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  1. #1
    I Have a Dream
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    Predefinito Un Paese di Democrazia illiberale.

    Conoscono gli uomini che ci governano che cos'è la "democrazia illiberale", un ossimoro entrato tra le categorie del diritto costituzionale odierno? È il regime dove ci sono le elezioni e poi tutte le decisioni (se) le prende la maggioranza che le ha vinte. Nient'altro. Lo sanno gli uomini che ci governano che l'Italia, con altri paesi dell'America latina, del continente africano, dell'ex-Unione sovietica, è candidata a diventarne un autorevole esempio?
    In qualunque definizione di democrazia (democrazia senza aggettivi), oltre alle libere elezioni a suffragio universale e al principio di maggioranza, non può mancare un'altra condizione: chi è chiamato a decidere (o a eleggere coloro che dovranno decidere) deve essere messo di fronte ad alternative reali e deve poter scegliere a ragion veduta tra l'una e l'altra.
    Per questo è indispensabile che siano garantiti i diritti di libertà, di opinione, di espressione, sulla base dei quali è nato lo stato liberale come stato di diritto, lo stato in cui il potere è esercitato nei limiti derivanti dal riconoscimento dei diritti. Lo stato liberale, perciò, è il presupposto non solo storico, ma giuridico dello stato democratico: è difficile, per non dire impossibile, immaginare uno stato democratico che non sia al contempo stato di diritto e stato liberale.
    L'esistenza di poteri plurimi e separati è una conseguenza: accanto al circuito di poteri fondati sulla legittimazione popolare, si collocano poteri che traggono altrove la propria legittimazione. Le decisioni politiche sono prese dai governi e dai parlamenti, secondo il principio di maggioranza che, alla base, ha il voto popolare. Esiste però una rete di poteri esterni a tale circuito il cui compito è difendere i diritti individuali e collettivi precisamente nei confronti dei titolari del potere politico, cioè della maggioranza. Sono i contropoteri, o poteri antimaggioritari (magistratura, informazione, giustizia costituzionale, amministrazioni indipendenti), la cui legittimazione deve prescindere dalle maggioranze elettorali e si fonda sul diritto, su pubbliche libertà e diritti di singoli e gruppi sociali, come i sindacati; su competenze speciali, giuridiche, amministrative, scientifiche, ecc. La politica qui non deve potere nulla e perciò è sbagliata e, a meno di pensare alla democrazia illiberale, è antidemocratica..
    L'art. 1 della Costituzione italiana è evidente espressione di questa concezione della democrazia: «L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». La chiara e solenne affermazione del principio di sovranità popolare (nella sua doppia faccia di suffragio universale e di principio di maggioranza) si coniuga con le «forme» e i «limiti» di esercizio: forme e limiti che si trovano specificati nelle singole disposizioni costituzionali che creano un quadro di poteri e di diritti. La nozione di repubblica democratica disegnata dalla Costituzione, pienamente riconducibile alla democrazia liberale, è il risultato del congiunto operare di sovranità popolare e di forme e limiti di esercizio. Le concezioni costituzionali della attuale maggioranza di governo - espresse in insistite dichiarazioni sui «diritti della maggioranza» uscita vittoriosa il 13 maggio 2001 e in una generalizzata insofferenza per ogni limite che viene avvertito come impiccio e tradotte in comportamenti concreti che attentano agli equilibri costituzionali - rompono questa necessaria combinazione di potere e limiti al potere. La democrazia diventa a una sola dimensione: quella dell'illimitata sovranità popolare che si traduce nella pretesa di onnipotenza di un leader che pretende di esserne lo specchio.
    Alcuni esempi tratti dagli accadimenti delle ultime settimane ci illuminano: l'attacco ai poteri antimaggioritari è a tutto campo, ed è condotto in nome della sovranità popolare, ovvero della democrazia (illiberale).
    Atto primo: naturalmente, la magistratura. Non c'è ora solo il tentativo di ostacolare il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e di ridurre l'indipendenza del pubblico ministero, ma un altro intento «riformistico» della magistratura, per «democratizzarla». Il disegno di legge cosidetto Anedda, presentato da alcuni esponenti della maggioranza, prevede l'allargamento della competenza delle giurie popolari che riduce il ruolo dei giudici togati, sul «virtuoso» presupposto, come recita la relazione, che i relativi casi esigano «una decisione direttamente attribuita al popolo». Questo spostamento di competenza, tra l'altro, riguarda i delitti contro la pubblica amministrazione e quelli in cui sono coinvolti, a vario titolo, magistrati.
    In secondo luogo, l'informazione. Non basta che le norme vigenti (che consentono ai presidenti delle camere, espressione della maggioranza di governo, di nominare il consiglio di amministrazione della RAI) possano garantire un'informazione radiotelevisiva addomesticata; la regola-guida nelle nomine dei vertici aziendali, secondo quanto il presidente-costituzionalista voluto dalla maggioranza ha affermato, sarà quella che le scelte rifletteranno il risultato del voto popolare del 13 maggio! «Riallineare i vertici della televisione pubblica ai rapporti di forza elettorale» non significa altro che ricondurre nel circuito della legittimazione elettorale il potere radiotelevisivo, un potere che dovrebbe esserne completamente estraneo e dovrebbe trovare nell'imparzialità e nella qualità dell'informazione la propria ragion d'essere.
    Terzo punto: la dirigenza pubblica. Il disegno di legge governativo di riforma, in questi giorni all'esame del senato, introduce uno spoils system all'italiana, basato sul gradimento politico nella nomina dei dirigenti e non sulla valutazione della competenza e dei risultati conseguiti. Così, non solo si vanificano anni di riforme amministrative, ma, riconducendo anche i vertici delle amministrazioni al circuito elettivo-maggioritario, si nega il principio, essenziale nello stato di diritto, della separazione tra politica e amministrazione, un principio faticosamente introdotto nel nostro ordinamento con l'obbiettivo di garantire l'imparzialità della pubblica amministrazione.
    Infine, non si può dimenticare il progetto, al momento quiescente ma mai rinnegato, di riforma della composizione della Corte costituzionale per fare prevalere tra i suoi componenti quelli nominati, a maggioranza, da organi politici. In questo caso, l'insidia riguarda il massimo strumento di garanzia contro gli abusi della maggioranza esistente nelle democrazie, il custode stesso della Carta che contiene i diritti dei governati e i limiti del potere dei governanti. L'attacco alla Corte costituzionale, d'altra parte, è all'opera giorno per giorno, attraverso la delegittimazione sottile che si esprime nella perdurante mancata elezione, da parte delle Camere, di due dei suoi componenti.
    E si potrebbe continuare. Ma già questi esempi mostrano quanto sia diffusa, presso la maggioranza «liberale» che ci governa, la falsa e pericolosa idea che democrazia è potere esclusivo della maggioranza: un'idea da combattere in ogni momento, non solo sul piano politico, ma prima di tutto culturale. Perché, come l'esperienza di tanti paesi testimonia, le «democrazie illiberali» altro non sono che il volto dello stato autoritario, rimodernato e malamente camuffato, dietro a un sorriso esagerato che assomiglia a un ghigno furbastro.

    Bye.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

    •   Alt 

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  2. #2
    I Have a Dream
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    Predefinito

    Senti Cantolibero, ciò che è decente oppure no, non sta a te stabilirlo... Ti invito a rileggerti il regolamento; se devi fare qualche appunto o me lo fai privatamente, oppure apri un treahd dedicato...

    Così ottienti solamente il risultato di rovinare la discussione che aveva un altro oggetto...

    Per questa volta mi sono limitato a rispiegartelo, la prossima volta non perderò tutto questo tempo...

    Saluti Senescenti.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
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  3. #3
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    Predefinito

    Non voglio apporre nessuna firma e vedrò di venire incontro alle tue impellenti e fondamentali richieste...

    Sul resto non commento, il mio era solamente un'ulteriore tentativo di spiegarti che così la discussione ha preso una piega che non doveva e questo non deve più accadere...

    Ma non ti preoccupare, sarà l'ultima volta.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
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