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    I Have a Dream
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    Predefinito Attenti, il Fascismo ha sette vite.

    Ma sono davvero morti e sepolti quel fascismo e quel nazismo di cui in questi giorni di fine aprile-inizio maggio abbiamo celebrato la sconfitta e la fine avvenute cinquantasette anni fa? Oppure stanno rinascendo e si stanno riorganizzando e dunque, per dirla con una desueta espressione di gergo marx-lenin-togliattiano, di nuovo”la reazione è in agguato”?

    Sembrano domande provocatorie. E in parte almeno lo sono. Ma sono anche domande inevitabili di fronte a una serie di fatti su cui, in questi giorni, si discute e si riflette molto.

    Dunque: mentre la Francia è terrorizzata e il mondo è incredulo per i successi di Le Pen e mentre in altre parti d’Europa, sia pure con il coinvolgimento di minuscoli gruppi, succede di peggio (si vedano gli atti di violenza e teppismo che si consumano in Russia ad opera di bande autoeticchettatesi come hitleriane), in Italia il sindaco di Benevento, Sandro D’Alessandro di Alleanza Nazionale, ha celebrato, preannunciandolo sul ”Corriere della sera”, il 25 aprile in un modo particolarissimo: anziché andare, con tanto di fascia tricolore, tra le folle che festeggiano l’anniversario della liberazione, preferisce chiudersi in casa ad ascoltare, con beatitudine, le registrazioni su disco dei discorsi di Mussolini. E del tutto contro corrente, anzi, diciamo di più, contro quelle che dovrebbero essere le regole se il fascismo, in Italia almeno, fosse davvero morto e sepolto, sono state altre celebrazioni del 25 aprile di cui hanno parlato i giornali. Ad esempio il tentativo a Roma di un gruppo di giovani di estrema destra, incoraggiati e pare anche ispirati da un consigliere provinciale di An, di impedire la messa in scena di uno spettacolo di cabaret antifascista. E poi le camice nere e le svastiche esibite a Trieste.E poi le migliaia di persone che si sono riunite a Predappio per ricordare ed esaltare Mussolini.



    * * *



    Bastano questi e pochi altri fatti del genere ”allarmi siam fascisti” per ipotizzare, a breve scadenza, l’arrivo di momenti in cui chi ha l’età e la voglia per farlo dovrà riprendere le armi e tornare sui monti per difendere la democrazia? No, non è così. Lo conferma quanto fa e dice Gianfranco Fini, il leader di Alleanza Nazionale. Con il ripudio di Mussolini e dei suoi atti politici, primo tra tutti l’antisemitismo, con la recente dichiarazione di adesione ai valori ideali espressi dalla Resistenza, Fini si è guadagnato perfino la fiducia d’Israele, dove niente o poco più che niente si oppone ormai a una sua visita, come ha confermato, pochi giorni fa, l’ambasciatore di quel paese.

    Ci si potrebbe aspettare di più e di meglio da un uomo che guida un partito nato sulle ceneri del MSI, una forza che fu, per molti anni, dichiaratamente neofascista? Assolutamente no. E tuttavia i pochi e in fondo piccoli fatti che abbiamo prima accennato sono sufficienti per darci un minimo di preoccupazione: che cresce se, si mettono nel conto altri episodi da cui emerge un dato veramente sconcertante e cioè che per colpa delle forze politiche, per colpa dei mezzi d’informazione, per colpa dei libri di storia, per colpa dei vecchi che non raccontano o raccontano male, per colpa dei giovani che non vogliono ascoltare, per colpa di tanti altri e tanto altro molti italiani hanno oggi idee confuse se non addirittura sbagliate su quello che hanno significato e significano il fascismo e la Resistenza.

    Nelle ultime settimane ”Il Corriere della sera” ha pubblicato una notevole quantità di lettere in cui si condannava con fermezza, talvolta con durezza l’attentato antitedesco realizzato da un gruppo partigiano nel marzo ’44 in via Rasella a Roma e si considerava con una sostanziale indulgenza la reazione nazista, cioè la fucilazione alle Fosse Ardeatine di 335 innocenti, glissando tra l’altro sul fatto che questa strage di persone del tutto estranee all’attacco partigiano fu il seguito di tanti altri crimini commessi in precedenza, ad esempio (nell’ottobre del ’43) il sacco del Ghetto di Roma e la deportazione della quasi totalità della popolazione ebraica della città (1020 persone di cui solo 15 sarebbero sopravvissute ai campi di sterminio!).

    Tra i 74 commenti che i lettori di “Il Nuovo”hanno gentilmente dedicato a un mio editoriale sul 25 Aprile apparso alcuni giorni fa, un buon numero hanno approvato ed esaltato i valori della Resistenza ma altri li hanno invece criticati, altri ancora li hanno attaccati frontalmente e oltretutto prendendo lucciole per lanterne, arrivando, ad esempio, a paragonare i partigiani italiani ai kmer rossi di Pol Pot.



    * * *



    Pur nel doveroso rispetto delle idee di ognuno, giuste o sbagliate che siano, queste lettere al ”Corriere” e a “Il Nuovo” portano a un’amara considerazione, la seguente: un buon numero d’italiani vive nella democrazia senza conoscerla e capirla e dunque senza poterla apprezzare. In questo clima la conquista della libertà ottenuta il 25 aprile non può essere considerata definitiva. In questo clima, nuove forme di fascismo possono prima o poi riproporsi e diventare pericolose, altrettanto forse di più del lepenismo francese.

    A meno che - meglio tardi che mai - si adottino i necessari e ormai irrinunciabili rimedi: che sono nell’interesse di tutti, esclusi pochissimi fanatici. Si tratta dei rimedi, oltretutto facili facili, indicati dal Presidente della Repubblica nel discorso del 25 aprile ad Ascoli Piceno.

    Intendiamoci: Carlo Azeglio Ciampi non è Garibaldi e tanto meno la Madonna, non sempre quello che dice è degno di essere consegnato e alla meditazione dei posteri. Ad Ascoli il Presidente della Repubblica ha detto tuttavia parole che domani la storia e oggi gli italiani dovrebbero accogliere. Ha invocato la pacificazione, dunque il superamento dei rancori che con impegno degno di miglior causa molti sia fascisti che antifascisti ancora coltivano nonostante la mielosa favoletta che ci racconterà lo sceneggiato”La guerra è finita” in onda su Rai 1 domenica e lunedi. Ha poi invitato a distinguere tra l’auspicabile, anzi necessaria pacificazione e la parificazione, quest’ultima impossibile perchè sarebbe ingiusta e falsificherebbe la storia attribuendo lo stesso valore non solo ai morti, che meritano comunque rispetto ma anche alle diverse, anzi opposte forze cui i morti appartennero: da un lato il fascismo, la dittatura, l’alleanza con il nazismo, dall’altro la discesa in campo per ottenere libertà e pace.

    Come conclusione, Ciampi ha presentato una definizione di Resistenza che, nel suo genere, è un capolavoro perché contiene una verità che tutti, salvo qualche spiccioletto della faziosità di destra e di sinistra, possono e debbono far propria. Ha detto cioè che i partigiani, certamente una minoranza d’italiani, condussero una guerra che fu militarmente non decisiva ma certamente utile, anzi indispensabile, militarmente e più ancora politicamente e furono affiancati da una meno evidente ma più imponente forma di resistenza, quella espressa dalla sofferenza e dalla rabbia degli ebrei deportati e sterminati nei campi di concentramento, degli abitanti dei paesi rasi al suolo per rappresaglia, dei militari e oppositori imprigionati, dei milioni e milioni - la maggioranza dei nostri connazionali - che ogni giorno, dall’8 settembre del ’43 attesero con impazienza la notizia della fine della guerra, del terrore, dell’oppressione e il 25 aprile la salutarono e l’applaudirono come una vittoria comune. Ci voleva Ciampi, era indispensabile il discorso di Ascoli Piceno per apprendere questa verità che, da 57 anni, è sotto gli occhi di tutti e che tutti o quasi possono, se lo vogliono, accettare e usare come strumento per raggiungere la pacificazione e, insieme, la coscienza e l’apprezzamento dei valori della democrazia conquistata il 25 aprile del ’45? Certamente no. Ma così invece è stato: e per tanti, tantissimi motivi che insieme hanno dato vita a un’alleanza in negativo da nessuno forse voluta ma da tutti certamente non solo accettata ma anche usata.



    * * *



    La destra, almeno quella organizzata in AN, non solo nelle dichiarazioni di Fini ma anche negli atti dei congressi di Fiuggi e di Bologna,ha messo il fascismo fuori della sua storia e della sua politica. Ma l’ha fatto, finora, più a livello di vertice (e neppure di tutto il vertice) che di base e di quadri intermedi. Le interviste raccolte dai giornali tra i delegati del Congresso di Bologna hanno documentato che la parola fascismo ha ancora un alto gradimento nelle file di AN e che quindi voci come quelle del sindaco di Benevento o dei ragazzotti del teatro del Vascello ottengono una notevole quantità di simpatie e sostegni.

    Fini, La Russa, altri che, come loro, il fascismo l’hanno buttato dietro le spalle o addirittura nel cassonetto dell’immondizia dovranno sudare sette e più camicie per trasmettere le loro convinzioni ai molti, moltissimi che in AN considerano ancora la svolta di Fiuggi un puro espediente tattico, una via al potere più facile e più rapida di quella che, con inutile ostinazione, aveva imboccato Giorgio Almirante con il Movimento Sociale.

    Dovranno, anche se con comprensibile riluttanza, tener conto dell’esperienza del PCI: che, subito dopo il rapporto Krusciov del ’54, con Togliatti ancora vivo e forte, cominciò a prendere le distanze da Stalin ma senza condannare e neppure criticare Lenin di cui Stalin aveva fedelmente applicato linea politica e metodi di gestione del potere. Con la loro ambiguità, con la loro inadeguata fermezza nei confronti degli errori del passato i dirigenti comunisti allora - poco meno di 50 anni fa - diedero alla loro base confusione d’idee, anche l’impressione che la svolta postalinista fosse solo un espediente tattico. Per quella base il quadro fu chiaro e comprensibile solo nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino. Ma ormai la crisi del comunismo internazionale, aveva messo in ginocchio anche il PCI. Un’analoga esperienza attende Fini, La Russa, Gasparri .Storace & C., se in tempi non lunghi non riusciranno a trasmettere le loro convinzioni al loro popolo in mezzo al quale le nostalgie della camicia nera hanno ancora una certa consistenza e ostacolano notevolmente, tra l’altro, quella pacificazione con l’antifascismo che il gruppo dirigente di AN ha tutto l’interesse di raggiungere per rendere definitivamente credibile, e non solo in Israele, lo sdoganamento di Fiuggi.



    * * *



    Ma per la pacificazione, per porre fine – e non solo nelle fiction televisive - alla stagione dei rancori nata nel ’45, per portare la conoscenza e l’amore per la democrazia tra tutti i cittadini dovrà fare di più, molto di più anche la sinistra. E dovranno fare di più, molto di più le forze moderate di centro. Se ancor oggi alla Resistenza molti si ostinano ad applicare un’etichetta di sinistra - di conseguenza criticandola, se sono di destra o di centro - avviene non solo perché 57 anni fa il PCI e i suoi alleati(i socialisti tra gli altri) ebbero un ruolo importante nell’organizzazione della guerra partigiana ma più ancora perché, in seguito, fino ai nostri giorni, la sinistra spesso e volentieri ha strumentalizzato, per le sue lotte politiche, il significato della guerra partigiana.

    Ultimo esempio:quante volte nelle manifestazioni per il 25 aprile svoltesi nei giorni scorsi si è sentita nei discorsi degli oratori e si è letta nei testi degli striscioni non solo la ferma condanna del nazismo e del fascismo ma anche quella del governo e di Berlusconi! Il quale Berlusconi, sempre onnipresente su qualsiasi tema, ha voluto a sua volta dare un personale contributo per ostacolare la diffusione, tra gli italiani, della ricetta Ciampi per la pacificazione, celebrando un solo eroe della guerra partigiana, Edgardo Sogno, il leggendario comandante “Franchi”, che al Presidente del Consiglio piace non tanto perchè combattè tedeschi e fascisti ma soprattutto perchè fu un anticomunista convinto, per certi aspetti viscerale.

    Concludendo: le verità dette dal Presidente della Repubblica ad Ascoli Piceno sono note, anzi arcinote, già dal ’45. C’era e c’è tuttavia l’esigenza che venissero solennemente ricordate e sottolineate. E’stato fatto. Basterà? Speriamo di si: perché se l’anno prossimo dovessimo risentire e rileggere le polemiche vecchie di oltre mezzo secolo su pacificazione e parificazione tra fascisti e antifascisti , se casi come quello del sindaco di Benevento e delle camice nere di Trieste e del teatro del Vascello dovessero ripetersi o addirittura aumentare vorrebbe dire che la stagione della fragilità e dell’insicurezza della democrazia non solo continua ma sta diventando sempre più pericolosa: nonostante quello che ci raccontano e ci promettono gli sceneggiati televisivi.


    Il Periodo Fascista, e gli estremismi attuali... Quali sono i paralleli? Rivivremo esperienze così basse, in Italia e in Europa in generale?
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

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  2. #2
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    Premetto che non condivido lo storicismo, ma mi sembra chiaro che la causa delle svolte a destra risiede nel malgoverno dei socialisti (si vedano le affinità tra la Francia di oggi e la Germania prenazista) o nella volontà di reprimere le rivolte criminali di matrice sinistra (ieri le occupazioni delle fabbriche, oggi i pazzi no-global). Praticare politiche illiberali genera "mostri" altrettanto illiberali, anche se magari stanno dall'altra parte.

  3. #3
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    Premetto che non condivido lo storicismo, ma mi sembra chiaro che la causa delle svolte a destra risiede nel malgoverno dei socialisti (si vedano le affinità tra la Francia di oggi e la Germania prenazista) o nella volontà di reprimere le rivolte criminali di matrice sinistra (ieri le occupazioni delle fabbriche, oggi i pazzi no-global). Praticare politiche illiberali genera "mostri" altrettanto illiberali, anche se magari stanno dall'altra parte.
    Il Solito Punto di vista Interessante...
    Se vuoi amarmi, amami per null'altro che l'amore stesso.
    Non dire mai " io l'amo per il suo sorriso, il volto, il modo di parlare " perchè queste cose col tempo possono cambiare, o cambiare per te.

  4. #4
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    La riproposizine di schemi simili a quelli passati è improbabile. Possibile, tuttavia, sono nuove forme di autoritarismi, che possono vertere sul controllo dell'opinione pubblica -grazie anche alle nuove tecnologie, sia per emettere messaggi, sia per acquisire conoscenze e limitare le libertà individuali- o sulla xenofobia ed il nazionalismo esasperati, una sorta di crisi di rigetto al cosmopolitismo.

  5. #5
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    Originally posted by Sir Demos


    Il Solito Punto di vista Interessante...
    Prendi per il culo o sei serio?

  6. #6
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    Io voglio conoscere il Sindaco di Benevento...
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  7. #7
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    Comunque Demos, mi ripeto, ma è importante: quando posti articoli potresti indicare chi li scrive e da dove li hai tratti?

  8. #8
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    La frase "il fascismo ha sette vite" ha lo stesso sapore di quella della mamma che dice al bambino che non mangia la minestra "attento che arriva l'uomo nero!"

  9. #9
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    Originally posted by ARI6
    Comunque Demos, mi ripeto, ma è importante: quando posti articoli potresti indicare chi li scrive e da dove li hai tratti?
    Eh no, magari qualcuno pensa che li abbia scritti lui.

  10. #10
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    Originally posted by Mr
    La frase "il fascismo ha sette vite" ha lo stesso sapore di quella della mamma che dice al bambino che non mangia la minestra "attento che arriva l'uomo nero!"
    sono due cose molte diverse.
    Lanciare moniti per la sorveglianza democratica è sempre stato un tema fisso degli autori democratici in senso stretto.

 

 
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