Stefano Folli sul Corriere della Sera fa queste affermazioni:
1. mentre Berlusconi parla di 57% e di sinistra al minimo storico, Bossi parla di "sinistra in ripresa". Che i sondaggi Datamedia siano falsi? Che Berlusconi racconti palle? (evento questo mai accaduto prima...)
2. La stessa cosa fa capire Berlusconi, che parla di percentuali strabilianti e al tempo stesso di "difficoltà di comunicazione". Quindi i risultati strabilianti sono una palla, se la gente non capisce i "miracoli "del governo?
3. Bedrlusconi ammette finalmente che c'è un buco di bilancio, anche se ovviamente come al solito dà la colpa alla sinistre. Che stia per annunciare che non si tagliano le tasse?
Corriere della Sera, 6.4.2002
L’inquietudine improvvisa: la sinistra è in ripresa?
Da un lato c'è Silvio Berlusconi che annuncia trionfante l'ultimo sondaggio: 57 per cento alla Casa delle libertà, un misero 32 all'Ulivo. E gratificazioni per tutti: oltre il 13 per cento ai padroni di casa di Alleanza nazionale, oltre il 5 a Umberto Bossi. Dall'altro c'è il capo della Lega. Proprio nelle sue parole si avverte un'inquietudine nuova, stridente all'orecchio di chi ha appena finito di ascoltare il presidente del Consiglio. «Nel governo - dice Bossi - ci sono stati tentennamenti sull'articolo 18. E grazie all'impasse la sinistra si è rimessa in piedi». E’ la prima volta dalla nascita del governo che qualcuno, dall'interno della maggioranza, parla in questi termini dell'opposizione. Berlusconi la dà al minimo storico, mentre per Bossi «si è rimessa in piedi». Certo, su di una piattaforma aspramente conflittuale, sfruttando la controversia sindacale sull'articolo 18, ma in definitiva, insiste il leader leghista, «il fuoco è sempre stato un modo per concimare la terra». Un'analisi innovativa, proposta all'interno di un discorso molto politico, duro ma non grossolano, tutt'altro che polemico verso il resto della maggioranza (appena un po' verso i centristi). Bossi, anzi, si è scoperto una simpatia per Gianfranco Fini e il suo intervento è un inno alla collaborazione nella maggioranza. «Riformare, riformare, riformare» è l'appello, in antitesi al «resistere, resistere, resistere» del procuratore Borrelli.
Quindi si difende l'unità della Casa delle libertà, che oggi è fuori discussione (con intenzioni analoghe si sono espressi Follini e Buttiglione), ma al tempo stesso un uomo dal naso fino come Bossi ha sentito nell'aria che qualcosa non va come dovrebbe. E con toni simili a quelli usati da Fini nella relazione, ha ammonito che «non si può promettere il cambiamento agli italiani e poi non realizzarlo». Berlusconi, in sostanza, non può essere solo un abile «venditore», cioè un propagandista eccellente, ma deve dare impulso al progetto riformatore. Un progetto che Bossi vuole al punto da dichiararsi disponibile persino ad accettare il presidenzialismo che piace ad An, a mo' di contrappeso rispetto all'impianto federalista dello Stato.
Tutto questo accade in una giornata particolare. Mentre Berlusconi, pur dietro lo scudo di un sondaggio confortevole, accenna a «problemi di comunicazione», ossia alla difficoltà di far capire all'opinione pubblica i risultati ottenuti dal governo. E soprattutto mentre si certifica, da parte del presidente del Consiglio, una voragine nei conti pubblici, sia pure attribuita come al solito al precedente governo di centro-sinistra. Una voragine che qualcuno interpreta come la premessa di una prossima manovra correttiva; o almeno come l'annuncio indiretto che la politica economica della Casa delle libertà incontra crescenti avversità. Il che significa meno soldi o niente soldi per la riforma fiscale e per gli ammortizzatori sociali, indispensabili se si vuole offrire qualcosa al sindacato.
In altri termini, il governo e la sua maggioranza si trovano di fronte a un incrocio decisivo. C'è una spinta per accelerare le riforme condivisa da Fini, Bossi e da altri esponenti della Casa delle libertà. C'è la sensazione che il conflitto sociale non fa che rendere più tortuoso il percorso di tali riforme. Le quali peraltro, come ha spiegato bene Fini, non sono «a costo zero». E infine c'è il rischio di un corto circuito dovuto alla scarsità di risorse. Un corto circuito che potrebbe far slittare in avanti di un paio d'anni i programmi del governo. Dunque la maggioranza sarà anche «infrangibile», come afferma Berlusconi, ma la «sfida del cambiamento» oggi è a rischio. E con essa è più fragile il rapporto con l'opinione pubblica che fin qui ha sostenuto l'azione di un governo la cui prospettiva coincide con le riforme.
di STEFANO FOLLI
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Non riesco più a convincere nessuno.
Sto invecchiando.
Mi sento tanto infelice.</center>




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