Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Hamas: basta baby-kamikaze

    Dopo l´uccisione di tre adolescenti a Gaza


    GERUSALEMME

    Gaza è sotto choc dopo la morte di tre ragazzi tredicenni partiti martedì in missione suicida contro la colonia israeliana più barricata nella Striscia: l'insediamento-bunker di Netzarim. La loro operazione notturna si è esaurita in pochi minuti: i soldati li hanno subito individuati e uccisi. Con sorpresa e orrore, alle prime luci dell'alba, i soldati si sono avvicinati per ispezionare i cadaveri e neutralizzare eventuali corpetti esplosivi, e si sono resi conto di avere ucciso tre bambini armati di un ordigno rudimentale, di una scure, di coltelli e di una bomba a mano. Poco prima dell´incursione Ismail Abu Nada, Anwar Hamduna e Yussef Zakut erano andati a scuola. Poi avevano detto ai compagni che andavano a trovare degli amici. Avevano invece raggiunto una manifestazione della Jihad islamica al termine della quale erano stati destinati alla missione da cui non avrebbero fatto ritorno. Prima di lasciare la casa nel rione di Sheikh Radwan (una rocaforte del movimento islamico), Yussef ha lasciato un biglietto a sua madre: «Mamma, prega per me, prega perché il mio martirio abbia successo. Mi sacrifico in nome di Dio e della patria».
    La denuncia dell´operazione è stata immediata. Samir Mashrawi, un responsabile dei servizi segreti palestinesi, ha annunciato che sarà aperta un´inchiesta per verificare chi ha mandato alla morte i tre ragazzi. Perfino gli islamici di Hamas, che teorizzano gli attentati suicidi come forma sublime di aiuto alla causa nazionale, hanno denunciato il ricorso agli adolescenti per missioni così rischiose. «I bambini devono concentrarsi sugli studi per svolgere al meglio i loro incarichi futuri - afferma un documento di Hamas distribuito ieri nelle strade di Gaza - Le loro vite sono preziose. E' un delitto buttarle vie accanto ai reticolati delle colonie». Fonti dei servizi segreti israeliani sostengono che il fenomeno è molto più vasto, che non riguarda né la sola Jihad islamica né la sola striscia di Gaza. Negli ultimi mesi, affermano, almeno 13 palestinesi di età inferiore ai 18 anni sono stati inviati in missioni suicide o comunque molto rischiose. Per loro fortuna, alcuni sono stati bloccati per tempo dai servizi di sicurezza israeliani. E solo negli ultimi giorni a Gaza almeno quindici adolescenti fra i 14 e i 16 anni sono stati individuati dai servizi di sicurezza palestinesi mentre tentavano di raggiungere i recinti di protezione delle colonie ebraiche e riconsegnati ai genitori. «Per le organizzazioni terroristiche - sostiene un portavoce militare israeliano - l'aspetto innocuo dei bambini o dei ragazzi giovanissimi è di grande valore, perché non suscita sospetti». Di fronte a un fenomeno che sembra dilagare, la direzione di Hamas ha lanciato ieri un appello pubblico, destinato anche agli insegnanti e ai predicatori nelle moschee, affinchè spieghino ai giovanissimi che la via della Jihad, la guerra santa islamica, non ammette scorciatoie, che non ci si deve «improvvisare» kamikaze. Insegnanti palestinesi laici si domandano intanto se anche i mezzi di comunicazione di massa non abbiano una responsabilità in questo fenomeno. Le reti televisive arabe - notano - esaltano con insistenza il «martirio» e il suicidio contro obiettivi israeliani. Le loro immagini sono spesso forti e possono destare grande impressione in personalità ancora in fase di formazione.

    Yariv Gonen


    La Stampa 26 aprile 2002
    http://www.lastampa.it

  2. #2
    Free
    Ospite

    Predefinito Re: Hamas: basta baby-kamikaze

    Originally posted by Roderigo
    Dopo l´uccisione di tre adolescenti a Gaza


    GERUSALEMME

    Gaza è sotto choc dopo la morte di tre ragazzi tredicenni partiti martedì in missione suicida contro la colonia israeliana più barricata nella Striscia: l'insediamento-bunker di Netzarim. La loro operazione notturna si è esaurita in pochi minuti: i soldati li hanno subito individuati e uccisi. Con sorpresa e orrore, alle prime luci dell'alba, i soldati si sono avvicinati per ispezionare i cadaveri e neutralizzare eventuali corpetti esplosivi, e si sono resi conto di avere ucciso tre bambini armati di un ordigno rudimentale, di una scure, di coltelli e di una bomba a mano. Poco prima dell´incursione Ismail Abu Nada, Anwar Hamduna e Yussef Zakut erano andati a scuola. Poi avevano detto ai compagni che andavano a trovare degli amici. Avevano invece raggiunto una manifestazione della Jihad islamica al termine della quale erano stati destinati alla missione da cui non avrebbero fatto ritorno. Prima di lasciare la casa nel rione di Sheikh Radwan (una rocaforte del movimento islamico), Yussef ha lasciato un biglietto a sua madre: «Mamma, prega per me, prega perché il mio martirio abbia successo. Mi sacrifico in nome di Dio e della patria».
    La denuncia dell´operazione è stata immediata. Samir Mashrawi, un responsabile dei servizi segreti palestinesi, ha annunciato che sarà aperta un´inchiesta per verificare chi ha mandato alla morte i tre ragazzi. Perfino gli islamici di Hamas, che teorizzano gli attentati suicidi come forma sublime di aiuto alla causa nazionale, hanno denunciato il ricorso agli adolescenti per missioni così rischiose. «I bambini devono concentrarsi sugli studi per svolgere al meglio i loro incarichi futuri - afferma un documento di Hamas distribuito ieri nelle strade di Gaza - Le loro vite sono preziose. E' un delitto buttarle vie accanto ai reticolati delle colonie». Fonti dei servizi segreti israeliani sostengono che il fenomeno è molto più vasto, che non riguarda né la sola Jihad islamica né la sola striscia di Gaza. Negli ultimi mesi, affermano, almeno 13 palestinesi di età inferiore ai 18 anni sono stati inviati in missioni suicide o comunque molto rischiose. Per loro fortuna, alcuni sono stati bloccati per tempo dai servizi di sicurezza israeliani. E solo negli ultimi giorni a Gaza almeno quindici adolescenti fra i 14 e i 16 anni sono stati individuati dai servizi di sicurezza palestinesi mentre tentavano di raggiungere i recinti di protezione delle colonie ebraiche e riconsegnati ai genitori. «Per le organizzazioni terroristiche - sostiene un portavoce militare israeliano - l'aspetto innocuo dei bambini o dei ragazzi giovanissimi è di grande valore, perché non suscita sospetti». Di fronte a un fenomeno che sembra dilagare, la direzione di Hamas ha lanciato ieri un appello pubblico, destinato anche agli insegnanti e ai predicatori nelle moschee, affinchè spieghino ai giovanissimi che la via della Jihad, la guerra santa islamica, non ammette scorciatoie, che non ci si deve «improvvisare» kamikaze. Insegnanti palestinesi laici si domandano intanto se anche i mezzi di comunicazione di massa non abbiano una responsabilità in questo fenomeno. Le reti televisive arabe - notano - esaltano con insistenza il «martirio» e il suicidio contro obiettivi israeliani. Le loro immagini sono spesso forti e possono destare grande impressione in personalità ancora in fase di formazione.

    Yariv Gonen


    La Stampa 26 aprile 2002
    http://www.lastampa.it

    Che gente.. adesso si lamentano? Bisogna bombardarli di informazione e fargli capire che il modello di società migliore è quella capitalista e materialista occidentale, l'Islam li porta solo all'autodistruzione.

  3. #3
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    Predefinito

    che ogni tanto anche i fanatici arrivino a delle conclusioni "normali" e` una cosa consolante.
    certo che farsi scudo di bambini, o inviare bambini per fare attentati, non mi sembra una tattica degna di "martiri" o "eroi".

 

 

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