Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
    ghost dog
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    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa, la vittoria e il ritorno, tu conceda, ma se una sola cosa, o Dio, darai,la vittoria concedi sola! »
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    Predefinito A Baghdad è guerra popolare

    La tv araba. Senza censure.

    Ancora una corrispondenza di grandissima forza di Rosarita Catani
    che mi scrive da Ammnan, in Giordania.
    Queste che descrive sono le immagini senza censura trasmesse questa sera dalla televisione giordana. E non hanno bisogno davvero di alcun commento per capire cosa sta accadendo a Baghdad ed in Iraq in queste ore.
    Ci sarebbe da capire il perché la Rai, Mediaset e la 7 non le diffondono. Ma in realtà lo sappiamo già.
    r. (da Baghdad)


    5.4.03. “Aeroporto di Bagdad”.

    di Rosarita Catani
    da Shafa Badran
    (Amman)
    Giordania

    L’aeroporto di Bagdad è di nuovo in mano agli iracheni a seguito di un operazione compiuta da “fedayn”. Sono entrati all’interno dell’aeroporto carichi di tritolo e si sono fatti saltare in area.
    Si vedono le immagini dei carri armati americani distrutti.
    Le persone scendono per strada, saltano sui carri armati americani e cantano inni di vittoria.

    Gli americani sono ad Abu Greb a 40 Km da Bagdad.

    Vedo le immagini della capitale irachena. Strade distrutte, case distrutte.
    “Guardate, guardate - grida uno uomo ai giornalisti – mi hanno distrutto la casa, era tutto quelo che avevo.”
    Un’altra persona intervistata dice: “Loro – gli americani – dicono che noi non li amiamo io dico perché. Il perché è evidente ci hanno ucciso i nostri figli, hanno ammazzato la nostra storia ed adesso vogliono prendere la nostra terra”.
    Ancora bombardamenti.

    Ad Al Musal , vicino Bagdad non si conosce ancora l’entità dei morti. Si vede il fumo nero. Scende una pioggia di cenere.

    A Basra nuovi bombardamenti, colpite 8 case, 51 sono i morti.
    Alle porte della città si vedono soldati americani che perquisiscono uomini e donne.
    Un uomo piange! Vede che i soldati perquisiscono la moglie e la figlia.
    Sono vestite in modo tradizionale. I soldati mettono le mani all’interno dei loro vestiti, toccano le parti più intime. Lui si sente impotente dinanzi a questa scena e grida “Kalas” – Basta basta.

    Se per una donna europea questo è umiliante, per una donna araba è una violenza inaudita.

    Ancora rastrellamenti. Sfondano le porte delle case a calci. Entrano, cacciano le persone fuori di casa..
    Mio Dio, non so se questo è consentito.
    Sono entrati in una casa. Le persone dormivano. Hanno preso degli uomini li hanno incappucciati con sacchi di plastica. Gli hanno legato mani e piedi. Incaprettati. Li buttano fuori a calci e gli puntano il fucile alla testa.

    Mi sento impotente anch’io dinanzi a tutto questo.
    La televisione araba non fa altro che lanciare appelli per gli aiuti umanitari in Iraq. Lanciano sport ogni cinque minuti. Hanno bisogno di sangue e di medicine al più poresto.
    --------------------------------------------------------------------------

    Rosarita dalla Giordania.

    Ho ricevuto pochi minuti fà queste impressioni dalla Giordania. L'autrice è una reporter indipendente che si trova ora in Giordania, a Shafa Badran, non lontano da Amman.
    Il suo stile è asciutto, forse un pò "ruvido", ma rende molto bene lo spirito con il quale l'opinione pubblica araba vive questa crudele ed illegale guerra contro l'Iraq.
    Per di più, Rosarita Catani,di evidente origine italiana, ci descrive le immagini trasmesse dalle televisioni arabe. Immagini che in Italia sono censurate, omesse, tagliate per la collusione che esiste tra i network televisivi nazionali
    e la propaganda degli Stati Maggiori anglo-americani.
    Altra spiegazione non c'è del perchè le immagini tv che Rai, Mediaset e la 7 ci trasmettono riprendendole dai canali arabi sono tutte uguali e funzionali al principio della "guerra giusta".
    Grazie a Rosarita, che con una buona dose di coraggio e di onestà intellettuale ha acconsentito alla mia richiesta di rivelarsi pubblicamente. Come una reporter di razza.

    Altre corrispondenze mi invierà Rosarita, con la quale sono in contatto quotidiano, e così come lei le scriverà, senza censureo mediazioni le proporrò quì.
    Da questo formidabile punto di osservazione che è la Giordania.
    r. (da Baghdad)

    di Rosarita Catani
    da Shafa Badran
    Amman
    Giordania

    "4.4.03.- Il Re Abdallah di Giordania chiedeva al governo americano di far entrare le derrate alimentari che giacciono al confine Giordania – Iraq.
    I responsabili hanno negato l’entrata di tali derrate che ad oggi giacciono ancora sul confine. Secondo fonti locali gli americani vorrebbero loro distribuire il cibo per non darlo a tutta la popolazione che ne ha bisogno.Qui inizia a far caldo ad Amman oggi erano 30°, mentre in Iraq si raggiungevano i 35° quindi tutto il cibo ed i medicinali che sono giacenti sul confine rischiano il deterioramento.
    La televisione araba riporta che circa 1.500.000 della popolazione irachena è senza cibo, senza acqua.Oggi ad Amman sono scese in Piazza circa 15.000 persone a manifestare contro la guerra.
    Una donna irachena, con il viso segnato dal dolore, senza neanche più lacrime nei suoi occhi per poter piangere i suoi morti, raccontava di aver perso i suoi figli e che gli altri due erano in Iraq. Dice: “Inshallah” (se Dio vuole) Saddam caccia gli americani fuori dalla nostra terra.Un’altra donna grida speriamo (inshallah) Bush si rompa in due e gli americani vadano fuori da queste terre. Un uomo piange: Basta! Dice urlando stanno ammazzando i nostri figli”.
    La televisione araba continua ad inviare immagini e le notizie si susseguono. Gli americani sono arrivati all’aereoporto “Saddam Hussein” in Bagdad.
    Saddam Hussein fa un annuncio per televisione e dichiara di voler bombardare l’aereoporto per non lasciarlo in mano americana. Altri bombardamenti sull’Iraq. Le bombe cadono sulla gente, sui palazzi civili. Le immagini che vediamo sono terribili. Una donna incinta morta mentre si recava con la macchina all’Ospedale per partorire a seguito del bombardamento. Un ragazzo ferito rischia di perdere la sua gamba. Un susseguirsi di notizie, una dopo l’altra.
    La convenzione di Ginevra per gli americani non esiste.
    Non rispettano diritti umani.
    A Naief , un piccolo centro, si vedono i soldati americani che fermano una macchina con a bordo due civili iracheni. Vengono invitati a scendere. Dopo li maltrattano, vengono a forza spinti ed inginocchiati per terra, percossi sulla testa, perquisiti. Le perquisizioni proseguono nelle case. Gli uomini vengono presi, come capre e trasportati su camion.
    La situazione più grave è a Basra (Bassora) dove manca acqua, luce elettrica, medicinali. C’è grave pericolo di epidemie.I bambini soprattutto non riusciranno a sopravvivere. Specialmente i più piccoli che hanno gravi forme di dissenteria e non ci sono medicine per curarli.Negli ospedali manca tutto. Manca l’anestesia, disinfettanti. Si stanno utilizzando delle bende racimolate per caso per medicare.
    I bambini, che brutto vedere quei corpicini martoriati. Un bambino piccolo, avrà avuto circa tre anni, con il ventre aperto ed il braccio dilaniato. Non piange, non versa una lacrima, non grida e non chiede della mamma, non è morto è sveglio e si guarda intorno. I medici stanno tentanto di tutto per salvarlo. Senza guanti, le mani sporche di sangue per tamponare, per medicare.
    Non posso vedere queste immagini."

    di Rosarita Catani
    da Shafa Badran
    (Amman)
    Giordania

    -------------------------------------------------------------------------------
    All'aeroporto di Baghdad ora si combatte.Pare in città vi siano tra i 2 e i 4 fronti. L'imparità dello scontro denota una fortissima resistenza popolare.

    Iraq!
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  2. #2
    Franciscu Pala
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    Predefinito

    Prendendo spunto dall'interessante problema della comunicazione, della rappresentazione della guerra, dal rapporto tra storia/fatti e storiografia/rappresentazione dei fatti...
    ...in primo luogo segnalo alcuni link a media giordani, in secondo luogo trascrivo le parole di una stimolante intervista ad Oliviero Toscani.

    ---

    Alcuni media giordani

    www.jrtv.com
    Jordan Radio and Television Corporation

    www.star.arabia.com
    Settimanale in inglese.

    www.jordantimes.com
    È un quotidiano giordano in inglese. Fondato nel 1975, è edito dalla Fondazione per la stampa giordana, che pubblica anche Al Ra’i, il più diffuso quotidiano in arabo del paese. Vende circa cinquemila copie.

    www.petra.gov.jo
    Agenzia di stampa in inglese e arabo.

    _________________________



    Media e Guerra: Intervista a Oliviero Toscani

    da www.radioradicale.it

    Intervista radiofonica a cura di Emilio Targia

    Ascolta l'intervista (11min 31"): http://audio-5.radioradicale.it/ramg...3844.rm?start="00:00"&end="111"



    Roma, 29 marzo 2003

    D: Vogliamo tornare a parlare di media e guerra rispetto allo scenario dell’Iraq di questi giorni e di queste ore e cercare di analizzare un po’ gli spunti che dal punto di vista mediatico tutto questo ci offre. Lo facciamo quest’oggi con Oliviero Toscani che salutiamo, buongiorno Oliviero.

    R: Buongiorno

    D: Come sicuramente chi ascolta Radio Radicale sa, Oliviero Toscani è da tempo attento, partecipe per meglio dire, di molte iniziative radicali a livello di diritti civili, su tutte ovviamente la questione della pena di morte. Io ci terrei molto Oliviero al tuo parere perché vorrei capire un po’ tu, uomo di comunicazione, come stai vivendo quella che forse è davvero la prima guerra, come dire, in diretta televisiva in tutti i sensi, stavolta forse possiamo davvero dirlo. Quel che offre, le immagini che arrivano, il come arrivano, insomma: il dato ‘comunicazione’. Terrei molto alla tua analisi su questo, in questo conflitto.

    R: Beh, direi che non è la prima guerra che vediamo in diretta. Abbiamo visto l’altra guerra del Golfo in diretta. Devo dire che io feci anche un numero di Colors nel ’92, appena finita la guerra o ancora durante la guerra del Golfo, dedicato alla guerra in cui si diceva che la guerra è ormai un fatto mediatico. In fondo chi va alla guerra sono qualche centinaia di migliaia ma tutti gli altri la fanno attraverso i media, attraverso soprattutto la televisione. Soprattutto attraverso quello che ci dà la televisione.

    D: In questo caso alludevo al fatto che la novità sarebbe la presenza delle TV arabe, Al Jazeera, Abu Dabi TV, che offrono anche, come dire, l’altra sponda e ci consentono forse una visione più organica di quel che accade.

    R: Voglio dire, non c’è bisogno di andare a vedere le TV arabe: io in questo periodo sono per ragioni di lavoro in Francia e devo dire che i media francesi hanno un atteggiamento completamente diverso dai nostri. Hanno un atteggiamento di chi ha preso una posizione netta, non come noi. [...]

    D: Senti, rispetto proprio alla questione mediatica… io mi ricordo che facemmo un dibattito qui a Radio Radicale sulla questione pena di morte. Era una decina di anni fa e si parlava di pena di morte in diretta televisiva. Secondo me c’è un punto di contatto con quanto sta accadendo in queste ore. La CNN si è in qualche modo censurata su alcune immagini, sulle immagini dei prigionieri, eccetera. Questo ha alimentato un dibattito sui media molto ampio, anche in Italia. Chiedo a te, c’è un confine etico, deontologico, se c’è un confine, su magari mostrare il bombardamento di Baghdad ma poi nel non mostrare invece le conseguenze finali, chiare, concrete, cioè le vittime, il volto delle vittime…

    R: Ma è chiaro che non vediamo assolutamente niente. Noi vediamo veramente l’avanspettacolo della guerra eh. Non c’è veramente il coraggio di far vedere ciò che è veramente la guerra. Perché chiaramente la guerra in televisione va bene per il marketing ma fino a un certo punto… poi dopodiché, chi fa pubblicità in televisione non fa più pubblicità se in televisione si vede veramente la guerra. Eh, è logico. Finché è uno show va bene, finché è uno show va bene… non siamo abbastanza civili ancora per poter guardare qualsiasi immagine. Potremo guardare qualsiasi immagine il giorno che saremo veramente civili, in fondo, un giorno ci renderemo conto che non è l’immagine la tragedia ma è ciò che veramente sta succedendo.
    Non è che non guardando le immagini, perché sono censurate da qualcuno, non succedono le tragedie disumane.
    Quindi, quello che vediamo in realtà è niente. È ciò che va bene per il marketing televisivo.


    D: Quindi non sarebbe corretto, da questo punto di vista, stabilire un confine sulle immagini…

    R: No, non esiste un confine per le immagini perché chi decide questo? Chi ha diritto di vedere di più e decidere quello che altri non devono vedere? Chi ha diritto di editare, tagliare, accelerare, rallentare perché così va bene per il mercato? Eh, signori, perché alla fine siamo sempre e comunque dei consumatori. La televisione ci viene fatta vedere, anche la guerra, in rapporto alla nostra capacità di consumare poi dei prodotti che vengono spinti parallelamente ai redazionali e alle dirette televisive sulla guerra però di fianco ci sono i biscottini, le magliettine, le automobiline e tutto quello che dobbiamo consumare.

    D: Oliviero, quanto pesano di più appunto le immagini di morti in televisione? Insomma, le morti sotto una telecamera, valgono davvero molto di più delle morti solo raccontate?

    R: Mah, ci sono chiaramente delle riprese televisive che sono più forti di un attacco aereo, di un attacco coi carri armati. Però è strano che, mentre nella pittura classica, ma direi anche nella grande pittura rinascimentale, si potevano guardare le tragedie, venivano dipinte le tragedie nelle grandi battaglie… forse allora erano più preparati a vedere queste cose mentre adesso non si vede una goccia di sangue… è fantastico no? C’è una guerra e non c’è una goccia di sangue! Non c’è un bambino che sta morendo… niente si vede, assolutamente. Continuiamo a dire che si vede la guerra… dov’è la guerra in televisione? Signori miei, svegliamoci!

    D: Quindi c’è anche una guerra mediatica, non c’è dubbio. Bush tra l’altro proprio in queste ore è molto arrabbiato con alcuni giornalisti. Io ti chiedevo questo, Oliviero, proprio perché mi volevo riallacciare ad una tua esperienza diretta e cioè la tua campagna sulla questione pena di morte negli Stati Uniti con il tuo vecchio committente, non so se possiamo fare il nome.

    R: Si, il vecchio.

    D: Ti è costata cara quella campagna… ed era proprio questo il tuo approccio, cioè il mostrare le facce, gli occhi, le storie specifiche, e quindi le storie vere, e spiegare cosa stavano a significare i numeri della pena di morte. Quindi volevi abbattere un po’ il muro dell’ipocrisia che è anche un po’ la chiave, se vuoi della canzone di Ruggeri di Sanremo per cui tu ha girato il video. Anche quella racconta una storia specifica. Quella è una chiave, forse, per capire alcune cose… una chiave pericolosa visto che ti è costato?

    R: Mah, non è che mi sia costato… mi è costato la delusione di vedere che di fronte al profitto anche delle aziende italiane, anche degli esseri che pensavi che fossero della gente civile, di fronte al profitto lasciano cascare le battaglie sui diritti civili e sui diritti umani. A me è costato solamente la presa di coscienza che, veramente, i soldi son più importanti dei diritti umani. Per questa ragione ci son le guerre e c’è tutto quello che succede. Devo dire che assolutamente a me personalmente non è costato niente. È costato solamente la delusione di vedere che tutto ciò è ancora possibile. È chiaro, anche li, se si andava troppo lontano non si vendevan più magliette quindi si lascia cascare il progetto umanitario perché le magliette son molto più importanti. Così come non si possono guardare certe immagini in televisione perché poi di fianco non ci possono attaccare le magliette, le automobili e quei prodotti che invece devono essere consumati.

    D: Un’ultimissima cosa Oliviero, fermo restando che in guerra la parola verità è faccenda difficilmente accessibile o comunque davvero complicata se non davvero impossibile, il cammino di avvicinamento a questa parola è più semplice secondo te, per seguire una guerra, leggendo i giornali, ascoltando la radio o guardando la televisione in queste ore?

    R: Io penso che bisogni ascoltare la radio. Perché la radio ti dà il modo di capire. Bisogna capire quando si parla di un bombardamento su un mercato con le persone e i bambini che muoiono, uno non si rende conto… insomma… siccome le vere immagini non le vedremo mai perché non fanno vendere… mi capite? Ci sono i programmi in competizione… Sky 1, con CNN, Rai Uno, Rai Due, son tutti in competizione, bisogna tenere l’audience! Allora, l’audience si tiene raccontando ma non facendo vedere. Forse è meglio leggere o ascoltare la radio. E poi chiaramente la nostra fantasia, la nostra cultura, purtroppo anche quello che abbiamo già visto nella storia delle guerre, le vere immagini di guerra che purtroppo son state fatte… purtroppo nel senso che c’è stata quella realtà da documentare, ci fan capire cosa sia veramente un bombardamento con della gente che muore. E muore della gente innocente. Io credo che la radio sia sempre il mezzo più stimolante per la creatività individuale di fronte alle tragedie.

  3. #3
    ghost dog
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    Si Tziku, aggiungi anche:


    http://www.aljazira.it


    E' ottima fonte. Si tratta del sito web di Al Jazira, la famosa televisione araba. E' in italiano e offre informazioni non filtrate da alcuna propaganda.


    .....anche molte di quelle immagini che non si vogliono vedere....

    ciao
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
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  4. #4
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    Eh, in Aljazira.it l'altra settimana ho visto alcune delle immagini più crude che abbia mai avuto modo di osservare.
    Credo tutti le debbano vedere, non per cinico scoopismo, nemmeno per necrofilia ma perché, assieme alle parole oneste e non censurate, sono l'unico modo per rendersi conto di quel che sta accadendo.
    Non credo però, solo per precisione, che l'ottimo sito aljazira.it sia collegato con la tv Al Jazeera (www.aljazeera.net).




    A proposito di parole libere, vi propongo il testo dell'ultima 'poesia in musica' di Brian Eno, finissimo artista, creatore di suoni e sincretismi culturali, profondo conoscitore e amante della cultura araba.

    da www.diariodiguerra.com


    Baby's On Fire (La bambina brucia)
    di Brian Eno

    La bambina brucia
    sarebbe meglio gettarla nell'acqua
    guardala mentre piange
    un'irachena dal macellaio
    La bambina brucia
    e tutti i giornalisti si prostituiscono
    aspettando le fotografie
    oh la storia è incantevole.
    Ma gli americani non guardano
    fai del tuo meglio per cambiare soggetto
    mentre le bombe esplodono esplodono
    danno credibilità all'oggetto.
    I fotografi scattano di qua e di là
    prendetevi il tempo che serve lei sta solo bruciando
    il nostro shock and awe (sciocca e terrorizza)
    è necessario per educare la bambina.
    Se Bush è il nostro signore della guerra
    la guerra è qualcosa alla quale ci abitueremo
    le nostre armi sono "roba calda"
    e roba calda è ciò in cui è ridotta la bambina.
    Dick Cheney e Carlyle
    molto scaltri con i loro accordi d'affari
    fanno le loro fortune
    vendeno armi che "tirano".
    Ken danza alla Enron
    e quando i clienti sono stati espropriati
    lui vuota i posacenere
    e mette in tasca ciò che ha raccolto.
    Ma la bambina brucia!
    E tutti i nostri cittadini sono d'accordo
    che la sua temperatura sale
    ma qualunque idiota se ne rende conto




    testo originale

    Baby's On Fire
    Brian Eno

    Baby's on fire
    Better throw her in the water
    Look at her crying
    An Iraqi to the slaughter.
    Baby's on fire
    And all the journalists are bitching
    Waiting for photos
    Oh the plot is so bewitching.
    Americans don't look
    Do your best to change the subject
    As the bombs blow blow
    Lend credibil'ty to the object.
    Photographers snip snap
    Take your time she's only burning
    Our shock and our awe awe
    Is necessary for her learning.
    If Bush is our warlord
    War is something we'll get used to
    Our weapons are hot stuff
    And that's what baby's been reduced to.
    Dick Cheny and Carlyle
    Very clever with their biz deals
    Making their fortunes
    Selling weapons that appeal.
    Ken dances at Enron
    And when the clients are evicted
    He empties the ashtrays
    And pockets all that he's collected.
    But baby's on fire!
    And all our citizens agree that
    Her temperatures rising
    But any idiot can see that.

 

 

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