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verissimo, cerchiamo solo di non scadere in un uso pragmatico-mercantile dei simboli, cioè inventarne ed usare quelli che + possono "piacere" sul mercato della democrazia.
Io direi di recuperarne alcuni DOPO aver raggiunto il potere ed esserci consolidati. Riprendere la croce gammata sarebbe essenziale: è un simbolo troppo profondo, ispiratore e bello... ;)
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Citazione:
Originally posted by RAS
ad onor del vero (gioco di parole :D) onore ha in parte ragione. Inoltre dobbiamo considerare che l'estrema sx è tenacemente attaccata ai vecchissimi simboli della falce e martello, della stella a cinque punte e del colore rosso. Simboli difficili da portare in quanto ormai sinonimo, nella cultura comune, di colossali fallimenti storici e totalitarismi atroci.
Se loro "caricano" con quei simboli, perchè noi dovremmo scaricare il fascio littorio? per non parlare della celtica, che è un simbolo chiaramente posteriore ai fascismi storici.
Un comunista in Italia, può dirsi fiero di essere comunista e nessuno gli dice niente. Un fascista è subito assassino, guerrafondaio, razzista, ladro e chi più ne ha più ne metta.
Il problema dei simboli e dei programmi è molto importante, ma a parer mio solo il tempo potrà vincere questo grande limite.
saluti
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Citazione:
Originally posted by Felix
tutto giusto ciò che dite Rodolfo, Tomás e camerati "innovatori". Ma i simboli, ricordiamolo, non si cambiano come i vestiti. Per noi hanno una carica mistico-spirituale particolare. Non si possono "gettar via" quando non "servono più". Scadremmo nel consumismo utilitaristico.
Esaminiamoli piuttosto uno per uno, per vedere quanto ci ispirano, quanto ci rappresentano e quanto esprimono l'ideale che portiamo avanti.
Personalmente mi sento particolarmente ispirato dalla croce gammata, simbolo solare primordiale degli indoeuropei. Simbolo di unione con le forze dell'Universo. Non m'importa se l'hanno "mal" usata i nazionalsocialisti tedeschi e se non piace agli ebrei. È un simbolo universale e tradizionale, molto amato in India e in Oriente.
saluti
Appunto: "molto amato in India e in Oriente", ma noi siamo qua in Italia ed in Europa, lo sai già da te.
:rolleyes:
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Citazione:
Originally posted by Fernando
Appunto: "molto amato in India e in Oriente", ma noi siamo qua in Italia ed in Europa, lo sai già da te.
:rolleyes:
Che significa?
I simboli sono universali, non hanno origine definita, e potranno anche essere stati usati più da alcune aree di civiltà rispetto ad altre, o rivendicati (più o meno impropriamente) da talune correnti politiche, ma rimangono di origine primordiale.
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Proprio perche, come lo sottolineano Rodolfo e Tomàs il fascismo il fascsimo storico è stato multiple che bisogna sbarazzarlo dei parasiti e ridurlo al minimo comune denominatore , cioe il suo pragmatismo paradossalmente ideologico. Non puo' essere ne dev'essere circoscritto e custodito come "tendenza storica", come "momento della società italiana da restaurare".
Supongo che per tutti noi, il fascismo è stato il modo finalmente quasi a-ideologico di articolare socialmente valori fondamentali, sotto la chiaroveggenza terribilmente spietata di un uomo : questa spietata fluidita, questo pragmatismo ci dimostra quanto il fascismo fosse solo una maniera compiere obiettivi, per avvicinare poco a poco, caso per caso, un problema dopo l'altro, un progetto di società consone a valori tradizionali astrattamente eterni.
In tal senso, per me, i simboli del fascismo non sono costretti in un periodo temporale perche rapresentano solo questa mentalità : un pragmatismo, un'empirismo "dell'ontologia" sociale (mentre la falce e il martello significano conflitto di classe anche nel contesto attuale). Una volta capito questo, non si possono considerare "superati" o fattori di divisione, senno' per marketting puro e duro a destinazione di chi non lo ha capito.
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Ciao sono nuovo anch'io!
Penso che il problema non siano solo i simboli, ma cio' che ci manca sia un GRANDE CAPO, quelli che la storia, aime', partorisce con il contagocce.
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Concordo pienamente con Felix... La dottrina fascista è, come sostiene Onore, particolarmente attuale proprio perché anticonformista e antitetica rispetto a ciò di cui il popolo e le masse togliattizzate credono aver bisogno. Probabilmente la questione è che la formula è antica e già vista, la formula con cui dovremmo proporre il nostro ideale e la nostra dottrina va rinnovata radicalmente. Serve dunque una nuova intellighenzia prettamente neofascista, postfascista, radical-destrorsa che dir si voglia che elabori questa formula nuova mantenendo e rinsaldando i valori e gli ideali che contraddistinguono il nostro credo.
Si potrebbe tentare di ridurre ai minimi termini la nostra dottrina (Patria, Famiglia, Tradizione, Ordine, Rigore nel rispettare e far rispettare la Legge, Corporativismo volto ad abbattere i conflitti sociali cofferatiani, Autoritarismo o Nuova Democrazia, per fare alcuni esempi) per poi elaborare delle nuove motivazioni per cui la gente si veda stimolata ad aderire.
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Caro Tomàs,
voglio seguire anche le tue indicazioni e riallego come già fatto il documento.
Sicuramente come tu dici vedremo una valanga di commenti..........????????
“...Il Centro Culturale Ardisco non Ordisco-il Fascismo, vuole essere una scuola di fede e di esperienza rivolta a moltiplicare nei giovani quelle doti che devono caratterizzare l’"uomo fascista”: la disciplina silenziosa e cosciente, l'abitudine all'obbedienza senza la quale non si può meritare il privilegio del comando, l'intransigenza della fede, la sola forza che possa “muovere le montagne”, la necessità del sacrificio come mezzo indispensabile di ogni conquista, l'ansia dell’elevazione come modo di concepire la vita, la gioia del combattimento come fine supremo della propria esistenza”.
“...il risultato è quello di persuadere gli italiani che non è la necessità più urgente del momento quella di discutere, come se questo fosse il solo mezzo idoneo a salvare la Patria, la quale, ha invece bisogno di uomini coraggiosi disposti a ricercare dentro di se il punto di incontro delle loro idee politiche, piuttosto che farlo in pubblici arenghi dove gli 'attendisti’ trovano facilmente il conforto di nuovi alibi alla loro diserzione.
Si discuta pure, ma non si continui ad invocare la discussione.
Si critichi, ma non si insista nel lamentare che la critica non sarebbe consentita.
Si abbia il coraggio di dire la verità e di documentarla, invece di affermare che non bisogna aver paura di dirla.
Si faccia della propaganda, e non si sciupino inchiostro e spazio per discutere sui giornali intorno ai metodi della medesima...
Questo è il dovere che dobbiamo assolvere senza ulteriori e delittuosi indugi, se non vogliamo che nella bandiera della Repubblica Sociale Italiana, al posto del verbo 'combattere', si debba scrivere il verbo 'discutere', che non potrà mai costituire la parola d'ordine di un popolo il quale voglia veramente riconquistare indipendenza ed onore”.
Ave a tutti, Wotan
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Caro natoW,
il pezzo che citi era gia stato impastato da Onore un po' piu in su' nel thread, tra i primi "posts".
Penso che abbia servito per il resto, anche se non è stato commentato litteralemente : sono i simboli del fascismo portatori di una ideologia non tramontabile o sono essi soltanto legati ad' un ideologia pura espressione di un momento storico, e quindi non riproponibile tale quale.
Il che porta alla domanda seguente : ha senso inventare una destra all'infuori della tradizione fascista ?
->una breve mia risposta : creare una destra radicale astoricizzata è una caratteristica di nazioni senza passato di questo genere, o dove la pressione culturale è tale che bisogni "trovare una nuova soluzione/un nuovo packaging". In Italia, la pressione culturale è cosi leggera (perche la gente si compra calendari di Mussolini "per fun"). Suppongo che il problema sia dunque :
- nella destra radicale e le sue note carenze (non ultima, è vero, una difficile comprensione del fenomeno fascista, quando se ne reclama, e in questo senzo tagliarsene fuori puo' anche essere la soluzione di tagliare il nodo gordiano).
- E nell'ignoranza inerta e nel menefreghismo storico degli italiani, capaci di votare per politici di carta pesta, per non pagare le tasse, o "partiti di plastica", come dice cosi bene Arancia.
Farsi che gli italiani si interroghino sulla politica , votino al rischio di cambiare la loro confortevole situazione, non dipende unicamente da loghi o slogans.
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Citazione:
Originally posted by damiano
Caro natoW,
il pezzo che citi era gia stato impastato da Onore un po' piu in su' nel thread, tra i primi "posts".
Penso che abbia servito per il resto, anche se non è stato commentato litteralemente : sono i simboli del fascismo portatori di una ideologia non tramontabile o sono essi soltanto legati ad' un ideologia pura espressione di un momento storico, e quindi non riproponibile tale quale.
Il che porta alla domanda seguente : ha senso inventare una destra all'infuori della tradizione fascista ?
->una breve mia risposta : creare una destra radicale astoricizzata è una caratteristica di nazioni senza passato di questo genere, o dove la pressione culturale è tale che bisogni "trovare una nuova soluzione/un nuovo packaging". In Italia, la pressione culturale è cosi leggera (perche la gente si compra calendari di Mussolini "per fun"). Suppongo che il problema sia dunque :
- nella destra radicale e le sue note carenze (non ultima, è vero, una difficile comprensione del fenomeno fascista, quando se ne reclama, e in questo senzo tagliarsene fuori puo' anche essere la soluzione di tagliare il nodo gordiano).
- E nell'ignoranza inerta e nel menefreghismo storico degli italiani, capaci di votare per politici di carta pesta, per non pagare le tasse, o "partiti di plastica", come dice cosi bene Arancia.
Farsi che gli italiani si interroghino sulla politica , votino al rischio di cambiare la loro confortevole situazione, non dipende unicamente da loghi o slogans.
ma scusa,damiano,ma secondo te tra il creare una destra a-storica e riproporre il fascio da combattimento non ci sono vie di mezzo??
qua credo che nessuno voglia abbandonare o ripudiare nulla,solo che urge un ripensamento generale,una veniciata di fresco una rielaborazione che permetta se non altro di individuare un minimo comun denominatore di valori,idee e programmi che ci consenta come primo risultato di passare da 4-5 partiti-mosca ad un grande rispettabile movimento.
parlare di corporativismo nel 2000 non ha senso...ma li vogliamo aprire gli occhi?? :eek: cosa vorremmo fare,ritornare all'autarchia? bisogna essere realisti,se no i voti non si prendono..o se si prendono,poi si perdono..:fru prendiamo il principio,piuttosto,che è unione tra capitale e lavoro,e rielaboriamo soluzioni credibili e che non sappiano di stantio. Facciamo così per ogni cosa che abbiamo cara: astraiamo il principio,il valore,l'idea e rielaboriamo !
se no resteremo inchiodati sempre a discussioni accademiche e sterili, e la sterilità a noi non s'addice
FORZA!
:)