"Il rapporto segreto da Iron Mountain" è, a dir poco, sconvolgente, scioccante. Il documento, che sarebbe
il frutto di due anni di lavoro svolto da un misterioso "Gruppo di studio", auspica, in uno scenario
apocalittico di orwelliana memoria, un controllo sociale con avanzate tecnologie da psicopolizia,
strumentalizzazione dei mass media per arrivare a pianificare una serie di spaventose minacce, tra le
quali quelle di inquinare deliberatamente aria e acque; di riportare la schiavitù; di controllare con dei
computer la procreazione e di reintrodurre, nella società, l’omicidio rituale.
Il gruppo di 15 esperti, che avrebbe redatto il rapporto, si sarebbe riunito fra il 1963 e il 1966. E’
importante sottolineare, a sostegno della veridicità di tale documento, che il 10 luglio 1966 fu pubblicata
un’analisi effettuata dal "Centro di Washington per la Ricerca di Politica Estera" e destinata alla
"Organizzazione per il Controllo degli Armamenti e per il Disarmo". Ebbene, si affermava che il piano di
disarmo prospettato dal presidente Johnson era pericolosissimo, perché, invece di portare la pace,
avrebbe potuto destabilizzare l’equilibrio mondiale. Dopo l’inevitabile scandalo, che suscitò la
pubblicazione del "Rapporto da Iron Mountain", fu decisamente negato, da organi governativi, che lo studio
del "Centro di Washington per la Ricerca di Politica Estera" poteva essere stato all’origine del Rapporto.
Si disse che il documento fu redatto per un non chiaramente specificato comitato governativo ad altissimo
livello, da uno altrettanto Speciale Gruppo di Studio. Il compito affidato a questi esperti, da
un’organizzazione ombra del governo, sarebbe stato quello di stabilire "la natura dei problemi a cui
verrebbero a trovarsi di fronte gli Stati Uniti se e nel caso in cui dovesse sopraggiungere una ‘pace
permanente’". Le conclusioni cui sarebbe pervenuta la Commissione dell’Iron Mountain sono spaventose.
Il Rapporto, che nella sua organizzazione segue i freddi canoni burocratici ed è steso nell’esatto gergo
sociologico, sarebbe stato consegnato, contro quanto stabilito dal Gruppo di Studio Speciale, da un loro
stesso membro, preso da una crisi di coscienza, al giornalista L. C. Lewin e pubblicato col titolo di "Report
from Iron Mountain on the possibility and desirability of pace", a cura di L.C. Lewin, dalla The Dial Press di
New York nel 1967. Un anno dopo La "Bompiani" tradusse e pubblicò in Italia il terribile documento col
titolo: "Rapporto segreto da Iron Mountain sulla possibilità e desiderabilità della pace". E’ dall’edizione
italiana del 1968 che riporto i brani del Rapporto citati in questo articolo.
La sua pubblicazione suscitò, come era logico, dure reazioni nell’opinione pubblica, alcuni esperti dissero
che era tutto vero, si parlò, pure, di cospirazione governativa per mantenere lo stato di guerra, altri
dissero che si era soltanto davanti ad un abile falso, tuttavia che il Rapporto sia vero o falso ha poca
importanza, in quanto, corredato com’è da documenti pubblici e autentici, da studi e ricerche scientifiche,
da testi di filosofia, di psicologia sociale, di economia, di sociologia, di ecologia e da discorsi e documenti
politici, dimostra, al di sopra di ogni dubbio, che persone importanti, nell'ambito politico, militare e
scientifico pensano proprio in questo modo. Il prof. Lee Rainwater sociologo alla Washigton University di
St. Louis affermò: "Se il libro è autentico, si tratta allora di uno scandalo di proporzioni gigantesche, se è
una montatura, è un lavoro certamente brillante. Vi sono persone che la pensano davvero così". Ecco
perché, in ogni caso, il "Rapporto da Iron Mountain" è attendibile.
Il dr. Waskow si disse convinto che "…se il libro è una montatura, allora coinvolge di certo qualcuno molto
in alto". Secondo questo esperto se il documento fosse realmente autentico, come egli sembra supporre,
allora dovrebbe, con grande probabilità, esserne coinvolta la CIA.
Ma cosa dice di tanto grave questo documento?
Tante cose. Afferma, tra l’altro, che la guerra è più desiderabile della pace perché è utile all’equilibrio
della nostra società e ne garantisce la sopravvivenza, che è efficace "per stabilizzare e per controllare le
economie nazionali" (pag. 110). Addirittura sostiene che il mondo si troverebbe dinanzi ad una vera e
propria sciagura se si cercasse seriamente di raggiungere la pace. Le funzioni della guerra, leggiamo nel
Rapporto, non sono da considerare uno "spreco", infatti: "senza una tradizionale economia di guerra, e
senza la sua frequente eruzione in conflitti armati su vasta scala, non ci sarebbero stati, quasi, tutti i più
importanti progressi industrali nella storia, a cominciare dalla scoperta e dall’impiego del ferro" (pag. 66).
Si afferma, perfino, la necessità politica della guerra, che non è considerata un’estensione diplomatica ma
uno dei più efficaci equilibratori politici della società: "Il sistema di guerra non solo è stato ed è essenziale
all’esistenza delle nazioni come entità politiche indipendenti, ma è stato ed è egualmente essenziale alla
stabilità della loro struttura politica interna. Senza di essa, nessun governo è mai riuscito a ottenere il
riconoscimento della sua ‘legittimità’ o del suo diritto a dirigere un paese. (…). L’organizzazione di una
società, in vista della possibilità della guerra, è il più importante stabilizzatore politico" (pag. 69).
E così gli esperti in questione arrivano ad affermare che la guerra è funzionale anche come "stabilizzatore
generazionale" in quanto, ciò che segue è da far rizzare i capelli: "…la guerra permette alle vecchie
generazioni, …di mantenere il proprio controllo sulle generazioni più giovani, se necessario
distruggendole" (pag. 84). In questo documento si scopre anche l’utilità della "…guerra come liberazione
psicologica a livello sociale. E’ questa una funzione psicosociale, che ha per una società gli stessi effetti
che la vacanza, la festa, l’orgia per l’individuo: la liberazione e ridistribuzione di tensioni indifferenziate.
La guerra serve al necessario riadattamento periodico delle norme di comportamento sociale (il ‘clima
morale’) e serve a dissipare la noia generale, uno tra i fenomeni sociali solitamente più sottovalutati o
addirittura ignorati" (ibidem).
Nella sua conclusione il rapporto si spinge a cercare sostituti alla guerra nel caso improbabile, ma non
impossibile, dovesse "scoppiare la pace". Le soluzioni che offre sono davvero terrificanti. Vi si legge che :
"per trovare un efficace sostituto politico della guerra sono necessari ‘nemici alternativi’, …Per esempio,
la contaminazione massiccia dell’ambiente naturale potrebbe in futuro sostituire la possibilità della
distruzione in massa mediante armi nucleari…" (pag. 96). "Un altro possibile surrogato della guerra… è il
ripristino… della schiavitù" (pag. 99). "Studiosi della teoria dei giochi hanno suggerito, in altri contesti,
l’introduzione di ‘giochi di sangue’ per l’efficace controllo degli impulsi aggressivi. …Ciò che occore
cercare è, in un certo senso, quello che William James chiamava ‘l’equivalente morale della guerra’" (pag.
101).
Altro sostituto dell’azione bellica consiste nel pianificare un vasto programma di controllo eugenetico:
"Non vi sono dubbi sul fatto che limitando, in tutto il mondo, la procreazione ai prodotti dell’inseminazione
artificiale si avrebbe un efficacissimo surrogato della guerra in quanto strumento di controllo del livello
demografico. …questo sistema riproduttivo presenterebbe inoltre il vantaggio di essere suscettibile di
dirette manipolazioni a fini eugenetici" (pag. 103). Ulteriori possibili sostituti della guerra, che fanno
venire la pelle d’oca, suggeriti dal documento: "Un programma, di proporzioni gigantesche, di ricerche
spaziali, volto a scopi irraggiungibili. (…). Una forza di polizia internazionale, onnipresente, praticamente
onnipotente. Una minaccia extraterrestre ufficialmente annunciata e riconosciuta. (…). Una forma
moderna e progredita di schiavitù. (…). Intensificazione della contaminazione ambientale…" (pag. 114).
Ogni commento è superfluo.
Questo è solo un condensato di ciò che, nella sua burocratica crudezza, dice Il Rapporto segreto da Iron
Mountain. Forse si delineano scenari foschi e agghiaccianti sul palcoscenico del mondo, più terrificanti di
quanto si possa lontanamente immaginare. Forse molti accadimenti di questi ultimi anni sono insiti in
certe metodologie raccomandate dal documento. Dalla lettura di questo agghiacciante studio, viene in
mente George Orwell che, nel suo romanzo "1984", scriveva che lo slogan dello stato totalitario di cui
parla il suo libro era: "La guerra è pace".


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