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  1. #1
    legionario
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    Predefinito dal principale: allogeno suicida

    camerati, riporto qui un post di Haring (un rosso buonista) sul principale.
    Mi sembra uno spunto utile da discutere qui, lontano dal baccano mondial-buonista del forum principale.
    La mia opinione è che il ragazzo suicida abbia recepito la verità di fondo: lui in Italia era fuori posto, lontano dalla sua terra e dalla sua cultura. Uno sradicato, per colpa di genitori adottivi mondialbuonisti che lo avevano sconsideratamente sottratto alla sua cultura madre, inserendolo in un contesto alieno e distante. Certo il suicidio è un gesto estremo -poteva benissimo progettare un ritorno in India- ma è indicativo degli squilibri profondi indotti dal global-buonismo che sposta e mischia gli esseri umani da un angolo all'altro del pianeta.
    Ripeto, il suicidio dell'allogeno non è da approvare o da incoraggiare, ma il ritorno alle terre ancestrali sí.

    saluti


    da "la Repubblica.it"

    Firenze, ha lasciato una lettera d'accusa
    "Solo a casa stavo bene, fuori era l'inferno"

    Sedicenne adottato si impicca
    "Deriso per la mia pelle scura"




    --------------------------------------------------------------------------------
    FIRENZE - "A scuola non mi hanno mai accettato, per strada mi prendevano in giro per il colore della pelle". Lettera di addio alla famiglia di un ragazzino indiano di nascita, 16 anni, in Italia da 9. "Nove anni di infelicità, a causa del mio essere diverso" ha scritto nella lunga lettera alla famiglia di Firenze che lo aveva adottato da quasi due lustri. Si è impiccato nella mansarda della sua casa, il solo posto dove stava bene e si sentiva protetto. "Qui ho vissuto gli unici momenti di gioia, solo la mia famiglia mi ha dato calore, fuori l'inferno" ha voluto far sapere.

    Tre pagine, preparate da giorni, un attestato d'amore al padre, alla madre e alla sorellina, anche lei indiana, anche lei adottata. Ma quella lunga lettera è soprattutto un atto d'accusa nei confronti di un mondo esterno dal quale Marco - il nome è necessariamente di fantasia - si sentiva rifiutato, respinto, deriso. Tutto per colpa di quella pelle e di una cultura diversa che era dentro di lui nonostante i tanti anni trascorsi in Italia. Nella lunga lettera ai genitori Marco si è lamentato anche di due note prese a scuola e della durezza di un certo professore, ma ha puntato l'indice soprattutto contro quel clima ostile che respirava intorno, a scuola e per strada, a causa di un razzismo strisciante. Una denuncia ferma, inequivocabile. Così l'hanno letta anche la polizia e il sostituto procuratore Gabriele Mazzotta, che hanno ricevuto dai genitori quel grido di dolore messo su carta. "Mi sono sempre sentito guardato come un diverso, in Italia non mi sono mai ambientato nonostante l'amore dei miei genitori. Non prendetevela con loro, loro sono stati meravigliosi" è il messaggio di Marco.

    Minuto, magro, buono, sensibile e silenzioso, prima classe di un istituto delle medie superiori, un ragazzino come tanti, uno dal quale mai ti saresti aspettato un gesto così. "Ha lasciato un insegnamento per gli altri, una lezione per tutti" è riuscito a dire suo padre prima di essere sopraffatto dal dolore. "In questo mondo ci vorrebbe più accettazione delle diversità, più ascolto di disagi che non sempre sono percepiti". E' successo tutto così all'improvviso che neppure loro, a casa, si sono resi conto come possa essere accaduto. Famiglia della media borghesia, definita "deliziosa" dai vicini, già segnata da una disgrazia che anni fa le portò via un altro figlio, aveva adottato prima Marco e poi la sorellina più piccola. Da un paio di anni si erano trasferiti ai piedi di uno dei colli fiorentini più belli, sopra l'ospedale di Careggi, in un casolare ristrutturato. Una casa enorme, isolata in mezzo ad un verde gelido, una selva di anfratti, dove nascondersi a riflettere, pensare, scarabocchiare.

    Marco ha scelto la mansarda, prima per rimuginare i suoi tormenti, poi per scrivere la lettera di addio a babbo e a mamma, infine, ieri pomeriggio intorno alle 18, per suicidarsi. Lo ha fatto come da sempre lo si fa in queste campagne: impiccandosi ai travi della soffitta, in mansarda. Lo ha trovato la mamma. Ai piedi, su un tavolo, le sue confessioni di anima disperata, contenute in quella lettera e nel diario, tra gli appunti di storia dell'arte e di disegno. Anche ai poliziotti, arrivati sul posto, sono venuti i lucciconi a leggere quelle frasi - trapelate solo in parte e in modo incompleto - che denunciano disagio a scuola e occhiatacce della gente. Atteggiamenti che Marco ha vissuto come di disprezzo per la sua diversità.

    (3 aprile 2002)

  2. #2
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    Ma come???Lo deridevano nella Firenze rossa,comunista e progressista???Quella buona e tollerante???
    Comunque a parte tutto,mi spiace e faccio le condoglianze alla famiglia: penso pero' che sia un gesto isolato frutto di un carattere sensibile,MA sia ben chiaro che non cambio di UN MILLIMETRO la mia linea sull'immigrazione.

  3. #3
    legionario
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    il punto è distinguere il dramma umano dal dramma culturale. Sul primo -suicidio- possiamo esprimere una sincera compassione. Sul secondo, dobbiamo condannare espressamente l'ideologia buonista, mondialista e mescolazionista che è la causa di fondo della situazione di sradicamento e spaesamento che ha portato al suicidio. Non dunque il fantomatico "razzismo" ma il mondialbuonismo è il vero colpevole.
    Per questi poveri diavoli di allogeni adottati da famiglie irresponsabili si devono allestire programmi di rimpatrio corredati di corsi di ri-acculturazione nella cultura ancestrale. Se a quell'indiano fosse stato offerto un programma di questo tipo, sarebbe ancora in vita e, probabilmente, in partenza per l'India. Va da se, naturalmente, che l'adozione di allogeni extraeuropei dovrebbe essere proibita e castigata severamente dalla legge....

    saluti

  4. #4
    fui lsu
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    Originally posted by RAS
    il punto è distinguere il dramma umano dal dramma culturale. Sul primo -suicidio- possiamo esprimere una sincera compassione. Sul secondo, dobbiamo condannare espressamente l'ideologia buonista, mondialista e mescolazionista che è la causa di fondo della situazione di sradicamento e spaesamento che ha portato al suicidio. Non dunque il fantomatico "razzismo" ma il mondialbuonismo è il vero colpevole.
    Per questi poveri diavoli di allogeni adottati da famiglie irresponsabili ...
    Colpa della famiglia?
    Li conosci personalmente??

    Se no, sparati un colpo.

  5. #5
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    Ras, lasciatelo dire (per esperienza diretta): la differenza fra cultura d'origine e di adozione non c'entra, importa solo il non essere derisi perchè diversi.

  6. #6
    Simply...cat!
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    Quand'ero piccolo alle elementari,io ed altri sfottevamo sempre un nostro compagno decisamente grasso: eppure ora pare che sia ancora vivo e vegeto e che stia benone.

  7. #7
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    Originally posted by Dragonball
    Quand'ero piccolo alle elementari,io ed altri sfottevamo sempre un nostro compagno decisamente grasso: eppure ora pare che sia ancora vivo e vegeto e che stia benone.
    Mi risulta che esistano anche casi di suicidio di ragazzini "indigeni" a causa del bullismo, senza bisogno di una diversità culturale. Viceversa, non mi risultano casi di suicidio a causa di una mancata integrazione con la cultura del paese adottivo senza episodi di discriminazione.

  8. #8
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    Guarda, documentandomi ho scoperto che abbiamo sia ragione che torto entrambi: alla pagina http://www.emh.org/acadia/why.htm c'è una spiegazione delle comuni motivazioni di suicidio e sono citati sia i "feelings of not belonging" (le sensazioni di non-appartenenza) che l'essere <labeled as "crazy," "stupid," or "different" > (essere etichettati come "pazzo", "stupido" o "diverso").

    In ogni caso, a stare a quello che ha scritto Marco ("A scuola non mi hanno mai accettato, per strada mi prendevano in giro per il colore della pelle") mi pare che la motivazione sia l'emarginazione, più che lo sradicamento culturale (sempre ammesso e non concesso che sia stato adottato ad un'età in cui può rendersi conto di essere nato in una cultura diversa).

  9. #9
    legionario
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    scusa, ma un'indiano basta che abbia cinque o sei anni e che si guardi allo specchio per rendersi conto di non essere affatto un italiano. Non c'è bisogno che glielo dicano i suoi coetanei: è auto-evidente. Smettiamola di tirare sempre in ballo presunte "discriminazioni" e quel fantomatico "razzismo" sempre sulla bocca di tutti i buonisti...

  10. #10
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    Non credo alle bugie dei mass media pro immigrazione.
    Credo che purtroppo il ragazzo si sia ucciso, per depressione, una malattia che colpisca molti giovani anche in età giovanile, malattia creata e sviluppata da questo tipo di società, e dai mass media colpevoli.
    Certo il fatto di essere offeso non aiuto ma non credo sia solo questo.





    MIT UNS

 

 
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