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Discussione: Toghe rosse

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Toghe rosse

    un vecchio documento (1977) di alcuni compagni di "Magistratura Democratica" che criticano il PCI da sinistra e criticano sostanzialmente il suo tentativo di ingresso nell'area di governo. Magistratura Democratica, ossia il partitino che oggi esprime il Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati....

    " Documento di 20 compagni
    di Magistratura democratica

    La nostra presenza all'interno di un settore, la Magistratura, ancora una volta sottoposta a pressioni per le nuove dimensioni dello scontro sociale in atto, ci spinge a proporre alle forze della sinistra una riflessione sui dati di realtà sociale con cui quotidianamente ci confrontiamo. Un'importante occasione di dibattito ci pare è auspicabile, riesca ad assumere dimensioni di massa e che è importante arricchire il convegno di Bologna del 23 25 settembre prossimo, si tratta di una scadenza che di contributi da esperienze di lavoro politico e professionale; oltre che di quelle provenienti dai diretti protagonisti delle lotte degli ultimi mesi.
    Siamo consapevoli dei rischi di strumentalizzazione di parte o di generazioni avventuristiche che aleggiano, anche se ingigantiti da una stampa interessata, intorno al convegno di Bologna. Sono comunque pericoli che non possono essere su,perati né da una ghettizzazione delle forze sociali e politiche che agiscono all'interno del convegno, né tanto meno da una aprioristica attribuzione a queste forze di un ruolo e di una volontà di provocazione.
    Essenziale, viceversa, è assicurare tutte quelle presenze che riescano ad inserirsi nella domanda di dibattito politico posta dal movimento come una sua esigenza reale. In questo senso rivolgiamo questa riflessione anche ai compagni che militano nell'area della sinistra storica, che riteniamo debbano essere investiti dal dibattito. Questo anche per accettare, come intellettuali, l'invito a « sporcarsi » cioé a confrontarsi, pur da posizioni divergenti, con le varie forze della sinistra.
    Ancora una volta è di attualità il tema della repressione e dell'assetto dello stato
    . Una risposta agli interrogativi che su questo tema si sono proposti non può che prendere le mosse dalla profonda svolta politica che l'accordo a sei ha ufficialmente sancito.
    Per questa via si sta producendo un profondo processo di impoverimento di quegli strumenti ideologici che in passato avevano consentito alla classe operaia di bloccare gli attacchi più massicci portatele contro in questi anni.
    Ad esempio, ieri si individuava con chiarezza il preciso segno di classe nella gestione della strategia della tensione. Oggi, gli episodi di cui quella stessa strategia continua ad alimentarsi, sono attribuiti genericamente all'azione di un oscuro nemico di tutte le classi o di una tessitura di trame importate dall'estero, trascurando di individuare la matrice politica. Alla denunzia del ruolo giocato dai vari apparati dello stato nell'attacco si è sovrapposto il concetto acritico di istituzione il cui segno è comunque democratico anche quando la struttura interna, i metodi di gestione, la incapacità di aprirsi ad un controllo popolare sono rimasti sostanzialmente immutati.
    La preoccupazione conseguente all'accordo a sei di mantenere il difficile equilibrio tra le forze politiche, porta all'indebolimento anche di quelle forze innovatrici interne alle istituzioni, come Magistratura democratica, che non possono contare su di un referente politico nella loro opposizione alla natura gerarchica, burocratica, accentratrice dello stato .
    Tutto il fronte delle lotte nelle istituzioni risulta d'altro canto fiaccato. Sono molteplici e vari i segni di questa generale smobilitazione del controllo democratico sulle istituzioni, che l'accordo impone. Essi vanno dalla prudenza che caratterizza la denunzia delle responsabilità democristiane nei processi per le trame fasciste e golpiste, al mancato approfondimento delle collusioni governative nella fuga di Kappler, al prevedibile affossamento dello scandalo di regime connesso al caso Lockheed. Il malcostume amministrativo e le ruberie di Stato rivelatisi in Friuli e nelle spartizioni di fette di potere economico, non hanno inoltre visto momenti di opposizione tali da risolversi almeno in un principio di mutamento delle prassi di potere sin qui seguite dalla classe dirigente .

    Le illegalità innegabili

    L'impiego di squadre speciali di poliziotti, la soppressione per un mese del diritto di manifestazione a Roma, la creazione di carceri « speciali » rappresentano innegabili illegalità e producono, con l'acquiescenza che accompagna questi episodi, un allarmante fenomeno di assuefazione alla criminalità del potere ed alla brutalità degli apparati. La tendenza controriformatrice in atto dal 1974, che ha comportatl) non solo il blocco di ogni proposta innovatrice come il nuovo Codice di Procedura Penale ma un arretramento della legislazione rispetto allo stesso codice Rocco, ha trovato, nell'accordo a sei, la sua definitiva sanzione politica e la premessa per ulteriori gravi sviluppi. L'accordo ha avuto un principio di attuazione 1'8 agosto scorso, con l'approvazione in commissione e quindi senza dibattito in aula, di tre leggi che ribadiscono la tendenza a scaricare autoritariamente sugli « utenti » I'inefficienza della macchina giudiziaria e introducono nuovi strumenti di repressione facilmente utilizzabili contro il dissenso politico e le lotte sociali (aggravamento di pena e arresto in flagranza per l'uso di caschi, sequestro e confisca dei covi).

    Un'altra legge relativa ai permessi ai detenuti ha di fatto vanificato la più importante innovazione della riforma carceraria, riducendo le ipotesi in cui è possibile concedere i permessi e frapponendo ostacoli alla pratica usufruibilità da pare degli interessati. Altri e più autoritari progetti, tra cui il famigerato fermo di polizia, I'estensione delle perquisizioni e delle intercettazioni, sono in cantiere nel.'agenda parlamentare o governativa.

    Situazione grave

    L'involuzione del quadro costituzionale determinata da questa legislazione è sempre più spesso giustificata come una necessità: la difesa dello Stato contro l'eversione crescente. Si tratta di una parola d'ordine che apre la via allo scivoloso terreno delle abdicazioni dei diritti costituzionali, secondo una tendenza ormai generale in tutti i paesi di capitalismo avanzato.

    Ma anche sul piano dell'efficienza repressiva si tratta di risposte destinate a non raggiungere lo scopo, perché incapaci di fronteggiare fenomeni che hanno origine precisa nella marginalizzazione crescente di larghe masse, espulse o mai entrate nel processo produttivo, e rese disperate dalla disgregazione politica e culturale.

    Contro chi non si allinea prontamente all'interno delle istituzioni a questa ideologia dell'ordine e dello stato di emergenza, vengono messe in atto misure più drastiche di persuasione: i giudici di sorveglianza rei di una applicazione liberale della riforma carceraria, vengono puniti con la sospensione dell'incarico una intera corrente di magistrati, che aveva avanzato preoccupazioni sulla involuzione del quadro politico e legislativo, viene tenuta sotto la costante minaccia di sanzioni disciplinari.

    La stabilità politica è assunta come valore fondamentale: le lotte sociali e le proteste politiche, indotte dai sempre crescenti bisogni (manifestazioni dei disoccupati, occupazioni di case, proteste giovanili, ecc.) sono così in questi ultimi mesi divenute le punte di emersione della nuova « criminalità » politica. I preoccupanti livelli di repressione risultanti da questo quadro, la mancanza di una forza politica di reale opposizione che si faccia carico di un controllo sugli apparati statali ci sembrano i connotati più gravi della situazione: è su questi dati che riteniamo di dover richiamare l'attenzione e il dibattito all'interno della sinistra.

    Giangiulio Ambrosini
    Diego Benanti
    Antonio Bevere
    Romano Canosa
    Corradino Castriota
    Gabriele Cerminara
    Fausto Ciuchini
    Giuseppe Di Lello
    Gaetano Dragotto
    Aurelio Galasso

    Bianca Lamonaca
    Franco Misiani
    Franco Marrone
    Riccardo Morra
    Filippo Paone
    Ernesto Rossi
    Luigi Saraceni
    Gianfranco Viglietta
    Aldo Vitozzi
    Massimo Gaglione
    (tutti di Magistratura Democratica).


    Il Convegno
    "

    Un linguaggio da Lotta Continua.....

    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
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    Le riflessioni "giuridiche" dei magistrati rossi più moderati del partitino rosso dei "giudici" (1970):

    " UN SOLO PADRONE

    (QUALE GIUSTIZIA n. 1/1970)



    Un solo padrone Quando si discusse il titolo della rivista alcuni dei promotori dissero che QUALE GIUSTIZIA si poteva prestare ad un equivoco: di far credere che la nostra rivista non volesse uscire dall'ambito settoriale, se non proprio " corporativo "; come dire " Quale amministrazione della giustizia? ".

    Se cosí fosse, le riserve sul titolo sarebbero giustificate; ma certamente non è così.

    Non che i problemi dell'amministrazione in senso stretto della giustizia non ci interessino. Anzi se ne tratterà spesso; ma se ne parlerà sempre sotto l'angolo visuale piú ampio e più profondo dei contenuti della giustizia.

    In altre parole non ci ha mai interessato né ci interessa mai il problema della efficienza in sé e per sé della macchina giudiziaria. Sappiamo infatti che l'efficienza, della giustizia è, nella migliore delle ipotesi, un valore solo strumentale; quindi un valore neutro; ma spesso diventa di segno negativo se lo strumento è destinato a far funzionare meglio ciò che non dovrebbe affatto funzionare . Senza contare poi che tante volte questa giustizia (QUALE?) sa essere perfettamente efficiente, quando vuole essere esemplare, repressivamente esemplare. Val la pena di ricordare il " miracolo " di giudizi d'appello in processi per reati " da contestazione " celebrati a soli due mesi dal primo grado? D'altro canto i processi di lavoro durano anni: Ecco dunque una giustizia efficiente là, inefficiente qua. Come mai? La domanda è assolutamente ingenua, per noi. Ma non lo è, temiamo, per molti colleghi e per gran parte ? in generale ? degli " operatori ".

    Quando si parla del preteso neutralismo del diritto e della giustizia accade facilmente che ci si attesti nello slogan: " giustizia di classe ", e che ci si fermi lí. Sarebbe certa mente stupido negare che, se in massima parte la nostra giustizia è di classe, perché lo Stato è di classe, come impronta di fondo, tuttavia si stanno dischiudendo dei varchi in questo sistema, che potenzialmente " aprono " ad una diversa concezione.

    Noi siamo cosí passatisti da credere che oggi i conflitti nella società siano tutti riconducibili alla lotta di classe tradizionalmente intesa. Il conflitto di fondo è ancora piú ampio: è il conflitto tra autoritarismo e libertà, tra apparato e persona umana.

    Non si capirebbe altrimenti il perché della contestazione giovanile, in tutto il mondo.

    Ed un giorno sarà fatta la storia di come lo Stato italiano e in particolare la magistratura hanno reagito a questo fatto di statura ímmensa che è la contestazione.

    Anche ai giudici sarà chiesto conto del loro operato.


    E' un po' rifacendosi a questo giudizio che si comprende un'altra ragione della iniziativa.

    E' ancora vero che la gran parte dei magistrati ha una provenienza sociale ed economica orientata in senso borgheseconservatore; ma le smagliature di questo tessuto sono già evidenti; chi ha avuto la possibilità di girare da una parte all'altra del paese per dibattiti e incontri nell'ambiente giudiziario, se ne è reso ben conto . Solo che questo fermento, specialmente in molte regioni decentrate e in provincia, è frammentario e sfiduciato, facile alla delusione perché si sente isolato e trascurato.

    Ecco quindi un obiettivo: dar forza e conforto a questo fermento; trasformarlo da episodio di ribellismo in impegno coerente, da velleità/rinunzia in realizzazione concreta . Dimostrare che il giudice sperduto in un angolino remoto d'Italia, e che ha per unica " compagnia " una o due paludate riviste tradizionali, non è solo: non è solo quando è in bilico tra il seguire un indirizzo tradizionale confortato da cento precedenti editi, ma che non gli appare giusto, e il mettersi per una strada nuova, lungo la quale però potrebbe temere di perdersi come un pioniere isolato.

    Ancora; è abbastanza frequente il caso dei magistrati che sono assolutamente " scissi "; fuori del lavoro sono persone apertissime, curiose del mondo politico, dove vorrebbero che molte cose cambiassero; ma nel lavoro sono chiuse, abitudinarie, rassegnate a che tutto vada com'è sempre andato e al fatto che diritto e giustizia sono nient'altro che il braccio secolare del " sistema " . E' non raro, infine, il caso di magistrati seriamente impegnati nell'azione associativa, anche al di là del limite delle rivendicazioni " sindacali ", ma che nella loro giurisprudenza non traducono questo impegno . Il nostro proposito è quello di far capire anche a questi colleghi che sbagliano a scindersi cosí, che non si possono servire due padroni: far capire, soprattutto che i due padroni ce li creiamo da noi, per nostra poca chiarezza, per manco di vigore.

    Perché, di padroni a cui dobbiamo ubbidienza, in realtà ce n'è uno solo: la Costituzione, i valori della Costituzione.

    Non crediamo che vi siano magistrati ì quali consapevolmente e volontariamente si sottraggono a questa ubbidienza creandole l'alternativa dell'altro padrone, che sarebbe la tavola di valori dell'ancien regime.

    Ma non si tratta di far processi alle persone e alle loro intenzioni; questo non ci interessa affatto ed è fuori del nostro raggio d'azione.

    Il processo che ci sta a cuore è un'altro.

    E' un processo storico e politico in cui siamo immersi anche noi come protagonisti e come oggetto, e in cui crediamo di interpretare una parte alla quale vogliamo essere fedeli. E' il processo storico di assimilazione profonda e capillare dei valori della Costituzione, nella magistratura e nella giustizia. Cento volte abbiamo scritto e detto che forse non c'è nessuna legge la quale non si presti a piú interpretazioni, e che il nostro dovere morale, politico e giuridico è di scegliere l'interpretazione più aderente, piú capace di realizzare quei valori .

    Questa la nostra parte come giudici; questa rivista, non è altro che la proiezione della parte del giudice come l'intendiamo noi. QUALE GIUSTIZIA porta con sé, come connotato essenziale, la ricerca e la proposta dell'alternativa giudiziaria per ogni problema che l'esperienza ci offre .

    Ci torna in mente questo bellissimo e amaro ritratto fatto da A. France: " Ho conosciuto un giudice austero. Si chiamava Thomas de Maulon ed apparteneva alla piccola nobiltà provinciale. Era entrato volontariamente nella magistratura sotto il settennato del maresciallo McMahon nella speranza di rendere un giorno la giustizia in nome del Re. Aveva dei principi che poteva credere irremovibili, non avendoli mai mossi. Quando si muove un principio, si trova sempre. qualcosa sotto, e ci si accorge che non era un principio. Thomas de Maulon teneva accuratamente al riparo della sua curiosità i propri principi religiosi e sociali ".

    Ecco perché abbiamo dichiarato " eretica " questa rivista. Il significato etimologico di eresia è " ricerca ", " scelta ". Ma per cercare e per scegliere è necessario lo stimolo della curiosità, il coraggio di essere curíosi. " Aveva dei principi che poteva credere irremovibili, non avendoli mai mossi ": a quanti uomini, a quanti magistrati si può attribuire questo stato d'animo? .

    M.R.
    "


    Come si potrà notare... il programma del partitino, anche nella sua parte meno estrema, è tutto legato alla lotta sociale e politica, e individua nella Costituzione NON tanto la Legge fondamentale dello Stato, quanto... nei suoi principi interpretati in chiave classista e comunisteggiante (la democrazia intesa togliattianamente come democrazia progressiva, terreno sul quale si innesta la trasformazione socialista) un programma rivoluzionario di cambiamento dei rapporti economico-sociali e della "sovrastruttura" giuridica e politica del Paese. Il partitino dei "giudici" avvisa (un ...avvertimento?) che un giorno.. "tutti saranno giudicati" anche i giudici, rispetto alla realizzazione di questo glorioso processo di trasformazione politica e del Diritto!!!
    L'interpretazione della Legge è apertamente intesa, non come sua applicazione al caso concreto, ma come sua ideologizzazione rivoluzionaria, sulla base della interpretazione illiberale, leninista-giacobina della Costituzione.
    Un'interpretazione illegale della Legge a fini politici e politico-sociali. La negazione della civiltà giuridica democratico-liberale denunciata come "antico regime" e come reazionario-conservatrice.
    Una democrazia popolare e illiberale, ecco l'obiettivo sostanziale di questo partitino "di giudici" che progettò una "via giudiziaria al socialismo". Tutto questo non ha davvero nulla a che vedere con i problemi immani della nostra giustizia, del livello dei nostri "giudici", di CERTI giudici, cresciuti in quel clima politico culturale, anche se col tempo....ammorbiditisi sul piano del linguaggio?

    Saluti liberali

  3. #3
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    Nata nel 1964, quindi prima del clima "rivoluzionario" sessantottino, da cui sarà in parte consistente contagiata, la corrente di Magistratura Democratica, si caratterizzò, fin dal documento di fondazione, per un'interpretazione politica, ideologica del ruolo della giurisdizione e per un'interpretazione conflittuale e distorta del concetto costituzionale di Indipendenza della Magistratura, estendendolo ( attraverso "l'interpretazione" politico-ideologica della norma giuridica, da processare in sè come elemento socialmente determinato ) in modo politicamente schierato.

    Dal documento di fondazione del partitino dei "giudici" comunisti e comunistoidi sedicenti democratici - anno 1964

    " Abbiamo insistito nell'affermare che il superamento del piano corporativo inevitabilmente comporta una presa di posizione ideologica, perché ad essa ci si è sempre inconsciamente o consciamente sottratti evidentemente nell'erroneo timore che l'affrontarla conducesse ad assumere una qualificazione politica determinata. La quale, a sua volta, non avrebbe potuto aver luogo se non con la discriminazione dei magistrati come appartenenti, sia pur con tutte le possibili sfumature, all'uno o all'altro degli opposti blocchi che dividono l'area politica del Paese riproducendo e perpetuando la frattura che il rivoluzionario evento d ella Resistenza e la Carta costituzionale miravano a comporre; quella frattura fra comunità e Stato che trova le sue origini remote nello stesso processo di formazione dell'unità italiana e che caratterizza il successivo sviluppo del Paese, tra alterne vicende di conati reazionari e di immature convulsioni rivoluzionarie; quella frattura che, infine, ebbe il suo fatale sbocco nella soluzione dittatoriale del fascismo.
    Il suo superamento, l'indomani della Liberazione, fu affidato alla promulgazione, da parte di tutte le forze politiche immesse nell'ambito legalitario dello Stato - ivi comprese finalmente quelle popolari - dello statuto di un nuovo regime; alla cui instaurazione ognuna di esse formalmente si impegnava, nell'ipotesi in cui i suffragi maggioritari le avessero conferito la rappresentanza della sovranità popolare, e che avrebbe costituito la sintesi delle opposte ideologie in conflitto, quale si era delineata attraverso la loro convergenza in sede costituente.
    La grande e innovatrice portata della Costituzione, il suo più profondo e autentico significato politico, sta poi nel fatto che ai principi fondamentali del nuovo regime non si volle attribuire il valore di vaghe idealità, ma, al contrario, la natura e l'efficacia di vere e proprie norme giuridiche, vincolanti, per il futuro, ogni potere statuale ed ogni contingente maggioranza politica, ed esprimenti, oltre le forme di esercizio, il contenuto obbligatorio e costante della funzione di indirizzo politico, nelle sue tradizionali specificazioni della funzione legislativa, amministrativa e giudiziaria, affidandone poi la salvaguardia negativa alla Corte costituzionale e quella positiva alla magistratura, organi entrambi di garanzia giurisdizionale, accanto al Capo dello Stato, organo di garanzia politica.
    In particolare, la garanzia giurisdizionale della magistratura si estrinseca non solo attraverso il controllo preliminare di conformità della legge ai principi del nuovo regime , tradotti in norme giuridiche primarie, ma anche, e con maggiore efficacia, nella assunzione degli stessi a canoni interpretativi, sotto forma di principi generali dell'ordinamento giuridico .
    Talché la funzione giurisdizionale, quale momento della più generale funzione di indirizzo politico , mentre parrebbe doversi atteggiare a funzione subordinata e accessoria rispetto a quella legislativa, è stata al contrario posta alla pari della funzione legislativa. Il Costituente, anzi, ha contrapposto il potere legislativo e il potere esecutivo da un lato (nel sistema parlamentare entrambi devoluti alla forza politica maggioritaria) e il potere giudiziario dall'altro, attribuendo quindi a quest'ultimo una posizione di formale e sostanziale autonomia .
    A questa sintesi ideale e a questo significato politico è dunque necessario rifarsi, per affermare la nostra piena ed incondizionata fedeltà alla Costituzione.
    Una fedeltà, tuttavia, che non si enuncia solo a parole, ma che deve essere tradotta in prassi quotidiana nell'esercizio del proprio ministero.
    "

    Ovviamente nel 1964 alcune affermazioni potrebbero trovare un'apparente giustificazione, avendo i giudici in maniera massiccia a che fare con Leggi non emanate dal Parlamento democratico, ma dal precedente regime fascista. Tuttavia l'ordinamento prevedeva rimedi.....non politici.
    La Fedeltà alla Costituzione è quindi un fatto politico inteso dai magistrati rossi come fondamentale per assicurare la realizzazione del "nuovo regime politico" che non si concretizza affatto con l'ordinamento istituzionale previsto dalla Costituzione stessa. La Costituzione è la normazione di un processo rivoluzionario di trasformazione politico-sociale......ma non la Costituzione nel suo insieme, evidentemente, che stabilisce funzioni precise e ignora un ruolo politico della Magistratura o un suo "contrapporsi" al Potere Legislativo.
    Questa di MD era quindi una lettura ideologica, politicizzata e marxista-leninista-togliattiana della Costituzione e quindi....della giurisdizione come momento della trasformazione politico-sociale dello Stato e del Paese. Che pena.
    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Altre perle tratte da documenti MagistraturoDemocratici citati da Stafania Craxi:

    " " [è necessario] spostare il peso politico dal dominio dei gruppi conservatori all'egemonia della classe operaia, e poiché l'esistenza del Muro di Berlino rende impossibile una soluzione rivoluzionaria, è necessario operare perché maturino valori alternativi a quelli tradizionali "
    Più esplicita ancora una dichiarazione di Marco Ramat, allora Segretario nazionale di "Magistratura democratica": "… il nostro compito consiste nella ricerca di una politica della magistratura che sia capace di inserirsi nella lotta offensiva e difensiva condotta dal movimento democratico nel suo complesso
    "

    Ovviamente per "movimento democratico" di deve leggere "movimento comunista", PCI e satelliti.

    Saluti liberali

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Confessione di una Toga Rossa :
    " Nel '77, dopo un viaggio in Cina, Misiani e Marrone scrivono un libro "Stato e Costituzione in Cina". " … riuscimmo persino a esaltare il processo popolare in Cina, di cui avevamo avuto un saggio all'interno di uno stadio dove vennero condannati per acclamazione quattro disgraziati. Avemmo la sfacciataggine di esaltare quel tipo di processo sostenendo che li si realizzava la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia, al contrario di quanto avveniva nelle nostre aule di giustizia dove i giudici borghesi condannavano i nemici di classe. Ci portarono anche nei centri di rieducazione dove avemmo modo di parlare con gli intellettuali dissidenti costretti a raccogliere liquami … Rivisto oggi, c'è da vergognarsi". "


    Saluti liberali

  6. #6
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    Predefinito Come passa il tempo

    Interessanti documenti, tra il 1970 e il 1977.

    Io allora votavo il PLI di Malagodi e adesso Ulivo; col tempo si può anche cambiare idea.
    O no?
    Tu cosa votavi allora Pieffebi? e adesso?

  7. #7
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    Originally posted by Pieffebi
    Confessione di una Toga Rossa :
    " Nel '77, dopo un viaggio in Cina, Misiani e Marrone scrivono un libro "Stato e Costituzione in Cina". " … riuscimmo persino a esaltare il processo popolare in Cina, di cui avevamo avuto un saggio all'interno di uno stadio dove vennero condannati per acclamazione quattro disgraziati. Avemmo la sfacciataggine di esaltare quel tipo di processo sostenendo che li si realizzava la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia, al contrario di quanto avveniva nelle nostre aule di giustizia dove i giudici borghesi condannavano i nemici di classe. Ci portarono anche nei centri di rieducazione dove avemmo modo di parlare con gli intellettuali dissidenti costretti a raccogliere liquami … Rivisto oggi, c'è da vergognarsi". "


    Saluti liberali
    almeno qualche toga rossa sincera c'è. La maggioranza di loro invece ha preferito far finta di niente, come se nulla fosse stato, e insiste tutt'oggi con il comunismo come "meta radiosa" da raggiungere, anche a suon di sentenze.

  8. #8
    SENATORE di POL
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    Cambiare idea? NOn mi risulta che abbiano sciolto l'organizzazione, può essere che magistrati allora di quel partitino siano transitati ad altri movimenti meno "militanti"....ma MD è ancora MD, e ha cambiato solo il linguaggio adeguandosi ai tempi....visto che il muro di Berlino e crollato e la Cina è diventata di fatto più capitalista degli USA (seppur sempre politicamente comunista), e che il PCI ha dovuto fare.....toeletta.

    Io tra i 14 e i 20/22 anni sono stato un marxista rivoluzionario, quando ho iniziato a votare, ho sempre votato PLI salvo una volta PRI, poi Lega, poi POLO, con AN al proporzionale, mai DC, mai PSI, mai PCI, mai PSDI.

    Saluti liberali

  9. #9
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Così iniziava un articolo del maggio 2002 del quotidiano comunista "Il Manifesto":

    " il manifesto - 26 Maggio 2002 Se i diritti passano per gli immigrati
    A Forlì un convegno di Magistratura democratica sottolinea i rischi legati alle legge Bossi-Fini
    MANUELA CARTOSIO
    INVIATA A FORLI'
    Bizzarro. Tocca andare a Forlì, un posto un po' fuori mano, e per di più a un convegno di magistrati di sinistra che ha fatto il pelo e il contropelo alle politiche sull'immigrazione (comprese quelle uliviste), per capire che ai padroni la legge Bossi-Fini, diversamente dalle apparenze, nella sostanza non dispiace .
    (...)
    ....
    "

    Dagli anni settanta è cambiato pochissimo, nella sostanza.

    Saluti liberali

  10. #10
    memoria storica di PoL
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    Predefinito il novello Faust!...

    originally posted by rag. PierFrancesco:

    ... tra i 14 e i 20/22 anni sono stato un marxista rivoluzionario, quando ho iniziato a votare, ho sempre votato Pli salvo una volta Pri, poi Lega, poi Polo con An al proporzionale...

    complimenti egregio!...

    ... certo che sembra proprio di vedere il 'cavalier errante' alla ricerca del Sacro Graal della leggenda!...

    ... ovvio che tutti noi ci domandiamo a questo punto: e la prossima volta?...

    ... un vero peccato egregio che la splendida creatura qui sotto rappresentata, candidatasi nel '94 alle politiche con il benemerito 'Partito dell'Amore' [ahimè senza successo ...], sia successivamente dipartita a miglior vita, giacchè sono sicuro in lei avresti trovato, dopo tanto travagliare, la tua rappresentanza ideale in Parlamento [ ]...



    ... comunque non disperare egregio, può darsi che da qui a poco si candidi Simona Ventura!...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

 

 
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