Versamenti generosi da Baghdad a Barghouti, l'astro nascente della politica palestinese. Per sostenere la lotta a Israele, ingraziarsi i fratelli arabi, evitare un attacco americano all'Iraq. E gettare le basi per il dopo Arafat.


di
MICHELE LELLA






C'è un filo che unisce Saddam Hussein alle ali estreme dell'intifada. È il denaro, molto denaro. Una montagna di bigliettoni verdi, un milione di dollari americani (pecunia non olet, dicevano gli antichi) «regalati» dal leader di Baghdad a uno degli uomini più vicini a Yasser Arafat, Marouan Barghouti. Soldi che servono probabilmente a finanziare gli attentati contro gli israeliani e a sostenere le frange più violente della resistenza palestinese. E preparare il terreno alla successione allo stesso Arafat.
La storia è questa, e la conoscono bene i servizi segreti di molti paesi occidentali. Ai primi di marzo Barghouti, segretario generale del partito al-Fatah, riceve un milione di dollari dall'Iraq. Il denaro viene smistato nei Territori da un manipolo di corrieri del Fronte arabo di liberazione, gruppo guidato dai servizi di Baghdad che opera all'interno dell'Autorità palestinese. Oltre che per ricompensare gli uomini del Kata'ib Al Awda (Battaglione del ritorno dei profughi) e quelli di al-Aqsa per l'attività terroristica degli ultimi tempi, i soldi servono anche a finanziare le azioni future di al-Fatah, quindi principalmente per acquistare armi. Ma non è il solo «cadeau» ricevuto da Barghouti. A quanto si dice, infatti, il numero due del partito di Arafat sarebbe stato «adottato» dall'Iraq alcuni mesi or sono, dopo l'avvio dell'intifada targata al-Aqsa. Da allora, con regolarità, ogni 30 giorni riceve 50 mila dollari che ridistribuisce tra i militanti più attivi e capaci, specie coloro i quali sono stati addestrati a Baghdad dagli uomini dell'intelligence di Saddam Hussein.

Oltre a fornire l'aiuto per Barghouti, il raís non manca di fare proseliti tra i palestinesi dei Territori, con generosi contributi mensili. Da ben due anni, per l'esattezza dal novembre del 2000, ogni mese l'Iraq versa 25 mila dollari al mese alle famiglie di ciascun «martire» dell'intifada e 1.000 dollari a chi sia rimasto ferito in azione. E questo accade a Gaza, a Nablus, a Hebron e a Ramallah.
Il segno di quanto Barghouti sia tenuto in considerazione dal regime di Baghdad, milioni di dollari a parte, sarebbe testimoniato dal fatto che i rapporti con il luogotenente di Arafat vengono tenuti personalmente dal direttore del dipartimento dei servizi segreti che si occupa della Palestina. Una figura sconosciuta ai più, perfino al Mossad israeliano, del quale si sa solo che riporta direttamente al segretario particolare di Saddam, Fariq Abel Hamid Mahmud.
È indubbio che Saddam consideri Barghouti una stella nascente nel firmamento palestinese, una figura che può usare per guadagnarsi una forte influenza in Medio Oriente, non appena Arafat fosse costretto ad abbandonare la scena. Lo dimostra anche il rilievo dato a Barghouti sulla stampa irachena nell'ultimo anno, pari se non superiore a quello concesso al «vero» leader palestinese. D'altronde il regime di Baghdad considera Barghouti il solo capace di guadagnarsi il sostegno dell'opinione pubblica palestinese, il solo capace di succedere ad Arafat e il solo che possa difendere con successo la causa irachena in seno all'Autorità palestinese.
Oltre al denaro, poi, Barghouti avrebbe avuto anche un fitto scambio di messaggi con il governo di Baghdad. E avrebbe persino stretto un accordo per mantenere alta la tensione sul conflitto con Israele e per boicottare l'iniziativa di pace saudita. Un modo per costringere gli americani a posticipare il preventivato attacco all'Iraq del quale si parla ormai da mesi.



http://www.mondadori.com/panorama/ar...ea_2_10205.htm