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    I Have a Dream
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    Predefinito Luttazzi e Dario Fo e il Diritto di Satira.

    Daniele Luttazzi
    Vorrei cominciare da un ricordo che ci riguarda entrambi. Io avevo 13 anni. Santarcangelo 1974, Festival del Teatro. Tu facevi "Mistero Buffo". La ricordo come una serata indimenticabile. È stata una specie di imprinting. Non capivo la maggior parte delle battute perché erano oltre la mia comprensione, ovviamente, ma mi divertii moltissimo perché tu facevi il grammelot e tante altre cose e fu uno spettacolo meraviglioso. All'epoca "Mistero Buffo" fece scandalo. Dopo 30 anni, il premio Nobel.

    Dario Fo
    Te lo auguro

    Daniele Luttazzi
    Grazie. Ma veniamo al motivo dell'incontro. In queste ultime settimane un sacco di politici e giornalisti hanno voluto spiegare agli italiani che cos'è la satira. "La satira deve deformare, non informare" e altre amenità del genere. Io voglio usare il classico argomento d'autorità. Chiamo te e ti chiedo: "Dario, cos'è la satira?"

    Dario Fo
    Posso dire che è un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, "è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni", allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: "Prima regola: nella satira non ci sono regole".
    E questo penso sia fondamentale. Per di più ti dirò che la satira è un'espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.

    Daniele Luttazzi
    Quindi questo è un po' il suo obiettivo, diciamo. L'obiettivo della satira.

    Dario Fo
    Certo. Di rompere gli schemi, le posizioni e di arrivare a liberarsi dalle convenzioni.

    Daniele Luttazzi
    La satira ha dei limiti? Perché abbiamo visto gente mettere paletti: questo lo puoi fare, questo non lo puoi fare.

    Dario Fo
    Ci sono dei limiti che realizza l'attore. Ma non per frenare, o per pudori e via dicendo. Lo fa per una conseguenza di ritmi, di tempi, di andamenti. Tu puoi dire la cosa più triviale, così ad acchito, e può diventare fine, addirittura poetica.
    C'è una sequenza, per esempio, che io mi ricordo. È la storia di un sesso femminile che ad un certo punto diventa indipendente. "La parpaia topola", si chiama. Una ragazza racconta di aver dimenticato il suo sesso su un chiodo con l'acquasantino perché andava in chiesa e temeva di perderla lì nella chiesa e magari qualcuno ci scivolasse sopra, le rompesse la grazie, l'armonia. Ebbene: è tutto al limite della trivialità, dello scurrile. E alla fine diventa uno dei momenti più alti di poesia di tutto quello che abbiamo.

    Daniele Luttazzi
    Quindi, in realtà, il buon gusto non è un criterio per giudicare la satira?

    Dario Fo
    Anzi. Che cosa significa "buon gusto" in questo caso? Il buon gusto a mio avviso, se esiste, esiste proprio nella dimensione del banale. Ci sono delle persone che raccontano storie che in apparenza si limitano al banale e che sono espressioni di un cattivo gusto orrendo. Ad esempio, certe barzellette raccontate da certi politici. Berlusconi, fai conto. Gliene ho sentita raccontare una che era di un cattivo gusto, di un osceno incredibile. Era ributtante.

    Daniele Luttazzi
    Non la ripetiamo. Perché rovinare la serata?

    Dario Fo
    No, no. Lasciamola lì.

    Daniele Luttazzi
    C'è un tema che m'intriga: "La cacca e il suo uso nella satira di tutti i tempi". Parliamone.

    Dario Fo
    Devo dire che si potrebbe parlare per una giornata intiera proprio recitando pezzi del teatro satirico antico a partire dai greci, quindi dai romani, eccetera. Tutto "Mistero Buffo" è realizzato su queste chiavi. Per esempio, la nascita di Ruzante, oppure un pezzo famosissimo che è la fame dello Zanni. Questo Zanni affamato oltremisura si torce finché decide di mangiare se stesso. Nell'assurdo, nel paradosso, immagina di infilarsi un braccio dentro la gola, di tirarsi fuori le budella e poi le pulisce pian piano dello sterco e ogni tanto guarda la cacca e pensa che forse alla fine mangerà anche quella per la fame che ha. E poi c'è la prima volta che noi vediamo un testo scritto, un canovaccio svolto per intero, alla nascita di Arlecchino. Arlecchino si presentava in scena, calava le brache, faceva la cacca e poi la gettava al pubblico. Naturalmente c'era gente che sveniva.

    Daniele Luttazzi Questa può essere un'idea. Se la mangiava anche?

    Dario Fo Se la mangiava, alla fine. La cosa più incredibile è che il re applaudiva per primo perché il re sapeva che era cioccolata, naturalmente. Ma questo non era fine a se stesso. Serviva a provocare un pubblico che era a dir poco snob, distaccato, che rideva mal volentieri, che partecipava soltanto perché voleva essere vicino al re, ma non aveva nessuna gioia, nessun afflato. E allora il re era ben contento che questa provocazione realizzasse un capovolgimento della situazione.

    Daniele Luttazzi Qualcuno ha suggerito che la satira, confermando lo status quo, potrebbe al fin fine essere reazionaria.

    Dario Fo No. La parte reazionaria del discorso del comico è lo sfottò. C'è una grande differenza fra il teatro sfottò e il teatro di satira. Il teatro di satira è sempre morale. Infatti si chiamavano "Moralie". Non a caso un giullare, S. Francesco, usava molte volte la provocazione in senso religioso. Per esempio, quando papa Innocenzo, per la prima volta, accoglie Francesco e lo sente parlare. Naturalmente Francesco fa delle proposte per quanto riguarda l'idea che ha della religione e del modo di esprimerla che lo irritano. Perché subito dice il denaro, toglierlo di mezzo; la Chiesa non deve avere denaro, non deve avere interessi, non deve raccogliere la carità, perché chi gestisce la carità ha il più grande potere, più grande di quello dell'Imperatore. Cose che irritano il papa.
    E allora il papa dice:
    "Senti, sono bellissime le tue idee. Ma un consiglio: noi non siamo all'altezza di ascoltare questo mistico straordinario. Tu dovresti andare in mezzo ai porci. Vai in mezzo ai porci. E mischiati fra di loro, abbracciali, il loro smerdazzo, prenditi dentro e vedrai che loro ti capiscono. L'unica gente che ti possa ascoltare, capire, sono loro."
    E lui cosa fa? Va davvero dai porci. Esce nelle campagne, qui a Roma, vede una porcellaia, entra nella porcellaia, ci sono delle bestie straordinarie e si mischiano, e poi parla loro. Dice:
    "Il papa mi ha detto di venire qua e voi mi ascoltate e vi abbraccio" e si rotola e, come dice nel testo originario, si smerdazza tutto. E poi va, corre nel palazzo del papa, approfitta del fatto che ci sono le guardie poco attente e addirittura entra nel salone nel momento in cui il papa sta mangiando con dei signori, con delle signore, anche. E il papa lo vede, quasi trema. Sentono la puzza, dice:
    "Ma cos'è questa puzza?"
    E Francesco si inchina e poi dice:
    "Pontefice, caro, ci sono stato: è vero, mi hanno ascoltato."
    E fa una giravolta, così smerdazzando, lanciando sterco dappertutto addosso a questi signori che svengono quasi. Il papa alza la mano per dare l'ordine alle sue guardie di prenderlo. E c'è un cardinale, un arcivescovo, Colonna, che è un amico di Francesco, che dice:
    "Ferma. Cosa vuoi fare? Vuoi prendere questo e gettarlo dentro un carcere, picchiarlo e magari ammazzarlo? Fallo. Attento che questo non è uno qualunque che viene così, solo, isolato, senza padre né madre che gli sono intorno. Se vuoi una guerra peggio di quella che c'è stata in Francia, con le distruzioni e i massacri, se la vuoi qua ebbene tu, tu fai un'azione violenta contro di lui".
    "E cosa devo fare, allora? Mica posso lasciarlo andare via così."
    "No, non puoi. Abbraccialo."
    "Ma è smerdato."
    "Proprio per questo devi farlo."
    E il papa, e questa è una bella lezione, si avvicina, lo abbraccia e a un certo punto capisce l'errore che ha fatto.
    "Io, io sono causa di quello, mi hai dato una lezione stupenda e da questo momento puoi andare intorno a dire il vangelo come ti pare, a realizzare quello che hai in mente".
    La cacca usata come termine morale straordinario.


    Daniele Luttazzi Quindi la satira può agire anche sulla Storia, in qualche modo?

    Dario Fo Spesso. Basti pensare al timore, al panico che hanno avuto sempre i potenti davanti ai problemi della satira. Perché la satira in molti casi ha determinato la presa di coscienza della gente, soprattutto delle classi inferiori. Ha fatto capire di avere il potere di di ribaltare le situazioni, di avere il coraggio. Quindi, temuta. Tanto è vero che Federico II di Svevia addirittura aveva emesso una legge durissima, "De contra jugulatores obloquentes", significa "Contro i giullari sparlatori infami".
    Chi sentiva un giullare trattare male, prendersela con il potere, poteva tranquillamente bastonare il clown, insultarlo, anche ucciderlo, perché tanto non c'era nessuna legge che difendesse i clown. Eppure questi buffoni erano così sostenuti, così amati dal pubblico - erano la coscienza, la connessione - che difficilmente il potere riusciva a farli fuori tanto per farli fuori. Molte volte doveva perdonarli, perché temeva che ci fossero delle reazioni grandi. E guarda che Francesco, avere il coraggio di auto nominarsi "giullare", anche se giullare di Dio, questo significa che giocava su un impatto e un sostegno straordinario da parte delle gente minuta.

    Daniele Luttazzi Quale consigli dare ai nuovi talenti della satira?

    Dario Fo Stavo dicendo prima della differenza che esiste fra fare satira e fare sfottò. Allora posso dire a un giovane: attento. Che giocare esclusivamente sulla pura caricatura legata a un personaggio, anche a un uomo politico, che è grasso, piccolo, magro, magari ha la gobba, magari si intartaglia, non realizza niente. Questo fa fare soltanto una risata fine a se stessa. Ma se non c'è la dimensione morale. Se tu attraverso la satira non riesci a far capire il significato opposto delle banalità, dell'ovvio, dell'ipocrisia, soprattutto e della violenza che ogni potere esprime e porta addosso ai minori, ebbene il tuo ridere è vuoto, è proprio lo sghignazzo ventrale e non quello dello stomaco e dei polmoni.

    Daniele Luttazzi Una notizia della settimana scorsa che volevo commentare con te. A Bologna Leo De Berardinis, a Palermo Carlo Cecchi e Moni Ovadia hanno visto tagliati dalle giunte di centro-destra i fondi destinati ai loro teatri. Cosa sta capitando?

    Dario Fo Direi che è proprio un fisso. È difficile che un potere conservatore realizzi e capisca l'importanza di accrescere la cultura e di svilupparla e soprattutto di darla non come passatempo, non come momento ludico puro, ma proprio per far crescere l'intelligenza e la cultura della gente.

    Daniele Luttazzi Sono esperienze pluriennali che hanno dato lustro alla cultura italiana. Quindi non capisco questa cosa.
    Dario Fo Certo. Ma questa è una costante. Non è che noi abbiamo avuto premi quando si faceva per la prima volta un certo discorso culturale legato al teatro. Tu hai visto "Mistero Buffo" a Santarcangelo di Romagna. Ricorderai che c'era un pezzo fondamentale della nostra cultura, "Rosa fresca aulentissima".

    Daniele Luttazzi Cielo d'Alcamo.

    Dario Fo Ebbene, la cosa incredibile è che questo è un pezzo di alta cultura in chiave di grosso teatro, di passione, di ironia. C'è questo giovane che finge di essere nobile e parla con una giovane, una servetta che è affacciata a un balcone, e le fa dichiarazioni d'amore. E a un certo punto, siccome lui ci va giù pesante, la ragazza dice:
    "Senti, parliamoci chiaro: io, piuttosto che venire a fare l'amore con te, piuttosto mi tondo il cranio, cioè mi rapo il cranio e vado suora. Così non ti vedo più, per la miseria, con tutte le tue proposte pesanti eccetera".
    "Ah, sì?" dice il giovane. "Tu vai suora? Ebbene, io vado frate. Vado in convento, mi preparo bene, poi vengo nel tuo convento, ti confesso e al momento buono gnàc!"
    È un fissato cronico, proprio, ce l'ha qui l'idea. E lei allora dice:
    "Piuttosto che accettare una violenza tua, io mi butto nel mare e mi annego."
    E lui dice: "Ti anneghi? E allora io vengo giù in fondo al mare, ti raccolgo, ti porto sulla riva, ti distendo, guardo intorno e ri-gnac!"
    Proprio fissato. E la ragazza terrorizzata, sgomenta, con molto candore, dice:
    "Ma non c'è nessun piacere a far l'amore con le annegate."
    Lei sa tutto perché una sua cugina era annegata, uno era passato di lì, ha guardato intorno, "Io ci provo", e poi ha detto:
    "Meglio il pesce spada!", una famosa battuta classica. Ebbene: questo è all'inizio della nostra cultura. Si sa anche l'anno: 1225. Cielo d'Alcamo, ovvero Ciullo d'Alcamo, che è il classico nome dei giullari, Ciullo significa fare l'amore, fottere, quindi sarebbe Fottitore d'Alcamo: ecco questo personaggio è fondamentale ed è riconosciuto anche dagli stranieri come quello che ha dato impianto, gioco alla lingua italiana. Ne parla anche Dante Alighieri. Ebbene, è sempre censurato. Questa scena che io ho descritto non la sentirete mai raccontare, ed è alla base della nostra cultura. La ragazza mette in guardia il giovane:
    "Se mi metti le mani addosso mi metto a gridare. I miei parenti arriveranno e ti riempiranno di botte".
    Ma il giovane sa il fatto suo: se verrà colto sul fatto, ci metterà una difesa. 2000 augustari, circa mezzo milione di oggi. Federico II aveva promulgato una legge che consentiva ai violentatori di salvarsi, purché ricchi, cioè in grado di pagare questa tassa all'imperatore.
    "Intendi bella quel che ti dico io" dice il giovane. E qui è il giullare che si rivolge al pubblico. Coglioncini, avete capito come siete incastrati? Questa legge salva noi ricchi e a voi vi frega. Censurata. A proposito di cambiare i libri di testo: vediamo di fare un libro di testo nel quale finalmente si racconta la verità e si eviti che i ragazzi si annoino. Perché se venisse raccontata in questo modo la letteratura sarebbe più interessante. I ragazzi direbbero: "Oh, finalmente ci siamo. Finalmente capisco qualcosa della vita e dei rapporti sociali ed economici e politici."



    C'è speranza di rivedere Luttazzi in Tv?
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Luttazzi e Dario Fo e il Diritto di Satira.

    Originally posted by Sir Demos

    C'è speranza di rivedere Luttazzi in Tv?
    Certo, magari su Mediaset.

  3. #3
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    Certo, magari su Mediaset.
    Viste le nomine Rai, come per la partita di Coppa dell'Inter, c'è solamente da sperare nell'emittente Italia 7 Gold...
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

  4. #4
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    Originally posted by Sir Demos


    Viste le nomine Rai, come per la partita di Coppa dell'Inter, c'è solamente da sperare nell'emittente Italia 7 Gold...
    Su Mediaset c'è pure di peggio (la Gialappa's ad esempio).
    Eppure lavorano in piena libertà.

  5. #5
    I Have a Dream
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    Mi sono stufato di leggere sempre queste idiozie.. Si sta mettendo insieme una situazione paradossale con un Presidente del Consiglio che è proprietario del 90% dell'offerta radio-televisiva; non ti assale a volte il sospetto che programmi come la Gialappa's o le Iene possono essere mantenuti per giustificare tutto il resto?

    A proposito della libertà, chiedi un po' a Salvi, ex vice-Gabibbo, perchè è stato espulso da Striscia... Aveva del materiale su Berlusconi e questo non doveva andare in onda!

    Se non vivi le situazioni concrete, come fai a parlare di Libertà?

    Ciao.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

  6. #6
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    Predefinito Come sospettavo... Non sarà un Regime, ma di sicuro gli somiglia molto...

    Berlusconi a Bucarest...

    Cominciano le liste di proscrizione nella Rai di Berlusconi. È il premier in persona, dalla Romania, a fare i primi tre nomi: Biagi, Santoro e Luttazzi devono fare le valige. «Ho già avuto modo di dire - sono le sue parole- che l'uso che Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto della televisione pubblica è un uso criminoso e credo sia preciso dovere della dirigenza non permettere che questo avvenga». È il secondo passo di un unico disegno, dopo il piglia-tutto sulle nomine dei direttori. «La tv pubblica - dice Berlusconi - ha subito un cambiamento dei responsabili nelle reti e nei tg. Finalmente - ha aggiunto - tornerà ad essere la tv pubblica di tutti, oggettiva, non partitica, non faziosa così come è stata con l'occupazione militare della sinistra». Indignata l’opposizione. L’Ulivo chiede a Baldassarre di riferire in commissione vigilanza domani. «Sono proprio curioso di sapere cosa dirà il nuovo presidente Rai», dice D’Alema parlando di «ignobile arroganza» del premier. Il Pdci invoca lo sciopero del telecomando per il 20 aprile. Duri i commenti dei diretti interessati. Biagi: «L'uso della lingua italiana non è il forte del presidente del Consiglio e la frequentazione con Bossi non lo aiuta a esercitarlo, ma siccome ha detto “uso criminoso della tv”, vorrei sapere quale reato ho commesso: stupro, assassinio, rapina?».

    Santoro:
    Berlusconi è un vigliacco che abusa dei suoi poteri''. ''Una frase così - tuona il popolare conduttore tv - andrebbe giudicata da un tribunale. Ma come tutti sanno noi non possiamo portare Berlusconi in tribunale, mentre lui può farlo quando e come vuole. Di conseguenza l'unica cosa che mi sento di dire è che Berlusconi è un vigliacco perché abusa dei suoi poteri per attaccare persone più deboli di lui alle quali non concede il diritto di difesa''.

    Luttazzi: Probabilmente si sarà messo a ridere...
    Espellere opinionisti o giornalisti, per le proprie idee politiche in una situazione in cui il premier controlla il 90% dell'offerta Radio-Televisiva, è quialcosa di intollerabile che ci ricorda tempi che di sicuro belli non erano...


    Venda Mediaset, sig. Presidente del Consiglio, privatizzi due canali Rai, permetta la nascita di un terzo polo, così si toglierà di dosso quell'alone di anti-democraticità e ipocrisia, che non le permettono di essere credibile, quando parla di Libertà...

    Non è questo che il popolo italiano si aspettava da Lei, almeno spero.

    P.S. Benigni le aveva fatto un invito onesto e forse a nome di parecchi di noi che non abbiamo mai creduto in Lei, le avevamo chiesto di operare affinchè ci potessimo sentire orgogliosi di essere italiani. Mi consenta di dirle, che al momento riesco solo a vergognarmene...

    Buon Lavoro Presidente.

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  7. #7
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    E' una dimostrazione ulteriore dello spregio totale delle regole democratiche e della libertà di pensiero del nostro illustrissimo presidente del consiglio. Montanelli ci aveva messi in guardia, purtroppo le sue prevsioni si erano rivelate ottimistiche.

  8. #8
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    Predefinito

    Originally posted by Sir Demos
    Mi sono stufato di leggere sempre queste idiozie.. Si sta mettendo insieme una situazione paradossale con un Presidente del Consiglio che è proprietario del 90% dell'offerta radio-televisiva; non ti assale a volte il sospetto che programmi come la Gialappa's o le Iene possono essere mantenuti per giustificare tutto il resto?

    A proposito della libertà, chiedi un po' a Salvi, ex vice-Gabibbo, perchè è stato espulso da Striscia... Aveva del materiale su Berlusconi e questo non doveva andare in onda!

    Se non vivi le situazioni concrete, come fai a parlare di Libertà?

    Ciao.
    Che mi frega dei motivi che lo spingono a far lavorare a Mediaset quella gente? io guardo i dati di fatto: e i fatti dicono che quelle trasmissioni criticano Berlusconi in piena libertà.

  9. #9
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    Vorrei sentire qualche Berlusconiano in merito... Ma credo sia difficile...
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

  10. #10
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    se berlusconi vi aiuta a vergognarvi di essere italiani...W il berlusca
    saluti padani

 

 
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