei racconti, fingono di essere loro gli antinazisti, mentre meriterebbero di essere marchiati con il segno della svastica, che molti di loro hanno già impresso nel cuore.
Paolo Guzzanti




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