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  1. #1
    Roderigo
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    Predefinito L'inviato Onu - Jenin, un orrore oltre ogni comprensione

    L'inviato Onu: "A Jenin, un disastro"



    JENIN (CNN) -- "Un disastro umanitario" che supera ogni comprensione. E' così che l'inviato delle Nazioni Unite per il Medioriente Terje Roed Larsen descrive il campo profughi di Jenin, dopo il ritiro delle truppe israeliane. E parla di "orrore" raccontando quel che ha visto nella citta della Cisgiordania, teatro di violenti combattimenti tra l'esercito israeliano e i palestinesi nelle ultime settimane.

    "E' un orrore che va oltre ogni comprensione - ha detto Roed Larsen alla CNN - Tutto è completamente distrutto. Siamo riusciti ad entrare nel campo solo oggi e ci troviamo di fronte ad una vera emergenza". L'inviato dell'Onu ha visitato l'area subito dopo il ritiro dei carri armati e dei veicoli dell'esercito israeliano dalla città e da parte del campo profughi.

    Fra le macerie del campo profughi di Jenin sono stati estratti due bambini, uno di sei e l'altro di 12 anni. Sono stati trovati ancora vivi sotto quello che rimane della loro casa, distrutta nel corso degli scontri. Lo ha riferito alla CNN la Mezzaluna rossa palestinese. Non si hanno notizie sulle condizioni di salute dei due ragazzi, che sono stati subito portati all'ospedale della città.

    Ancora non è chiaro quante siano le vittime della battaglia, durata diversi giorni: i palestinesi riferiscono di un massacro con circa 500 vittime, molte delle quali civili, mentre secondo gli israeliani i morti sarebbero poche decine e per la maggior parte combattenti.

    Il ritiro israeliano
    "Non vedo più soldati all'interno del campo, ma solo intorno", ha detto all'agenzia stampa Reuters Ghassan Assadi, un dipendente dell'amministrazione che in queste ore ha attraversato più volte l'area per portare acqua agli abitanti.

    Il ripiegamento da Jenin sembra preludere a quell'effettiva ritirata che governo ed esercito israeliano hanno preannunciato entro la fine della settimana. Infatti, dopo aver rifiutato un immediato ritiro chiesto dal segretario di Stato statunitense Colin Powel, Israele ha promesso di lasciare entro la settimana le città di Jenin, Nabulus e Ramallah. Continuerà invece l'assedio della chiesa della Natività a Betlemme fino a quando i militanti palestinesi non si saranno arresi.


    CnnItalia 18 aprile 2002
    Articolo messo in Rete alle 13:49 ora italiana (11:49 GMT)

  2. #2
    Ospite

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    Il TG2 di ieri 18 aprile (sera) ha trasmesso immagini da Jenin, più elequenti di qualsiasi scritto.
    Se distruggere una cittadina (con i civili dentro le case) è sinonimo di lotta al terrorismo...
    Peraltro il solo fatto che l'interlucutore avversario sia tenuto prigioniero dentro un appartamento senza possibilità di contatto esterno, acqua corrente e quant'altro, la dice tutta su quali siano le volontà di trattativa della controparte.
    Oggi un quotidiano ha avuto l'impudenza di titolare che "Arafat ha fatto fallire la missione di Powell".
    Se Israele avesse avuto veramente volontà di rimettersi a trattare, sarebbe bastato seguire l'indicazione USA di ritiro delle truppe di occupazione e rimettersi al tavolo, ponendo come condizione che, al primo attentato, la situazione sarebbe tornata com'è ora e nessun altro tentativo di mediazione sarebbe stato accettato. Invece la frase che si è sentita da Sharon in questi giorni è "continueremo la nostra lotta al terrorismo".
    Ieri ho visto in TV i bambini di Jenin: terroristi anche loro e le loro madri?
    Chi veramente vuole che lo scontro continui?

  3. #3
    Cavaliere
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    Se Israele avesse avuto veramente volontà di rimettersi a trattare, sarebbe bastato seguire l'indicazione USA di ritiro delle truppe di occupazione e rimettersi al tavolo, ponendo come condizione che, al primo attentato, la situazione sarebbe tornata com'è ora e nessun altro tentativo di mediazione sarebbe stato accettato. Invece la frase che si è sentita da Sharon in questi giorni è "continueremo la nostra lotta al terrorismo".

    Re: al primo attentato? Ma ne hanno fatti decine e decine di attentati! Perchè mai Israele avrebbe dovuto fare un ennesimo ultimatum dopo averne fatti decine e decine caduti nel vuoto?
    E poi che credi, al "primo attentato" si sarebbe detto che Sharon se lo era fatto fare da solo "per avere il pretesto" per tornare nei Territori!

  4. #4
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    Jenin, crimini di guerra
    Giornalisti, volontari, Amnesty: prime testimonianze sulla strage
    STEFANO CHIARINI
    «Un mostruoso crimine di guerra che Israele ha cercato di coprire per una quindicina di giorni sta venendo alla luce. Le sue truppe hanno devastato il centro del campo di Jenin...dove migliaia di persone vivono ancora tra le rovine. ... Il dolce e agro sapore di corpi umani in decomposizione è ovunque, prova che si tratta di una grande tomba. ... in un edificio semidistrutto, annerito dal fumo, giace il corpo rigonfio di un uomo coperto da una stuoia. In un altro troviamo i resti del ventitreenne Ashraf abu Hejar sepolto sotto le rovine... In un terzo edificio cinque uomini, morti da lungo tempo, giacciono sotto delle coperte». I reportage di Phil Reeves del «The Indipendent», e degli inviati dei principali giornali internazionali, le testimonianze di alcuni volontari di vari paesi, di funzionaàri Onu e soprattutto di una delegazione di Amnesty international hanno cominciato a provocare le prime crepe nel muro di silenzio che l'esercito israeliano ha costruito attorno alla strage nel campo profughi di Jenin. Una settimana di duro lavoro ha fatto si che molti dei corpi dei rifugiati palestinesi uccisi non siano più visibili sepolti come sono sotto le macerie o portati via chissà dove o sepolti in fosse comuni. Un sopravvissuto, un certo Kamal Anis, interrogato da Phil Reeves, indica una zona coperta di rovine: «li ci dice ha visto i soldati israeliani ammucchiare una trentina di corpi sotto una casa mezza diroccata. Completata la pila hanno buttato giù l'edificio e hanno spianato l'area con un carro armato. Non possiamo vedere i corpi. Ma sentiamo il loro odore». Non diverso il racconto fatto dal delegato di Amnesty international, Javie Zuniga, che dal campo distrutto ha lanciato un drammatico appello per l'assistenza ai sopravvissuti e per una inchiesta internazionale: «E' una delle peggiori scene di devastazione che abbia mai visto... c'è ancora la possibilità che sotto le rovine vi sia ancora qualcuno in vita...eppure non c'è alcun tentativo coordinato per cercare e salvare eventuali sopravvissuti». A conferma di quanto sostenuto da Amnesty international ieri sera sono stati estratti dalle macerie della loro casa due donne, la sessantenne Farhan a-Saadi e Lina Abdel Latif. Un altro membro del team di Amnesty international, il professor Derrick Pounder, anatomo patologo, è riuscito ieri ad arrivare all'ospedale governativo di Jenin per condurre autopsie sui corpi provenienti dal campo. Ma di corpi per il momento ne arrivano pochi. Sino ad oggi una cinquantina. L'esercito si guarda bene dal fornire i mezzi per scavare e impedisce tuttora un coordinato sforzo di soccorsi e di indagine.

    Oramai non solo i palestinesi ma anche molti esponenti di organizzazioni umanitarie internazionali denunciano senza mezzi termini quello che appare come un vero e proprio crimine di guerra, una chiara violazione della Convenzione di Ginevra sulla protezione delle popolazioni civili sotto occupazione militare. Convenzione che vieta l'uso della violenza contro i civili, così come i trattamenti inumani e umilianti e la distruzione di case per rappresaglia. Inoltre la Convenzione, che imporrebbe a tutti i paesi firmatari di intervenire per farne rispettare le indicazioni, impone di soccorrere i feriti e di curarli e che venga dato libero accesso agli aiuti e ai rifornimenti. Tutto ciò non è avvenuto. Un importante funzionario delle Nazioni unite ha così dichiarato: «visto il deplorevole e senza precedenti rifiuto di permettere l'ingresso alle organizzazioni di soccorso e umanitarie internazionali nei campi dove la gente stava morendo lentamente nelle macerie delle loro case per le ferite e per la sete, spetterà ad Israele rendere conto della scomparsa di migliaia di rifugiati che vivevano nel campo sino a qualche settimana fa». E ancora: «... in realtà stavano nascondendo un crimine di guerra, in realtà due crimini di guerra: l'uccisione di massa e la proibizione dei soccorsi». L'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per il welfare dei profughi palestinesi, ha deciso di riregistrare tutti i 13.000 rifugiati del campo ma molti sono fuggiti, altri arrestati, altri sepolti chissà dove e ci vorranno mesi per individuare il numero delle vittime. Così come per il massacro di Sabra e Chatila, ancora oggi non si conosce ancora esattamente il numero di coloro che vennero uccisi, almeno 2000, dai falangisti coordinati e sostenuti dall'esercito israeliano guidato dall'allora ministro della difesa Ariel Sharon. Quello stesso Sharon che dopo Qibia, Gaza, Sabra e Chatila adesso è diventato anche il boia di Jenin.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
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    In un certo senso Sharon gli attentati se li fa dasoli, cioe provocandoli.

    Finche Israele non la finisce di trattare i palestinesi come animali (come scritto nel talmud) e si decide a smetterla di costruire nuovi insediamenti radendo al suolo interi villaggi palestinesi credo che gli attentati suicidi si moltiplicheranno sempre di piu e la colpla e solo israeliana.

    Non capisco come si possa difendere uno stato razzista e chiaramente nazista basato sulla supremazia del popolo eletto come israele.


    Originally posted by gribisi

    E poi che credi, al "primo attentato" si sarebbe detto che Sharon se lo era fatto fare da solo "per avere il pretesto" per tornare nei Territori!

  6. #6
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    Der Wehrwolf

  7. #7
    Roderigo
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    Predefinito L’Onu accusa Israele: "A Jenin una catastrofe




    di Gabriel Bertinetto


    GERUSALEMME - Scavano con le mani, chiamano a gran voce i loro cari, che immaginano sepolti sotto le macerie del campo profughi a Jenin. E che sperano di trovare ancora in vita, nonostante siano passati molti giorni, per qualcuno ben due settimane, da quando la casa è crollata loro addosso. Cinque persone vengono così riportate alla luce dai soccorritori, in un punto del campo. Ma altrove la frenetica rimozione dei detriti fa riemergere solo cadaveri.
    Questa era Jenin giovedì mattina. Un cantiere improvvisato, dove gli abitanti e i volontari delle organizzazioni umanitarie erano lanciati in una disperata lotta contro il tempo, per salvare eventuali superstiti, intrappolati sotto gli edifici abbattuti dai bulldozer blindati dell'esercito israeliano. Il parziale ritiro dei tank e dei soldati aveva incoraggiato i civili a tornare nel campo, dal quale erano fuggiti o erano stati allontanati dai soldati nelle operazioni della settimana scorsa. Ma a metà giornata l'esercito ha reimposto il coprifuoco e la gente a poco a poco ha dovuto sgombrare. Con la speranza che il governo mantenga però l'impegno di abbandonare del tutto Jenin e altre località occupate in Cisgiordania entro i due giorni annunciati dal ministro della Difesa Binyamin Ben Eliezer. Quest'ultimo ha precisato per altro che non ci sarà alcun ritiro, almeno per ora, da Ramallah e da Betlemme.
    Cos'è accaduto a Jenin? Semplicemente «una catastrofe umanitaria», è l'aspro giudizio dell'inviato delle Nazioni Unite, Terje-Roed Larsen,. «Orribile, al di là di quanto si possa credere», insiste Larsen, secondo il quale «nessuno scopo può giustificare la colossale sofferenza inflitta ai civili», e «il diritto di Israele alla propria autodifesa non può essere considerato un assegno in bianco». Larsen chiede a Israele due cose. In primo luogo sia concesso alle agenzie internazionali di soccorso di agire liberamente per recuperare i morti ed i superstiti, senza le limitazioni subite sinora, e con l'attiva collaborazione degli israeliani stessi. «Non è ammissibile -dice con sdegno- che la gente sia costretta a scavare con le mani, come ho visto fare con i miei occhi». Secondariamente bisogna fornire acqua, cibo, elettricità. Ci sono almeno duemila persone rimaste senza un tetto. «La città è piombata nel caos -continua Larsen-. Oltre alle distruzioni materiali, si registra il collasso delle istituzioni palestinesi. Non esiste più un'autorità, una forza di polizia. Gli israeliani hanno forse smantellato l'infrastruttura del terrorismo, come dicono, ma hanno sviluppato contemporaneamente un'infrastruttura dell'odio nei confronti di se stessi».
    Alle critiche ed alle accuse Israele ribatte con Danny Ayalon, consigliere di Sharon, che si limita genericamente a dire di «condividere le preoccupazioni umanitarie» internazionali. Ma l'atteggiamento delle autorità in tutti questi giorni si è sempre basato piuttosto sul rifiuto di ammettere che a Jenin i diritti umani siano stati violati. Ancora giovedì pomeriggio un alto funzionario del ministero degli Esteri, Gideon Meir, definiva «una menzogna» la demolizione di edifici ad opera dell'esercito e sosteneva che «le case del campo profughi erano state disseminate di trappole esplosive dai terroristi palestinesi» ed era quella la ragione dei crolli. Le forze armate, dopo avere ipotizzato duecento morti, si sono attestate su una stima relativa ad alcune decine di vittime, forse cinquanta. Ma sottolineano di essersi trovate a fronteggiare un'accanita resistenza, e ricordano di avere subito a propria volta delle perdite.
    È israeliana però l'associazione B'tselem, che denuncia «gravi violazioni dei diritti umani» a Jenin. Lior Yavne, il suo portavoce, è cauto nei giudizi. «Non so se si possa parlare di massacro nel senso di una deliberata e massiccia serie di omicidi. In base alle nostre prime informazioni, riteniamo comunque che le vittime possano essere una novantina. Lo dico sulla base di una lista di cui già disponiamo: 38 nomi di persone certamente uccise a Jenin, 15 delle quali erano civili. Quanto alle gravi violazioni di cui dicevo, noi possiamo solo indicare il rifiuto di prestare cure sanitarie e fornire acqua e cibo alla gente del campo, e la distruzione delle case con i bulldozer. Abbiamo verificato almeno due o tre casi in cui la demolizione è avvenuta mentre c'era gente dentro».
    Ancora più impressionante il quadro che emerge dalla ricostruzione di «Avvocati senza frontiere», un'organizzazione che ha la sede centrale in Belgio. Diane Luping denuncia gli ostacoli frapposti all'opera dei soccorritori, e cita ben sette diverse testimonianze relative all'abbattimento di edifici senza preavviso, e quindi senza la possibilità che gli abitanti evacuassero. «È accaduto persino -afferma la Luping- che qualcuno chiedesse di rientrare per avvisare i propri familiari ed esortarli ad uscire, e che l'edificio fosse attaccato proprio nel momento in cui la persona si avventurava all'interno».
    La responsabile di Avvocati senza frontiere dispone di altre terribili testimonianze. Quarantacinque persone sarebbero rimaste intrappolate nei sotterranei di una palazzina in cui si erano rifugiate durante la battaglia, e che sarebbe poi precipitata loro addosso a causa dei missili sparati da un elicottero. Sino a pochi giorni fa i poveretti sarebbero riusciti a comunicare saltuariamente con l'esterno grazie ad un telefono cellulare. La persona che ha ricevuto le drammatiche chiamate dal sottosuolo ha reso una dettagliata deposizione scritta. La responsabile locale della Croce rossa internazionale, continua la Luping, ne è stata informata, ma per ora non è stato possibile intervenire. Si teme tra l'altro che a questo punto, dopo tanti giorni, le probabilità di trovare dei sopravvissuti siano scarse. Un altro capitolo inquietante è quello delle presunte esecuzioni sommarie. La Luping sostiene di avere raccolto «diverse testimonianze oculari». Persone chiamate fuori dal loro appartamento ed eliminate a colpi di fucile, esplosi da distanza ravvicinata. Erano disarmate, in alcuni casi tenevano le mani alzate in segno di resa.
    Di esecuzioni sommarie parla anche Suhad Bishara, di Adala, un'associazione per la tutela legale dei palestinesi. C'è chi racconta di avere visto tre individui costretti dai soldati a spogliarsi e ad allinearsi lungo un muro, e poi fatti fuori a raffiche di mitra. L'improvvisato e vile plotone d'esecuzione avrebbe poi infierito sui cadaveri, a uno tagliando via le dita di una mano, ad un altro saltando sul torace e calpestandolo . Tanto accanimento lascia immaginare che i tre fossero, o venissero sospettati di essere dei miliziani, ma questo ovviamente non giustifica la loro brutale eliminazione, nel momento in cui erano oramai dei prigionieri. Le stime delle fonti palestinesi sono per loro stessa ammissione, imprecise. Spiega Khader Shqeirat, del movimento Law: «Nelle condizioni in cui abbiamo potuto sinora operare, con l'accesso sistematicamente negato ai luoghi del disastro, non possiamo fare di più. Ma stiamo intervistando gli sfollati, e sulla base dei loro racconti, viene fuori un quadro raccapricciante. Quasi tutti hanno assistito alla morte di numerosi loro concittadini. Alcuni sono vaghi sul numero. Altri molto precisi, come quel tale che avendo contato ben 53 uccisioni, aveva cominciato a scrivere su un foglio di carta i nomi delle vittime a lui personalmente note, tredici, quando l'intervento dei soldati gli ha impedito di completare il resoconto». La stima di Shqeirat è che i mort i siano almeno trecento.
    «Noi non neghiamo che a Jenin ci siano stati degli scontri», dichiara Mustapha Barghouti, presidente del Palestinian Medical Relief. «Ma aggiungiamo che c'è stata anche e soprattutto una selvaggia opera di distruzione. L'esercito non si è limitato a intervenire con i tank. Ha usato gli elicotteri per scagliare ordigni sulle case e i bulldozer per spianarle. Non sappiamo ancora quante siano le vittime in totale, ma possiamo già calcolare sulla base delle prime informazioni, che l'ottantacinque per cento siano civili».

    l'Unità 19 aprile 2002

  8. #8
    L'eretico
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    Predefinito Jenin... andiamo a scavare......

    Forse vale la pena andare a vedere quanto abbiano fatto i buldozer israeliani o quanti fabbricati siano stati minati (con la gente dentro) dai palestinesi stessi... potrebbe essere una sorpresa?

  9. #9
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    Predefinito

    L'inviato Onu :"Nablus e Jenin:Un orrore che va oltre ogni comprensione"
    Israele, entro due giorni
    il ritiro da Nablus e Jenin
    L'inviato Onu nel campo profughi distrutto dagli scontri
    "Un orrore che va oltre ogni comprensione"



    --------------------------------------------------------------------------------
    GERUSALEMME - Questione di giorni. Forse solo due. Ancora 48 ore e le truppe israeliane si ritireranno da Jenin e da Nablus. Almeno stando a quello che filtra da fonti militari. Per il momento però i soldati con la stella di David sono usciti dal campo di Jenin ma restano appostati nell'immediata periferia. Mentre nel corso della notte sono continuate con molti arresti le operazioni dell'esercito alla ricerca di palestinesi che Israele accusa di terrorismo. Mentre secondo l'inviato speciale dell'Onu per il Medio Oriente Terje Roed-Larsen le scene di distruzione e morte viste a Jenin sono di un "orrore che va oltre ogni comprensione".

    Il ritiro israeliano, quando avverrà, sarà parziale. Il ministro della difesa Binyamin Ben Eliezer ha infatti precisato che l'esercito non uscirà da Ramallah, in particolare dall'area circostante il quartier generale di Yasser Arafat che continua a restare assediato, e non da Betlemme fino a quando non si saranno consegnati nelle sue mani i "terroristi" di cui esige l'arresto che si trovano al fianco di Arafat e dentro la Basilica della Natività.

    E proprio la Basilica, dove da 17 giorni sono bloccati 245 palestinesi e una quarantina di religiosi, continua ad essere uno dei nodi irrisolti della crisi. Una riunione del comitato-israelo-palestinese che si sarebbe dovuta tenere in mattinata per trovare una soluzione all'assedio israeliano della Basilica, è stata cancellata. Inevitabile il rimpallo delle responsabilità. Secondo Israele il mancato incontro è colpa di Arafat, secondo i palestinesi invece Israele non vuole la partecipazione ai negoziati di rappresentanti vaticani e del Patriarca latino Michel Sabbah. Secca la reazione del portavoce della Custodia di Terra Santa, padre Davide Jaeger: "Amarezza, e persino disgusto per l'incredibile mancanza di attenzione alla gravità della situazione".

    Nel frattempo il segretario di stato americano Colin Powell è rientrato stamattina a Washington dove riferirà al presidente George W. Bush. Una missione "fallimentare" quella di Powell che non ha ottenuto una tregua tra israeliani e palestinesi. Non a caso l'esito della sua missione è stato definito "catastrofico" dai palestinesi e oggi anche la stampa israeliana è unanime nel giudicare un insuccesso la missione.

    (18 aprile 2002)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  10. #10
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    I carri armati israeliani restano ai confini della città
    L'Onu: «A Jenin orrore oltre l'immaginabile»
    Prime testimonianze, l'inviato delle Nazioni Unite entra nel campo profughi dopo il ritiro parziale dell'esercito israeliano

    Un palestinese tra le macerie (Afp)
    JENIN - Le scene di distruzione e morte che si presentano a chi s'inoltra nel campo profughi palestinese di Jenin sono di un «orrore che va oltre ogni comprensione», secondo l'inviato speciale dell'Onu per il Medio Oriente Terje Roed-Larsen in visita sul luogo dei combattimenti della scorsa settimana. Ha dichiarato che la scena che ha avuto di fronte è «incredibilmente sconvolgente». L'inviato ha chiesto a Israele di consentire l'accesso delle squadre di soccorso internazione.

    «VERGOGNOSO CAPITOLO DELLA STORIA DI ISRAELE» - «Io sono choccato a guardare in giro», ha detto Roed-Larsen, camminando nel centro del campo di Jenin e riferendosi alle montagne di macerie. «Sembra che ci sia appena stato un

    Il campo di Jenin (Ap)
    terremoto. Questo è un capitolo della storia israeliana triste e vergognoso. C'è odore di corpi in decomposizione ovunque». L'operazione israeliana a Jenin ha prodotto due mila senzatetto - ha detto l'inviato danese, citando fonti della Croce rossa-. «Ho visto il corpo di un bambino di cinque anni maciullato, spuntare dai detriti. Israele ha diritto a difendersi. Ma questo non può diventare un assegno in bianco per fare ciò che si vuole».

    IL RITIRO - All'indomani della fine della missione di Colin Powell nella regione, fonti militari israeliane hanno detto che il ritiro delle truppe israeliane da Jenin, dall'adiacente campo profughi e da Nablus sarà completato entro i prossimi due giorni. Secondo diverse testimonianze di fonti locali, i soldati israeliani stamattina sono usciti dal campo di Jenin ma restano appostati nell'immediata periferia. Nel corso della notte sono continuate con un numero imprecisato di arresti le operazioni dell'esercito alla ricerca di palestinesi che Israele accusa di terrorismo.

    PROSEGUIRA' L'OCCUPAZIONE DI RAMALLAH E DI BETLEMME - Il ministro della difesa Binyamin Ben Eliezer ha tuttavia precisato che l'esercito non uscirà da Ramallah - per lo meno non dall' area circostante il quartier generale di Yasser Arafat che continua a restare assediato - e non da Betlemme fino a quando non si saranno consegnati nelle sue mani i «terroristi» di cui esige l'arresto che si trovano al fianco di Arafat e dentro la Basilica della Natività. Intanto un primo incontro che si sarebbe dovuto tenere in mattinata del comitato-israelo-palestinese per trovare una soluzione all'assedio israeliano della Basilica, dove da 17 giorni sono bloccati 245 palestinesi e una quarantina di religiosi, è stato cancellato.
    18 aprile 2002
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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