La vedova del defunto giocatore del Brescia invita il primo cittadino a condannare i cori beceri che hanno oltraggiato la memoria del marito.
BRESCIA - "Non vi è più rispetto per le persone, per la vita umana? Oppure un calciatore, per il fatto d'essere un personaggio pubblico deve subire anche in morte gli oltraggi di uno sport a misura di vandali e teppisti che non meriterebbero neanche un posto in curva?". E' quanto Monica
Porzio, la vedova di Vittorio Mero, il calciatore del Brescia morto in un incidente stradale il 23 gennaio scorso, scrive al sindaco di Verona Michela Sironi Marinotti, chiedendole se "sta difendendo la codardia di alcune centinaia di facinorosi veronesi o non riesce a distinguere il confine tra circo sportivo e valori umani?".
Il riferimento è ai cori "oltraggiosi e volgari" dei tifosi gialloblu che, domenica scorsa in occasione di Brescia-Verona, avevano preso di mira lo scomparso Mero. La vedova del calciatore nella sua lettera aperta - pubblicata sul sito del Brescia - ricorda che già il 27 gennaio i tifosi del Verona erano stati i soli a non rispettare il minuto di silenzio stabilito dalla Lega Calcio: e se da un lato ringrazia chi è intervenuto per condannare questi fatti, dall'altro si dice "sconcertata dal silenzio con cui i responsabili civili della città scaligera hanno coperto questi fatti senza nessuna dichiarazione di condanna o presa di distanza".
La lettera di Monica Porzio Mero si chiude così: "Auguro che a nessuno tocchi di veder morire due volte (prima sulla strada, poi nello stadio) la persona amata. Se qualcuno può ridare a mio marito Vittorio la dignità infangata allo stadio Rigamonti dai tifosi veronesi, che si adoperi con tutte le forze".
Saluti Romani
Daniele - IRRIDUCIBILI




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