Le risorse idriche dei Territori occupati palestinesi, sono per l'80 per cento utilizzate dai cittadini Israeliani e dai coloni.
L'acqua concessa ai Palestinesi non sempre viene gestita autonomamente, in molti casi viene erogata dagli stessi Israeliani attraverso la società nazionale isreliana Mekorot, dagli insediamenti o da basi militari. La disponibilità di acqua per i palestinesi é normalmente di circa 80 metri cubi all'anno per persona, contro i 330 all'anno per persona per gli Israeliani. Le recenti chiusure dei Territori occupati, effettuate dagli Isreliani, hanno ulteriormente peggiorato la situazione.
Gli Israeliani stanno utilizzando il controllo sull'acqua come arma per indebolire i palestinesi nella loro lotta di liberazione.
Da un'indagine (aggiornata al 5/11/2000) svolta dal Phg, una Ong palestinese che lavora da dieci anni nel settore dell'ambiente e delle risorse idriche, risulta che in molti paesi e città della Cisgiordania, la situazione idrica é estremamente delicata.
Il costo dell'acqua è cresciuto in maniera vertiginosa per effetto della difficoltà che le autobotti, che riforniscono di acqua molti paesi, hanno nel rifornirsi di acqua dalle sorgenti o pozzi più vicini. Non sempre le autobotti riescono a rifornirsi d'acqua dalle sorgenti o pozzi controllati direttamente dall'Autorità palestinese, per effetto della accresciuta richiesta d'acqua. Molti pozzi sono chiusi per mancanza di combustibile per le pompe. La chiusura impedisce in molti casi il raggiungimento degli impianti di pompaggio agli addetti alla gestione e manutenzione degli impianti stessi.
L'erogazione dell'acqua da parte della Mekorot, degli insediamenti e basi militari é stata in molti casi bloccata o viene erogata solo poche ore alla settimana.
Ci sono azioni di sabotaggio effettuate dai militari o dai coloni israeliani che distruggono serbatoi, pozzi, strade di comunicazione, tubature degli acquedotti e bloccano le autocisterne che trasportano acqua.
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