RAMALLAH - Un ultimatum ad Arafat. E un altro, altrettanto secco, a Sharon. Perché entrambi, ammette il segretario di Stato Usa Colin Powell, “devono fare scelte difficili”. Difficili, ma necessarie, perché "non è possibile andare avanti" con negoziati, se prima non si pone fine alla violenza. Il cessate il fuoco sarà quindi possibile, ha dichiarato Colin Powell, solo con "la fine delle incursioni israeliane". Il segretario di Stato americano non usa mezzi termini. Uscito da un incontro di due ore con Arafat, e pronto a salire su un volo che lo riporterà a Washington, il numero uno della diplomazia americana sembra ormai aver perso la pazienza.
Al leader dell'Anp, incontrato nel quartier generale di Ramallah dove è confinato dal 29 marzo, ha chiesto di smetterla, con le ambiguità. Gli Usa, che si dicono "insoddisfatti" da quanto finora fatto da Arafat, insistendo sul fatto che poco contano le sue promesse. Ciò che davvero servono, invece, sono i fatti e che "la fine del terrorismo è un passo fondamentale verso la pace". Per quanto riguarda Sharon, che secondo il negoziatore palestinese Saeb Erekat avrebbe "sabotato" la missione di Powell, l'inviato di Bush ha ribadito che il premier israeliano ha assicurato il ritiro delle truppe dai Territori nei prossimi giorni. ''Non è tanto rapido quanto avremmo voluto - ha detto Powell - ma si sta compiendo''. Il prossimo passo, ora, è la conferenza di pace. Alla quale, sembra, dovrebbe partecipare anche il leader dell'Anp. Annullato, invece, l'incontro tra il capo della diplomazia americana e il presidente egiziano Hosni Mubarak.




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