A Trieste ed anche a Roma, a più di uno il boccone ancora non va giù... se mi è permesso un consiglio... provino l'Alka Seltzer!...
Da Il Piccolo:
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Quante sono le anime di Alleanza nazionale? Violante critica il presidente del partito che si sarebbe fatto sfuggire di mano il suo leader locale sul 25 Aprile
‘Fini non è riuscito a gestire il caso Trieste’
‘Mi sembra ci sia una scissione...’. Alessia Rosolen: ‘Ma se Menia è stato appena nominato ai vertici nazionali’
Una An, due anime? Il dibattito è aperto. Già il segretario Ds Bruno Zvech palesava il sospetto di una Destra che con le proprie ‘scelte lepeniste’ metterebbe in imbarazzo Fini. Tesi, questa, subito screditata dai diretti interessati. Il capogruppo di An in consiglio comunale Alessia Rosolen rivolge un invito agli avversari politici: ‘Loro analizzano sempre gli altri additando gli esponenti di An come eredi di Mussolini, indegni di esistere sulla faccia della Terra. Ecco, anche loro dovrebbero tenere presente da dove arrivano, e chiedersi se l’intero loro partito sia sulla stessa linea...’.
Rosolen dà per scontato che ogni partito abbia più anime, ma rifiuta la tesi della An moderata opposta a quella oltranzista. Parliamo di Roberto Menia, additato dal Centrosinistra come colui che superando a destra Fini ha imposto l’ideologia cui la giunta comunale ispira il proprio operato? ‘Credo che nessuno di noi sia fuori dalla linea del presidente. E poi via, Menia è stato appena nominato tra i 25 dirigenti che guideranno il partito con Fini sino al prossimo congresso...’, sbuffa la Rosolen.
A esplicitare ulteriormente è Sergio Giacomelli, figura ‘storica’ del panorama triestino fin dai tempi del Msi. ‘Chi vuole vedere in pericolo la democrazia oggi lo fa in modo strumentale. La verità è che a Fiuggi non è successo proprio nulla di nuovo. Si è ripetuto per l’ennesima volta il concetto del ‘non rinnegare, non restaurare’. Solo che in quella occasione tutti ci hanno creduto: Berlusconi perché voleva portare Fini al governo, Violante perché il Muro di Berlino era crollato e ci voleva un patto di non aggressione’. Giacomelli la mette così: ‘Un discorso riguarda la valutazione di un periodo che si è chiuso 50 anni fa e per il quale non ci può essere nostalgia - quella che la sinistra tenta di accreditare - per il semplice fatto che non c’è più quasi nessuno che lo abbia vissuto. La gente ha dimenticato; semmai affascina, interessa la figura di Mussolini, personaggio comunque gigantesco. Altro discorso è quello della politica attuale, con una An che ha pienamente accettato il metodo democratico. Il tutto senza dimenticare che il partito affonda le radici in quel Msi fondato dai reduci di Salò...’.
Pronta la replica del senatore Ds Milos Budin: ‘Giacomelli dimostra una volta di più di non volere rompere con il passato, confermando tutte le nostre preoccupazioni. Il problema non è la quantità di anime di An; la democrazia bisogna viverla, costruirla, riempirla di contenuti’.
Convinto dell’univocità di An, da un opposto punto di vista, si dice Igor Canciani di Rifondazione Comunista: ‘Che ci sia un gioco delle parti è evidente, così come è evidente che la An più retriva alberga a Trieste. Ma i commenti di Fini e di Gasparri dimostrano che tra capitale e periferia la sintonia è perfetta. Violante - così Canciani - si ostina a vedere cose che non ci sono. Del resto siamo sempre stati critici anche sul famoso confronto che si tenne qui nel 1998 tra Violante e Fini. Si è visto poi quello che è successo...’.
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato




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