(da LA STAMPA, 24/04/2002 Sezione: Cultura Pag. 21)
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LA CRISI DELLA SINISTRA DOPO LE ELEZIONI FRANCESI
CADUTI SUL GIROTONDO
E adesso, a sinistra, tutti cominceranno a fare i conti per vedere se si riesce, mettendo insieme i voti di qualche postino trotzkista o di qualche vetero-comunista uscito di letargo, a evitare una disfatta simile a quella del 21 aprile in Francia. Non solo nella stessa Francia, in vista delle elezioni legislative di giugno, non solo in Italia, dove le elezioni politiche sono ancora lontane, ma anche in Germania, dove dalla Sassonia giungono venti tempestosi, in Olanda, dove una socialdemocrazia senescente perde consensi a favore di una destra altrettanto estrema di quella di Le Pen, in Grecia, dove un´antica maggioranza socialista si sta lentamente sgretolando. Che la sinistra europea non godesse buona salute era chiaro da tempo. In Inghilterra il laburismo di Blair sopravvive solo perché si è messo su posizioni neo-thatcheriane dopo aver cercato vanamente una terza via. Sembrano passati secoli da quando Clinton, Blair, Schroeder e D´Alema salivano a Firenze sullo stesso palco tenendosi per mano. Qualcosa si è rotto nella sinistra europea dopo quell´ultimo effimero guizzo. In ogni settore in cui la società chiede cambiamenti - la giustizia, la scuola, il mondo del lavoro, la sicurezza individuale - recalcitra, resiste, produce attriti e non idee. Incapace di formulare programmi, esita tra mimetizzarsi a destra o a raccogliersi sotto bandiere movimentiste di cui non ha la guida. È come se la lunga corsa verso le strutture di potere iniziata due secoli fa l´avesse esaurita. Era partita dall´utopismo di Proudhon, è passata per le rivoluzioni ottocentesche, per il pensiero scientifico di Marx, per il trotzkismo, lo spartachismo, il comunismo, per approdare infine ai «socialismi reali» e alle socialdemocrazie. Le forme totalitarie sono crollate nel 1989. Quelle democratiche sembrano incapaci di tenere il passo con la globalizzazione. Le forze più vive della sinistra tornano ora allo stadio infantile delle origini, all´anarchismo romantico. Da noi, Nanni Moretti assomiglia anche fisicamente ai rivoluzionari dell´800. Agnoletto a quelli russi del primo `900. Con una destra estrema che si esprime in forme gutturali e una sinistra velleitaria che si esprime in girotondi ci accorgiamo che lo spartiacque non è forse neppure più tra destra e sinistra, è tra la ragione, la regola, il senso di responsabilità da una parte e l´irrazionalità, la sregolatezza, il gesto romantico fine a se stesso dall´altra. Sono i programmi e non gli insulti, le idee e non le manifestazioni-spettacolo che occorrono per recuperare alla democrazia i voti che questa strana primavera sembra disperdere qua e là.
Boris Biancheri




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