La polizia paga, i partiti ci marciano


di Diego Gabutti

E' uno spettacolino sgangherato e pericoloso
La polizia è stata lasciata sola a difendersi
Le forze politiche guardano già alle elezioni
E, in nome dei voti, gettano benzina sul conflitto
A Mario Missiroli, un giornalista della vecchia guardia, è attribuita la battuta che dice: “Ah, be’, sì, i carabinieri sono brutta gente. Anche i ladri, però…” Non si pretende il senso dell’umorismo di Missiroli, siamo ormai rassegnati alle facce scure e alla seriosità animalesca dei nostri politici e opinionisti, ma in questi giorni ci vorrebbe almeno il senso della misura del vecchio giornalismo liberale per valutare la storia degli otto agenti arrestati a Napoli. Nel senso che saranno magari un po’ maneschi, i poliziotti. Anche i no global, però…

Stiamo assistendo invece a uno spettacolino sgangherato e pericoloso. Più pericoloso che sgangherato, per la verità. Accusati d’aver pestato (anzi seviziato, e financo violentato, dicesi violentato) alcuni no-globalisti capitati sotto le loro grinfie dopo le piazzate napoletane del marzo 2001, quando l’Italia era governata dal centrosinistra buonanima e Napoli ospitava un summit euroglobalista, gli agenti finiti agli arresti domiciliari se ne stanno lì, sotto un temporale d’accuse roventi, e nessuno gli porge neppure l’anima d’un ombrello. Stupisce che venerdì sera si siano difesi da soli, presidiando a muso duro la questura napoletana? Non stupisce. Mette i brividi, però. Perché non sono scene da Paese civile ma da repubblica delle banane.

Nei palazzi romani, fin dal primo momento, le reazioni sono state prudenti, prudentissime, sia nei ranghi della maggioranza che in quelli dell’opposizione: l’inchiesta faccia il suo corso, le responsabilità-se-ci-sono-siano-accertate e che la giustizia trionfi (insomma la solita canzonetta, parole e musica di Ponzio Pilato). Esulta e schiamazza l’opposizione extraparlamentare: Social Forum e rifondatori del comunismo (questi ultimi non sono affatto degli extraparlamentari, anzi, tutt’altro, ma se ne danno le arie). Quanto alla sinistra diesse, se la ride sotto i baffi fingendo di non aver mai avuto nulla a che fare con la maggioranza che governava l’Italia, ministero dell'Interno e tutto, nel marzo del 2001. Al fianco dei poliziotti arrestati (fatta eccezione per qualche vaga dichiarazione di solidarietà da parte della destra post-fascista, che deve pur guadagnarsi in qualche modo la stella da sceriffo del partito d’ordine) sono rimasti così soltanto gli altri poliziotti. Quelli che venerdì sera hanno formato una catena umana intorno alla questura napoletana e che adesso negano d’aver voluto impedire gli arresti. Sarà anche vero. Ma c’è mancato poco. Gli agenti erano imbufaliti e il conflitto tra loro e il procuratore aggiunto Paolo Mancuso, che ha ordinato gli arresti, soltanto per un pelo non è degenerato in rivolta.

Diciamo subito che, in un Paese civile, i poliziotti non picchiano nessuno, nemmeno i black blocks, e, se lo fanno, la pagano. Ma in un Paese civile non si arrestano i poliziotti perché potrebbero inquinare le prove o addirittura “vendicarsi” di chi li ha denunciati. In un Paese civile i poliziotti non presidiano le questure, ma inghiottono il rospo, tengono i nervi a posto e aspettano tempi migliori. In un Paese civile il governo in carica (quello d’adesso e quello d’allora) difende i suoi sbirri a spada tratta e senza “ma però”. In un Paese civile, infine, non si portano a esempio di disobbedienza civile i no-global in tuta bianca e nera, che sono la feccia dell’opposizione sociale, né tantomeno si trasforma Carlo Giuliani, lui e il suo estintore, in un Prode Balilla del proletariato, in un eroico marinaio della Corrazzata Potemkin e persino in “un grande poeta”, secondo le parole al vento della regista Francesca Comencini, che gli ha dedicato un documentario.

Ma come al solito, secondo l’antico copione demagogico nazionale, l’Italia sta scherzando col fuoco, come quel personaggio del Cacciatore di Cimino, che si guadagnava da vivere con la roulette russa. S’approssimano le amministrative di maggio e, nel santo nome delle percentuali votanti, si getta benzina sul fuoco dei conflitti politici e sociali, sperando di passare presto all’incasso elettorale. Ma incasseremo soltanto nuovi conflitti e altri incendi da domare. Ah, inutile far conto sugli estintori. Quelli sappiamo come e da chi vengono usati.