Il candidato sindaco Antonio Ciano, una sorta di Bossi del sud, non ha dubbi: la cittadina non appartiene all'Italia in quanto non fu mai firmata l'annessione ufficiale allo stato sabaudo.
di Andrea Alicandro

GAETA-Si avvicina il 26 maggio, data delle elezioni amministrative anche Gaeta. Solita solfa per i cittadini, solita stanca campagna elettorale. Quest'anno, poi, dai toni particolarmente soft, all'insegna del buonismo. Dei quattro candidati in lizza per la poltrona di sindaco, il solo Antonio Ciano ha detto qualcosa di veramente originale: Gaeta non appartiene allo Stato Italiano. Solo che non è stato preso molto sul serio...

L'eccentrico candidato del Partito del Sud, formazione integralista meridionale tipo "Sud Italia Uber Alles", è uno degli ultimi fedelissimi di Ferdinando II, ultimo re Borbone e non ne vuole tradire la memoria, costi quel che costi. Per il candidato sudista, storico per passione, la città che intenderebbe amministrare non ha mai firmato nessuna annessione allo stato sabaudo, e gli atti che lo attestano sarebbero dei clamorosi falsi storici.

"Quanto è scritto sulla prima Gazzetta Ufficiale del Regno - dice- non è assolutamente vero. Nel 1861 non ci fu nessun atto valido legalmente a sancire la fine del Regno Borbonico". Un tipo particolare, Ciano, che non ha proprio digerito gli ultimi 150 anni della storia italiana, in particolare quelli successivi all'unità, quando Gaeta perse il suo ruolo di importante centro economico e politico. Sarà per questo che intende citare per danni lo Stato Italiano alla corte dell'Aja, insieme ai discendenti diretti di casa Savoia, famiglia della quale non ha un ottimo concetto, tanto che la accusa di genocidio e crimini contro l'umanità. Qualcuno lo chiama il "Bossi del Sud", ma lui, diplomaticamente, risponde: "Non è che il paragone non mi piace, lo odio proprio".

(29 APRILE 2002; ORE 10:24)