dal quotidiano "del padrone"....."il Giornale"....:
"Il Minculpop di Cofferati
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Mario Cervi
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Lo sciopero generale e stato ieri doverosamente commentato, a caldo, dai cittadini italiani in cui i cortei e la paralisi dei servizi pubblici hanno inflitto disagi, code, danno economico. Non vogliamo trascrivere, per riluttanza al turpiloquio, le espressioni usate nei riguardi d'una dirigenza sindacale the e stata costretta a mobilitare le masse vocianti - quelle che le restano - per non lasciar trapelare la voce della ragione. E nemmeno vogliamo un'ennesima volta sottolineare la pretestuosità arrogante di questa battaglia per l'articolo 18 che era battaglia politica contro un vivo, Berlusconi e battaglia d'idee contro un morto assassinato, Marco Biagi. Diamo tutto questo per scontato, o lo lasciamo alle altre parti del Giornale.
Qui scriviamo per fatto personale (credo di poterlo definite cosi anche se riguarda molti di noi, e non esclusivamente chi firma queste righe). Qualcuno ha profittato delle ribalte comiziesche che gli sono state messe a disposizione per attaccare i quotidiani che, nonostante gli ordini superiori, sono andati in edicola: e che secondo Sergio Cofferati, erano soltanto "fogli di propaganda e non quotidiani contenenti notizie degli avvenimenti" .
Cosi dicendo il segretario della Cgil ha inteso svilire il nostro lavoro, e attribuire dignita e rango di giornalisti veri unicamente a quanti obbediscono ai suoi ordini, e tacciono o parlano secondo che a lui piaccia di concederne o non concederne licenza. Dal che deriva una conseguenza singolare: i giornalisti che - non concordando con le motivazioni, con il tono, con le modalita dello sciopero generale - rivendicano la loro autonomia di giudizio e it loro diritto di esprimerla, sono servi. I giornalisti invece che - inclusi quelli dei quali e risaputa l'avversione allo sciopero generale - si sono inchinati ad esso in parte per convinzione ma in maggioranza per conformismo, per quieto vivere, per non disturbare il manovratore delle piazze, quelli sono campioni d'indipendenza. Se amassimo pensar male, sospetteremmo che a Sergio Cofferati sarebbe molto piaciuto un totale silenzio della stampa di ieri, senza fastidiose punzecchiature, e un coro elogiativo della stampa di oggi, senza sbavature. Gli abbiamo guastato la festa?
Ha la nostra comprensione per la sua amarezza ma ho avvertiamo: saremo recidivi in ogni futura occasione. Ha sempre fatto molto comodo alla sinistra che le maggioranze silenziose fossero silenziose. Ma il Giornale, fabbiamo osservato ieri, e nato proprio per contrastare questo andazzo, e non ne ha perso l'abitudine.
Cofferati ce l'ha con noi, ma tutto sommato siamo incllni all'indulgenza nei suoi riguardi.
Gran sacerdote d'un rito anacronistico e intimidatorio come lo sciopero generale, s'irrita
se la celebrazione e disturbata dai soliti noti: e lancia i suoi anatemi. Poiche', oggi come oggi, non possono essere piu che verbali, ci limitiamo a registrarli. Ma per il segretario della Federazione nazionale della stampa Paolo Serventi Longhi non abbiamo nessuna comprensione e nessuna indulgenza. In questa vicenda ha rivestito un ruolo che offende la categoria della quale si prodama interprete supremo e capo assoluto. Serventi Longhi rivendica a suo merito, con tracotanza, quella che e una sua colpa grave. "Per la prima volta nella storia centenaria dei nostro sindacato unitario - ha esultato il
Serventi Longhi - i giomalisti partecipano a questa grande giomata di protesta; per la prima volta i didgenti della Federazione della stampa e delle Associazioni regionali prendono la parola da un palco sindacale".
Ai suoi "per la prima volta" possiamo aggiungeme uno nostro: per la prima volta il leader sindacale dei giornalisti - categoria che piu' d'ogni altra dovrebbe essere pluralista, variegata, politicamente composita, diffidente verso le omogeneizzazioni - vanta ed esalta la partecipazione totalitaria ad una manifestazione di parte, e deplora con accenti inquisitori gli angolini dissidenti. Potremmo evocare il Minculpop-pensiero, tirare in ballo nostalgie per la Pravda, ma glissiamo. E tuttavia questo al Serventi Longhi non basta: si spinge piu' oltre, e coinvolge il sindacato - nel quale tutti i giomalisti dovrebbero riconoscersi - in una polemica con Berlusconi, con i quotidiani riferibili alla famiglia Berlusconi, con le televisioni di Berlusconi. Ossia in una polemica con la maggioranza dell'elettorato. Infine promette di ricorrere alla magistratura perche i dissidenti siano puniti. Con il che l'ombra dei Minculpop sembra associata all'ombra di non rimpianti Tribunali Speciali. E una battuta. Non e' invece l'annuncio di quattro ore d'assemblea, oggi, nei nostro stabilimento: un'assemblea
che intralcera' la confezione dei Giornale, e che segue gli "avvertimenti" sindacati di cui aveva fatto cenno il direttore Belpietro.
Sarebbe opportuno che Paolo Serventi Longhi - alcune frasi dei quale sono state ritenute minacciose da Emilio Fede - si desse una calmata: e sarebbe opportunissimo che desse le dimissioni. Se lo estasia l'essere un agit-prop di Cofferati faccia pure. Se gli sembra che il professor " Pancho" Pardi e l'Agnoletto siano i luminari dell'Italia d'oggi non vogliamo dissuaderlo. Ma limiti queste eccentricita' al suo privato, senza coinvolgere migliaia di professionisti dell'informazione che sono di tutt'altro parere. L'informazione italiana secondo Serventi Longhi e " drogata" e controllata da una sola persona (sapete di chi si tratta). Prevaricatrice, quella sola persona, per fuscita di pochi quotidiani: e vittime della prevaricazione coloro the hanno imbavagliato la stampa. Il segretario della Fnsi e felice come una Pasqua se i giomali non escono, e ci si deve contentare - in un Paese dove si lotta per invogliare la gente alla lettura - di notiziari della televisione.
Noi crediamo d'avere esercitato, uscendo, un diritto: e adempiuto un dovere. Cosi come crediamo che lo scioperare o il non scioperare sia un diritto e non un dovere dei lavoratori. Lasciamo giudicare ai lettori - quelli nostri abituali e quelli occasionali - se le pagine che siamo stati in grado di stampare contenessero - Cofferati dixit - solo propaganda, oppure l'informazione d'un quotidiano che e politicamente schierato, ma che e soprattutto schierato dalla parte dei suoi lettori. Non abbiamo potuto stampare in turni gli stabilimenti dei quali solitamente ci serviamo, ed e pertanto accaduto che in qualche zona il Giornale sia mancato. Ci scusiamo per le involontarie assenze e - tollerate un po' d'autoelogio - siamo orgogliosi per le presenze. "
La deriva massimalista, illiberale della sinistretta italica diventa ora addirittura farsesca. E' stupefacente. Grazie Cofferati, grazie Serventi Longhi.
Cordiali saluti.




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-; ben chiaro è, però, il suo vero modello: Giuseppe Stalin. Ma a voi piace parlare, parlare, parlare... 