Assunti al Gruppo Manni rientrano nel progetto regionale per il rimpatrio degli italiani all’estero
Il gran ritorno degli emigranti
Sono arrivati a Verona i primi dieci «veneti d’Argentina»
di Maurizio Corte Italiani di ritorno. Un po’ sul filo della nostalgia per quella terra veneta lasciata- inseguendo un sogno- dai loro padri. Un po’ (tanto) sulla rampa di lancio della speranza per una vita migliore. Sono il primo contingente di dieci italiani- quasi tutti veneti, nove provenienti dall’Argentina e uno dal Cile- che fanno parte del progetto di rientro di giovani oriundi promosso dalla Regione Veneto e che il Gruppo Manni Spa ha inaugurato. La cerimonia di benvenuto agli «italiani di ritorno» è avvenuta ieri mattina nella sede in Zai dell’azienda siderurgica veronese, che li ha assunti per impiegarli nelle sue fabbriche. La fila delle domande per rientrare in Italia è lunga: allo sportello veneto di Cordoba, in Argentina, sono iscritti già 6mila italiani all’estero. Si tratta di artigiani, operai, impiegati: saranno in 300 ad essere collocati entro il 2002. La Regione- coordinatore l’avvocato Aldo Rozzi Marin, anch’egli italiano rientrato dal Cile- fornisce i collegamenti, i supporti per le selezioni, l’assistenza al viaggio. Le aziende- adesso Manni, nelle prossime settimane Electrolux Zanussi- gli fanno trovare la casa arredata, gli organizzano i corsi di formazione, gli danno il posto di lavoro. Dei latinoamericani finora assunti dal Gruppo Manni (alla fine l’assunzione riguarderà 50 «italiani di ritorno») solo uno è veronese, ma ieri non era presente all’incontro di benvenuto: è stato infatti destinato alla fabbrica in Spagna. Gli altri sono originari di Treviso, Padova, del Friuli e addirittura della Calabria. Molti di loro parlano un italiano stentato; è più facile che conoscano qualche frase in dialetto. Antonio Alessandro Agnolon, 21 anni, arriva da Cordoba (Argentina): «Mio nonno Antonio emigrò da Treviso. Io ho lavorato in fabbrica, come tecnico auto, e ho deciso di emigrare in Italia per avere un futuro. E poi questo è un Paese bello e più importante dell’Argentina». «A Buenos Aires non c’è lavoro», dice Gustavo Boscariol, 31 anni, tecnico elettricista, originario del Friuli. «Mio padre Felice, 61 anni, è partito da Pordenone nel 1951. Sono sposato e fra un paio di mesi mia moglie mi raggiungerà». Roque Morante, 42 anni, viene da una famiglia di origine calabra. Anch’egli è di Cordoba e ha lavorato alla Fiat come elettricista. Ha una moglie e quattro figlie: «Arriveranno in Italia tra qualche mese e si sistemeranno con me a Mozzecane. Ho fatto richiesta di venire in Italia perché ho sognavo di rientrare nella terra dei miei nonni». La manodopera qualificata è preziosa come l’oro, e il Gruppo Manni lo sa bene. Ha 528 dipendenti fra Verona, Mozzecane, Barcellona, la Francia, il Cremonese, il centro Italia e un bisogno assoluto di dipendenti immigrati. «Non riusciamo a coprire i posti lasciati liberi da chi va in pensione», dichiara il presidente del Gruppo, Giuseppe Manni. «Crediamo che l’aver aderito al progetto regionale di rientro degli italiani sia un modo per dare futuro alle nostre aziende. Si tratta di persone con radici venete, vicine alla nostra cultura, quindi più facili da inserire». Il Gruppo Manni ha già un dieci per cento di lavoratori provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea. «Avevamo avviato un progetto, identico a quello per gli italiani che vogliono tornare in Veneto, destinato a una cinquantina di operai rumeni», spiega Francesco Manni, responsabile del settore finanziario del Gruppo. «Anche in quel caso, eravamo pronti a trovare l’alloggio, ad arredarlo a nostre spese e a pagare la metà dell’affitto. Non siamo potuti andare avanti per le recenti interpretazioni restrittive del governo. Il progetto è stato cancellato». La legislazione rende più facile il rientro dei nostri emigrati e dei loro figli o nipoti. E così le aziende si rivolgono a quel serbatoio di risorse umane. «Il Gruppo Manni è andato controcorrente e questo va sottolineato. Quella che all’inizio era un’intuizione della Regione Veneto un po’ derisa e sottovalutata, adesso sta dando i suoi frutti», osserva l’assessore regionale ai flussi migratori e alla sicurezza, Raffaele Zanon. «Stiamo dimostrando che i flussi migratori possono essere governati. Purtroppo alcuni imprenditori hanno scelto scorciatoie a volte più facili, importando manodopera senza tener conto dei problemi di inserimento e di sicurezza che alla fine si creano. Da parte nostra, vi è la volontà di andare avanti per favorire il rientro degli emigrati, dando una dignitosa accoglienza a chi vuole tornare a lavorare e a vivere in Veneto». Soddisfatti dell’iniziativa anche l’assessore del Comune di Verona, Massimo Mariotti, impegnato nell’associazione «Veronesi nel mondo» che ieri ha sottolineato la bontà dell’iniziativa della Regione; e il sindaco di Mozzecane, Lucio Campagnola, che ha assicurato ai nuovi cittadini di origine italiana l’accoglienza del suo Comune.




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