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    SENATORE di POL
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    Predefinito Gli intellettuali e l'intelligenza politica (ovvero...della figura da idioti)

    Il grande filosofo e matematico Bertrand Russel scrisse, a proposito dei tantissimi intellettuali che nella storia del XX secolo, si erano schierati a favore di ideologie ripugnanti o di cause sbagliate (dal nazismo, al marxismo-leninismo, ma anche al maccartismo...) che spesso gli intellettuali si collocano politicamente sulla parte opposta della barricata degli intelligenti......a corroborazione di questo assioma ecco un articolo istruttivo pubblicato sul numero di oggi del quotidiano LIBERO....

    " Da Arafat a Castro: i soliti idioti

    di MATTIAS MAINIERO


    Claudio Abbado , prestigioso direttore d'orchestra, ha sul serio la bacchetta magica: abracadabra, e oplà, direttamente dal cilindro del genio ecco a voi il compagno Fidel formato statista illuminato nonché galantuomo. Impossibile? Neppure il re dei maghi ci riuscirebbe? Possibilissimo: leggere per credere, e stupirsi. Il maestro (di musica) è tra i firmatari di una lettera-petizione inviata all'Onu. Scopo: evitare a Cuba una condanna da parte della Commissione per i diritti umani, che ha iniziato la sua assise annuale a Ginevra. Tra i sottoscrittori, oltre ad Abbado, la figlia del musicista, Alessandra, Luciana Castellina, Gianni Minà e molte altre personalità vere, tra cui quattro premi Nobel: l'argentino Adolfo Perez Esquivel, il portoghese Josè Saramago, la sudafricana Nadine Gordimer e la guatemalteca Rigoberta Menchu. Tutti, in sintesi, dicono una sola cosa: Cuba è un paradiso, «non esiste un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extragiudiziaria ». Gli unici barbari, qui, sono gli Stati Uniti d'America, e dunque le Nazioni Unite non devono permettere «che si legittimi l'aggressione anticubana dell'Amministrazione Bush» . In calce alla lettera manca la firma di Fidel Castro: fate conto che ci sia. Lui è il dittatore, gli altri sono gli utili idioti: ragionano allo stesso modo, ed è difficile dire chi sia più dannoso . Un po' come la storia dell'uovo e della gallina. Chi è nato prima? E quanto vale un dittatore senza la schiera di plauditores che i dittatori sempre si portano dietro? Una volta c'era Yasser Arafat, tipino da prendere con le molle. Che non la contasse giusta lo dicevano la sua storia personale, la pistola che mostrava in giro (persino all'Onu), le infinite ambiguità, le amicizie da brivido. Fin quando il criminale Yasser dettò legge, in Medio Oriente gli accordi si siglavano e puntualmente saltavano in aria assieme al kamikaze di turno. Ma Yasser, qui da noi, era considerato un sant'uomo. Arrivava e i nostri politici (molti di sinistra, alcuni anche di destra) facevano la fila per stringere quelle mani insanguinate. Per loro, il nemico era Sharon, quel pazzo di Sharon. Così, anche grazie a loro, Arafat restò Arafat e il Medio Oriente non trovò pace. Morto Yasser, le cose vanno decisamente meglio, Israele sta lentamente facendo dietrofront e Sharon non è più un pazzo. Come volevasi dimostrare, il pacifico Yasser alla pace non ci ha mai pensato. Ma nessuno, oggi, chiede il conto agli amici di Arafat, nessuno si interroga sui danni fatti dal tragico connubio Yasser-complici di Yasser. Azzardiamo un'ipotesi: se attorno all'uomo in kefiah ci fosse stato un po' di vuoto occidentale (e italiano), l'uomo avrebbe avuto la kefiah e avrebbe rimesso almeno in parte la testa sul collo, e forse in Medio Oriente molte cose sarebbero cambiate in meglio, e in anticipo. Ma pare che in Italia questo sia un argomento tabù: Yasser era (e purtroppo resta) un lungimirante statista, come Fidel, grazie alla cui rivoluzione a Cuba, nonostante il blocco, «sono stati raggiunti indici di salute, istruzione e cultura internazionalmente riconosciuti ». Che volete farci: le bacchette magiche sono le bacchette magiche. All'Avana, ospedale pubblico, i pazienti devono portare da casa non solo le lenzuola ma anche i medicinali (sempre che riescano a rintracciarli da qualche parte). All'Avana, biblioteche pubbliche, non c'è un solo libro che sfugga alla censura di Fidel e un solo giornale che non sia quello fatto scrivere e stampare da Fidel. All'Avana, piazze pubbliche, non ci si può riunire e discutere, e chi sgarra rischia il carcere o la perdita del lavoro, l'emarginazione, continui interrogatori, controlli e maltrattamenti, che non sono torture vere e proprie ma un po' si avvicinano. E il maestro (di musica) Abbado, che a Cuba trascorre un mese ogni anno e dal governo cubano ha ricevuto due prestigiosi premi, parla di alti indici di salute e cultura. Il maestro suona la musica di Fidel e stona pure, o forse pensa che una dittatura sia solo un'operetta. Chissà, può darsi pure che confonda le scuole con i centri di rieducazione. Se ci riuscite, non meravigliatevi troppo: i grandi artisti sono come i bambini, ingenui fino a diventare pericolosi. A proposito: tra i firmatari dell'appello, come detto, c'è anche il portoghese Josè Saramago, Premio Nobel dinanzi al quale noi comuni mortali non possiamo che inchinarci. Saramago, due anni fa, firmò un altro appello. In quel caso protestava contro le condanne che il compagno Fidel aveva inflitto a settantacinque oppositori e contro le condanne capitali comminate ai dirottatori di un traghetto. Al compagno Saramago, con tutta l'umiltà del caso, vorremmo ricordare che prima di firmare gli appelli bisognerebbe anche leggerli. In caso contrario, l'utile idiota rischia di fare la figura dell'idiota, e basta.
    ".




    Saluti liberali

  2. #2
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    Predefinito Abbado, l'ignorante cubano, di Davide Giacalone

    Abbado, l'ignorante cubano

    Claudio Abbado interviene a proposito di Cuba ed inanella una serie impressionante di castronerie. Non d'opinioni da me non condivise, no, di castronerie. Peccato, si spera sempre che la frequentazione della cultura, e quella musicale è certamente cultura, renda capaci di leggere senza pregiudizi le cose del mondo, ma, talora, ed in questo caso sicuramente, si resta delusi. L'antefatto è un appello, firmato da molti prestigiosi signori, fra i quali Abbado, con il quale si chiede di non legittimare “l'aggressione anticubana da parte dell'amministrazione Bush”.


    (Claudio Abbado)

    Fin qui si esprime un sentimento antiamericano, che non condivido, ma che è pur sempre legittimo. In fondo gli Usa mantengono, nei confronti di Cuba, un embargo che più che ingiusto è inutile. Nello stesso appello, però, si sostiene che a Cuba non esiste “un singolo caso di scomparsa, tortura o esecuzione extragiudiziaria”. Affermazione che ha creato un certo sconcerto, fortunatamente anche nella sinistra.
    Che significa? Anche nell'Italia fascista gli Ernesto Rossi o i fratelli Rosselli, venivano trascinati in catene in virtù di sentenze del Tribunale Speciale, ma è assai difficile sostenere che quelle sentenze avessero qualche cosa a che vedere con la giustizia. Ai firmatari risulta che a Cuba ci sia giustizia? Uomini di cultura sono condannati a decenni di prigione solo per aver scritto romanzi e poesie. Basta, a far tacere la coscienza dei firmatari, il fatto che ci siano delle sentenze?



    Dei ragazzi che tentano di scappare da Cuba, che vogliono raggiungere il mondo libero, sono stati fucilati. E' sufficiente dire che la condanna a morte è stata data non da Castro, ma da degli esecutori in toga, che se non lo avessero fatto sarebbero stati passati loro per le armi? Roba da matti!
    Ed è talmente da matti che più d'uno se ne dice scandalizzato. Allora Abbado decide di rispondere, mettendo alla luce del sole l'ignoranza colorata d'ideologia.
    Prima tesi: io, scrive, quando giro per il mondo cerco di vedere il lato positivo delle cose, non cerco “i lati negativi delle altre civiltà”. Ora, a parte il fatto che quella cubana non è un'altra civiltà, la pensavano come Abbado i viaggiatori che, durante il ventennio, non smettevano di estasiarsi con le meraviglie di Capri od il mandorlo in fiore nella valle dei templi. La pensavano come lui quanti s'inlanguidivano ai ritmi latini nel Brasile governato dai militari.



    Quanti esploravano la Grecia classica durante il regime dei colonnelli. Quanti andavano a gustare yogurt durante la dittatura di Ceausescu. E chi se ne frega se gli oppositori politici, gli intellettuali, gli uomini liberi se ne stavano in galera. Quel che conta è cogliere il lato positivo delle cose. Confesso di non avere mai letto, prima, una simile dichiarazione di miseria morale.
    Seconda tesi: a Cuba non c'è analfabetismo e la ricerca scientifica, in campo medico, funziona bene. Quant'è bella l'ignoranza. Cuba era il Paese dell'America Latina più alfabetizzato e con le migliori università prima dell'insorgere della dittatura castrista. Già, all'orecchio delicato di Abbado stonerà sentirlo, ma questo era vero anche con Batista. Con una differenza: gli alfabetizzati di allora potevano scrivere e leggere riviste letterarie e politiche, in un clima di non totale, ma accettabile libertà di pensiero; gli alfabetizzati d'oggi non possono fare né l'una né l'altra cosa, altrimenti gli fanno un bel “regolare processo” e li sbattono in galera per venti anni.
    Terza tesi: non è vero che le persone non possono circolare liberamente, tant'è che io, Abbado, ho portato con me degli orchestrali fino a Caracas. Santa ignoranza.



    E non viaggiavano, forse, i coristi dell'Armata Rossa, o i ballerini del Bolshoi, gli artisti del Circo di Mosca? Che ne deduce, il maestro, che l'Unione Sovietica era da considerarsi un Paese libero, ove la gente poteva entrare ed uscire? Lo racconti ai contadini che non potevano lasciare neanche la loro contrada, lo spieghi ai tedeschi orientali fucilati dai Vopos mentre cercavano di scavalcare il muro. Non gli punge vaghezza che la sua gita musicale non dimostra assolutamente un accidente?
    Quarta tesi: noi, amici di Cuba, abbiamo portato colà corde e strumenti musicali, perché siamo buoni ed aiutiamo un Paese povero, mica lo attacchiamo. No, voi siete cattivi e nemici dei cubani, aiutandone il dittatore. Perché Cuba non è nemmeno un Paese povero, è solo un Paese depredato, ridotto in miseria da un pazzo che lanciava le campagne della canna da zucchero come Mussolini quelle del grano. Si liberi quel Paese dal giogo del dispotismo, violento ed assassino, e stia sicuro che sono perfettamente in grado di permettersi le corde.




    Ma tutto a tutto questo è cieco, Claudio Abbado. E sospetto non abbia mai letto niente della migliore letteratura cubana, composta quasi integralmente da intellettuali costretti a fuggire. E' cieco, il nostro ignorante con la bacchetta.

    Davide Giacalone

    http://www.davidegiacalone.it

    18 marzo 2005

    .................................................. ........
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...hp?storyid=692

  3. #3
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi, sabato 19 marzo 2005, festa di San Giuseppe.

    " Che paradiso la Germania nazista


    di ALESSANDRO GNOCCHI

    LA PROVOCAZIONE
    Ieri mattina, appena sveglio, ho aperto il "Corriere della sera". Un titolo ha catturato subito il mio interesse: «Cuba, Paese all'avanguardia. Lo sa anche Veronesi». Il direttore d'orchestra Claudio Abbado aveva inviato una lettera al quotidiano milanese, per difendere la sua decisione di sottoscrivere un appello a favore di Fidel Castro. Il maestro scrive: «Girando il mondo ho sempre cercato di trovare i lati positivi di ogni cultura». Perché, prosegue Abbado, «fare emergere quasi esclusivamente i lati negativi delle altre civiltà»? In fondo, Cuba è piena di aspetti positivi: l'alto livello di alfabetizzazione, la ricerca medica di prima classe, la cultura musicale, l'economia sana e solidale. Accidenti, ho pensato, ma con questi argomenti si potrebbe sostenere la bontà di qualsiasi regime, anche del più violento e illiberale! Poi ho lasciato perdere perché dovevo ripulire il solaio. E tra le vecchie carte rimaste per anni in un baule polveroso è saltata fuori una copia del Corriere della Sera datata 18 marzo 1939. Un titolo mi ha sorpreso: «Germania, Paese all'avanguardia. Ma gli inglesi lo negano» . Ho iniziato a leggere: era una lettera del celebre direttore d'orchestra Alviero Chiesa . La trascrivo per i lettori di "Libero". La lettera del maestro Alviero Chiesa «Girando il mondo, in tanti anni di lavoro, ho sempre cercato di trovare i lati positivi di ogni cultura. Per imparare qualcosa di nuovo, per crescere: in fondo siamo tutti un po' ignoranti. Prima Londra, Parigi, Tokyo, Caracas e poi Berlino: in queste e altre tappe ho cercato costantemente di venire a contatto con gli aspetti più validi, più forti, più importanti di questi Paesi. L'uomo, per sua natura, è portato invece a distruggere o fare emergere quasi esclusivamente i lati negativi delle altre civiltà. Mi sembra lo si stia facendo ora con il Terzo Reich. «Conosco la Germania, ci sono stato più volte e ci tornerò. Perché, mi chiedo, non vengono rese note le cose positive di una cultura come quella nazista? Proviamo a mettere da parte, almeno per una volta, la strumentalizzazione politica che si tende a fare di ogni cosa e proviamo a riportare semplicemente i fatti. Stranamente delle cose più valide che ci sono nel Reich non si parla mai. C'è un dottore, Mengele, che sta lavorando per debellare ogni imperfezione genetica. Una ricerca all'avanguardia. L'ho fatto sapere al nostro Ministro della Salute che qualche settimana fa mi ha scritto una lettera in cui dice che appoggerà il progetto di questo medico tedesco. «Lo farà perché lo ritiene giusto. Ma la ricerca medica non è l'unico aspetto fortemente positivo del Terzo Reich. In Germania, forse i plutocrati inglesi lo ignorano, non esiste quasi l'analfabetismo che è invece assai diffuso in molte altre parti del mondo. Le scuole di Hitler sono severe e si prendono cura di ogni aspetto della vita degli allievi. Pronto un piano per rilanciare la Polonia... «In Germania l'economia vive un momentodi splendore: inflazione e disoccupazione sono state sconfitte. Il popolo finalmente acquista beni di consumo senza paura per il portafogli. Le acciaierie lavorano a pieno regime. L'innovazione tecnologica è inarrestabile. «Sono tornato a Berlino dopo sei anni: ci sono stati miglioramenti dal punto di vista del restauro per case e piazze. Nel 1933 Berlino era la inquieta e decadente città di una Repubblica in declino. Oggi, nella maestosa capitale del Reich, regna l'ordine. I palazzi sono tirati a lucido, non c'è una cartaccia per terra. Pare che ci siano anche imponenti piani di urbanizzazione e sfruttamento agricolo per le desolate steppe della Polonia tedesca. «E come amano la musica, in Germania. Hitler stesso adora Wagner, soprattutto nelle esecuzioni del collega Furtwangler. A dicembre ho portato la mia orchestra a Berlino. La folla era immensa. E non dimentichiamo cosa stanno facendo Hermann Goering e Joseph Goebbels per il teatro del Reich: i locali berlinesi hanno una programmazione eccezionale. «Insomma, la Germania è anche questa. E non dobbiamo credere alla propaganda inglese che presenta Hitler come un tiranno guerrafondaio. I suoi successi in politica estera sono dovuti alla diplomazia: nel 1938 il popolo austriaco lo ha accolto festante. E agli inglesi, che adorano il sistema parlamentare, ricordiamo anche che il cancelliere Hitler è stato eletto democraticamente». Firmato Alviero Chiesa.
    "


    Saluti liberali

  4. #4
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    Predefinito Cuba, vista da Abbado

    Un grande direttore d’orchestra, Claudio Abbado, ha visto la Cuba che il regime castrista presenta agli intellettuali di sinistra e l’ha raccontata.
    C’è il medico d’avanguardia che studia misure per combattere il cancro, le orchestre giovanili, la tradizione del balletto.
    Sono, secondo il maestro, gli “aspetti positivi” su cui bisogna soffermarsi, e che invece sarebbero ingiustamente trascurati. Molti intellettuali europei e qualche americano negli anni Trenta visitarono la Russia di Stalin e tornarono indietro fornendo descrizioni dello stesso tipo.
    Anche lì non mancavano i balletti, i cori, magari dell’Armata rossa, e gli scienziati d’avanguardia.
    Abbado ha visto anche che, per sottrarsi alla penuria alimentare, a Cuba si coltivano appezzamenti anche nelle città, più o meno sul modello degli “orti di guerra” di Benito Mussolini.
    Ma ne parla ammirato, come di una misura contro la speculazione edilizia, senza rendersi conto del loro reale significato.
    Le dittature hanno una particolare abilità nell’indurre artisti e intellettuali a leggere nella loro realtà il “positivo”, le sbandierate realizzazioni culturali e l’ordine sociale, presentato come spontanea adesione di popolazioni che invece sono sottoposte a rigide coazioni accompagnate da una martellante propaganda.
    Tutti questi valori “collettivi” largamente esibiti nascondono l’oppressione delle libertà individuali e di quelle di espressione e di organizzazione.
    Considerare un paese di questo tipo “all’avanguardia” è una dimostrazione, per bene che vada, di ingenuità disarmante.
    L’idea stessa di avanguardia, come concetto politico, non culturale è intimamente totalitario, il giornale dei giovani comunisti cubani si chiama La Vanguardia come i più accesi fautori del fascismo si chiamavano avanguardisti.
    Significa che c’è una strada segnata e decisa dal potere, e che solo su quella si può avanzare, senza tentennamenti che sarebbero considerati tradimenti.
    Forse Abbado sogna un mondo che segua l’esempio castrista, forse non sa davvero di che si tratti.
    E’ meglio la seconda ipotesi.

    Il Foglio del 19 marzo

    saluti

  5. #5
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    Chissà se ad Abbado hanno fatto vedere anche le carceri dove sono tenuti prigionieri gli oppositori politici...

 

 

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