Fa piacere ogni tanto leggere di questi articoli che dovrebbero servire da ammonimento e per svincolarci dal "piattume politico-romano nel quale ci siamo ficcati.
Da Il Gazzettino di Sabato, 4 Maggio 2002
LA POLEMICA Tra applausi e strette di mano, nella passeggiata in città il Capo dello Stato spedisce il suo staff dal sindaco leghista per rimarcare una "nota stonata"
Tricolori assenti, sfiorato l'incidente diplomatico
Alcune donne intonano l’inno di Mameli e il presidente le accompagna. Ma Sergio Cecotti è l’unico a non cantare
Udine
NOSTRO INVIATO
E le bandiere? Dove sono le bandiere? Tutto bello questo tuffo nei ricordi friulani per Carlo Azeglio Ciampi: tutto visto sotto una luce diversa rispetto alle altre volte in cui, durante la guerra e dopo il terremoto, il futuro presidente aveva visitato Udine. Oggi il Friuli è una terra ricca, che sa quel che vuole, che ha messo da parte ritrosie e timidezze tipiche del carattere di queste genti per far sentire, quando vuole, la propria voce.
Ieri sotto la pioggia gli applausi e le strette di mano degli udinesi hanno confortato Ciampi, nel suo secondo giorno di visita alla capitale della "piccola Patria": ma una nota stonata ha accompagnato la sua passeggiata nelle piazze storiche, nei salotti all'aperto dove è entrato in contatto con centinaia di cittadini. «Le bandiere italiane, dove sono?» la domanda sussurrata da uomini dell'entourage presidenziale che sanno cogliere meglio di chiunque altro i pensieri del presidente. Sei-tricolori-sei alle finestre di due palazzetti in piazza San Giacomo, un paio in piazza Libertà.
Nessun disappunto palese da parte di Ciampi, anche se forse non è stato un caso se, al termine della passeggiata in centro, quando alcune signore hanno intonato la prima strofa dell'inno di Mameli, il presidente ha colto la palla al balzo e dato il via a un coro che si è subito esteso a decine di persone. Tutti cantavano, non il sindaco Sergio Cecotti, l'unico in versione "calciatori della nazionale". Colpa, forse, anche del botta e risposta che pochi minuti prima c'era stato nel salone del Parlamento friulano, al Castello di Udine, dove Cecotti aveva battuto forte sul tasto del federalismo che non c'è.
[B]«Questa sala - ha ricordato il sindaco - è stata la sede del primo Parlamento europeo, prima ancora delle assemblee inglesi o scozzesi. Ma il principio federalista è stato scritto anche nella Costituzione materiale di questa Repubblica oppure rimane lì, scritto solo sulla Carta anche se con la 'C' maiuscola?». Troppo lento, secondo Cecotti, il cammino verso la devoluzione. «A noi sembra che la Costituzione materiale del Paese non stia cambiando con sufficiente rapidità. Spesso i mutamenti avvengono in maniera contraddittoria, un passo avanti, uno indietro e tre di lato. Vediamo che il principio di equiordinazione dei poteri non è entrato nella cultura delle classi dirigenti della Repubblica. In questo senso i segnali che ci giungono sono sconfortanti, vedi ad esempio il ritardo nell'attuazione del nuovo articolo 117 della Costituzione».[B]
E subito, una denuncia delle tendenze accentratrici di Roma e Trieste: «Quante leggi sono state approvate dal Parlamento dopo l'entrata in vigore del nuovo testo costituzionale? Quante leggi peccano di eccesso di potere legislativo? Anche nella nostra regione autonoma i controlli dell'Amministrazione regionale sugli atti dei Comuni e delle Province sono stati dapprima aboliti per essere poi reintrodotti, estesi a ulteriori e nuove fattispecie. Un passo indietro che è stato accompagnato dall'introduzione di altre norme senza apparente scopo pratico».
Un affondo preciso, colto nella sua durezza anche dal capo dello Stato. Ciampi ha replicato con decisione, ricordando che «il centralismo, regionale o statale, nazionale o europeo, è un timore infondato. Lungi dall'esservi una inarrestabile corsa alla concentrazione del potere nelle sfere più alte, come alcuni infondatamente temono, la tendenza oggi dominante nella nostra patria europea è di lasciare agli organi di governo locale, più vicini all'elettorato e al controllo popolare, tutte le funzioni che questi possono svolgere efficacemente; e di affidare agli organi via via più elevati, con un raggio di azione territoriale più vasto, quei compiti di governo che non possono essere altrimenti assolti. In ogni caso l'allargamento dell'Unione europea è oggi una garanzia per lo sviluppo della democrazia. Vi sono ancora pieghe nascoste nell'anima europea, paure o rimpianti latenti in settori della società, timori di vedere cancellate antiche realtà nazionali o regionali, nel grande spazio europeo che abbiamo creato. Ma i popoli d'Europa non hanno dimenticato l'amara lezione della storia del secolo che si è appena compiuto. La nostra memoria non è così corta».
Messi i puntini sulle "i" riguardo l'Europa, Ciampi ha rivendicato il cammino federalista fatto finora in Italia: «Siamo a buon punto, non so signor sindaco se più indietro o più avanti in qualche caso di altri Paesi europei, nella definizione di un sistema di governo nazionale fondato su un articolato federalismo solidale. Certo anche qui c'è ancora molto da fare, soprattutto in fase applicativa. Ma e in corso una maturazione che presuppone un dialogo impegnato, serrato, sereno fra gli stessi enti locali e lo Stato centrale; dialogo che ha sedi definite e operanti e istituzioni di garanzia collaudate da mezzo secolo di vita democratica: la Corte Costituzionale e il presidente della Repubblica, garante ultimo dell'unità nazionale, del rispetto della Costituzione e dell'attuazione delle sue norme». Insomma: abbi pazienza, stiamo lavorando.
Renzo Tondo, presidente della Regione, preferisce comunque vedere gli aspetti positivi dell'incontro. Che ci sono stati, e molti: «In effetti Ciampi ha dimostrato di conoscere molto bene i nostri problemi e ci ha anche indicato delle strade. Possiamo dire di avere un amico in più perché ha dimostrato di amare il Friuli». Una terra che ha ripetutamente definito "modello", e che l'ha ricambiato con applausi e incitamenti inusuali per i friulani. Nonostante le poche bandiere.
Ario Gervasutti
A buon intenditor poche parole.
Padania libera.




Rispondi Citando
ma siamo poi sicuri che il "nostro" presidente conosca bene la geografia? Ricordo di aver letto che il sentimento patriottardo del primo dopoguerra era così ben radicato e la patria conformazione geografica così nota, che i più ritenevano le tanto famose e "itagliane" Trento e Trieste collegate tra loro da un ponte
Libera !
