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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il governo Israeliano chiarisca ciò che è realmente accaduto a Jenin

    e se ci sono stati eccessi criminali disponga che questi vengano pubblicamente ammenssi e denunciati ed i responsabili puniti secondo le severe leggi della democrazia israeliana. Si denuncino contestualmente tutte le mistificazioni e falsificazioni della propaganda filo-terrorista dei palestinesi.

    da www.lastampa.it :

    "CONTINUA L’ASSEDIO, TOGLIERE PER QUALCHE ORA IL COPRIFUOCO NON SERVE SE NESSUNO RIFORNISCE I NEGOZI
    Nel campo di Jenin, dove i morti sono scomparsi
    «All’ospedale non è arrivato neppure un ferito»

    13 aprile 2002

    di Alexandra Schwartzbrod*

    GERUSALEMME. Un responsabile militare israeliano ha ammesso ieri mattina che i bombardamenti e i tiri dell’esercito hanno fatto «centinaia di morti e di feriti» nel campo profughi di Jenin, occupato da nove giorni dai soldati di Tsahal, che ancora ieri sera impedivano ai giornalisti, alle ambulanze, alle organizzazioni internazionali e a quelle non governative di recarsi sul posto.

    Solo le testimonianze raccolte al telefono dagli abitanti della città o le parole dei soldati raccolte dalla stampa israeliane o i racconti delle organizzazioni umanitarie permettono di rompere questo black-out. «Bambini cercano i loro genitori tra le macerie. Famiglie intere non trovano più la loro casa distrutta dai terroristi o dall’esercito», ha raccontato un soldato israeliano al quotidiano «Yedioth Aharonot». «Abbiamo appena bevuto la nostra ultima goccia d’acqua.

    Giovedì i soldati hanno tolto il coprifuoco per quattro ore, ma non abbiamo trovato nulla da mangiare né da bere nei negozi, non avevano lasciato entrare nessuno in città», si lamentava giovedì al telefono Najah Jarrar, professore di Sociologia all’Università an-Najah di Nablus, mentre si sentivano distintamente nella sua strada, situata a 600 metri dall’ingresso del campo, le raffiche delle armi automatiche e i cingoli dei carri armati sulla carreggiata. Dalle sue finestre, raccontava il professore, poteva vedere la strada principale del campo e, da ogni lato, case distrutte. «La destra israeliana vuole prendersi tutta la Palestina.

    Noi siamo tre milioni e loro vogliono fare di noi dei semplici residenti in casa loro. I kamikaze non sono dei terroristi, muoiono per la libertà». Qualche giorno fa, un soldato affermava che le truppe israeliane erano penetrate nel campo spianando le case con i bulldozer, seppellendo vivi gli abitanti sotto le macerie: «Quando il mondo vedrà quello che abbiamo fatto, tutto questo ci farà molto male». Law, un'organizzazione palestinese per i diritti dell’uomo, ha raccolto testimonianze secondo le quali alcuni combattenti palestinesi sarebbero stati «giustiziati», pur avendo accettato di arrendersi.

    Secondo i palestinesi, l’esercito avrebbe scavato un’immensa fossa comune per seppellirvi i cadaveri di gran carriera, prima dell’arrivo dei giornalisti. Fonti militari israeliane hanno negato, giovedì su «Haaretz», di aver seppellito cadaveri, spiegando invece che due compagnie di fanteria sarebbero entrate nel campo venerdì per selezionare i morti. «I civili saranno portati all’ospedale di Jenin, i terroristi nella valle del Giordano, in un cimitero speciale», spiegava il quotidiano, precisando che si trattava di impedire che i palestinesi utilizzassero i cadaveri per la loro propaganda.

    «C’è qualcosa che non quadra, laggiù - si è arrabbiato venerdì a Ginevra il direttore generale della Croce Rossa Internazionale, di ritorno dai Territori -. I nostri delegati sono all’ospedale di Jenin, ma non hanno visto arrivare nessun morto e nessun ferito, mentre i combattimenti sono di un’estrema violenza». Paul Grossrieder ha raccontato che i soldati israeliani «impedivano ai malati e ai feriti di accedere agli ospedali, bloccavano le ambulanze della Croce Rossa e della Mezzaluna rossa palestinese per interminabili ore e infliggevano inutili umiliazioni ai delegati umanitari».

    Ha parlato di delegati obbligati a stendersi nel fango accanto ai loro veicoli ai posti di blocco o costretti a spogliarsi completamente; dei «poveri tra i poveri», 10-12 mila palestinesi senza cibo; degli autisti delle ambulanze palestinesi utilizzati «come scudi umani». «Siamo chiari, la Croce rossa capisce benissimo che i soldati israeliani perquisiscano le ambulanze, c’è una guerra che infuria. Misure di sicurezza possono diventare indispensabili - ha concluso - ma non giustificano comportamenti del genere».
    "

    Shalom!

  2. #2
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    Predefinito Il Ministro degli Esteri di Israele

    "10.4.2002:
    Peres: "I palestinesi descrivono come un 'massacro' quelli che sono stati violentissimi combattimenti, a Jenin, fra soldati e miliziani armati" (in cui sono morti anche 22 soldati israeliani)"


    Shalom!

  3. #3
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    Predefinito

    "(14.4.2002)
    Corte Suprema israeliana respinge le petizioni che chiedevano di vietare alle Forze israeliane di rimuovere i corpi dei caduti a Jenin. Prima della delibera, era stata raggiunta un'intesa fra Forze israeliane e presentatori della petizione sulle modalita' da seguire nell'opera di rimozione dei corpi."

    "(14.4.2002)
    Presidente Corte Suprema israeliana: "Spetta alle forze israeliane rimuovere i corpi dei caduti a Jenin". Operazione complicata: si teme che diversi corpi abbiano addosso cinture esplosive."

    "(14.4.2002)
    Ministro difesa Ben-Eliezer: "Sono decine, non centinaia, i morti palestinesi a Jenin, e quasi tutti combattenti. Non abbiamo ancora sepolto nessuno e ovviamente non abbiamo creato nessuna fossa comune"."

    "(14.4.2002)
    Leader di Hamas (fondamentalisti palestinesi) alla tv Al Jazeera promette altri attentati suicidi contro popolazione israeliana."

    "(14.4.2002)
    Vice ministro difesa israeliano Dalia Rabin- Pelossof: "Non c'e' stato alcun massacro a Jenin, solo durissimi combattimenti in zona."

  4. #4
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    Predefinito La battaglia del campo di Jenin

    da www.israele.net :

    "La battaglia del campo di Jenin

    Da un articolo di Tibi Schlosser
    consigliere dell'ambasciata d'Israele

    17 aprile 2002

    Tutti sapevano che il campo di Jenin era il cuore del terrorismo palestinese. Questa e' la citta' da cui sono partiti 23 attentatori suicidi che hanno ucciso, ferito o mutilato centinaia di israeliani. Questa e' la citta' in cui Fatah (con le sue Brigate Al Aqsa), la Jihad Islamica e Hamas hanno attivamente cooperato fra loro per massacrare il maggior numero possibile di civili israeliani innocenti, compresi vecchi donne e bambini. Questa e' la citta' in cui sono stati sparsi a piene mani i semi dell'odio contro Israele e gli ebrei, alimentato nelle scuole e nelle moschee. Questa e' la citta' in cui un capo della Jihad, Ali Zafouri, dopo aver mandato alla morte numerosi suoi devoti fratelli, ha pensato bene di arrendersi agli israeliani vivo e vegeto.
    Anche noi sapevamo tutto questo. E sapevamo anche che a Jenin l'unica differenza fra un terrorista e un civile non combattente e' che il terrorista ha le armi in mano e propositi di morte nella testa, mentre il civile ha solo la testa piena di odio. Sapevamo che i terroristi si sarebbero mescolati ai loro concittadini e fratelli usandoli cinicamente prima come scudi umani, poi come materiale per la loro propaganda, per nascondere la loro responsabilita' d'aver mandato a morire i loro stessi fratelli provocando questa tragedia.
    Sapevamo tutto questo, ma ciononostante non potevamo fare altro che entrare nel campo di Jenin per combattere il terrorismo che da mesi ci infligge una "piazza Fontana" al giorno allo scopo di distruggerci e di cancellare ogni speranza nostra e dei nostri vicini palestinesi in un futuro diverso, un futuro di compromesso e di pace. Ormai sappiamo tutti che il vero ostacolo alla pace e' rappresentato dal terrorismo, e non dai territori che sono gia' stati offerti alla parte palestinese 20 mesi fa, e che Arafat ha rifiutato preferendo optare per la violenza e il terrore . Per questo non potevano fare altro che entrare nel campo di Jenin, cuore del terrorismo palestinese, per combattere i terroristi la' dove si nascondo, si armano e si organizzano. Anche se sapevamo quanto sarebbe stato difficile.
    Non siamo stati noi a scegliere il campo di battaglia, non siamo stati noi a decidere di trasformare case civili in trappole mortali imbottite con enormi quantita' di esplosivo, non siamo stati noi a farci saltare in aria con potenti cinture esplosive nei vicoli e fra le case, uccidendo insieme soldati israeliani e civili palestinesi.
    Abbiamo mandato nel campo di Jenin reparti di riservisti scelti: gente matura, padri di famiglia, addestrati e con i nervi saldi. Abbiamo proposto sin dall'inizio e chiaramente a tutti gli abitanti del campo di Jenin di consegnare le armi senza ingaggiare combattimenti, per risparmiare tante vite umane da entrambe le parti. Invano. Siamo entrati nel campo di Jenin passando tra le case con grande cautela, mettendo a rischio la vita dei nostri soldati, al solo scopo di distinguere fra terroristi e cittadini inermi. La battaglia e' durata otto giorni, 23 nostri soldati sono rimasti uccisi, 64 feriti. E' chiaro che, usando metodi piu' drastici, avremmo potuto prendere il controllo di questa piccola area in modo completamente diverso, rapido e senza subire perdite , come in passato non hanno esitato a fare i giordani nel "settembre nero" del 1970, il siriano Assad a Hama nel 1982, Saddam Hussein nel Kurdistan e in Kuwait. E che anche oggi non esiterebbero a farlo. Ma noi israeliani no.
    La battaglia del campo di Jenin e' finita sul terreno, ma giorni prima era gia' iniziata la battaglia della propaganda. Il primo colpo l'hanno sparato le autorita' sanitarie palestinesi che si sono rifiutate, anche dopo le nostre sollecitazioni e le nostre garanzie, di rimuovere i corpi dei loro morti. Preferiscono lasciarli li' per le strade, esposti al sole e all'arrivo di fotografi e cameramen. Sanno bene che quando arriveranno le immagini di morte e distruzione del dopo battaglia, quelle saranno le uniche immagini che si imprimeranno nella memoria di tutti. Nessuno verra' informato, nessuno si interessera' di sapere come si sia arrivati a quegli scontri e a quei morti, perche' si sia arrivati a combattere quella battaglia e come sia stata combattuta. Nessuno si chiedera' cosa si cela dietro a quei morti in abiti civili: come era difficile, durante i combattimenti, distinguere i civili inermi usati come scudi dai terroristi, ancora piu' difficile sara' distinguerli nelle immagini del dopo battaglia. Ma nonostante questo, nonostante l'uso cinicamente propagandistico che ne verra' fatto, la nostra Corte Suprema, massimo baluardo della democrazia israeliana, ha ordinato di non toccare piu' niente in attesa degli accertamenti e infine ha disposto che l'esercito israeliano cooperasse con le ONG presenti nell'area per rimuovere i cadaveri.
    Le immagini per loro natura riflettono una realta', ma non tutta la realta'. La verita' e' molto piu' ampia e sta dietro alle immagini, esattamente come i cecchini palestinesi stavano dietro ai bambini mandati allo sbaraglio nei primi mesi di questa cosiddetta intifada.
    Il capitolo conclusivo della battaglia del campo di Jenin e' di nuovo quello scritto da una giovane ragazza palestinese originaria di Jenin che, su ordine di Al Aqsa (cioe' Fatah, cioe' Arafat), si e' fatta esplodere a una fermata d'autobus nel centro di Gerusalemme, portando con se' nella morte sei innocenti cittadini israeliani.
    Purtroppo la battaglia contro il terrorismo dovra' dunque continuare, condizione necessaria per rendere possibile la riapertura della strada verso un negoziato autentico e una vera pace.
    (www.israel-amb.it, 15.04.02)
    ".

    Non è vero quel che dice l'articolo, non è vero che Nessuno si chiederà il perchè della battaglia, del come si sono prodotti quei morti, non è vero che Nessuno rifletterà sul fatto che i criminali terroristi, dal punto di vista "formale"....altro non sono che CIVILI, a volte anche minorenni (Kamikaze quindicenni e sedicenni ci sono già stati). Insomma NON è vero che tutti gli europei siano inebetiti dalla cinica propaganda di chi arma, difende e giustifica il terrorismo palestinese in nome di una causa che avrebbe già vinto con la mediazione di Clinton e l'offerta di Barak se fosse stato vero che Arafat voleva la pace e si accontentava della Cisgiordania, della striscia di Gaza e di Gerusalemme Est, rinunciando per sempre a operare per la distruzione dello Stato ebraico. In Europa c'è chi sa giudicare con onestà intellettuale, autonomia di giudizio e analisi accurata e razionale dei fatti, prescindendo dal propagandismo fondato sulle facili emozioni e sulle mistificazioni.
    Criticheremo senza sconti il governo di Israele per ogni eccesso, per ogni delitto, per ogni violenza inutile. Questo sia chiaro. Ma non siamo tra quelli che credono che la guerra criminale contro Israele sia nata in conseguenza di una "passeggiata" di un politico ebreo in una Città che è Capitale Eterna dello Stato di Israele, oltre che Città Santa per le tre religioni monoteistiche.

    Shalom!

  5. #5
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    Predefinito "I accuse" by Baruch Kimmerling

    ”I Accuse” by Baruch Kimmerling February 1, 2002 Kol Ha'Ir

    I accuse Ariel Sharon of creating a process in which he will not only intensify the reciprocal bloodshed, but is liable to instigate a regional war and partial or nearly complete ethnic cleansing of the Arabs in the "Land of Israel."

    I accuse every Labor Party minister in this government of cooperating with the implementation of the right wing's extremist, fascist "vision" for Israel.

    I accuse the Palestinian leadership, and primarily Yasir Arafat, of short-sightedness so extreme that it has become a collaborator in Sharon's plans. If there is a second Naqba (Palestinian Holocaust), this leadership, too, will be among the causes.

    I accuse the military leadership, spurred by the national leadership, of inciting public opinion, under a cloak of supposed military professionalism, against the Palestinians. Never before in Israel have so many generals in uniform, former generals, and past members of military intelligence, sometimes disguised as "academics," taken part in public brainwashing. When the judicial committee of inquiry is established to investigate the 2002 catastrophe, they too will have to be investigated alongside the civilian criminals.

    I accuse the administrators of Israel's electronic media of giving various military spokespeople the access needed for an aggressive, bellicose, almost complete take-over of the public discourse. The military is not only controlling Jenin and Ramallah but the Israeli radio and television as well.

    The late philosopher Yeshayahu Leibovitz was right-the occupation has ruined every good part and destroyed the moral infrastructure upon which Israeli society exists. Let's stop this march of fools and build society anew, clean of militarism and oppression and exploitation of other people, if not worse.

    I accuse everyone who sees and knows all of this of doing nothing to prevent the emerging catastrophe. Sabra and Shatilla were nothing compared to what has happened and what is going to happen to us. We have to go out not only to the town squares, but also to the checkpoints. We have to speak to the soldiers in the tanks and the troop carriers-like the Russians spoke to their soldiers when they were ordered to retake control in Red Square-before entry into Palestinian cities turns into a murderous urban warfare.

    And I accuse myself of knowing all of this, yet crying little and keeping quiet too often.

    **************************************************

    Baruch Kimmerling is a Professor of Sociology at Hebrew University and author of "Zionism and Territory" (perhaps the first Israeli academic study of the Occupation to employ a colonial model)

    **************************************************

    Cordialmente,
    Etrusco

  6. #6
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    Predefinito Diffidare dei mentitori professionali

    da www.israele.net :


    "Primo: diffidare di chi mente sistematicamente

    Da un editoriale del Jerusalem Post
    18 aprile 2002

    Sin da quando e' iniziata l'operazione Scudo Difensivo, molti giornalisti, autoproclamatisi custodi della verita', si sono affrettati a riportare diligentemente come notizia attendibile qualunque voce o fantasia provenisse da parte palestinese, senza prendersi quasi mai la briga di correggere altrettanto rapidamente gli errori e le falsita' che avevano contribuito a diffondere.
    Un esempio significativo e' quello della dura battaglia che si e' combattuta fra Forze di Difesa israeliane e miliziani palestinesi per il controllo del campo di Jenin. Sconfitti sul campo di battaglia, i palestinesi si sono lanciati nella guerra della propaganda, facendo circolare per tutto il mondo la notizia di un "massacro deliberato e indiscriminato " perpetrato dagli israeliani. Numerosi giornalisti stranieri, quando ancora non potevano entrare a Jenin, si sono prodigati a rilanciare come assolutamente attendibile la versione palestinese del "massacro", citando solo di tanto in tanto - e con evidente scetticismo - le dichiarazioni israeliane che parlavano piuttosto di furiosi combattimenti. Per giorni e giorni la notizia di un "massacro" e' stata fatta propria dai mass-media, gettando una macchia forse indelebile sulla reputazione di Israele.
    Adesso, pero', tutte le prove che vanno via via emergendo sembrano smentire l'accusa palestinese e avvalorare piuttosto la versione israeliana. Secondo quanto riferiscono non solo le Forze di Difesa israeliane ma anche gruppi indipendenti, il numero totale di morti palestinesi rinvenuti nel campo di Jenin si aggira sui 40, una cifra molto lontana dai 500 o 1.000 morti che i portavoce palestinesi avevano denunciato per diversi giorni.
    E si tratta quasi esclusivamente di uomini adulti in armi, con ancora addosso i cinturoni di munizioni e altri segni che indicano che sono caduti mentre combattevano contro i soldati israeliani. Come ha scritto l'altro giorno il Washington Post, "non e' emersa alcuna prova a sostegno dell'accusa mossa da gruppi palestinesi e alcune organizzazioni umanitarie secondo cui vi sarebbero stati massacri su vasta scala o esecuzioni sommarie ad opera delle truppe israeliane".
    Certo, quelle che giungono da Jenin non sono belle immagini. Ogni intenso combattimento in zone urbane lascia dietro di se' gravi devastazioni. Purtroppo questa e' la natura stessa della guerra urbana, specie quando una parte decide di asserragliarsi nel cuore di zone densamente abitate. Come ha detto il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres, "non c'era praticamente un edificio a Jenin che non fosse stato trasformato in una trappola esplosiva".
    La verita' che ora emerge e' che gli israeliani hanno fatto tutto il possibile per ridurre al minimo possibile i danni alla popolazione civile di Jenin. I soldati, esponendosi a gravi rischi, sono andati a cercare armi e terroristi casa per casa, un metodo che certamente ha contribuito all'alto numero di perdite israeliane. Israele avrebbe potuto facilmente scatenare le sue forze aeree sui miliziani palestinesi, semplicemente spianando Jenin, come pare abbiano fatto gli Stati Uniti con alcuni villaggi in Afghanistan, e risparmiando la vita dei propri soldati. Ma una tattica di questo tipo, come ha sottolineato il capo di stato maggiore Shaul Mofaz in un'intervista rilasciata il giorno dell'indipendenza, avrebbe provocato un grande numero di vittime fra la popolazione civile palestinese, cosa che le Forze di Difesa israeliane hanno cercato di evitare a ogni costo.
    La descrizione israeliana degli eventi era dunque assai piu' vicina alla realta' di quella palestinese. Ma questo non sorprende. E' fin dall'inizio della cosiddetta seconda intifada che i portavoce dell'Autorita' Palestinese trattano la verita' dei fatti con una disinvoltura tanto sfacciata quanto costante. Quando gli israeliani sequestrarono una nave carica di armi, la Karine-A, acquistate in Iran e dirette a Gaza, Arafat ha spudoratamente negato ogni collegamento con la vicenda e ha tentato persino di sostenere che si trattava di un complotto israeliano volto a screditarlo agli occhi dell'occidente, mentre gia' esistevano prove incontrovertibili del suo coinvolgimento. Piu' di recente, anche gli innumerevoli tentativi fatti da Arafat per negare ogni legame fra se' e il terrorismo si sono rivelati pure menzogne: Israele ha trovato e reso pubblici vari documenti, con tanto di firma autografa del presidente palestinese, che dimostrano come egli abbia piu' volte personalmente approvato lo stanziamento di fondi a favore di attivite' chiaramente terroristiche.
    Cio' che sorprende in realta' e' che, nonostante le continue smentite in cui incappano le fonti palestinesi, esse continuano ad essere ciecamente credute e a godere della massima fiducia del grosso della stampa straniera. Un fatto, questo, che non ispira molta fiducia nella qualita' del giornalismo e dei giornalisti in generale. Obiettivita' e imparzialita' non significa dare credito sempre e comunque a tutte le fonti senza badare alla loro credibilita' e attendibilita'. Quando una parte viene colta sistematicamente in flagrante menzogna e' dovere dei mass-media responsabili dirlo apertamente ed esercitare un minimo di prudenza. Finora troppi mass- media occidentali si sono sottratti a questo dovere fondamentale, minando la propria stessa credibilita'.
    (Jerusalem Post, 18.04.02)
    "

    Shalom!

  7. #7
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    Predefinito Re: Diffidare dei mentitori professionali

    Originally posted by Pieffebi
    da www.israele.net :


    "Primo: diffidare di chi mente sistematicamente

    Da un editoriale del Jerusalem Post
    18 aprile 2002

    Sin da quando e' iniziata l'operazione Scudo Difensivo, molti giornalisti, autoproclamatisi custodi della verita', si sono affrettati a riportare diligentemente come notizia attendibile qualunque voce o fantasia provenisse da parte palestinese, senza prendersi quasi mai la briga di correggere altrettanto rapidamente gli errori e le falsita' che avevano contribuito a diffondere.
    Un esempio significativo e' quello della dura battaglia che si e' combattuta fra Forze di Difesa israeliane e miliziani palestinesi per il controllo del campo di Jenin. Sconfitti sul campo di battaglia, i palestinesi si sono lanciati nella guerra della propaganda, facendo circolare per tutto il mondo la notizia di un "massacro deliberato e indiscriminato " perpetrato dagli israeliani. Numerosi giornalisti stranieri, quando ancora non potevano entrare a Jenin, si sono prodigati a rilanciare come assolutamente attendibile la versione palestinese del "massacro", citando solo di tanto in tanto - e con evidente scetticismo - le dichiarazioni israeliane che parlavano piuttosto di furiosi combattimenti. Per giorni e giorni la notizia di un "massacro" e' stata fatta propria dai mass-media, gettando una macchia forse indelebile sulla reputazione di Israele.
    Adesso, pero', tutte le prove che vanno via via emergendo sembrano smentire l'accusa palestinese e avvalorare piuttosto la versione israeliana. Secondo quanto riferiscono non solo le Forze di Difesa israeliane ma anche gruppi indipendenti, il numero totale di morti palestinesi rinvenuti nel campo di Jenin si aggira sui 40, una cifra molto lontana dai 500 o 1.000 morti che i portavoce palestinesi avevano denunciato per diversi giorni.
    E si tratta quasi esclusivamente di uomini adulti in armi, con ancora addosso i cinturoni di munizioni e altri segni che indicano che sono caduti mentre combattevano contro i soldati israeliani. Come ha scritto l'altro giorno il Washington Post, "non e' emersa alcuna prova a sostegno dell'accusa mossa da gruppi palestinesi e alcune organizzazioni umanitarie secondo cui vi sarebbero stati massacri su vasta scala o esecuzioni sommarie ad opera delle truppe israeliane".
    Certo, quelle che giungono da Jenin non sono belle immagini. Ogni intenso combattimento in zone urbane lascia dietro di se' gravi devastazioni. Purtroppo questa e' la natura stessa della guerra urbana, specie quando una parte decide di asserragliarsi nel cuore di zone densamente abitate. Come ha detto il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres, "non c'era praticamente un edificio a Jenin che non fosse stato trasformato in una trappola esplosiva".
    La verita' che ora emerge e' che gli israeliani hanno fatto tutto il possibile per ridurre al minimo possibile i danni alla popolazione civile di Jenin. I soldati, esponendosi a gravi rischi, sono andati a cercare armi e terroristi casa per casa, un metodo che certamente ha contribuito all'alto numero di perdite israeliane. Israele avrebbe potuto facilmente scatenare le sue forze aeree sui miliziani palestinesi, semplicemente spianando Jenin, come pare abbiano fatto gli Stati Uniti con alcuni villaggi in Afghanistan, e risparmiando la vita dei propri soldati. Ma una tattica di questo tipo, come ha sottolineato il capo di stato maggiore Shaul Mofaz in un'intervista rilasciata il giorno dell'indipendenza, avrebbe provocato un grande numero di vittime fra la popolazione civile palestinese, cosa che le Forze di Difesa israeliane hanno cercato di evitare a ogni costo.
    La descrizione israeliana degli eventi era dunque assai piu' vicina alla realta' di quella palestinese. Ma questo non sorprende. E' fin dall'inizio della cosiddetta seconda intifada che i portavoce dell'Autorita' Palestinese trattano la verita' dei fatti con una disinvoltura tanto sfacciata quanto costante. Quando gli israeliani sequestrarono una nave carica di armi, la Karine-A, acquistate in Iran e dirette a Gaza, Arafat ha spudoratamente negato ogni collegamento con la vicenda e ha tentato persino di sostenere che si trattava di un complotto israeliano volto a screditarlo agli occhi dell'occidente, mentre gia' esistevano prove incontrovertibili del suo coinvolgimento. Piu' di recente, anche gli innumerevoli tentativi fatti da Arafat per negare ogni legame fra se' e il terrorismo si sono rivelati pure menzogne: Israele ha trovato e reso pubblici vari documenti, con tanto di firma autografa del presidente palestinese, che dimostrano come egli abbia piu' volte personalmente approvato lo stanziamento di fondi a favore di attivite' chiaramente terroristiche.
    Cio' che sorprende in realta' e' che, nonostante le continue smentite in cui incappano le fonti palestinesi, esse continuano ad essere ciecamente credute e a godere della massima fiducia del grosso della stampa straniera. Un fatto, questo, che non ispira molta fiducia nella qualita' del giornalismo e dei giornalisti in generale. Obiettivita' e imparzialita' non significa dare credito sempre e comunque a tutte le fonti senza badare alla loro credibilita' e attendibilita'. Quando una parte viene colta sistematicamente in flagrante menzogna e' dovere dei mass-media responsabili dirlo apertamente ed esercitare un minimo di prudenza. Finora troppi mass- media occidentali si sono sottratti a questo dovere fondamentale, minando la propria stessa credibilita'.
    (Jerusalem Post, 18.04.02)
    "

    Shalom!
    Carissimo Pieffebi,

    premesso che ognuno è libero di avere le opinioni che ha (e ci mancherebbe altro !), mi incuriosisce non poco il fatto che tu adotti lo stesso metodo di informazione che, giustamente, critichi agli 'avversari', ossia la propaganda, per sostenere le tue.

    Quale sarebbe stata l'opinione che ti saresti senz'altro fatto di me se avessi postato un thread dal titolo 'Il governo palestinese chiarisca ciò che è realmente accaduto a Jenin' eppoi giù una sfilza di articoli di parte palestinese in cui senza uno straccio di argomento dimostrabile e con una sequenza di formule propagandistiche governative pretendessi di dimostrare che ci sono stati migliaia di morti ? Te lo dico io (perdonami per la mancanza di modestia): diresti che sono fazioso, e avresti ragione.

    E quale servizio farei all'obiettivo che sembra stare a cuore anche a te, ossia chiarire che cosa sia successo veramente ? Te lo dico nuovamente io (e di nuovo perdonami per la mancanza di modestia): un pessimo servizio.

    Una persona intelligente deve partire da dogmi e costruirci intorno una realtà che non li smentisca, o piuttosto dovrebbe partire dalla realtà e formarsi opinioni che in quanto tali non possono non essere flessibili considerando che ogni realtà non è mai statica ? Io direi la seconda........

    E allora non sarebbe manovra più onesta lasciare da parte (almeno noi che in qualche modo abbiamo la fortuna di non essere coinvolti in prima persona e quindi avremmo il dovere di tentare di fornire una chiave di lettura obiettiva ed equidistante, sempre che ci stia ovviamente a cuore una soluzione pacifica, dignitosa ed appunto equidistante) la propaganda e cercare piuttosto di partire dall'analisi dei fatti cercando intanto di dargli una spiegazione convincente ?

    Ti chiedo:

    1) se le fonti dei media occidentali, invece di essere obbligati a basarsi su fonti di parte avessero avuto la possibilità di seguire direttamente gli accadimenti, non si sarebbe tagliata la testa al toro ? Perchè questo è stato impedito ?
    2) perchè non si autorizza una commissione d'inchiesta internazionale ? In fondo è un pò naive che ci si possa basare sulla 'verità' che ci fornisce una delle parti in causa, no ? Da una parte l'esercito israeliano è accusato di certi atti, dall'altra è l'esercito israeliano stesso a promuovere una inchiesta che lo assolve: non mi pare che questo sia il metodo su cui si possa fondare la giustizia.....
    3) perchè si è fin qua impedito un massiccio intervento di aiuto considerando che a Jenin è assolutamente non in dubbio che ci sia una emergenza umanitaria (e qua non c'entra niente se ci siano o meno colpevoli......) ?
    4) perchè due organismi sopra le parti quali ONU ed Amnesty dovrebbero esprimersi come si sono fin qua espressi in base a ciò che hanno visto a Jenin (vedi post seguente) ?

    Concludendo: non penso che 'cristallizzarsi' su una posizione tappandosi occhi ed orecchi possa essere utile a trovare una soluzione, e non penso (ciò che più conta) che porti 'acqua' (anzi !) al mulino di coloro cui stanno a cuore le vittime innocenti (non importa di che colore).

    Per una volta abbandono il mio 'cordialmente' (cui del resto sono molto affezionato).....a dimostrare (se ce ne fosse bisogno) che la chiarezza che pretendo niente ha a che fare con pregiudizi e/o posizioni 'sospette'.

    Shalom,
    Etrusco

  8. #8
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    Predefinito Jenin, il giorno dopo. Le accuse di Onu e Amnesty

    Jenin, il giorno dopo. Le accuse di Onu e Amnesty

    di Redazione (redazione@vita.it)

    19/04/2002

    Per inviato Onu "una pagina vergognosa per Israele", per Amnesty "Situazione scioccante". Ma Israele dice "nessun massacro, solo atto di guerra"

    M.O.: AMNESTY INTERNATIONAL, JENIN UNA CATASTROFE UMANITARIA
    Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan oggi ha lanciato un appello urgente a Israele affinché si ritiri da Jenin nell'interesse della protezione dei diritti umani e per permettere alle squadre di soccorso di poter operare sul luogo. Annan ha detto di essere rimasto scosso dalla descrizione della situazione nella citta' palestinese fatta dall'inviato Onu a Jenin Terje Roed-Larsen che oggi ha giudicato le operazioni condotte nel campo profughi come ''un capitolo triste e vergognoso della storia israeliana''. L'appello è stato lanciato da Annan mentre il Consiglio di Sicurezza stava discutendo dell'invio in Medio Oriente di una forza di pace. L'inviato delle Nazioni Unite in Medio Oriente, il danese Terje Roed-larsen, facendo un giro per il campo profughi di Jenin, ha dichiarato che la scena che ha avuto di fronte è ''incredibilmente sconvolgente''. L'inviato ha chiesto a Israele di consentire l'accesso delle squadre di soccorso internazione. ''Io sono choccato a guardare in giro'', ha detto Roed-Larsen, camminando nel centro del campo di Jenin e riferendosi alle montagne di macerie''. ''Sembra che ci sia appena stato un terremoto. Questo è un capitolo della storia israeliana triste e vergognoso. C'e' odore di corpi in decomposizione ovunque''. ''L'operazione israeliana a Jenin ha prodotto due mila senzatetto -ha detto l'inviato danese, citando fonti della Croce rossa- Ho visto il corpo di un bambino di cinque anni maciullato, spuntare dai detriti. Israele ha diritto a difendersi. Ma questo non può diventare un assegno in bianco per fare ciò che si vuole''. Una settimana fa si sono concluse le operazioni israeliane a Jenin. Secondo fonti palestinesi, nel campo sarebbero stati uccisi dai militari di Gerusalemme più di 500 palestinesi.
    "Assistiamo ad una crisi umanitaria senza precedenti nell'area mediorientale, nell'impossibilità di poter recare adeguati soccorsi alla popolazione civile ed avviare una inchiesta indipendente sulle violazioni dei diritti umani denunciate a Jenin. I primi rapporti della missione di Amnesty International confermano l'ipocrisia della comunità internazionale, incapace di tramutare le proprie dichiarazioni in misure concrete per fermare la spirale della violenza. Mi chiedo fino a quando dovremo assistere a questo vergognoso e inaccettabile immobilismo", ha commentato oggi Marco Bertotto, presidente della sezione italiana della organizzazione. La missione di Amnesty International, presente ormai da giorni nei Territori Occupati, ha avuto parziale accesso al campo profughi di Jenin. Le dichiarazioni di Javier Zuniga, delegato dell'organizzazione, sono allarmanti: "E' la peggiore scena di devastazione che abbia mai visto. Potrebbero esserci ancora persone in vita sotto le macerie del campo profughi di Jenin. Un collega di una organizzazione umanitaria locale ha ricevuto una telefonata di una famiglia di dieci persone intrappolata che chiedeva aiuto. Se questo disastro fosse stato il risultato di un terremoto, l'intervento della comunità internazionale sarebbe stato immediato. E' scioccante che le autorità non abbiano chiesto aiuto e che nessuno lo abbia offerto". Amnesty International continua a chiedere l'immediato e incondizionato accesso ai Territori da parte delle agenzie umanitarie, al fine di evitare un ulteriore aggravarsi della catastrofe. Derrick Pounder, il medico patologo dell'Università di Dundee componente della missione di Amnesty International, da ieri mattina sta conducendo le autopsie sui corpi che si trovano presso il Jenin Government Hospital. "Sono due le questioni da risolvere urgentemente", ha sottolineato, "innanzitutto l'identificazione delle persone uccise per restituire i corpi alle loro famiglie. Poi, attraverso le autopsie, ricostruire le cause della morte per comprendere meglio cosa e' accaduto a Jenin". Secondo le prime testimonianze raccolte dai ricercatori di Amnesty International, durante le operazioni militari a Jenin l'esercito israeliano e' entrato casa per casa separando gli uomini dalle donne e dai bambini e arrestando tutti gli uomini da 15 ai 45 anni. Ogni uomo è stato usato come "scudo umano" per ripararsi da possibili rappresaglie ed entrare nella casa successiva. Numerose le notizie di maltrattamenti in detenzione: prigionieri lasciati senza cibo né acqua e picchiati. Durante la detenzione, tutti i detenuti sono stati interrogati con lo scopo di conoscere la loro affiliazione politica e la loro opinione sulla situazione politica dell'area. Molte testimonianze raccontano anche di esecuzioni extragiudiziali.
    Secondo Israele, invece, sarebbero morte solo alcune decine di persone. L'esercito di Israele nega di avere perpetrato un "massacro" di palestinesi nel campo profughi di Jenin, e descrive l'accaduto come un atto di guerra: "L'inchiesta è appena cominciata - ha dichiarato il comandante delle truppe israeliane sul posto, gen. Eial Shlain - ma quando sarà finita dimostrerà, al di là di qualsiasi dubbio, che questo massacro non c'è stato".

  9. #9
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito L’Onu accusa Israele: "A Jenin una catastrofe"


  10. #10
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    Predefinito

    " (19.4.2002)
    Dopo aver usato parole pesanti, l'inviato Onu Roed-Larsen si corregge: "Non ho accusato Israele di massacro, non sono ancora a conoscenza dei fatti"


    Essì l'anti-ebraismo è un pregiudizio. E il signor Roed-Larsen ha lanciato invettive senza conoscere i fatti. Dunque ha parlato sulla base di meri pregiudizi, Ergo il signor Roed-Larsen ...
    Povere "Nazioni Unite", in che mani! mai così poco credibili, poco autorevoli, e moralmente riprovevoli dai tempi della caduta dell'URSS e dell'infamia del comunismo realizzato (l'unico comunismo che ha il diritto storico di definirsi tale)!

    Shalom!

 

 
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