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  1. #1
    I Have a Dream
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    Predefinito I Classici del Pensiero Politico (1). Thomas Hobbes

    E' mia intenzione provare ad istituire un piccolo angolo letterario dove ripercorrere e riprendere i Filosofi che hanno fatto Nobile la Politica...

    Inizio con la cronologia della vita di Hobbes, spero vogliate partecipare... Ciao.

    1588
    5 aprile: nasce Thomas Hobbes a Malmesbury.

    1607
    Consegue ad Oxford il diploma da baccelliere delle arti.

    1608
    È introdotto nella famiglia del barone William Cavendish di Hardwicke, più tardi (1613) conte di Devonshire, come precettore del figlio.

    1610

    1613
    Col suo discepolo compie il primo viaggio all’estero, visitando la Francia e l’Italia.

    1613
    Al ritorno del viaggio rimane presso il barone Cavendish come segretario privato, e si dedica per lunghi anni liberamente agli studi umanistici.

    1628
    Morto il suo ex-discepolo, che era succeduto al padre nella contea tre anni prima, viene licenziato dalla famiglia.

    1629
    Esce la sua prima opera, la traduzione inglese delle Storie di Tucidide.

    1629

    1630
    Compie un secondo viaggio in Francia quale precettore del figlio di Sir Gervase Clifton, nobiluomo scozzese. Cade in quest’epoca la sua conoscenza con l’opera di Euclide che dà un nuovo orientamento alla sua vita di pensiero, trasferendola dalla cultura umanistica a quella scientifica.

    1631
    Viene nuovamente assunto dalla contessa di Devonshire quale processore del primogenito.

    1634

    1637
    Ha luogo il terzo viaggio in Francia e in Italia col giovane pupillo della Famiglia Cavendish: entra in dimestichezza a Parigi col padre Marino Mersenne, e a Firenze avvicina Galileo.

    1637
    Al ritorno del viaggio lascia la famiglia dei suoi protettori.

    1640
    Conclude la sua prima opera filosofica, che contiene già in germe gran parte del suo sistema. Gli Elements of Law Natural and Politic; rimasta inedita ma diffusa tra gli amici, suscita contro il suo autore le reazioni dei nemici del re. Si reca in volontario esilio in Francia poco prima dell’inizio del lungo Parlamento.

    1641
    Scrive la Obiectiones ad Cartesii meditationes de prima philosophia.

    1642
    Esce a Parigi in edizione privata il De cive.

    1646
    È incaricato di insegnare le matematiche al principe di Galles rifugiato a Parigi.

    1647
    Esce la seconda edizione del De cive, accresciuta di una prefazione ai lettori e da note, ad Amsterdam, mentre egli dimora ancora a Parigi.

    1651
    Esce a Londra l’edizione inglese del Leviathan.

    1652
    Avvenuta la rottura con gli esiliati monarchici, instaurata in Inghilterra la repubblica di Cromwell, ritorna in patria, donde non promuoverà più per il resto della vita.

    1653
    Accetta l’invito del conte di Devonshire, suo antico discepolo, di stabilirsi presso di loro in campagna, dove d’ora in poi trascorrerà gran parte dell’anno.

    1654
    Esce a cura di un giovane anticlericale, John Davies, e senza l’autorizzazione dell’autore, il primo scritto sulla libertà in polemica col vescovo Bramhall, dal titolo Of Liberty and Necessity.

    1655
    Esce a Londra la prima parte del sistema: De corpore.

    1656
    Appare a Londra, col consenso dell’autore, un’opera che raccoglie tutti gli scritti costituenti l’intera controversia col vescovo Bramhall dal titolo The Questions concerning Liberty, Necessity and Change.

    1658
    Esce a Londra la seconda parte del sistema: De Homine.

    1659
    Compone la Historia ecclesiastica carmine elegiaco concinnata di 1123 distici latini, che sarà pubblicata soltanto qualche anno dopo la sua morte, a cura di Thomas Rymer. È soprattutto una storia dell’eresia in polemica con la chiesa e in dispregio della teologia.

    1660
    Avvenuta la restaurazione monarchica, egli si reca a Londra a ricevere al suo ingresso Carlo II, il suo antico discepolo di matematica, ed è accolto benevolmente, e favorito di una pensione.

    1662
    Scrive le Considerations upon the Reputation, Loyalty, Manners and Religion, per difendersi dall’accusa di aver scritto il Leviathan allo scopo di sostenere Cromwell, accusa che gli era stata mossa da John Wallis, professore ad Oxford, suo perenne antagonista in questioni matematiche.

    1665

    1666
    Per difendere il Leviathan dall’accusa di empietà, scrive An historical Narration concerning Heresy and the Punishement thereof, rimasta incompiuta. Come frutto degli studi giuridici, coltivati per sostenere la propria difesa, scrive A Dialogue between a Philosopher and a Student of the Common Laws of England, rimasto anch’esso incompiuto, in cui sostiene il primato della legge scritta (statute law) sulla consuetudine (common law).

    1668
    Compare un’edizione latina, corretta ed attenuata, del Leviathan, nella Opera philosophica quae latine scripsit omnia, ad Amsterdam. Scrive una storia del Lungo Parlamento intitolata Pehemonth. The History of the causes of the civil wars of England.

    1672
    Scrive un’autobiografia in versi, Vita carmine expressa, pubblicata subito dopo la sua morte, insieme con una Vita e un Vitae Auctarium, di tono apologetico, del medico Richard Blackborne.

    1675
    A ottantasette anni traduce dal greco per intero l’Illiade e l’Odissea. Così la sua lunga vita dedicata tutta quanta ad opere di pensiero si apre e si chiude umanisticamente con traduzioni di due tra i più celebri autori dell’antichità.

    1679
    4 dicembre: muore a novantun anni presso il suo protettore ad Hardwicke, e viene sepolto nella cappella di famiglia dei conti di Denvonshire.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

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  2. #2
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    al più presto scriverò qualcosa sul grande Hobbes, anticipatore del contrattualismo e pensatore interessantissimo.
    salut

  3. #3
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    Predefinito

    Per spiegare la filosofia di Hobbes ci vorrebbe troppo spazio, e un forum mi sembra inadatto.
    Mi limiterò quindi a postare un breve sunto del suo pensiero politico, che è quello che a noi interessa più da vicino.



    I presupposti che stanno alla bse della costruzione di Hobbes della società e dello Stato sono fondamentalmente due.

    1) in primo luogo, il nostro filosofo ammette che, pur essendo relativi tutti i beni, vi sia fra di essi un primo e originario bene, che è la vita e la conservazione della medesima (e quindi un primo male che è la morte).

    2) In secondo luogo, egli nega che esistano una giustizia e una ingiustizia naturali, dato che, come abbiamo visto, non ci sono "valori" assoluti, e sostiene che questi siano frutto di "convenzioni" stabilite da noi stessi, e che quindi siano conoscibili in maniera perfetta e a priori, insieme a tutto ciò che da esse scaturisce.

    1) "Egoismo" e 2) "convenzionalismo" sono, dunque, i cardini della nuova scienza politica, che, secondo Hobbes, potrà dispiegarsi come sistema deduttivo perfetto, così come quello della geometria euclidea.

    La nuova concezione politica di Hobbes costituisce il rovesciamento più radicale della classica posizione aristotelica. Lo Stagirita sosteneva, infatti, che l'uomo è "animale politico", cioè fatto per vivere con gli altri in una società politicamente strutturata; egli inoltre assimilava questo essere "animale politico" dell'uomo con lo stato proprio altresì degli animali, quali le api e le formiche, che desiderando e fuggendo le stesse cose e dirigendo le loro azioni a fini comuni, si aggregano spontaneamente. Hobbes contesta vivacemente la proposizione aristotelica e il paragone. Ciascun uomo, per lui, è profondamente diverso dagli altri uomini e quindi da esso staccato (è un atomo di egoismo). Pertanto ciascun uomo non è affatto legato agli altri uomini da un consenso spontaneo come quello degli animali, che si basa su un "appetito naturale". Il movente determinante dell'azione umana è invece l'utilità.

    Lo Stato dunque, non è un fatto naturale, ma artificiale. Esso nasce nel modo seguente.

    La condizione in cui gli uomini naturalmente si trovano è quella di guerra di tutti contro tutti. Ciascuno tende ad appropriarsi di tutto ciò che serve alla propria sopravvivenza e conservazione. E poiché ciascuno ha diritto su tutto, e non v'è limite posto da natura, ne nasce l'inevitabile sopraffazione degli uni sugli altri. E' in questo contesto che Hobbes usa la frase di Plauto homo homini lupus, che non denota tuttavia un'impronta di pessimismo morale, ma un rilievo sulla condizione naturale dell'uomo, derivante dalla necessità dell'autoconservazione.

    In questa situazione, l'uomo rischia di perdere il bene primario, che è la vita, essendo in ogni istante esposto al pericolo di una morte violenta. Tutto ciò deprime ogni iniziativa ed attività produttive.

    Da questa condizione l'uomo esce facendo leva su due elementi basilari:

    a) su alcuni istinti e b) sulla ragione.

    a) Gli istinti sono il desiderio di evitare la guerra continua, per avere salva la vita, e il bisogno di procacciarsi il necessario alla sussistenza.

    b) La ragione è qui intesa non tanto come valore in sé, quanto come strumento atto a realizzare quei desideri di fondo.

    Nascono, in questo modo,le "leggi di natura", che non sono se non la razionalizzazione dell'egoismo, le norme che permettono di realizzare l'istinto dell'autoconservazione.

    Solitamente si ricordano le prime tre, che sono le principali. Ma Hobbes, nel Leviatano (1651), ne elenca diciannove. Il modo in cui egli le pone e le deduce dà un'idea del come gli si servisse del metodo geometrico applicato all'etica e del come intendesse reintrodurre, sotto nuova veste, quei valori morali che aveva escluso, e senza i quali non si costruisce alcuna società.

    1) La prima e fondamentale regola comanda di sforzarsi di cercare la pace.

    2) La seconda regola impone di rinunciare al diritto su tutto, ossia a quel diritto che si ha nello stato di natura, e che è quello che scatena tutte le contese.

    3) La terza legge impone, una volta che sia sia rinunciato al diritto su tutto "che si adempiano i patti fatti". Nasce di qui la giustizia e l'ingiustizia (giustizia è stare ai patti, ingiustizia trasgredirli).

    Queste leggi, tuttavia, non bastano ancora di per sé per costituire la società, giacché occorr anche un potere che costringa a rispettarle: i "patti senza la spada che ne imponga il rispetto" non servono ad ottenere lo scopo che ci si prefigge. Per conseguenza, secondo Hobbes, occorre che tutti gli uomini deputino un unico uomo (o un'assemblea) a rappresentarli.

    Ma si noti bene: il "patto socilae" non è stretto dai sudditi con il sovrano, bensiì dai sudditi tra di loro. (totalmente diverso sarà il patto sociale di cui parlerà Rousseau). Il sovrano resta fuori del patto e resta il solo depositario delle rinuncie dei diritti dei sudditi, e, dunque, unico a mantenere tutti gli originari diritti. Se anche il sovrano entrasse nel patto, non si eliminerebbero le guerre civili, perché nascerebbero tosto contrasti vari nekla gestine del potere. Il potere del sovrano (o dell'assemblea) è indiviso e assoluto. E, questa, la più radicale teorizzazione dello Stato assolutistico, dedotta non dal "diritto divino", (come era stata dedotta in passato), ma dal "patto sociale" sopra descritto.

    Poiché il sovrano non entra nel gioco dei patti, una volta ricevuti nelle sue mani tutti i diritti dei cittadini li detiene irrevocabilmente. Egli è al di sopra della giustizia (perché la terza regola vale, come le altre, per i cittadini, non per il sovrano). Egli può intervenire anche in materia i opinione, giudicare, approvare o proibire determinate idee. Tutti i poteri debbono concentrarsi nelle sue mani. La stessa Chiesa deve essergli soggetta. Lo Stato interverrà quindi anche in materia di religione. E poiché Hobbes crede nella Rivelazione e quindi nella Bibbia, lo Stato che egli ipotizza, a suo avviso, dovrà essere arbitro anche in materia di interpretazione delle Scritture e di dogmatica religiosa, troncando in tal modo ogni motivo di discordia. L'assolutismo di questo stato è veramente totale.


  4. #4
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    Predefinito

    Mah... onore ad Hobbes... ma non al filosofo!

    Facezie a parte, sbaglio o il sunto che hai postato è tratto dal libro di Antiseri?

  5. #5
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    Predefinito Continuo riportando qualche passo celebre delle sue opere...

    "...dall'arte viene creato quel gran Leviatano chiamato comunità politica o Stato, il quale non è altro che un uomo artificiale, sebbene di statura e forza superiore, maggiore di quello naturale..."

    "Questa pretesa di un patto con Dio é una evidente menzogna, anche nella coscienza di coloro che la affermano, e non solo é un atto ingiusto, ma é anche vile e inumano"

    "Se per il tempo e per lo spazio si potesse parlare di alto e di basso credo davvero che la parte più alta del tempo sarebbe quella compresa tra il 1640 e il 1660. Chi infatti da quegli anni, come dalla montagna del diavolo, avesse osservato il mondo e giudicato le azioni degli uomini, specialmente in Inghilterra avrebbe potuto avere un panorama di ogni specie di ingiustizia ed ogni specie di ipocrisia e presunzione, delle quali l'una è dopia iniquità, l'altra doppia follia."
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

  6. #6
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    Predefinito La Bibliografia.

    "Thomas Hobbes, filosofo inglese (Westport, Malmesbury, 1588 - Hardwick Hall, Derbyshire, 1679).
    Finiti gli studi a Oxford si impiegò come precettore di un gentiluomo suo coetaneo, appartenente alla famiglia dei Cavendish. A Parigi ebbe rapporti con Cartesio e con Gassendi e divenne amico del padre Mersenne. Durante un viaggio in Italia fece visita a Galileo. Nel 1640 pubblicò in inglese gli Elementi della legge naturale e politica, nel 1642 il De cive nel 1651 il Leviathan che alcuni giudicarono composto con intenti adulatori verso Cromwell. Il De corpore (1655) e il De homine (1658) completarono il De cive, fornendo le necessarie premesse fisiche e psicologiche alle dottrine in esso sostenute. Nel 1667 la camera dei comuni, in un bill che aveva di mira il Leviathan, reclamò misure contro gli atei. Il re Carlo II prese il filosofo sotto la propria protezione a condizione che egli non pubblicasse più nessuno scritto. Verso il 1670 Hobbes compose, ma naturalmente non pubblicò, Behemot o Il "parlamento lungo", storia dei precedenti della guerra civile inglese, una Storia ecclesiastica e nel 1672 la Autobiografia in distici latini. In questo periodo egli ruppe il silenzio solo per partecipare a discussioni su questioni matematiche. Per Hobbes esistono solo sostanze materiali e tutti i fenomeni si riducono a movimenti di corpi legati dal nesso causale (materialismo meccanicistico). L'anima umana è anch'essa un ente corporeo. Tutte le conoscenze derivano dalle sensazioni, che sono a loro volta modificazioni prodotte dall'oggetto corporeo sui nostri organi di senso. I concetti sono solo segni o nomi (nominalismo) usati per padroneggiare più agevolmente la molteplicità dei dati sensibili. Il ragionamento è una combinazione o calcolo di tali segni. Bene e male si identificano con i concetti di piacevole e doloroso. L'uomo agisce condizionato dalle forze materiali che convergono su di lui e non è più libero di un sasso che cade. È appunto questa assoluta determinazione dei comportamenti umani che rende possibile la costruzione di una scienza politica rigorosa. Gli uomini perseguono istintivamente la propria conservazione: per sottrarsi alla violenza senza limite che regna nello stato di natura (giacché l'uomo non è affatto quell'"animale socievole" che riteneva Aristotele) essi stipulano un accordo (contratto sociale), in forza del quale tutti i diritti individuali vengono trasferiti allo Stato. In seguito a questa cessione totale, che d'altronde è la condizione necessaria della convivenza civile, il giusto, l'ingiusto e perfino la verità religiosa hanno come unico fondamento le scelte della volontà sovrana. La dottrina di Hobbes è una teorizzazione coerente e rigorosa dell'assolutismo politico e deriva da una concezione pessimistica della natura umana (homo homini lupus), che ricorda quella di Machiavelli. Il potere assoluto del re non discende da un presunto diritto divino, ma trae origine da quel contratto che ha fatto uscire gli uomini dalla precarietà dello stato di natura: si ha qui una sorta di capovolgimento ironico dell'ipotesi contrattualistica, usata abitualmente nella polemica antiassolutistica proprio per giustificare la richiesta di limitazione del potere regio."

    Buonanotte.
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
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  7. #7
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    Originally posted by Skepto
    Mah... onore ad Hobbes... ma non al filosofo!

    Facezie a parte, sbaglio o il sunto che hai postato è tratto dal libro di Antiseri?
    L'avevo salvato sul computer. Credo di averlo trovato a spasso sul web.

  8. #8
    I Have a Dream
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    Mah... onore ad Hobbes... ma non al filosofo!
    Perchè?
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
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  9. #9
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    Il suo avatar rappresenta Hobbes, però la tigre inventata da Watterson, nel fumetto Calvin e Hobbes. C'è da dire che il personaggio di Hobbes è ispirato al filosofo, come Calvin è ispirato a Calvino.

  10. #10
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    Bravo Alberich. (d'altra parte, dal vecchio avatar, si capiva che sei perlomeno pratico di fumetti).
    Davvero i due personaggi sono ispirati ai filosofi, nomi a parte?
    Perchè a dire il vero da quando ho studiato Hobbes non mi è mai capitato nemmeno un Tigrotto Psicotico con Istinto Omicida sottomano, per cui non ho fatto in tempo ad accorgermi dei paralleli...

 

 
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