Il coraggio di Oriana e il fanatismo islamico
LE MINACCE ALLA FALLACI
di PIERO OSTELLINO
Trova conferma quanto avevano intuito e previsto gli analisti occidentali del fondamentalismo islamico più attenti. Dopo la pubblicazione del libro «La rabbia e l’orgoglio» (12 dicembre 2001, e ora, cioè in soli cinque mesi, vicino al traguardo del milione di copie) e in particolare dell’articolo «Oriana Fallaci sull’antisemitismo» ( Panorama , 12 aprile 2002) e dopo la spontanea diffusione che hanno avuto entrambi in tutto il mondo, il commento era stato: «La Fallaci ha scritto la propria sentenza di morte». Oriana è oggetto di continue minacce analoghe a quelle contenute nell’opuscolo scritto dal capo dell’«Unione musulmani italiani» e del «Partito islamico italiano» (del quale preferisco non fare il nome per decenza), diffuso in tutte le comunità islamiche e nelle moschee italiane e sulla cui copertina si annuncia la sua condanna a morte. «Preparati! Sto per infliggerti una punizione. Te lo meriti, eccome. Donna! Brutta o bella che tu sia, preparati dunque adesso al castigo dell’uomo: quello divino, ben più abbondante e doloroso lo avrai dopo, a suo tempo». «O fate come noi Musulmani e smettete di assumere bevande alcoliche o continuate pure a morire; a morire insieme alla Fallaci». (Commenta Oriana con una risata: «Morire con me in quale modo? Con una carica di tritolo? Dio, che spreco! Sprecare un kamikaze e una carica di tritolo, che costa un mucchio di soldi, solo per me!»).
Per tutta risposta, nell’articolo per Panorama , Oriana lo ha sfidato con un serafico fuck you («va’ a farti fottere», «fottiti»). Non s’è nascosta «in eremi dorati e ben protetti», come hanno insinuato i suoi nemici. Non ha chiesto guardie del corpo. Ha continuato a vivere la sua vita (come tutti sanno, una vita spartana). A lavorare, a tradurre in inglese e in francese e in spagnolo «La rabbia e l’orgoglio». Così come aveva rischiato la morte in Vietnam, sulla Piazza delle Tre Culture di Città del Messico dove era rimasta gravemente ferita, e in tutti gli altri conflitti seguiti come corrispondente di guerra fino alla guerra del Golfo; così come non aveva fatto concessioni «politicamente corrette» a Khomeini, Gheddafi, Arafat, eccetera, eccetera, intervistandoli, e non si era preoccupata delle conseguenze, non se ne cura. E oggi affronta questa nuova sfida con lo stesso sfrontato coraggio di sempre, con la stessa fede nella forza della ragione. Ma il pericolo c’è, ed è bene che il mondo lo sappia. Così come è bene si sappia che, oltre alla minaccia fisica, c’è nei suoi confronti un’altra forma di violenza, la calunnia, nella quale si distingue un certo giornalismo italiano.
Né per l’articolo sul Corriere né per quello su Panorama , Oriana ha voluto una lira, un euro, un dollaro, ricordando di averli scritti per un principio morale. Ma l’accusa è che l’abbia fatto per soldi. A chi sia indirizzato il suo serafico fuck you - l’individuo che col suo opuscolo l’ha condannata a morte, istigando i suoi fratelli musulmani all’omicidio - non si presta a dubbi o equivoci: «Poiché è un tipo che conosce bene l’inglese, in inglese gli rispondo: " Fuck you "». Milioni di persone l’hanno letto non solo su Panorama , ma su tutti i quotidiani italiani e stranieri che hanno riprodotto l’articolo. Ma, da destra, Pietrangelo Buttafuoco, sul Foglio , la accusa di «aver mandato a dire a tutti quelli che non la pensano come lei " fuck you "» e le risponde «grazie altrettanto». Da sinistra Liberazione titola a tutta pagina «Fuck you Fallaci» un articolo nel quale, tra volgarissimi insulti, Rina Gagliardi ripete la medesima falsità di Buttafuoco. I due commenti offendono, prima ancora della Fallaci, la decenza e la verità. E la dicono lunga sulla civiltà di chi, rifiutando la sua passione morale e politica e il suo amore per la libertà, respinge i suoi argomentati j’accuse . Le cose che tutti pensano e che soltanto lei dice.
A questo punto, mi piacerebbe sapere se Il Foglio e Buttafuoco, Liberazione e la Gagliardi non provino vergogna per aver distorto i fatti e per quello che hanno scritto. Mi piacerebbe sapere se abbiano intenzione di scusarsene non solo con la Fallaci, ma anche con i propri lettori per averli ingannati. Mi piacerebbe sapere se se la sentano di manifestare una onesta solidarietà a chi rischia la vita per aver espresso le proprie opinioni, pur continuando, come è legittimo, a non condividerle. Per parte mia non ho dubbi. Dopo aver condiviso quello che la Fallaci ha scritto, le sono vicino e ho paura per lei, anche se lei fortunatamente non ne ha. Cara Oriana, tanti, tantissimi altri italiani ti sono vicini. E ti vogliono bene.
postellino@corriere.it




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