«La spartizione della Rai non è un fatto nuovo in Italia. Ma Silvio Berlusconi, nel fare le nuove nomine della Tv di Stato, ha fatto finta di dimenticare che lui è proprietario di tutte le Tv private. Nessuno si è mai trovato a disporre di un simile potere».
The Economist, 27 aprile, pag. 34.
In Italia libertà di stampa a rischio" e il Corriere denuncia le pressioni
di c.b.
L'informazione italiana è sempre più a rischio. A lanciare l'allarme, alla vigilia della giornata Onu per la libertà di informazione e due giorni prima della mobilitazione indetta dall'Ulivo e alla quale hanno aderito anche i "girotondini", è stato il segretario della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), Paolo Serventi Longhi.
Ma un segnale d'allarme è arrivato oggi anche dal più importante giornale italiano, il Corriere della Sera, al centro, negli ultimi giorni, di manovre finanziarie e pressioni politiche da parte di uomini vicini al presidente del Consiglio.
«La situazione della libertà di stampa, in Italia è pessima», è stato il grido d'allarme lanciato da Serventi Longhi, a margine di un convegno su «guerra ed informazione», organizzato a Firenze da Informazione senza frontiere, Fnsi e Regione Toscana. «Il governo - spiega Serventi Longhi - si appresta a presentare una proposta di legge sul conflitto di interessi che non è affatto soddisfacente e che io giudico una presa in giro».
E questo è un «elemento assolutamente condizionante sia per l'emittenza televisiva che per la carta stampata, in una situazione in cui la pluralità delle voci, delle espressioni, rischia di ridursi ulteriormente». «Già oggi, con il controllo, da parte del presidente del consiglio, del 95% dell'informazione televisiva, si è creata una situazione pesante, direi drammatica rispetto al pluralismo». Pluralismo «che è affidato alla professionalità dei direttori del servizio pubblico e di Mediaset».
E non è tutto: «E' chiaro che anche nella carta stampata è a rischio il pluralismo». Infatti «oggi io considero i giornali italiani divisi quasi tutti in cinque grandi gruppi editoriali: di questi almeno tre sono vicini al centrodestra». E «questa situazione non consente, se non in minima parte, la diffusione delle opinioni contrarie a quelle del governo e della maggioranza».
Dati, fatti, leggi sbagliate. La replica del governo evita tutto questo. E si limita a ribattere a Serventi Longhi che la sua battaglia ha "carattere politico" e non sindacale. «Le sue allucinanti dichiarazioni sulla situazione dell'informazione nel nostro Paese non possono che inquadrarsi in una vera e propria strumentalizzazione in difesa di interessi politici di parte».
Tornando alla situazione di via Solferino, è stato Raffaele Fiengo, componente del comitato di redazione del quotidiano, a rompere il silenzio. «Vi chiedo ufficialmente che la libertà del Corriere della Sera non sia intaccata» ha detto Fiengo intervenendo nel corso dell'assemblea dei soci di Hdp, che controlla la Rcs, editore del quotidiano.
«Abbiamo chiesto un board of trustees (una sorta di collegio di fiducia), siamo andati anche da Mediobanca e tutti hanno detto sì - ha aggiunto Fiengo - ma nessuno ha agito di conseguenza».
La tradizionale indipendenza del Corsera «rimane, ma ci sono pressioni e interferenze che si fanno ogni giorno più forti e che trovano resistenza nell'orgoglio degli oltre 360 giornalisti e 1.000 collaboratori».
«I commenti degli articoli di fondo del Corriere - ha aggiunto Fiengo - non sono contro il governo Berlusconi, ma noi abbiamo intenzione di non nascondere nulla, anche ciò che non è gradito a Palazzo Chigi. Abbiamo avuto telefonate di protesta e anche di personaggi inquisiti che hanno detto alla direzione: ‘siete servi della Procura’».
Per quanto riguarda il patto di sindacato di Hdp, Fiengo ha detto che: «Si legge sui quotidiani che il patto si aprirà a uomini vicini al presidente del Consiglio. Anche voi – ha proseguito Fiengo all’assemblea dei soci – avete doveri che vanno oltre i semplici interessi monetari e non siete estranei alla minaccia della libertà di informazione». Un rischio che è stato rilevato, secondo Fiengo anche dallo stesso Cesare Romiti che nei giorni scorsi «ha lanciato un allarme».
"CHI informerà CHI?"




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