A picco l'occupazione delle grandi imprese
Secondo i dati resi noti dall'Istat, a gennaio il settore dell'industria ha registrato un calo pari al 4.5%, il dato peggiore degli ultimi quattro anni.


ROMA - Forte calo occupazionale nelle grandi imprese nel mese di gennaio 2002. La flessione su base annua è stata del 4%, la più marcata dal febbraio 1999, con una riduzione di circa 32 mila unita'. Secondo quanto annunciato dall’Istat, al netto della cassa integrazione l'occupazione presenta una diminuzione tendenziale del 4,6%. Il dato destagionalizzato mostra un calo dello 0,5% rispetto a dicembre.

Il calo maggiore si è registrato soprattutto nel settore della produzione di energia elettrica, gas e acqua (-10,7 %) e delle attività manifatturiere (-3,1 %). In forte calo soprattutto le attività delle raffinerie di petrolio (-6,5%), nella produzione di mezzi di trasporto (-5,7%), nella produzione di metallo e prodotti in metallo (-4,8%) e nelle altre industrie manifatturiere (-4,4%).

Cala anche l’occupazione nei settori trasporti, magazzinaggio e comunicazioni e quello dell' intermediazione monetaria e finanziaria presentano una diminuzione tendenziale pari rispettivamente al 3,9 % e allo 0,9 %, dall'altro segnano variazioni positive le altre attivita' professionali e imprenditoriali (+8,4 %), gli alberghi e e ristoranti (+7%) e il commercio (+6,2 %).

Si riducono anche le ore effettivamente lavorate per dipendente (-1,8%). Al netto degli effetti di calendario, l'indice delle ore effettivamente lavorate per dipendente segna una variazione tendenziale di -4,9%. L'incidenza delle ore straordinarie e' aumentata, passando dal 4,4% di gennaio 2001 al 4,5% di gennaio 2002. Nelle grandi imprese dei servizi l'indice delle ore effettivamente lavorate per dipendente registra un incremento congiunturale dello 0,8 %, mentre al netto degli effetti di calendario l'aumento tendenziale e' stato dello 0,7%. L'incidenza degli straordinari e' aumentato dal 6,4% al 7%.

Nel mese di gennaio il ricorso alle ore di cassa integrazione nelle grandi imprese dell' industria ha segnato un aumento tendenziale del 63,2%.
Nello stesso mese il ricorso alle ore di cassa integrazione nelle grandi mprese dei servizi registra un aumento tendenziale del 35,2%. Per quanto riguarda le retribuzioni, quella lorda media per dipendente nelle grandi imprese dell'industria ha presentato a gennaio un incremento tendenziale del 9,3%.
Un aumento particolarmente ampio della retribuzione lorda si e' avuto nel comparto della produzione di energia elettrica, gas e acqua a causa dell'erogazione di incentivi alla risoluzione anticipata dei rapporti di lavoro. Per la sola componente continuativa per lavoro ordinario, la variazione tendenziale di gennaio e' stata di +2,4%, mentre la retribuzione lorda media per dipendente nelle grandi imprese dei servizi ha presentato una variazione tendenziale di +1,4%. Il costo del lavoro medio nelle grandi imprese dell' industria ha segnato un aumento tendenziale del 7,3% e nelle grandi imprese dei servizi dello 0,9%.

(12 APRILE 2002, ORE 10:00; aggiornato alle 12:10)


Piccolo e' bello,ma non troppo.Il ruolo della grande impresa e' FONDAMENTALE soprattutto nello sviluppo tecnologico e nella ricerca di base.
I brevetti e le invenzioni rilevanti sono fatte quasi tutte o direttamente dai centri di ricerca della grande impresa o nelle universita' finanziate dalla grande impresa,che appunto in quanto grande,puo' farlo.Le PMI hanno e devono avere un altro ruolo,importantissimo,ma diverso,nel processo produttivo e NON possono assolutamente svolgere il ruolo di sostitute della grande impresa.
Pertanto,e' molto negativo,a mio avviso se la grande impresa declina terziarizzando e delegando tutto il lavoro alle piccole-medie imprese,magari per evitare rogne sindacali: per questo e' anche ASSOLUTAMENTE necessario eliminare l'articolo 18,perche' per paura del sindacalismo,l'imprenditore sta apposta sotto i 15 dipendenti.
SI alla grande impresa in libera concorrenza e al contempo NO invece agli aiuti e privilegi statali (tipo FIAT per intenderci).