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Discussione: Ridateci il Genovese!

  1. #1
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    Predefinito Ridateci il Genovese!

    http://www.genova.repubblica.it/arch...ge12commi.html

    La fiction "genovese" girata a Roma e Livorno Ma su Canale 5 va in onda veramente una "finzione"... Dopo Vento di Ponente la città torna protagonista in tv
    Quel Commissario non abita più qui

    MITI VIGLIERO LAMI

    mitì vigliero lami
    E io ci speravo anche stavolta, come ogni volta, tutta contenta di vedere in tv uno sceneggiato ambientato a Genova, con quel misto interno di soddisfazione forse un po' provincialcampanilistica, lo ammetto, che vuoi farci, nessuno è perfetto, quello che ti fa gongolare quando sul piccolo schermo vedi scorrere le immagini delle strade dove cammini tutti i giorni, e proprio lì si muovono anche gli eroi da Telegatto, attori famosi...
    Confesso di esserci rimasta malissimo prima, con lo sceneggiato Vento di Ponente, provando una delusione bruciante nel vedere stravolti e del tutto sbagliati i caratteri tipici del genovese; mai visto, ad esempio, un genovese anche miliardario girare con mega macchine sportivissime, spandendo sbruffoneria come un qualunque cuméndamacchietta da film di Vanzina. Il genovese vero è quello da grigio fumo di Londra, che gira con la Uno o con la Vespa, le donne col filino di perle sul golfino, tacco basso, il lato rampante ben nascosto...
    Era tutto sbagliato, i topoi, l'anima, l'ambientazione; Genova sì un poco si vedeva, almeno quello, parlando di armatori era abbastanza logico che si potessero riconoscere squarci di porto e bacini di carenaggio nostri, e qualche strada, qualche locale... Ma i nervi, o Signùr che nervi, nel sentire persino i camalli del porto parlare con accento romano o napoletano, così come i protagonisti dai genovesissimi cognomi che sembravano immigrati il giorno prima da Trastevere o Mergellina... Però era una specie di telenovela, Vento di Ponente; uno spettacolo cosiddetto nazional popolare, recitato non proprio da premi Oscar, mica si poteva pretendere la luna; anche se in Vivere di Canale 5, ambientato a Como, i protagonisti parlan lombardo e si spostano in paesaggi lariani e nel Posto al Sole di Rai 3, ambientato a Napoli, i protagonisti sembran tutti personaggi d'Eduardo, com'è giusto che sia.
    Stavolta col Commissario di Dapporto (un nome, una ligustica garanzia), ci avevo sperato sul serio; bravi gli attori, brillante il regista Capone, e poi insomma non potevo mettere in dubbio che quella di Antonio Cruciani, commissario capo della Squadra mobile di Genova, sposato con un'avvocata genovese, non fosse una storia ambientata a Genova.
    Ma già dal primo episodio, quello del 24 aprile, già dalla primissima sequenza, mi ero rassegnata al fatto che, secondo la fiction italiana, a Genova si parla esclusivamente romano. Ciò può esser abbastanza logico in Questura, vedi i trasferimenti degli addetti; per questo parlano romano i poliziotti, i piantoni, i vicecommissari, i commissari, i procuratori e i magistrati. Però nel porto di Genova viene trovato un cadavere in mare; il defunto, tal Stefano Gavi, genovese, era stato secondo ammissione dello stesso commissario Cruciani suo compagno di scuola al liceo della "Gggenova bbbéne" con tre b. Forse parlava romano pure lui, quand'era in vita, come parlano romano il figlio universitario del Commissario, il medico legale genovese che fa l'autopsia, il genovese tenutario delle sale da gioco malfamate, l'egiziano delinquente ma fascinoso, la genovese moglie del defunto, una coppia di genovesi novelli sposi... In compenso il capitano del peschereccio genovese che pesca il morto nel mare del porto di Genova, parlava toscano.
    E va bene; accettiamo il fatto che nel cinema e nella televisione sia da sempre prediletto l'uso dell'accento romano (o napoletano, torinese, fiorentino, milanese, emiliano, sardo e siculo). Già lo sapevo; ho cari amici genovesissimi e celebri attori, che quando nelle pubblicità devono interpretare personaggi genovesi si sentono dire dal regista romano (e spesso dal committente): "No, il tuo non è l'accento genovese", e si ritrovano obbligati a parlare con una còcina sguaiata e fasulla, la stessa che avrebbe, appunto, un romano che volesse imitare un genovese.
    Perché questo? Ma perché nell'immaginario collettivo probabilmente scaturito da serissime ricerche di mercato, quello è il vero accento genovese. E il marketing ha sempre ragione, chiaro?
    Ma torniamo al Commissario Cruciani Antonio, capo della Squadra mobile di Genova; che sia a Genova lo capiamo dal fatto che, come pausa tra un'inquadratura e l'altra, talvolta fan vedere il porto visto dal Righi. Poi sì, la macchina della polizia ripresa dall'alto ha attraversato una volta a sirene spiegate piazza Dante e piazza De Ferrari, per trovarsi immediatamente su una spiaggia larga e sabbiosa dove stava posteggiata una fetente roulotte da baraccato, e due metri più in là villette abusive che manco nelle più ecologicamente maltrattate coste campane... Forse era Corso Italia, nell'immaginario collettivo del regista e della produzione; certo è giusto che gli italiani da Brunico in giù sian convinti che Genova (ma anche Quarto, Quinto, Nervi, Arenzano, Sestri Ponente, Pegli,...) pulluli di spiagge immense e sabbiose, e villette abusive costruite sulla sabbia, e fatiscenti roulotte accampate sulla battigia, e capannozzi dove novelli sposi festeggiano il matrimonio ballando il liscio. In compenso nel secondo episodio Genova è stata "citata" ben due volte, ma solo nelle parole dei protagonisti: una prostituta albanese che raccontava un omicidio avvenuto in via Pré (ma quella stradozza che han fatto vedere, poteva essere benissimo sita nella periferia di Busto Arsizio, palazzoni moderni, manco un vicolo a piangere) e "le carceri di Marassi", loco ameno all'esterno, assai simile ad un antico, piccolo convento nell'orvietano, popolato esclusivamente da carcerati e guardie siciliane. Ah, dimenticavo; in verità stavolta le auto della polizia hanno attraversato a sirene spiegate (e riprese rigorosamente dall'alto) la Sopraelevata (era lei, sì, c'era palazzo san Giorgio): una volta da Sampierdarena verso la Foce, l'altra dalla Foce verso Sampierdarena...
    Lo so che qualcuno mi dirà "Sono licenze poetiche, dài; il cinema verità è passato di moda, e nessuno lo pretende."
    Perdono tutto, quindi, anche che in tutto il Foro di Genova esista un solo avvocato (la moglie del Commissario) che ogni volta deve difendere d'ufficio i delinquenti che il marito arresta. Perdono il fatto che il figlio ragazzino del commissario possa girare liberamente sulle auto di servizio, possa indagare insieme al padre, possa usare i computer della Questura, possa maneggiare materiale d'inchiesta, massì, un po' di democratica libertà, ovvìa. Perdono anche che il Procuratore parli di "applicazione dell'Articolo Bis" (un numero davanti al bis, no, eh?), che il Commissario in persona riesca a scassinare con una carta di credito stile filmetto americano un portone blindato e chiuso con 3 serrature.
    Una cosa sola però non posso perdonare; che si sia voluto a tutti i costi dichiarare di aver ambientato a Genova una storia che in realtà con Genova non c'entra nulla, visto che la città non è stata utilizzata manco come quinta scenografica.
    Ma in fondo, che pretendo? Basta guardare i titoli di coda, dove la Produzione ringrazia "il Comune di Livorno e la casa Circondariale di Roma": di Genova, proprio, non si fa cenno.

    •   Alt 

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  2. #2
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    hai visto papagiovanni? i nipoti bergamaschi parlavano con l'accento romano.....
    per me non c' niente da fare... i registi italinai sono dei raccomandati, ignoranti come capre.
    no peggio, le capre spesso riconoscono gli accenti...

    io non guardo la tv, anche perchè mi sono accorta che lascia una indebita influenza sull'accento dei miei ragazzi...

 

 

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