Una volta può essere un caso, ma questo qua sembra esattamente copiato da Un mio post di due-tre giorni fa:
si dicono queste cose:
1. il governo continua a calare e gli scontento continuano a crescere, e si citano i miei dati
2. il calo nella fiducia del governo è troppo progressivo e costante per essere addebitabile a qualche singolo episodio, anche se l'art. 18 ha dato una bella mano
3. il centrosx è in forte recupero. lo dicono tutti, tranne ovviamente Datamedia.
4. in particolar modo sta perdendo voti Forza Italia: il Berlusca può salutare per sempre gli amici pensionati e dipendenti che lo hanno votato credendo alle sue promesse.
5. Il Berlusca è è partito al contrattacco per recuperare consensi, tant'è che ora lo si vede dappertutto.
Corriere della Sera, 9.4.2002
Sondaggi: il centrosinistra riduce lo svantaggio
Forza Italia in discesa, cala la popolarità del governo: tanti scontenti nel centrodestra sull’articolo 18
Tanto tuonò che piovve. Da mesi l’indice di approvazione per l’operato del governo era andato calando. In ottobre il 38% degli elettori giudicava positivamente l’esecutivo. In novembre era il 37%, in dicembre il 36%, in febbraio il 33%. Oggi è il 32%. Insomma, un’erosione continua. E, di converso, la percentuale dei giudizi negativi si è accresciuta dal 37% sino a divenire il 48%.
MALUMORI - E’ importante rilevare come il fenomeno non riguardi solo gli elettori dell’opposizione, ma anche chi ha votato per la maggioranza, in particolare per Forza Italia. Esso si è manifestato a causa di diversi fattori (tra gli altri: la percezione di una non sufficiente realizzazione di quanto promesso nel corso della campagna elettorale, l’insofferenza per alcune prese di posizione di questo o quell’esponente del governo) ma, soprattutto, a causa della posizione sulla modifica dell’articolo 18 visto, a torto o a ragione, come simbolo delle garanzie conquistate dai lavoratori. Anche tra l'elettorato di Forza Italia, la maggioranza relativa si dichiara tuttora contraria alla proposta del governo, pur senza conoscerne, spesso, i termini precisi.
Sino a ieri, questo andamento negativo per le forze del centrodestra non aveva però avuto ripercussioni sulle intenzioni di voto. In altre parole, malgrado un disagio esistente anche all’interno dell’elettorato della Casa delle Liberta, quest’ultimo si dichiarava comunque fedele alla scelta esercitata in occasione delle ultime consultazioni politiche. Anzi, secondo quanto rilevato dalla maggioranza degli istituti demoscopici che si occupano di questo genere di ricerche, la Casa delle Libertà aveva visto incrementare i consensi elettorali rispetto al 2001. E le forze del centrosinistra non sembravano essere riuscite ad approfittare in termini di voti delle critiche mosse al governo.
IN CALO - Nelle ultime settimane le cose parrebbero essere mutate. Siamo di fronte, per la prima volta da quando il governo si è insediato, a una sorta di svolta, non sappiamo naturalmente se duratura o meno, da parte dell’opinione pubblica. Il succedersi di valutazioni negative verso l'esecutivo - il fenomeno, si badi, non può essere ricondotto a un singolo episodio, ma al sedimentarsi progressivo di una circostanza sull’altra - ha finito, secondo la maggior parte degli istituti di ricerca (i cui dati sono stati raccolti in occasione della trasmissione «Porta a Porta»), con l'erodere anche il consenso elettorale del centrodestra e - su questo concordano tutti gli istituti - specialmente quello di Forza Italia. Che sarebbe scesa addirittura sotto il consenso elettorale ottenuto in occasione delle politiche. E che, anche secondo Datamedia, l’unico istituto (ma va detto che, naturalmente, il fatto che il suo dato sia discordante dagli altri istituti non vuol dire necessariamente che sia errato o meno preciso) la cui stima risulta di gran lunga superiore al livello del 2001, il partito del Cavaliere risulta comunque in significativo calo di consensi nelle ultime settimane.
Sempre secondo le rilevazioni di Datamedia, il complesso delle forze di centrodestra registrerebbe ciò nonostante una crescita, grazie specialmente all'incremento della Lega (e in misura minore di Alleanza nazionale) e alla buona performance del Nuovo Psi. Tutti gli altri istituti di ricerca registrano dati differenti che indicano viceversa una stabilità sostanziale di Alleanza Nazionale e Lega. Ciò che li porta, appunto, a rilevare un decremento del centrodestra nel suo complesso.
IN CRESCITA - Ne guadagna il centrosinistra che vede una sostanziale stabilità di Rifondazione comunista (per Datamedia un calo) cui si affianca, secondo tutti gli istituti, una crescita più o meno accentuata dei Democratici di sinistra. Addirittura, la maggioranza delle case di sondaggi suggerisce che il partito di Fassino si trovi al di sopra del livello di consensi elettorali raggiunto in occasione delle politiche.
Anche la Margherita sembra accrescere il proprio elettorato, sebbene, contrariamente alle aspettative di qualche leader, il suo seguito si mantenga comunque inferiore a quello dei Ds. Insomma, quasi tutti gli istituti di ricerca stimano le forze del centrosinistra in crescita. E se si considerano solo i partiti dell'Ulivo, escludendo quindi Rifondazione comunista, questo andamento appare confermato dalla totalità delle indagini.
CONTROMISURE - La svolta è certo rilevante. Ma il dato, benché significativo, non costituisce necessariamente la premessa di un trend. E, come si è visto, le intenzioni di voto (che, come si sa, non corrispondono automaticamente alla scelta «vera» in occasione delle elezioni, ma ne costituiscono una stima, più o meno precisa) possono mutare in relazione al comportamento e alle proposte delle forze politiche di governo o dell’opposizione.
Silvio Berlusconi, che ben conosce l'esistenza del trend negativo per il suo partito, ha già iniziato una attività di comunicazione per contrastarlo, anche se il fatto che l’andamento negativo riguardi per lo più Forza Italia potrebbe incrementare la «concorrenza» da parte degli alleati.
Vedremo nelle prossime settimane se, a fronte dell’iniziativa del Cavaliere, le forze di centrosinistra sapranno mantenere il risultato positivo conquistato sin qui.




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