Il Cocer rompe sul contratto: «Governo bugiardo e incompetente»
Un dispiacere così forse il Governo non se lo aspettava. Soprattutto dai militari, tanto coccolati e corteggiati dalla destra. E invece prima Berlusconi, poi Frattini hanno dovuto ingoiare due vigorosi non possumus proprio dal Cocer, il sindacato-parlamentino delle forze armate. Che il 16 aprile si è presentato, in divisa, davanti palazzo Chigi per chiedere al Cavaliere di mantenere le promesse fatte un anno fa, e due giorni dopo ha deciso di rompere le trattative con il governo sul nuovo contratto di lavoro e di ritirare la delegazione dal tavolo di concertazione.
Perché, dicono, si sono stufati di parole inconcludenti, ma soprattutto per «l'approssimazione con cui questo governo ha affannosamente portato avanti la concertazione mediante l'istituzione di un deludente tavolo tecnico dal quale traspare, oltretutto fin dal primo incontro, indifferenza e scarsa conoscenza delle tematiche militari», come scrivono nella lettera che il maggiore Carlo Gustavo Giuliana ha consegnato al ministro Frattini prima che il Cocer abbandonasse palazzo Vidoni, dove giovedì scorso era prevista una riunione per il nuovo contratto dei militari. «Prendiamo atto, con rammarico» che dall'insediamento del Governo «i nostri principali riferimenti istituzionali ci hanno sempre ignorati oppure hanno tergiversato fino all'attuale situazione di stallo contrattuale» spiega il documento dei militari.
Così il Cocer se n'è andato, ma con un giallo. Mentre i rappresentanti di ufficiali, sottufficiali e volontari si allontanavano, il maresciallo Domenico Leggiero, faceva il percorso inverso e si sedeva al tavolo delle trattative. «Ci siamo meravigliati perché Leggiero non fa parte della delegazione trattante e così abbiamo chiesto al funzionario a che titolo entrasse: ci ha risposto che era stato invitato dal sottosegretario Saporito» spiega il maresciallo Alfredo Squitieri, dell'Aeronautica «Evidentemente il Governo ha perso la testa e adesso pretende anche di scegliere con chi fare le trattative». Il giorno prima Leggiero, che oltre a far parte del Cocer è anche consigliere comunale di Alleanza nazionale al comune di Sesto Fiorentino, aveva bollato la manifestazione davanti palazzo Chigi dicendo di provare "disagio e imbarazzo per la sgradevole strumentalizzazione di cui è stata oggetto la rappresentanza militare". «Un disagio a scoppio ritardato quello del maresciallo Leggiero» commenta Cosimo Ciccarese che rappresenta i volontari dell'Aeronautica, una realtà relativamente nuova nelle Forze armate «visto che anche lui aveva approvato la delibera con la quale il Cocer decideva di protestare davanti al palazzo del Governo». Lo stesso giorno, sempre Leggiero veniva audito, questa volta come presidente di una associazione di militari, dalla Commissione difesa della Camera, presieduta dal generale-deputato Luigi Ramponi, anch'egli di An. Ciccarese è scandalizzato: «Ma come, la legge dice che al Cocer spetta la tutela del personale, e la Commissione difesa invece di convocare noi chiama un privato cittadino per dare un parere su di una legge che riguarda gli infortuni in servizio? E questo il rispetto che hanno per i militari?». La delusione è forte, anche tra quanti all'inizio ostentavano simpatia per questo esecutivo. «Da tempo chiediamo al Governo di sciogliere alcuni nodi politici fondamentali per il comparto della Difesa» afferma ancora Cosimo Ciccarese «ma non abbiamo avuto risposte, nonostante le tante promesse pre-elettorali. Abbiamo al contrario la sensazione che ci sia un disegno di mortificazione che passa attraverso la compressione, prima, e la negazione, poi, di alcune conquiste importanti come l'orario di lavoro». «Il problema oggi non è più quale sia il ruolo del Cocer, ma piuttosto la sua legittimità stessa» sbotta il maresciallo Giuseppe Pesciaioli, che fa servizio a Foligno «perché la legge ci riconosce la rappresentanza formale dei militari, ma questo governo si rifiuta di considerarci degli interlocutori».




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