Prodi è preoccupato, dice che “Le Pen è una sfida per l’Europa”.
Amato è preoccupato, dice che “Le Pen è un pericolo per l’Europa”.
Napoletano è preoccupato, dice che “Le Pen porta avanti una visione stroncatoria per l’Europa”.
Chiedo: ma questa Europa non era purissima, fortissima, sanissima e forse anche lievissima fino a dieci giorni fa? Com’è possibile allora che lo spiffero di un nonno bretone riesca a metterla in ginocchio?.
Grande Francia. In un sol colpo ha tolto la maschera a: gli intellettuali che si turavano il naso di fronte all’Italia ed ora al massimo possono solo ammirare la nostra democrazia; i socialisti che si turavano il naso davanti a Chirac ed ora non possono non votare per lui; gli uomini della sinistra europea che sognavano la terza internazionale clintoniana planetaria (Ulivo planetario) e si ritrovano nel nostro continente a contare meno del due di briscola; gli europeisti buonisti e fideisti, quelli che guai a dire che a Bruxelles c’è un cavolino di traverso, gli viene subito giù il magone di Maastricht.
Et voilà: il re è euronudo.
Quattro mesi fa, era gennaio, tutta l’Europa, fomentata dai nostri giornali “liberi”, dai nostri “facitori d’opinione” Biagi e Santoro, dagli eternamente orrefatti onorevoli ulivisti e rutelliani guardava sgomenta l’Italia: il duce Berlusconi osa “licenziare” il ministro Ruggero. Orrore!
L’Italia rischia di essere messa al bando; l’Italia finirà ai margini dell’Europa.
Hanno azzeccato anche questa previsione. L’Italia sta collezionando solo belle figure, in giro per il mondo. E i grandi cantori dell’Europa che recitavano senza fine di sant’Europa, quanto è bella, buona e non sbaglia mai, che se non ti piace pazienza, o mangi questa minestra o salti giù dall’euro finestra.
Ora, lassù, si interrogano da quale fungo sia saltato fuori l’uomo nero Le Pen.
Ora si discute d’Europa; un continente per altro già di per sé abbastanza desaparecido (celebrazioni a parte). L’avete mai visto protagonista sulla scena internazionale? Macchè: appena c’è una crisi sparisce. Il Medio Oriente? L’Europa non c’è. L’11 settembre? Nemmeno. L’Afghanistan? Assente.
L’Europa non riesce a intervanire nemmeno quando la guerra le arriva fin dentro le viscere, come successe per Sarajevo: perché stupirsi se tace di fronte a Betlemme?
L’Europa senza esercito, senza una sua politica estera, senza una sua politica sociale, senza una sua politica di sicurezza comune.
La si sente solo quando manda pel mondo albicocche e burro rancido o montagne di danaro sporco.
Fino ad arrivare alla più grande offerta fatta alla Tunisia di grassi alimentari con “consistenti tracce di escrementi”. Europa di merda?
Si discute e si ridiscute sulla misura dei piselli o di una pera e per riconoscere una melanzana autentica bisogna misurare “il diametro massimo della sezione equatoriale dell’asse longitudinale del frutto”. Notti passate a discutere per legiferare sulle camice da notte che possono essere portate anche di giorno, e che un porro “si può definire sano quando non è affetto da marciume”.
Ore di discussione sulle tartarughe embricate di Cuba o sulle dimensioni delle scatole di aringhe fermentate.
Dopo tutte queste snervanti discussioni ci si chiede, stupiti, lassù: Le Pen? Cosa vorrà costui?
Qui si discute l’Europa, ma è una sorpresa solo per chi non ha voluto sentire e vedere per anni.
I problemi delle popolazioni delle banlieus, i problemi della sicurezza, dell’immigrazione, dei rapporti fra religioni, i diritti delle minoranze, i diritti dei popoli diversi. I diritti delle Nazioni.
Ma guarda un po’: tutte cose dette molto tranquillamente dai nostri Bossi e Martino negli anni passati. Essi infatti avvertivano:”Così non va”.
Ma allora era proibito “discutere l’Europa”.

L’Europa è lanciata, l’Europa è amata, l’Europa è intoccabile, ripetevano in coro.
Poi è bastato un nonno bretone, ex paracadutista, sostenuto da qualche refolo di astensione per farli tremare tutti.
Chissà se almeno questa volta, scossi dalla paura, i sapientoni di Maastricht apriranno gli occhi: o si comincia a dire liberamente “così non va”. Oppure andrà Le Pen o qualcuno come lui.
Non è bello, si capisce, ma è inevitabile.

liberamente dall'articolo di Mario Giordano su Il Giornale
saluti