Interessante questo articolo, in cui gli economisti interpellati da Reuters fanno il punto sulla situazione.
La modifica dell'art. 18 non serve a niente. In 4 anni si sono creati 1,7 milioni di posti di lavoro lo stesso.
Il governo vuole solo lo scontro, cercando di imporre ai sindacati le riforme.
Un giornata di sciopero non influisce molto, ma se il governo continua così le conseguenze sulla economia saranno devastanti. E anche sul deficit pubblico.
Martedì 16 Aprile 2002, 18:21
Sciopero generale, impatto limitato su dati macroeconomici
Di William Schomberg
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MILANO (Reuters) - Se l'impatto dello sciopero generale in corso oggi in Italia sarà limitato sui prossimi indicatori statistici, la disputa sul tema delle riforme del mercato del lavoro, a parere degli economisti interpellati da Reuters, potrebbe però gettare ombra sulle prospettive a lungo termine della congiuntura nazionale.
In base alla stima Isae diffusa ieri, prima di tornare a espandersi a maggio, la produzione industriale italiana segnerà ad aprile una flessione congiunturale dell'1,8% da attribuirsi parzialmente all'impatto della giornata di sciopero generale.
"Ci sarà sicuramente un impatto (sulla produzione industriale) ma le sue conseguenze economiche si limitano alla perdita della produzione di una singola giornata lavorativa", osserva Fabio Scacciavillani di Goldman Sachs.
"Si tratta tuttavia soprattutto di una questione politica. Il nodo centrale riguarda il diritto del governo di fare passare le riforme senza un accordo con il sindacato - aggiunge - e il diritto del sindacato di mettere un veto alla politica del governo".
ATTENZIONE PER EFFETTI SCONTRO SOCIALE
In ragione della parziale perdita di produzione di una delle venti giornate lavorative di aprile, gli analisti giudicano plausibile la proiezione dell'istituto di ricerca ritenendo tuttavia che la prevedibile compensazione della produzione renderà poco evidenti i segnali della giornata di sciopero sul dato complessivo per il secondo trimestre.
Trascurabile dovrebbe risultare anche l'effetto sulle vendite al dettaglio, con la maggior parte dei negozi rimasta oggi aperta.
Lo sciopero generale, il primo negli ultimi vent'anni, ha coinvolto oggi milioni di lavoratori che si oppongono alla proposta del governo sulla riforma del mercato del lavoro a partire dalla modifica dell'articolo dello statuto dei lavoratori che regola i licenziamenti.
A parere degli analisti, lo scontro sociale attualmente in corso nel paese rischia di compromettere molto seriamente il consueto approccio di consensus che ha spinto gli esecutivi degli ultimi decenni a portare avanti riforme del mercato del lavoro modeste in cambio di moderazione nelle trattative salariali da parte del sindacato.
"Credo che il governo stia deliberatamente cercando uno scontro" dice Fedele De Novellis di Ref. "L'Italia ha sempre avuto un approccio di tipo più graduale, ma non è mai stato un fenomeno negativo", conclude.
Sempre secondo l'analista, la creazione di 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro dal '97 - un rialzo di circa il 9 per cento - dimostra che la legislazione italiana sull'occupazione non è tanto restrittiva quanto dice il mondo imprenditoriale.
La disputa in materia di occupazione potrebbe inoltre avere un effetto di ulteriore pressione sulla spesa pubblica proprio in una fase in cui il governo sta cercando di contenere la crescita del disvanzo di bilancio.
Molti osservatori politici prevedono infatti che l'amministrazione Berlusconi cerchi di conquistarsi il consensus almeno dell'area più moderata del sindacato con un incremento della spesa per i sussidi di disoccupazione, attualmente inferiore alla media europea.
"La mia impressione è che il governo stia cercando di indorare la pillola, aumentando la spesa per i sussidi di disoccupazione - ha detto Scacciavillani - e potrebbero mettere sul tavolo un paio di miliardi di euro".




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