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  1. #1
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    05 Mar 2002
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Predefinito Lega travagliata in Piemonte fra rientri e spaccature

    Ad Acqui Terme il pilone della Lega piemontense, Bosio, si colloca fuori dal partito dopo aver visto Forza Italia vincere la gara alla candidatura. Ad Alessandria la dissidente Calvo si riavvicina.
    di Gianluca Roselli

    MILANO - Tra Acqui Terme e Alessandria ci sono solo pochi km di tranquilla strada statale, senza nemmeno troppe curve. Due piccole città dove la vita scorre lenta e tranquilla, seguendo il ritmo delle abitudini della padania. Il 26 maggio, in entrambi i comuni, si vota per il sindaco e la vita politica di queste cittadine è stata scossa da due episodi destinati a lasciare il segno. Gli eventi degli ultimi giorni, infatti, hanno visto protagonisti in senso opposto i primi cittadini uscenti (e non ricandidabili), Bernardino Bosio e Francesca Calvo, il primo della Lega, la seconda fuoriuscita dal partito di Bossi due anni fa per seguire Domenico Comino.

    Vediamo prima Acqui Terme. Qui il sindaco è Bernardino Bosio, appunto: un fedelissimo di Bossi impegnato sul fronte leghista da almeno undici anni. Tutte le battaglie, le grandi decisioni, i tradimenti, le spaccature, le delusioni e i momenti esaltanti Bosio li ha vissuti sempre accanto al suo segretario. Tanto che due anni fa, dopo l'uscita di Comino, il senatur ha incaricato lui di sbrogliare la matassa e raccogliere i cocci di un partito a pezzi.

    Bosio riesce nell'impresa e oggi, anche se con percentuali più basse, la Lega piemontese è ancora in piedi, guidata da Roberto Cota. Quando, tre mesi fa, Bosio deve scegliere il successore alla guida di Acqui, non ha dubbi e indica il suo city manager, Pier Luigi Muschiato. Tutto secondo copione visto che, secondo l'imperativo di Bossi, dove governa la Lega, il candidato sindaco della Casa delle libertà deve essere un lumbard. Ma poi accade il patatrac: Muschiato viene arrestato per un presunto giro di mazzette che vede coinvolti professionisti e imprenditori della zona. L'accusa, secondo l'inchiesta della Procura, è di aver ricevuto denaro per pilotare la compravendita di due hotel e altre operazioni immobiliari.

    Risultato: la Casa delle libertà si trova senza candidato e per la Lega è una bella mazzata. "Muschiato non era dei nostri, ma un tecnico scelto da Bosio, quindi il suo arresto non coinvolge assolutamente il movimento - spiega il segretario regionale, Roberto Cota - a quel punto abbiamo dovuto riaprire le trattative con gli alleati, Forza Italia ha puntato i piedi e la Lega si è vista costretta a fare un passo indietro. D'altronde quando si è all'interno di una coalizione non si può decidere da soli: e comunque per noi il progetto è più importante degli uomini".

    Quindi il nuovo candidato del centrodestra è Adolfo Carozzi di Forza Italia. A quel punto nella giunta accade una mezza rivoluzione: quattro assessori si ribellano e creano una lista autonoma per candidare Danilo Rapetti. Bosio, dopo un primo momento di smarrimento, decide di non tradire i suoi uomini ed entra nella lista Rapetti mettendosi, in pratica, fuori dal partito. "C'è stato un pesante ritorno alla partitocrazia - ha scritto Bosio in una lettera a Umberto Bossi per spiegare i motivi della sua scelta - nelle segreterie di Lega, An e Forza Italia si è stabilito di allontanare tutti quelli che avevano lavorato nella mia giunta negli ultimi anni. Non lo posso accettare. Io mi sento leghista, ma non abbandono gli amici".

    Insomma, per una volta i sentimenti personali superano le logiche del potere e della politica. Fino all'ultimo si è tentato di ricucire, anche perché qui Bosio è molto amato e una sua indicazione di voto ha un certo peso sulla gente. "Ditegli di non fare stupidate" gli ha mandato a dire il senatur che però non è riuscito a evitare l'ennesimo, dolorosissimo, tradimento. "Per noi è molto triste, ma la legge della Lega è chiara: chi non condivide le scelte politiche si mette da solo fuori dal partito" dice Cota. E non solo, perché Bosio ora dovrà anche rinunciare all'incarico al ministero del Lavoro che gli era stato offerto da Bobo Maroni.

    Ad Alessandria, invece, avviene tutto il contrario. Qui il sindaco Francesca Calvo, eletta alle precedenti elezioni con la Lega, due anni fa ha rotto con Bossi per seguire Domenico Comino. Il Carroccio però azzecca la mossa giusta: la fa restare in carica garantendo un appoggio esterno alla sua giunta. Intanto il tempo passa e Francesca Calvo si dimostra un buon sindaco "non solo nell'amministrare la città, ma anche a portare avanti un progetto politico di largo respiro, vicino alle nostre posizioni", spiega Cota. E i voti lumbard alle sue delibere non mancano mai.

    Così, dopo mesi di gelo e un periodo di avvicinamento del sindaco alla Margherita (in cui sembra nell'aria un possibile 'ribaltone'), i rapporti tra Calvo e Carroccio alessandrino si ammorbidiscono. Ma due mesi fa le posizioni sono comunque distanti: la Calvo, al suo secondo mandato, è decisa a dar vita a una lista autonoma con un suo candidato in contrapposizione a quello della Casa delle libertà e del centrosinistra. Gli esponenti locali della Margherita tornano all'attacco per avere il sindaco uscente dalla loro parte, ma a sorpresa la trattativa va in porto dall'altra parte: la Calvo farà sì una sua lista, ma appoggerà il candidato del centrodestra, il leghista Tino Rossi, tre legislature alle spalle e attuale consigliere regionale.

    "E' un riavvicinamento politico che ci fa immenso piacere, anche se è presto per parlare di un suo ritorno nel partito. Certo, il fatto che sia intervenuta al nostro primo comizio elettorale fa ben sperare - ammette Roberto Cota - D'altronde Francesca in questi mesi ha potuto toccare con mano i risultati portati a casa da Bossi per il cambiamento. Forse è per questo che è tornata sui suoi passi...".

    Una cosa è certa: se la Calvo dovesse tornare nel movimento sarebbe davvero un caso eccezionale, visto che di solito chi ne esce non rientra più (unico caso contrario, Bobo Maroni). Anzi, per dirla come Bossi, "chi esce dalla Lega non ha futuro politico". Massima che potrebbe essere violata proprio dal sindaco di Alessandria.

    (5 MAGGIO 2002; ORE 12:15)

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  2. #2
    Ospite

    Predefinito Re: Lega travagliata in Piemonte fra rientri e spaccature

    Originally posted by Shaytan
    Ad Acqui Terme il pilone della Lega piemontense, Bosio, si colloca fuori dal partito dopo aver visto Forza Italia vincere la gara alla candidatura. Ad Alessandria la dissidente Calvo si riavvicina.
    di Gianluca Roselli

    MILANO - Tra Acqui Terme e Alessandria ci sono solo pochi km di tranquilla strada statale, senza nemmeno troppe curve. Due piccole città dove la vita scorre lenta e tranquilla, seguendo il ritmo delle abitudini della padania. Il 26 maggio, in entrambi i comuni, si vota per il sindaco e la vita politica di queste cittadine è stata scossa da due episodi destinati a lasciare il segno. Gli eventi degli ultimi giorni, infatti, hanno visto protagonisti in senso opposto i primi cittadini uscenti (e non ricandidabili), Bernardino Bosio e Francesca Calvo, il primo della Lega, la seconda fuoriuscita dal partito di Bossi due anni fa per seguire Domenico Comino.

    Vediamo prima Acqui Terme. Qui il sindaco è Bernardino Bosio, appunto: un fedelissimo di Bossi impegnato sul fronte leghista da almeno undici anni. Tutte le battaglie, le grandi decisioni, i tradimenti, le spaccature, le delusioni e i momenti esaltanti Bosio li ha vissuti sempre accanto al suo segretario. Tanto che due anni fa, dopo l'uscita di Comino, il senatur ha incaricato lui di sbrogliare la matassa e raccogliere i cocci di un partito a pezzi.

    Bosio riesce nell'impresa e oggi, anche se con percentuali più basse, la Lega piemontese è ancora in piedi, guidata da Roberto Cota. Quando, tre mesi fa, Bosio deve scegliere il successore alla guida di Acqui, non ha dubbi e indica il suo city manager, Pier Luigi Muschiato. Tutto secondo copione visto che, secondo l'imperativo di Bossi, dove governa la Lega, il candidato sindaco della Casa delle libertà deve essere un lumbard. Ma poi accade il patatrac: Muschiato viene arrestato per un presunto giro di mazzette che vede coinvolti professionisti e imprenditori della zona. L'accusa, secondo l'inchiesta della Procura, è di aver ricevuto denaro per pilotare la compravendita di due hotel e altre operazioni immobiliari.

    Risultato: la Casa delle libertà si trova senza candidato e per la Lega è una bella mazzata. "Muschiato non era dei nostri, ma un tecnico scelto da Bosio, quindi il suo arresto non coinvolge assolutamente il movimento - spiega il segretario regionale, Roberto Cota - a quel punto abbiamo dovuto riaprire le trattative con gli alleati, Forza Italia ha puntato i piedi e la Lega si è vista costretta a fare un passo indietro. D'altronde quando si è all'interno di una coalizione non si può decidere da soli: e comunque per noi il progetto è più importante degli uomini".

    Quindi il nuovo candidato del centrodestra è Adolfo Carozzi di Forza Italia. A quel punto nella giunta accade una mezza rivoluzione: quattro assessori si ribellano e creano una lista autonoma per candidare Danilo Rapetti. Bosio, dopo un primo momento di smarrimento, decide di non tradire i suoi uomini ed entra nella lista Rapetti mettendosi, in pratica, fuori dal partito. "C'è stato un pesante ritorno alla partitocrazia - ha scritto Bosio in una lettera a Umberto Bossi per spiegare i motivi della sua scelta - nelle segreterie di Lega, An e Forza Italia si è stabilito di allontanare tutti quelli che avevano lavorato nella mia giunta negli ultimi anni. Non lo posso accettare. Io mi sento leghista, ma non abbandono gli amici".

    Insomma, per una volta i sentimenti personali superano le logiche del potere e della politica. Fino all'ultimo si è tentato di ricucire, anche perché qui Bosio è molto amato e una sua indicazione di voto ha un certo peso sulla gente. "Ditegli di non fare stupidate" gli ha mandato a dire il senatur che però non è riuscito a evitare l'ennesimo, dolorosissimo, tradimento. "Per noi è molto triste, ma la legge della Lega è chiara: chi non condivide le scelte politiche si mette da solo fuori dal partito" dice Cota. E non solo, perché Bosio ora dovrà anche rinunciare all'incarico al ministero del Lavoro che gli era stato offerto da Bobo Maroni.

    Ad Alessandria, invece, avviene tutto il contrario. Qui il sindaco Francesca Calvo, eletta alle precedenti elezioni con la Lega, due anni fa ha rotto con Bossi per seguire Domenico Comino. Il Carroccio però azzecca la mossa giusta: la fa restare in carica garantendo un appoggio esterno alla sua giunta. Intanto il tempo passa e Francesca Calvo si dimostra un buon sindaco "non solo nell'amministrare la città, ma anche a portare avanti un progetto politico di largo respiro, vicino alle nostre posizioni", spiega Cota. E i voti lumbard alle sue delibere non mancano mai.

    Così, dopo mesi di gelo e un periodo di avvicinamento del sindaco alla Margherita (in cui sembra nell'aria un possibile 'ribaltone'), i rapporti tra Calvo e Carroccio alessandrino si ammorbidiscono. Ma due mesi fa le posizioni sono comunque distanti: la Calvo, al suo secondo mandato, è decisa a dar vita a una lista autonoma con un suo candidato in contrapposizione a quello della Casa delle libertà e del centrosinistra. Gli esponenti locali della Margherita tornano all'attacco per avere il sindaco uscente dalla loro parte, ma a sorpresa la trattativa va in porto dall'altra parte: la Calvo farà sì una sua lista, ma appoggerà il candidato del centrodestra, il leghista Tino Rossi, tre legislature alle spalle e attuale consigliere regionale.

    "E' un riavvicinamento politico che ci fa immenso piacere, anche se è presto per parlare di un suo ritorno nel partito. Certo, il fatto che sia intervenuta al nostro primo comizio elettorale fa ben sperare - ammette Roberto Cota - D'altronde Francesca in questi mesi ha potuto toccare con mano i risultati portati a casa da Bossi per il cambiamento. Forse è per questo che è tornata sui suoi passi...".

    Una cosa è certa: se la Calvo dovesse tornare nel movimento sarebbe davvero un caso eccezionale, visto che di solito chi ne esce non rientra più (unico caso contrario, Bobo Maroni). Anzi, per dirla come Bossi, "chi esce dalla Lega non ha futuro politico". Massima che potrebbe essere violata proprio dal sindaco di Alessandria.

    (5 MAGGIO 2002; ORE 12:15)

    E FORZA ITAGLIAAAAAAAAA



  3. #3
    R.i.P. quorthon
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    Ahhhhaahahahha...ma Bosio cosa pretendeva? Ma dio mio ....ahahahhaha....ahahahha...e la Calvo? ALè ! Vai col liscio! E' incredibile...ahahahha...solo noi in Lega possiamo dar via ad un simile Drive In....ops....Drive In?

    Ahahhaha....non ti arrabbiare Frate: stavolta avresti pienamente ragione a farti delle belle e grasse risate! Anzi, rido con te posso?
    --------------
    The Warrior

  4. #4
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Bel casino ora non si capisce più a chi dare ragione o se mandarli a cagare entrambi, io opto per la seconda .

  5. #5
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    Naturalmente spero che gli eventuali dirigenti leghisti che leggono il forum non mi denuncino per avere postato accuse infamanti.

  6. #6
    Simply...cat!
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    Attendo com impazienza che Il Nuovo un giorno ci racconti anche le rogne degli altri partiti.

  7. #7
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    Predefinito Mancuso: "Ecco perché ho lasciato Forza Italia"

    Originally posted by Dragonball
    Attendo com impazienza che Il Nuovo un giorno ci racconti anche le rogne degli altri partiti.

    Ti accontento:


    Per "dignità personale", spiega in una lettera ai colleghi parlamentari, ma anche perché non poteva restare in un partito dominato "dalla spregiudicatezza del trio Pera, Letta, Previti".


    ROMA - L'ha fatto per "dignità personale", ma anche per disagio politico. Perché, spiega, non si può più andare avanti con un partito in cui il gruppo parlamentare non conta nulla e al cui interno non c'è dialogo, ma soprattutto con un partito le cui scelte sono dominate "dalla spregiudicatezza del trio Pera, Letta, Previti". Ma soprattutto da uno, quell'avvocato Previti definito senza mezzi termini "il nemico numero uno della legalità in Italia e nel mondo".

    Filippo Mancuso, l'eccellente trombato del centrodestra nella corsa al seggio di giudice costituzionale, spiega ai colleghi parlamentari perché ha deciso di lasciare il partito. Lo fa con una lettera nella quale spiega le ragioni per cui si è trovato - dice - nella impossibilità di ''pagare un troppo alto prezzo di dignità personale e di coerenza politica, imposto dall'attuale disequilibrio nei rapporti interni al gruppo parlamentare e in quello con il governo''.

    ''Cioé - spiega - nella impossibilità di continuare ad integrarsi nel gruppo, dominato indirettamente ma costantemente dalla spregiudicatezza del trio Pera, Letta, Previti, assolutamente arbitraria. E, inoltre, più o meno liberamente sostenuto dall'onorevole Berlusconi, a sua volta troppo attratto o troppo distratto dalla molteplicità delle proprie situazioni''.

    Questi taluni dei punti specificamente presi di mira dall'ex Guardasigilli:'' il 'red rationem', ingeneroso e controproducente, verso figure già logorate in proprio, opzioni personali, gestionali, amministrative colpevolmente infelici (per tutte: la conferma del generale Siracusa a comandante dei Carabinieri e del dottor De Gennaro a capo della Polizia, veri e propri tradimenti verso la storia e gli impegni del movimento), la gestione delle materie giudiziarie (spesso surclassata, nel merito e nel metodo da interessi personali), la mortificazione di gruppi parlamentari di alto livello (vedasi l'affollamento di un governo politico con troppi ''tecnici'' spesso soltanto supposti), la gestione soggettivamente ed oggettivamente inadeguata del fondamentale gruppo alla Camera (niente rispetto, niente dibattito e niente colloquio vero)''.

    ''Insomma - precisa la lettera - si è venuto a stabilizzare uno stato di cose eticamente e politicamente insostenibile per il senso di sopportazione della persona che la scrive: culminato poi in un capolavoro inarrivabile. Cioé la elezione a giudice costituzionale, apparentemente improvvisa ma in realtà preparata (ebbe ragione, dunque il senatore Cossiga al riguardo) con l'intrigo, di uno dei tanti legali al servizio delle imprese private dello stesso onorevole Berlusconi, 'offerto' - ancora una volta - dallo studio Previti, suo collaborante professionale in molti lavori. E questo mediante un patto di convenienza fra Berlusconi, Letta, Previti, Violante e Castagnetti, chi è più spregiudicato non si potrebbe immaginare. E, così mentre il centrosinistra continua ad infamare uomini cose e governi di Forza Italia, in particolare, facendo dello studio Previti, il nemico numero uno della legalità in Italia e nel mondo, ecco che lo stesso centrosinistra compiace lo studio Previti attraverso addirittura una nomina di cotanto livello''.

    La lettera dell'onorevole Filippo Mancuso si conclude evocando anche un episodio finale, ''tipico - afferma - dei regimi dispotici verso i dissidenti: cioé la menzogna fatta circolare ad arte secondo la quale, durante detta elezione, il dimissionario onorevole Mancuso avrebbe tentata una diversione nepotistica. Falsità totale e documentata naturalmente però di origine e di paternità ben individuate''.

    (5 MAGGIO 2002; ORE 16:28)


    Parole di cadregaro eheh

  8. #8
    Ospite

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    Originally posted by Dragonball
    Attendo com impazienza che Il Nuovo un giorno ci racconti anche le rogne degli altri partiti.
    mal comune mezzo gaudio?????
    azz.... che figata.....

  9. #9
    Veneta sempre itagliana mai
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    Predefinito

    Originally posted by Fra Dolcino


    mal comune mezzo gaudio?????
    azz.... che figata.....

    Lega travagliata in Piemonte? non voglio dire dove perchè non sono autorizzata a farlo, ma ieri sera discutevo in chat, con un Lombardo, beh....non mi sembra che la situazione lì in qualche grosso e piccolo comune sia migliore, addirittura sezioni spaccate con la dirigenza superiore, ma quella alta alta intendo.....perchè non li hanno lasciati correre da soli e hanno calato dall'alto le alleanze....insomma...roba da far schifo.
    Ed io veneto, posso confermare che più o meno è successa la stessa cosa anche qui, non so come sia riuscito a salvarsi Zaia della Provincia di Treviso, che ce l'ha fatta a candidarsi da solo senza il Polo, ancora una volta i miei più sinceri complimenti per la sua determinazione...speriamo che i cittadini oltre che per la sua ottima amministrazione, sappia riconoscergli anche questo...
    ---pensiero-------

 

 

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