Festeggiato in Sassonia il riuscito rilancio dell’acciaieria Elbe Stahlwerke Feralpi: 410 addetti e 700mila tonnellate l’anno d’acciaio. Un investimento complessivo di 110 milioni €
La Feralpi a Riesaon la Esf vinta la sfida dopo 10 anni
RIESA (Sassonia) - Una sfida, un sogno, un gemellaggio. Una sfida vinta nel nome del padre; un sogno che forse nemmeno lui, Carlo Pasini, avrebbe osato sperare, ma che il figlio Giuseppe ha saputo realizzare; un gemellaggio d'acciaio tra due siderurgie - quella italiana di Lonato e quella tedesca di Riesa - nello spirito della nuova Europa. Più chiaramente: una scommessa fondata su fuoco italiano, impegno bresciano, acciaio tedesco e respiro europeo. Sono i fattori con cui un pugno di tecnici e manager bresciani guidati da Giuseppe Pasini, amministratore delegato della Feralpi di Lonato, ha vinto in dieci anni la sfida di Riesa, cittadina adagiata sulle rive dell'Elba nel cuore della Sassonia, il più germanico dei land tedeschi. L'altro ieri, nella visita di una nutrita delegazione italobresciana per celebrare i dieci anni della Esf - Elbe Stahlwerke Feralpi, l'azienda siderurgica rilevata nel '92 dalle famiglie Pasini, Tolettini e Leali, azionisti della Feralpi - il sindaco di Riesa, Kohler, ha così salutato gli ospiti italiani: «Signor Pasini, lei è una benedizione per la città di Riesa».Parole non convenzionali se si pensa che venivano rivolte da un tedesco a un italiano. La vedova del fondatore della Feralpi e presidente della società, Lidia Camilla Savoldi, non è riuscita a trattenere la commozione quando il figlio Giuseppe, alla fine dell'intervento svolto nel modernissimo auditorium di Riesa, è stato salutato dal convinto applauso di seicento tedeschi. Ospiti convenuti ad una manifestazione corale che ha visto coinvolte non solo la città di Riesa ma anche la Sassonia, rappresentata dal suo presidente, Milbrandt, e pure l'intera siderurgia tedesca, invitata nella persona di Dietrich Von Hulsen, direttore generale di Eurofer, la potente organizzazione siderurgica europea (ne fa parte l'italiana Federacciai, l'associazione di cui è presidente lo stesso Pasini, presente a Riesa nella persona del direttore generale, Federico Badiali). In prima fila erano seduti, accanto a Cesare e Giovanni Pasini, fratelli di Giuseppe, i protagonisti del rilancio della Esf: l'attuale direttore, Klaus Hufer; il direttore tecnico Federico Faraglia, il direttore commerciale Dante Tolettini. Insieme a loro anche il presidente del Collegio sindacale Feralpi, Giovanni Astori, e l'ex direttore finanziario di Lonato, Vittorio Vincenzi, protagonisti "storici" dell'operazione Riesa. SIMBOLO E STORIA - Poichè di storia si tratta, o almeno di un pezzo di storia industriale della Sassonia. Non si capisce infatti la gratitudine di Riesa se non si tiene conto che l'acciaieria, fondata nel 1843 dalla famiglia Schonberg, rappresentava un simbolo della città. Basti pensare che all'apice dello sviluppo l'azienda occupava 25mila persone (la popolazione di Desenzano del Garda) e che all'inizio degli anni '90 ne occupava ancora 13mila (secondo il modello del "kombinat" staliniano: tutto nella fabbrica, tutto per la fabbrica). L'averla salvata dallo smantellamento deciso dalla autorità dopo l'unificazione e rilanciata all'indomani della caduta del Muro di Berlino (la Sassonia apparteneva alla Ddr, la Germania orientale) in una congiuntura storica ancora densa di incognite politiche, oltre che economiche e sociali, ha costituito per Riesa una grande opportunità di crescita civile, non solo industriale. In tal senso la Esf è stata, appunto, una sfida e un rischio industriale costati 220 miliardi di investimenti complessivi, parzialmente coperti dal governo del Land. Come ha rilevato il presidente della Sassonia nel suo intervento, gli italiani (i bresciani, ndr) hanno saputo rispondere pienamente alle aspettative delle maestranze e della popolazione. PRESENTE E FUTURO - L'acciaieria venne rilevata nell'aprile del '92, e nello stesso anno venne fondata la Esf, Elbe Stahlwerke Feralpi, per la produzione di tondo per cemento armato. Intuizione strategica: Esf è oggi, insieme a un'azienda del gruppo Riva in Magdeburgo, l'unica produttrice di tondo e vergella in tutta la Germania, in grado di fornire oggi il mercato tedesco e domani quello centro-orientale. Due anni dopo l'acciaieria era totalmente ristrutturata con un forno Demag da 80 tonnellate e una colata continua a quattro vie; l'anno successivo era pronto il modernissimo laminatoio Danieli (il contratto venne firmato da Pasini e da Cecilia Danieli, la scomparsa imprenditrice friulana). Per la realizzazione del progetto venne messa a completa disposizione l'intera struttura tecnica, produttiva, finanziaria e commerciale della casa madre di Lonato. Uno sforzo corale. Il successo è arrivato sotto forma di 700mila ton. di acciaio prodotte nel 2001 (800mila nel 2002) e 600mila ton. di laminati per una fatturato di 156 milioni di euro (oltre 300 miliardi di lire) e un utile netto dopo le imposte di 4,2 milioni di euro. L’area è di 450 mila mq di cui 150 mila coperti; i dipendenti sono 370, che diventeranno 410 con l'assunzione di 40 persone per il nuovo stabilimento di rete saldata. Una eccellenza che ha fatto storia, e una sfida che continua ad opera dei bresciani. Come nel sogno di Carlo Pasini.
Alessandro Cheula
Un altro esempio della vitalita' e dell'ingegno lombardo riconosciuto in Europa.
Sbaglia a sorprendersi il giornalista sul fatto che un tedesco abbia parole di riconoscienza verso un italiano perche' noi NON siamo italiani,siamo lombardi,discendenti degli antichi longobardi,tribu' germanico-scandinava parente strettissima dei sassoni...MA anche migliore di questi ultimi.
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