Riporto questo spettacolare articolo da Dagospia.com senza ulteriori commenti.Le fonti sono tratte dal poeta lombardo Carlo Dossi e sono dunque altamente attendibili
Una sola osservazioneerchè Ciampi non chiede che queste gesta vengano inserite nei libri di testo?In fondo si tratta di prodezze patrie che ben illuminano l'epopea risorgimentale


LE “NOTE AZZURRE” CENSURATE DI CARLO DOSSI
“VITTORIO EMANUELE II POSSEDEVA UN MEMBRO VIRILE
COSI’ GROSSO E LUNGO CHE SQUARCIAVA LE DONNE PIU’ LARGHE”
REVISIONISMO STORICO IN CHIAVE SEX: ALESSANDRO MANZONI PEDERASTA



A cura di Gabriele Pedullà, per la rivista “Il Caffè”, diretta da Walter Pedullà

Le dodici Note Azzurre qui riprodotte furono originariamente pubblicate nell’edizione non venale dello zibaldone dossiano approntata da Dante Isella nel 1955 presso Ricciardi, ma vennero poi espunte dall’edizione che lo stesso Isella curò per Adelphi nel 1964 “per non superabili motivi di opportunità”. Con esse, nel 1992, Roberto Palazzi ha realizzato presso l’editore svizzero “Il Topo” una simpatica plaquette in 100 esemplari fuori commercio. Le riproponiamo qui innanzi tutto per il loro valore letterario, ma anche perché siamo convinti che tante informazioni di prima mano sulle mirabili capacità amatorie di Re Vittorio Emanuele (“uno dei più illustri chiavatori contemporanei”) possano portare un contributo decisivo al dibattito sul rientro in Italia dei suoi discendenti. “Una fùmna, una fùmna!”: avanti Savoia.


539. Si dice che una contessa B (...) di Udine, immiserita per la sua prodigalità, abbia prostituito una sua figlia di 13 anni a quel re viziatore di vergini che ha nome V. Emanuele. Sta il fatto che la contessa oggidi spende e spande — e trae in carozza la sua infamia pei publici passeggi di Udine.


3678. Udii accusare Manzoni di pederastia, quando era giovine e avrebbe avuto per compagno di vizio il Bernardino Righetti zio di Cletto Arrighi. Certo è che Manzoni scrisse in gioventù poesie assai licenziose. — Udii anche come Carlo Alberto nel 1849 fosse fuggito da casa Manzoni travestito da carrettiere.

4545. La contessa (nome abraso) di Udine prostituì al Re *Vittorio Emanuele II* la sua figlia di 13 anni, ora (rasura) hanno carrozza e cavalli.

4592. Tommaseo, egregio puttaniere. Manzoni udendo tale una sera imbrodolare di lodi il dalmatino, saltò su a dire «l’è ora de finiva con sto Tommaseo, ch’el gha on pè in sagrestia e vun in casin». Tommaseo, già attempato, entrando nell’usato bordello, chiedeva alla fantesca «c’è la candela? » Poiché il serafico poetuccio, l’autore di tanti libri di pedagogia, per eccitarsi al sagrificio venereo avea bisogno di una candela di sego nell’ano. E Tommaseo chiamava poi le mammelle «le ali dell’uccello».


“Sesso e carattere di Vittorio Emanuele II”

4595. Vittorio Emanuele fu uno dei più illustri chiavatori contemporanei. Il suo budget segnava nella rubrica donne circa un milione e mezzo all’anno mentre nella rubrica cibo non più di 600 lire al mese. A volte di notte, svegliavasi di soprasalto, chiamava l’ajutante di servizio, gridando «una fumna, una fumna! »—e l’ajutante dovea girare i casini della città finché ne avesse una trovata, fresca abbastanza per essere presentata a S.M. La tassa era di Lire 100 — ad ogni donna però, che aveva rapporti con lui dava un contrassegno, perché, volendo, si ripresentasse. Possedeva un membro virile così grosso e lungo che squarciava le donne più larghe. Con lui molte puttane riprovarono gli spasimi dello sverginamento. Il suo dottore di Corte avea un gran da fare a riaccomodare uteri spostati. Una notte una signora che aveva ambito all’onore di giacere col re, nel lavarsi e nel cercare di torsi, dopo il coito, la tutelare spugnetta (ché S.M. di solito ingravidava) non se la trovò più. Spaventata, si diede a piangere, e ignorante di anatomia, disse al Re che la spugnetta le era entrata nel ventre. La Maestà Sua — ignorante e spaventata del pari — mandò tosto la signora dal suo medico Bruno, col seguente testuale biglietto «Caro dottore. Mi è successo un impreveduto avvenimento. La donna vi dira cos’è. Vostro Vittorio» —E naturalmente il dottore — fra il sonno e le risa — ripescò con molta facilità la spugnetta. — Quel Giove terrestre, quando coitava, ruggiva come un leone. Amava che le donne gli si presentassero nude con scarpettine e calzette; e fumando sigari avana si divertiva a contemplarle, mentre gli ballavano intorno. Ma ad un tratto lo pigliava l’estro venereo, e le sfondava tutte — Una sera poi scrisse al naturalista Filippi un biglietto così concepito «Vi prego di mandarmi stasera nel mio boudoir un leone impagliato». E il Leone viaggiò quella sera a corte in una carrozza reale, destinato a chissà quali misteri. — Vittorio amava personalmente l’oratore Brofferio, altro gran chiavatore, cui domandava e quante volte facesse e come ecc. con quell’interesse con cui stava al corrente delle sorti d’Italia — Brofferio gli faceva poi da araldo e pacificatore colle nuove e vecchie amorose — Uno de’ sintomi della sua prossima fine, egli lo sentì pochi giorni prima di porsi a letto, quando disse in piemontese a Bruno «sa, dottore — non mi tira più; brutto segno» — Nelle sue gite di caccia a Valsavaranche era seguito da un harem di donne.— Amava sopratutte la Rosina Vercellana (poi contessa di Mirafiori) e ai figli di lei diceva: «Umberto e Amedeo sono i figli della nazione; voi, i miei».



5206. Ferdinando Martini, professore di belle lettere o per dir meglio «brutte», e segretario generale del Ministero di P.I. con Coppino (1885). E uomo venale e di cattiva condotta morale. Nominò la Rapisardi, donna malfamata, ad ispettrice delle scuole di Firenze, nonostante la giusta opposizione degli impiegati del Ministero. Notisi che la Rapisardi coronò di corna il marito poeta, il quale, scoperta la sua corrispondenza in cui si parlava persino dei modi del piacere, la cacciò di casa. La Rapisardi fu a Milano con Giovanni Verga, romanziere da dozzina, altro de’ suoi amanti: poi, venne piantata anche da lui. Verga e Rapisardi — intermediario Martini — fornivano all’editore Sommaruga il materiale per diffamare il marito Mario. La Cronaca Bizantina chiamava solitamente il Rapisardi — secondo i suggerimenti di quella bella triade — «il siculo becco» ecc.
Dicesi che Martini avesse, anche lui, de’ rapporti intimi coll’adultera – Martini si lasciò facilmente corrompere in ogni concorso artistico in cui fu giudice. Michetti dice di aver la morale certezza che le 6000 lire date da lui a Sommaruga perché s’adoperasse a far acquistare dal governo il suo bel quadro «Il voto» passarono nelle tasche di Martini.-
Quanto alle cambiali false, di cui Sbarbaro accusò, come autore, Martini, non le avrebbe fatte Martini stesso ma la moglie di lui, falsificando la firma del padre.

5212. Mariette-bey, l’archeologo, scopritore del Serapeum, fu stupratore di sua figlia Giuseppina, giovane di un talento artistico non comune che si uccise con un colpo di rivoltella nel 1873. Mariette era spavaldo e millantatore, un vero francese. – Mariette e Vassalli, in Egitto, pranzavano solit (amen) te insieme, il primo bevendo Bordeaux, l’altro Barolo. E facevano discussioni sulla bontà di uno dei due vini sull’altro.Vinse Vassalli provando a Mariette che il Bordeaux ch’egli magnificava era colorito col legno di capeccio.

DOSSI CHI

Carlo Alberto Pisani Dossi (Zenevredo, Pavia 1849 - Cardina, Como 1910) fu un uomo dai molteplici interessi culturali. Ancora molto giovane si dedicò con discreto successo alla letteratura, facendo riferimento al movimento della Scapigliatura milanese, fondò giovanissimo riviste e fogli letterari che ospitavano, fra gli altri, articoli di grandi letterati quali G. Carducci. Fu egli stesso fertile scrittore, pubblicando in un arco di tempo relativamente breve, numerosi libri di vario genere (L’altrieri - nero su bianco, Vita di Alberto Pisani, Note Azzurre). Esaurita la vena letteraria, si dedicò in maniera più appassionata alla carriera politica, che aveva iniziato nel 1870 a Roma, presso il Ministero degli Esteri. Legò il suo nome a quello di F. Crispi, e all’ombra di quest’ultimo percorse una brillante carriera diplomatica: console a Bogotà, ministro plenipotenziario ad Atene e, negli ultimi anni di attività politica, governatore dell’Eritrea.