CAPEZZONE SU PANNELLA SU “LIBERO”: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Quello che segue è il testo dell’intervento di Daniele Capezzone pubblicato oggi dal quotidiano “Libero”:


Signor Presidente della Repubblica,

un anno fa, di questi tempi e da questa stessa prima pagina, Marco Pannella Le inviò una lettera aperta che fece discutere. “Libero” decise di titolare: “Ciampi ti uccido”, e Lei, da allora, non credo l’abbia perdonata a Pannella.

Il quale Pannella, in realtà, poneva una domanda seria, e quasi filosofica: cosa deve fare un cittadino, e un cittadino liberale, quando le regole sono stracciate, e quando le stesse massime autorità dello Stato, i “supremi garanti”, mostrano di non (potere, volere, sapere: scelga Lei) esser sottoposte alla Legge, ma di “costruirla”, scriverla, viverla, minuto dopo minuto contro le norme scritte cui dovrebbero essere assoggettate?

Sappiamo cosa accadde. Poche settimane dopo, si aprì una campagna elettorale in cui lo strazio dei principi minimi di legalità fu tale da indurre Emma Bonino ad uno sciopero della sete e Luca Coscioni ad una drammatica autoriduzione delle terapie. Niente da fare: neanche la singolarità di un “morto vivente” che invece decideva di parlare, di intervenire, di “impicciarsi”; neanche il fatto che, come era accaduto con Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora, Luca fosse divenuto capolista radicale; nemmeno il fatto che migliaia di Nobel, scienziati, ricercatori avessero sottoscritto non un generico testo a difesa della libertà della ricerca scientifica, ma un appello a sostegno della sua battaglia e della sua candidatura; nessuna di queste cose meritò neppure un simbolico rientro nella legalità. Anzi: proprio come sberleffo ad un Suo appello, signor Presidente, ci fu persino negato il diritto di replica a chi (a un fazzoletto di giorni dal voto e dinanzi a quattordici milioni di spettatori) ci accusò di voler sfruttare un malato. Anche dinanzi a questo, signor Presidente, Lei accettò di stare a guardare, e tutt’al più di far da “paciere”, svolgendo un ruolo di fatto funzionale al proseguirsi delle violenze e al prevalere dei contendenti più sleali.

Oggi accade lo stesso. C’è un leader politico che l’Italia dovrebbe preservare come un monumento nazionale (oddio: Leonardo Sciascia amava ripetere che dobbiamo la parte residua del nostro patrimonio artistico piuttosto all’”incuria” che non a certe forme di “salvaguardia”); questo leader, al prezzo della vita -lo ripeto, signor Presidente: al prezzo della vita- pone un problema di legalità, sottoponendosi a prove inimmaginabili, e La sollecita ad esprimersi nelle forme sancite dalla Carta costituzionale: e Lei cosa fa? Ogni giorno parla di tutto, interviene su tutto, rischiando -impresa davvero non facile- di superare perfino i Suoi due ultimi predecessori: ma, su questo, invece, si ostina a non prendere neppure in considerazione l’ipotesi di inviare un messaggio alle Camere.

Come mai? Odiate Pannella? Non è anche lui un “fratello d’Italia”? La politica, i potenti, la stampa italiana odiano i radicali? No. Quello che deve essere vietato è far rispettare le leggi scritte e, insieme, consentire al paese di conoscere a fondo la partita che è in corso. Ma a questo punto, signor Presidente, è chiaro che questi obiettivi comportano l’eliminazione della presenza fisica, oltre che politica, dei radicali. Non siete cattivi, ma il vostro fine è questo. Poi, il modo di nascondere l’attualità drammatica di queste ore lo saprete trovare. Santoro, bella ciao, la lotta all’”invasor” (che, peraltro, fino a un anno e mezzo fa, stipendiava lautamente il “partigiano”, e con soddisfazione reciproca): tutto farà brodo, o potrà farlo.

Pannella, intanto, mostra di non voler divenire un cittadino quale gli si chiederebbe di essere; rifiuta la rispettabilità -un po’ oscena- di quanti, specie “liberali”, dinanzi a quanto accade in Italia, si limitano a “deplorare”, a dire che è “spiacevole”; e continua la sua fecondazione di diritto e di libertà. Temo eterologa, rispetto a Lei e a voi tutti.

Per questo, se e quando (e vorrei che questo fosse di già avvenuto prima della pubblicazione di queste righe) Marco avrà trovato ragioni per bere un bicchiere, mi piacerebbe che lo facesse, o l’avesse già fatto, insieme ai detenuti che da ogni parte d’Italia si stanno unendo alla sua lotta. Delinquenti? Io sono indotto a ritenere che oggi le carceri italiane siano il luogo dove si trovano i cittadini migliori, ma, se di delinquenti si tratta, sono certo delinquenti minori rispetto a quelli che abitano i maggiori palazzi romani.

Daniele Capezzone
Segretario Radicali italiani

Wolare (informato privilegiato)

<FONT COLOR="Purple"> Scusate! Avete visto qualche Radicale Italiano dibattere nei salotti "buoni" della TV ?
LA GENTE BEN INFORMATA NON PUO' ESSERE TRUFFATA</FONT c>
www.radicali.it