e se ci sono stati eccessi criminali disponga che questi vengano pubblicamente ammenssi e denunciati ed i responsabili puniti secondo le severe leggi della democrazia israeliana. Si denuncino contestualmente tutte le mistificazioni e falsificazioni della propaganda filo-terrorista dei palestinesi.
da www.lastampa.it :
"CONTINUA L’ASSEDIO, TOGLIERE PER QUALCHE ORA IL COPRIFUOCO NON SERVE SE NESSUNO RIFORNISCE I NEGOZI
Nel campo di Jenin, dove i morti sono scomparsi
«All’ospedale non è arrivato neppure un ferito»
13 aprile 2002
di Alexandra Schwartzbrod*
GERUSALEMME. Un responsabile militare israeliano ha ammesso ieri mattina che i bombardamenti e i tiri dell’esercito hanno fatto «centinaia di morti e di feriti» nel campo profughi di Jenin, occupato da nove giorni dai soldati di Tsahal, che ancora ieri sera impedivano ai giornalisti, alle ambulanze, alle organizzazioni internazionali e a quelle non governative di recarsi sul posto.
Solo le testimonianze raccolte al telefono dagli abitanti della città o le parole dei soldati raccolte dalla stampa israeliane o i racconti delle organizzazioni umanitarie permettono di rompere questo black-out. «Bambini cercano i loro genitori tra le macerie. Famiglie intere non trovano più la loro casa distrutta dai terroristi o dall’esercito», ha raccontato un soldato israeliano al quotidiano «Yedioth Aharonot». «Abbiamo appena bevuto la nostra ultima goccia d’acqua.
Giovedì i soldati hanno tolto il coprifuoco per quattro ore, ma non abbiamo trovato nulla da mangiare né da bere nei negozi, non avevano lasciato entrare nessuno in città», si lamentava giovedì al telefono Najah Jarrar, professore di Sociologia all’Università an-Najah di Nablus, mentre si sentivano distintamente nella sua strada, situata a 600 metri dall’ingresso del campo, le raffiche delle armi automatiche e i cingoli dei carri armati sulla carreggiata. Dalle sue finestre, raccontava il professore, poteva vedere la strada principale del campo e, da ogni lato, case distrutte. «La destra israeliana vuole prendersi tutta la Palestina.
Noi siamo tre milioni e loro vogliono fare di noi dei semplici residenti in casa loro. I kamikaze non sono dei terroristi, muoiono per la libertà». Qualche giorno fa, un soldato affermava che le truppe israeliane erano penetrate nel campo spianando le case con i bulldozer, seppellendo vivi gli abitanti sotto le macerie: «Quando il mondo vedrà quello che abbiamo fatto, tutto questo ci farà molto male». Law, un'organizzazione palestinese per i diritti dell’uomo, ha raccolto testimonianze secondo le quali alcuni combattenti palestinesi sarebbero stati «giustiziati», pur avendo accettato di arrendersi.
Secondo i palestinesi, l’esercito avrebbe scavato un’immensa fossa comune per seppellirvi i cadaveri di gran carriera, prima dell’arrivo dei giornalisti. Fonti militari israeliane hanno negato, giovedì su «Haaretz», di aver seppellito cadaveri, spiegando invece che due compagnie di fanteria sarebbero entrate nel campo venerdì per selezionare i morti. «I civili saranno portati all’ospedale di Jenin, i terroristi nella valle del Giordano, in un cimitero speciale», spiegava il quotidiano, precisando che si trattava di impedire che i palestinesi utilizzassero i cadaveri per la loro propaganda.
«C’è qualcosa che non quadra, laggiù - si è arrabbiato venerdì a Ginevra il direttore generale della Croce Rossa Internazionale, di ritorno dai Territori -. I nostri delegati sono all’ospedale di Jenin, ma non hanno visto arrivare nessun morto e nessun ferito, mentre i combattimenti sono di un’estrema violenza». Paul Grossrieder ha raccontato che i soldati israeliani «impedivano ai malati e ai feriti di accedere agli ospedali, bloccavano le ambulanze della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa palestinese per interminabili ore e infliggevano inutili umiliazioni ai delegati umanitari».
Ha parlato di delegati obbligati a stendersi nel fango accanto ai loro veicoli ai posti di blocco o costretti a spogliarsi completamente; dei «poveri tra i poveri», 10-12 mila palestinesi senza cibo; degli autisti delle ambulanze palestinesi utilizzati «come scudi umani». «Siamo chiari, la Croce rossa capisce benissimo che i soldati israeliani perquisiscano le ambulanze, c’è una guerra che infuria. Misure di sicurezza possono diventare indispensabili - ha concluso - ma non giustificano comportamenti del genere». "
Shalom!




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