Non vorrei abusare della disponibilità degli amici “forumisti”, io, ultimo arrivato, proponendo un altro thread, ma… c’è da rifletterci…


Il 10 dicembre 1998, a 50 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il New York Times scrisse: “mentre tutti i leader mondiali celebrano con grande solennità la dichiarazione dei diritti dell’uomo, nessuno, chissà perché, si ricorda del Sudan. Eppure in quel paese il Fronte nazionale islamico sta conducendo un sistematico genocidio, soprattutto nella parte meridionale a maggioranza cristiana. E’ un conflitto che ha già provocato più vittime che Ruanda, Bosnia e Kosovo messi insieme: 1 milione e 900 mila uomini, donne e bambini. La stragrande maggioranza non sono ribelli, bensì civili, colpevoli solo di non pensarla come gli islamici del regime”.
Le cifre del genocidio pare siano perfino più gravi rispetto al bilancio fatto nel ’98 dal New York Times.
Amnesty International nel Rapporto annuale 2001 afferma che “alla fine del 2000 la guerra civile, ripresa nel 1983, era costata la vita a quasi 2 milioni di persone ed era stata la causa dello sfollamento forzato di altre 4 milioni e 500 mila persone. Inoltre si ritiene che circa 500 mila persone abbiano cercato asilo all’estero”.

Il 7 ottobre 2001 (inizio dei bombardamenti in Afghanistan) è passato pressoché sotto silenzio l’ennesimo bombardamento di un villaggio sudanese, nel distretto di Mangok, in cui sono stati uccisi 15 bambini e 8 sono stati feriti (anche una donna è stata ammazzata).

Com’è possibile ignorare la guerra più lunga del XX secolo, nel paese più grande dell’Africa, con quell’enorme numero di vittime?
La risposta di Peter Hammond, esperto di questioni sudanesi, è sconsolata: “Credo che si tratti della classica mentalità da ABC, “Anything But Christianity”, tutto fuorché il cristianesimo. Sembra che quando le vittime sono i cristiani, i media laici non sappiano fare altro che riscoprire il proprio inveterato pregiudizio e semplicemente non ne raccontano le storie”.
L’assurdo è che un regime così, la cui Corte Suprema “ha stabilito che la crocifissione degli apostati è costituzionale… abbia rimpiazzato quello statunitense nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite”.


Arabia Saudita
Nel Natale del 2001 – dopo l’amnistia per il Ramadan di cui a dicembre hanno beneficiato 12 mila detenuti – si sperava che fossero liberati, come promesso, anche i 14 cristiani in galera da sei mesi per essere stati sorpresi in casa a pregare (provengono da Etiopia, India, Filippine, Eritrea e Nigeria). Invece loro sono stati trattenuti nelle galere in condizioni terribili e senza poter vedere le famiglie.


Nel periodo che va dalla Rivoluzione francese ad oggi, ma in particolare nel XX secolo, sono state scatenate persecuzioni anticristiane mai viste in 2000 anni per ferocia, vastità, durata e quantità di vittime. […] Se in 2 millenni sono stati calcolati circa 70 milioni di cristiani uccisi per la loro fede, ben 45 milioni e mezzo (circa il 65% del totale) sono martiri del XX secolo.


Ma il dramma dei cristiani sembra non esistere.
Anche nelle pubblicazioni cristiane come Jesus che nel gennaio 2002 pubblica un martirologio (intitolato “Sotto il segno della croce”) in cui non c’è un sola vittima dei regimi comunisti o islamici, che sono la stragrande maggioranza. Oppure come l’Annuario sociale pubblicato dal Gruppo Abele di don Luigi Ciotti che nell’edizione del 2000, in 762 pagine, non fa neppure un cenno alla persecuzioni anticristiane ed alle loro migliaia di vittime. Eppure l’intento è fornire dati, ricerche, statistiche e cronologie relativi ai fatti sociali più seri e drammatici dell’Italia e del mondo (si va dall’Aids all’ambiente, dalle carceri alle mafie, dalle droghe all’immigrazione,alle povertà, ai conflitti e ai diritti).

La questione sociale diventa l’esclusivo campo di interesse. C’è un cattolicesimo che –secondi Gianni Baget Bozzo- “è preoccupato solo di essere dalla parte dei poveri, ma non dei poveri cristiani.



Theophilus