So già che l’accusa preconfezionata è già pronta per essere rivolta contro chi sollevi i seguenti tipi di interrogativi, riguardanti cioè l’entità “Hitler”, ovvero il simbolo apotropaico per eccellenza della cultura contemporanea. Ma li solleverò ugualmente, incurante di una tale accusa, poiché non sono “nazista”, ma nemmeno antifascista – semplicemente non mi riconosco in nessuna delle ideologie politiche della modernità.
Non si possono ravvisare degli elementi di verità in ciò che Hitler e il Nazionalsocialismo dicevano riguardo gli Ebrei? A parte le forzature e la violenza - dovute all’esplosione di un bubbone ben più antico di Hitler e al convergere di importanti fattori come quello bolscevico - certe analisi espresse non solo nel “Mein Kampf”, in Rosenberg, in Streicher, etc., ma nei nordicisti più moderati come Hans Guenther, e in numerosissimi pensatori “neutri”, sono davvero del tutto lontane dalla realtà del giudaismo e dei suoi rapporti con i Gentili? Qualcuno potrebbe cominciare a chiederselo, alla luce del fatto che di fronte all’operato di un capo sionista come Sharon, quasi tutti gli Ebrei (a parte un pugno di pacifisti e possibilisti) lo giustificano e inneggiano a lui a mo’ di un David redivivo – un successo che nessun capo Gentile ultranazionalista potrebbe permettersi di avere tra i suoi, eccettuati pochi oltranzisti prontamente ghettizzati ed emarginati.
La cartina di tornasole della campagna di Sharon ci sta mostrando infatti tutti questi Ebrei, dai religiosi (i rabbini, in primis quelli con responsabilità), ai giornalisti moderati, ai personaggi all’interno delle sinistre, ai giovani, per non parlare ovviamente di quelli già dichiaratamente sionisti, stringersi attorno a questo personaggio indifendibile, indifendibile se non da una logica di sangue e di appartenenza tribale. Il che ci mostra che tutti costoro hanno finora fatto come minimo un doppio giuoco, sostenendo esteriormente teorie antinazionaliste, antirazziste, antietniciste, buoniste, integrazioniste, ma rimanendo all’interno ben motivati tribalmente, esattamente come tremila anni fa. Molti potrebbero allora chiedersi se tale atteggiamento di doppia morale non comporti elevate possibilità di tradimento del paese ospitante, e potrebbero essere indotti a pensare che nulla è cambiato durante i secoli, vedendo un lungo trait d’union dalle invettive di Tacito a quelle di Hitler.
Molti potrebbero voler fare alcune domande agli Ebrei che un giorno ci insegnano la lezioncina contro i nostri ultranazionalisti (Hitler, Le Pen, etc.) e il giorno successivo giustificano Sharon.
In fondo, durante l’assedio di Varsavia non ha fatto lo stesso che avete fatto voi a Jenin? (Dico “voi” e non semplicemente Sharon, dato l’appoggio assoluto, e dato che il coinvolgimento è mostrato dal fatto che giornalisti come Mieli parlano in prima persona plurale nel descrivere quei fatti).
E durante l’”Operazione Barbarossa”, le SS (fatte le debite proporzioni) non fecero lo stesso che fu compiuto p.es. a Sabra e Chatila e che viene compiuto durante l’attuale operazione per “sradicare il terrorismo” della seconda intifada, ovvero: bonificare casa per casa, metro per metro, punendo anche chi appoggia i terroristi (o presunti tali) e stremando la popolazione civile per togliere al nemico l’appoggio logistico, all’occorrenza sterminando interi villaggi?
Certe domande cominciano ad uscire dalla pentola in cui le si è volute tener chiuse, poiché è impossibile che alla lunga una piccola minoranza riesca a tenere sotto ricatto l’intero Occidente obbligandolo ad esaudirle ogni desiderio e ad acconsentire a qualunque cosa. La questione è molto complessa, ma una soluzione dei millenari rapporti tra Ebrei ed Europei non-ebrei non la si trova certo continuando ad essere succubi dei ricatti morali dei primi. Manca una obiettiva e libera valutazione dello spinoso e centrale problema ebraico, poiché tutto è imbrigliato in una trappola di tabù e “dogmi”.
Tabù e “dogmi” che servono giuochi ben più grandi delle singole parti che li utilizzano credendo di avvantaggiarsene, servendo in realtà alla Sovversione per determinate mosse geopolitiche e per instaurare un ordine luciferino.




