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Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Simply...cat!
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    Talking Pare che quel razzista di Dragonball sia in buona compagnia...

    "Sicilia, terzo mondo dell'Unione europea"
    Spietata inchiesta del settimanale britannico The Economist: la battaglia quotidiana di molte aziende per sopravvivere è più dura della lotta a Cosa Nostra.


    LONDRA - ''Sicilia, il terzo mondo dell'Unione Europea''. Così L'Economist titola un' inchiesta pubblicata sul numero in edicola venerdì. ''La guerra delle cosche e gli attacchi della mafia agli uomini dello stato - osserva il settimanale britannico - hanno insanguinato la Sicilia, ma per molte aziende isolane la quotidiana battaglia per andare avanti, in un clima inospitale per il business, è più dura che difendersi dalle attenzioni di Cosa nostra''.

    ''Niente acqua e niente energia: solo due dei problemi - si legge in una anticipazione dell'articolo domani in edicola - che le aziende affrontano in Sicilia''. A questi problemi, secondo il settimanale, si aggiungono ad una ''pubblica amministrazione ostile e al diffuso concetto che il lavoro dà il diritto allo stipendio ma non implica doveri''. ''L' arretratezza dei trasporti e - prosegue l' articolo - la distanza dal cuore dell' Europa contribuiscono a spiegare il 20 per cento di disoccupazione, il doppio rispetto alla media nazionale, e il motivo per cui gli investitori se ne stanno alla larga da un luogo che è più terzo che primo mondo''.

    Per l' Economist ''le aziende siciliane sono probabilmente le sole nel mondo industrializzato a ricevere l' acqua un giorno su tre''. A Caltanissetta - esemplifica il settimanale - la Averna resta a secco anche per una settimana consecutiva. Lo stabilimento ha dovuto investire in serbatoi, trivellazione di pozzi e filtri per l' acqua: ''Quali altre aziende come la nostra - dice l' amministratore delegato Francesco Rosario Averna - affrontano questi costi extra?'''. Il giornale esamina anche i problemi idrici della St Microelectronics, l' azienda franco-italiana di Catania, ''che è riuscita ad avere l' acqua quando il Comune si convinse a costruire un impianto per la più grande impresa isolana, che dà lavoro a più quattromila persone''.

    Non meno pesanti i continui black-out di energia che costringono le aziende a costi aggiuntivi: ''Non passa giorno - spiega Averna - senza che ci siano interruzioni''. E la St Microelectronics, scrive ancora l' Economist, ''ha dovuto installare una seconda linea ad alta tensione''. ''Ma nonostante tutto - conclude il settimanale - i responsabili delle aziende dicono che le relazioni con le autorità sono buone, anche se molte imprese hanno perso la pazienza con gli amministratori locali. Lo scorso anno l' Eas, l' Ente acquedotti siciliani, ha incassato solo i due terzi delle somme dovute dai suoi utenti. Pesantemente indebitata, l'Eas si lagna con i consigli comunali, tra i clienti più insolventi. L' Eas non è la sola a lagnarsi: a marzo il settore privato dei pullman si è rivolto alla magistratura per recuperare 80 milioni di euro dovuti dalla Regione''.

    (3 MAGGIO 2002, ORE 60)

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  2. #2
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Ti credo dragonball, se per un ponte di 2 giorni prendono ferie per una settimana e quando lavorano lo fanno per un ora e 40 min al giorno per 4 giorni, ovvio che sono a questo punto, che fosse una amministrazione di dx o sx cambierebbe poco.

    by
    Racist 100%
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  3. #3
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    La crisi della Sicilia:un fallimento del Paese
    di Emanuele Macaluso

    La Dc usò lo slogan: "Sicilia California d'Italia"
    Speranze mal riposte e fiumi di risorse sprecate
    In tanti anni non la situazione non è migliorata
    E la classe dirigente attuale non risolverà nulla


    Tanti anni addietro fu la Dc a fare una campagna elettorale con lo slogan “faremo della Sicilia la California d’Europa”. Negli anni scorsi è stato Berlusconi ad evocare la California. Ora l’Economist ci dice che la Sicilia è il “terzo mondo dell’Unione Europea”.

    Dalle stelle alle stalle.L’inchiesta dell’autorevole settimanale britannico mette a nudo una realtà difficilmente occultabile, ma sempre coperta dalla retorica e dalla demagogia.La Sicilia conquistò l’autonomia nel 1946 attraverso uno Statuto (successivamente costituzionalizzato dall’Assemblea Costituente) che, per i poteri assegnati alla Regione, prefigurava un rapporto federale con lo Stato. Le prime elezioni regionali si svolsero il 20 aprile del 1947 e furono macchiate dal sangue dei contadini uccisi, il 1° maggio successivo, a Portella della Ginestra, dal bandito Giuliano, su mandato della mafia e delle vecchie classi dirigenti. Tuttavia il movimento contadino diede una spallata alla Sicilia feudale, e la Regione con i suoi poteri avrebbe dovuto e potuto sostenere uno sviluppo atto a fare crescere una nuova borghesia imprenditrice, tecnici e lavoratori. Questo disegno si doveva intrecciare con un programma di opere pubbliche per dotare la Sicilia di strutture civili e di acqua sufficiente. Opere, tutte, volte non solo a promuovere lo sviluppo industriale, ma a rinnovare l’agricoltura e agevolare il turismo.

    Queste prospettive sono state seppellite da anni di governo in cui è prevalsa l’organizzazione di vaste clientele elettorali attorno alla spesa pubblica regionale, statale, comunale. Una spesa spesso parassitaria, su cui ha pascolato la mafia ed è cresciuta una “classe dirigente” ignorante, subalterna, capace solo di piangere miseria per la Sicilia e costruire ricchezze individuali e di clan. La svolta negativa inizia negli anni sessanta: lo Statuto fu accantonato dai governi di Roma, con l’assenso di quelli insediati a Palermo, costituiti da proconsoli; non si pensò più a fare crescere l’imprenditoria locale, alla quale si diede qualche mancia, e si gonfiò invece a dismisura la burocrazia regionale, provinciale e comunale. Oggi il bilancio della Regione è assorbito solo dagli stipendi. Il solo comparto dove si sono verificate trasformazioni significative è l’agricoltura con l’espansione dell’ortofrutta, del vigneto e la produzione di vini di alta qualità. Ma l’arretratezza delle strutture civili, la zavorra burocratica, la presenza della mafia che taglieggia tutti, frenano anche lo sviluppo agricolo.

    Come uscire da questa situazione? Anzitutto, è possibile uscirne? Se guardiamo il panorama politico siciliano, dobbiamo dire che non c’è speranza. Il centro-destra che governa l’Isola è un ammasso di partiti, partitini, gruppi e gruppuscoli, clientele vecchie e nuove che si coalizzano e si ricattano reciprocamente. L’opposizione di sinistra è debole non solo numericamente, ma politicamente, senza un’anima, senza un progetto politico e sociale. Le energie intellettuali nelle università e in altri centri sono notevoli, ma non hanno voce e non incidono.

    Manca, cioè, una forza politica in grado di mettere insieme le energie vitali dell’imprenditoria, del lavoro e della cultura, le quali sono consapevoli del rischio che la Sicilia precipiti sempre più alla periferia dell’Unione Europea, come nota l’Economist, ma non hanno oggi un’espressione politica. Gli interrogativi che ci siamo posti hanno quindi una drammatica pregnanza.

    Infine, osservo che alcune delle cose scritte oggi dall’Economist – per esempio la perenne drammatica crisi idrica – sono state sollevate in rari, anche se interessanti, servizi della stampa nazionale. Quel che manca però è una campagna e una presa di coscienza politica sulle reali condizioni in cui versa parte del Sud e la Sicilia. Se qualcuno pensava che lo sviluppo impetuoso (anche se disordinato) di alcune regioni del Nord ci avrebbe collocato nel cuore dell’Europa, si sbagliava. Se è vero che questo sviluppo “europeo” al Nord oggi convive con un sottosviluppo definito da “terzo mondo” al Sud, si registra il fallimento di una classe dirigente nazionale, in grado di collocare il paese nel suo complesso in Europa. E se, come penso, oggi in Sicilia non ci sono forze sufficienti per rimuovere quella stagnazione, le forze migliori del paese, dell’impresa, del lavoro, della cultura, dovrebbero trovare modo di intervenire, come in altri momenti della storia. Attenzione, la situazione è al limite di rottura.Rottura di cosa?Ma se a tutti i sicliani va + benone l'andazzo attuale!E non per l’opera di Bossi (anch’essa negativa) ma per ciò che fanno e non fanno i ras del potere al Sud e in Sicilia.

    (3 MAGGIO 2002, ORE 150)


    Bla..bla..bla...

  4. #4
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    SICILIA: PIPPO BAUDO, INGLESI SPREZZANTI E PRESUNTUOSI
    ''NON SIAMO TERZO MONDO, LORO SONO STATI DEI COLONIZZATORI''
    Roma, 3 mag. (Adnkronos) - ''Un tipico atteggiamento degli inglesi, sprezzanti e presuntuosi''. Pippo Baudo difende la 'sua' Sicilia dagli attacchi dell''Economist'. ''La Sicilia -dice il conduttore- non e' il Terzo mondo, ha potenzialita' culturali enormi e quando parlo di cultura voglio usare una parola importante che non ha niente a che fare con gli inglesi colonizzatori che hanno sfruttato la gente di mezzo mondo per secoli ma semmai ha a che fare con quelli che hanno scoperto Taormina e che vengono ogni anno a milioni a visitarla. Agli inglesi piace l'idea di considerare la Sicilia una colonia da sfruttare. E' un popolo strano: si sentono europei ma non entrano in Europa e continuano a usare la sterlina, si dicono laburisti ma sono conservatori''.
    (Mag/Gs/Adnkronos)
    03-MAG-0216:41


    Fortuna che i siciliani hanno chi li difende al meglio!!!

    "Curioso" tra l'altro questa identificazione dell'Economist con TUTTO il popolo inglese...ma questo non e' razzismo?

  5. #5
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    Predefinito Li date 600 miliardini a Cuffaro per Regalbutoland?

    Costerà allo stato non più di 600 miliardi di lire il più grande parco di divertimenti d'Europa, più grande di Eurodisney, il doppio di Gardaland e Mirabilandia messe assieme: REGALBUTOLAND, in provincia di Enna.

    Verranno da Parigi per provare le attrazioni di Regalbutoland. Gli Uomini del fare hanno già pronosticato il fatturato: nelle giornate di punta ci saranno 350mila persone, quasi come ad uno sciopero di Cofferati, (3.300.000 ospiti l'anno, in via prudenziale),per un incasso di 275 milioni l'anno, 500 miliardini vecchi. Tutto nero su bianco, un affare sicuro.

    Gli Svizzeri sono corsi dal finanziere Rosario Musumeci a chiedergli se per caso non conosceva un posto dove si poteva fare il più grande parco divertimenti d'Europa.

    Cuffaro è stato un razzo a trovare i soldi. Metà ce li mette una società finanziaria che ha sede in Svizzera (come i soldi della mafia) e l'altra metà ce li mettiamo noi.

    Il progetto verrà coordinato dall' avvocato di Giarre Mario Cavallaro, di 28 anni.


    Il periodico di Berlusconi Panorama esulta al miracolo italiano ed assicura che ci saranno severi controlli contro le eventuali pretese della mafia.



    PANORAMA, 3.5.02[B]
    ATTUALITÀ MIRACOLI ITALIANI NASCE IN SICILIA - IL PARCO GIOCHI PIÙ GRANDE D'EUROPA

    L'isola dei balocchi


    Sarà più vasto di Eurodisney, ospiterà 70 attrazioni, tre cinema, alberghi, un campo da golf. In provincia di Enna sta per partire un superprogetto che cambierà l'economia della regione. Una giostra sulla quale potranno salire tutti. «Ma non la mafia».


    di
    GIACOMO AMADORI 3/5/2002







    L'hanno scelto perché è un puntino azzuro in mezzo alla cartina della Sicilia. Sembra irreale la pace che avvolge il lago Pozzillo, il bosco di eucalipti, i fichi d'India e gli ulivi pluricentenari che lo circondano. Aironi, falchi e barbagianni, oltre al belare delle pecore, completano il quadretto bucolico. Pare impossibile che qui, tra pochi mesi, inizieranno i lavori per costruire il parco giochi più esteso d'Europa, il secondo più visitato dopo Eurodisney: montagne russe, monumenti di cartapesta, alberghi, campi da golf cresceranno lì dove ora c'è solo natura, a perdita d'occhio. Dall'estate 2005 (data prevista per l'inaugurazione) nei giorni di punta si arrampicheranno fino a qui, a meno di un chilometro dal piccolo borgo di Regalbuto e a una cinquantina dall'aeroporto di Catania, oltre 350 mila turisti (nelle previsioni sino a 3.300.000 all'anno). I pastori ascoltano increduli, i muratori che lavorano nell'unico albergo della zona gongolano a sentir parlare di ruspe e cemento. Costruire il parco di Regalbuto (ancora senza nome) costerà oltre 831 milioni di euro, fatturerà 275 milioni l'anno e offrirà 3 mila nuovi posti di lavoro in una delle province, quella di Enna, con il più alto tasso di disoccupazione in Italia.
    Ma come ha fatto un progetto internazionale tanto ambizioso (la società che lo finanzia ha sede a Basilea, in Svizzera) a finire in questo angolo di Sicilia? Una coincidenza, giurano i protagonisti: un anno fa gli affari di Rosario Musumeci, finanziere originario di Zafferana Etnea che da trent'anni vive in Svizzera, incrociano quelli della Atlantica invest, una società nata per aprire un parco tematico simile allo spagnolo Terra mitica. Un progetto da realizzare nel Mediterraneo. Musumeci pensa subito alla sua Sicilia. Gli svizzeri gli chiedono di proporre una località e lui guarda sulla cartina: quel puntino azzuro con ettari di terra intorno gli sembra ideale.

    Poi telefona al sindaco di Regalbuto, poco più di 7 mila anime, tre fabbrichette di plastica e coltivazioni di arance rosse, che quasi sviene all'idea. Alla fine il progetto decolla. Ai finanziatori quel lago che profuma di agrumi piace. Anche perché l'aeroporto di Catania (da ingrandire) è vicino e l'autostrada (da ritoccare con qualche bretella) arriva dritta dritta al lago di Pozzillo. Però qualcuno già maligna: milioni di euro stranieri qui tra le pecore? Figuriamoci. Musumeci, ora responsabile italiano dell'impresa, non si scompone e assicura che capitali ed esperienza sono autentici: l'Atlantica invest, infatti, raduna una cinquantina di società guidate dalla svizzera Laini Photo Labord, tra le quali la spagnola Global estudios (che ha già progettato altri 25 parchi in giro per il mondo, piccoli e grandi, tra cui Terra mitica) e uno studio d'architettura francese, tra i firmatari del progetto Eurodisney. Senza considerare quello che è una sorta di certificato di qualità per il gruppo: un finanziere svizzero come presidente, Jorge Markus Ruegg.
    Forse per questo i politici italiani, di tutti i colori, non hanno lesinato la fiducia a Musumeci. Nella piazza del municipio di Regalbuto davanti a un banchetto sventolano due bandiere di Forza Italia, proprio di fronte alla sede dei Ds. «È un'immagine che simboleggia l'impegno di tutti i partiti per realizzare questo sogno» si inorgoglisce impettito Musumeci, 45 anni, baffo brizzolato e sorriso aperto. «Ci hanno creduto tutti». Dal sindaco diessino di Regalbuto al deputato locale, diessino pure lui, al presidente della provincia, della Margherita, ma soprattutto al presidente della regione Totò Cuffaro, della Casa delle libertà. Proprio lui due settimane fa ha firmato con Ruegg un protocollo d'intesa. Il Consiglio siciliano ha promesso di trovare il 30 per cento dei circa 300 milioni di euro che il gruppo internazionale si aspetta dal governo italiano. Il restante 70 dovrebbe arrivare dal ministero delle Attività produttive, grazie ai fondi europei. Ne mancano all'appello ancora 500: 350 pronto cash sono la quota della società elvetica, per gli altri si attendono gli investitori italiani.

    Dunque tutti contenti qui sulle colline ennesi: il sindaco di Regalbuto Nunzio Scornavacche, ex sindacalista, è l'immagine della felicità: «In paese raggiungeremo la piena occupazione. Ma il parco farà bene a tutta la provincia con i suoi 3 mila nuovi posti di lavoro e un indotto milionario». Vicino a lui gongola pure il vicesindaco, Vito Venticinque, ex docente di paleografia romana: «I parchi d'Europa io li ho girati tutti e ne sognavo uno qui da noi. Un sogno che mi porto dietro dal 1968». E se il motto della rivoluzione studentesca era «La fantasia al potere», di certo ai politici che hanno puntato su una Disneyland isolana, l'immaginazione non è mancata.
    Ora si attende solo la posa della prima pietra, prevista per fine estate. Poi tutti al lavoro per il parco dei desideri. Una sfida al resto d'Europa. A Regalbuto sarà possibile fare un viaggio nella storia, dall'antico Egitto al Far West, passando per la Magna Grecia. Sarà un divertimentificio molto più grande della spagnola Terra mitica e del tedesco Europark, rispettivamente 71 e 50 ettari. Gardaland (Verona) e Mirabilandia (Ravenna), messe insieme, rappresenteranno solo il 60 per cento di Regalbutoland.

    «È un'occasione unica» gioisce Mario Cavallaro, il giovane (28 anni) avvocato di Giarre a cui Musumeci ha affidato il ruolo di consulente globale in Sicilia. «Servirà a dimostrare che qui si possono far fruttare grandi investimenti stranieri». In questo caso fiumi di franchi svizzeri ed euro. Ma chi li difenderà dagli appetiti voraci di Cosa nostra? «Quando abbiamo proposto la Sicilia i finaziatori stranieri hanno storto il naso pensando alla mafia e alla lentezza della nostra burocrazia» ammette Musumeci. «Poi però il presidente Cuffaro ha sbalordito tutti per la velocità delle pratiche». Va bene, ma la mafia? «Controlleremo al microscopio i curricula delle società che partecipano alle gare» assicura Cavallaro «perché non solo non vogliamo infiltrazioni, ma neppure ce le possiamo permettere: sono antieconomiche». E chissà se i committenti stranieri, nei giorni scorsi in visita a Regalbuto, di fronte a una foresta di coppole, si saranno sentiti così traquilli.



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  6. #6
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    Riporto per conoscenza una risposta data dal moderatore siciliano del forum CdL a un intervento di seurosia

    Lepanto
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    Per l'immondizia che quotidianamente postate c'è già il forum principale, o in alternativa il comatoso forum dell'Ulivo. I deliri e gli insulti di comunistelli di valli bergamasche e piemontesi che non hanno di meglio da fare che sfogare la loro rabbia contro la Sicilia non troveranno posto in questo forum. Ai professionisti della disinformazja sovietica che da Bergamo e dal Piemonte pontificano sulla Sicilia (andando a bracetto con molti del forum Padania Indipendente) certo non giova ricordare che il tanto odiato Cuffaro era un assessore di punta delle due giunte del diessino Capodicasa. Misteri della politica: ieri Totò era il grande alleato oggi è il malgoverno in persona...



    Ora precisato che di gente come cuffaro e paisà vari ne faccio volentieri a meno, io ribadisco che non me ne frega un cazzo di quello che vogliono combinare in quella terra con cui non ho nulla da spartire. Non capisco perchè non pensino da soli a finanziarsi...invece di drenare le tasse dei contrubuenti (dire padani insieme a contribuenti è un pleonasmo) verso la mafia.

 

 

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