Ad Acqui Terme il pilone della Lega piemontense, Bosio, si colloca fuori dal partito dopo aver visto Forza Italia vincere la gara alla candidatura. Ad Alessandria la dissidente Calvo si riavvicina.
di Gianluca Roselli
MILANO - Tra Acqui Terme e Alessandria ci sono solo pochi km di tranquilla strada statale, senza nemmeno troppe curve. Due piccole città dove la vita scorre lenta e tranquilla, seguendo il ritmo delle abitudini della padania. Il 26 maggio, in entrambi i comuni, si vota per il sindaco e la vita politica di queste cittadine è stata scossa da due episodi destinati a lasciare il segno. Gli eventi degli ultimi giorni, infatti, hanno visto protagonisti in senso opposto i primi cittadini uscenti (e non ricandidabili), Bernardino Bosio e Francesca Calvo, il primo della Lega, la seconda fuoriuscita dal partito di Bossi due anni fa per seguire Domenico Comino.
Vediamo prima Acqui Terme. Qui il sindaco è Bernardino Bosio, appunto: un fedelissimo di Bossi impegnato sul fronte leghista da almeno undici anni. Tutte le battaglie, le grandi decisioni, i tradimenti, le spaccature, le delusioni e i momenti esaltanti Bosio li ha vissuti sempre accanto al suo segretario. Tanto che due anni fa, dopo l'uscita di Comino, il senatur ha incaricato lui di sbrogliare la matassa e raccogliere i cocci di un partito a pezzi.
Bosio riesce nell'impresa e oggi, anche se con percentuali più basse, la Lega piemontese è ancora in piedi, guidata da Roberto Cota. Quando, tre mesi fa, Bosio deve scegliere il successore alla guida di Acqui, non ha dubbi e indica il suo city manager, Pier Luigi Muschiato. Tutto secondo copione visto che, secondo l'imperativo di Bossi, dove governa la Lega, il candidato sindaco della Casa delle libertà deve essere un lumbard. Ma poi accade il patatrac: Muschiato viene arrestato per un presunto giro di mazzette che vede coinvolti professionisti e imprenditori della zona. L'accusa, secondo l'inchiesta della Procura, è di aver ricevuto denaro per pilotare la compravendita di due hotel e altre operazioni immobiliari.
Risultato: la Casa delle libertà si trova senza candidato e per la Lega è una bella mazzata. "Muschiato non era dei nostri, ma un tecnico scelto da Bosio, quindi il suo arresto non coinvolge assolutamente il movimento - spiega il segretario regionale, Roberto Cota - a quel punto abbiamo dovuto riaprire le trattative con gli alleati, Forza Italia ha puntato i piedi e la Lega si è vista costretta a fare un passo indietro. D'altronde quando si è all'interno di una coalizione non si può decidere da soli: e comunque per noi il progetto è più importante degli uomini".
Quindi il nuovo candidato del centrodestra è Adolfo Carozzi di Forza Italia. A quel punto nella giunta accade una mezza rivoluzione: quattro assessori si ribellano e creano una lista autonoma per candidare Danilo Rapetti. Bosio, dopo un primo momento di smarrimento, decide di non tradire i suoi uomini ed entra nella lista Rapetti mettendosi, in pratica, fuori dal partito. "C'è stato un pesante ritorno alla partitocrazia - ha scritto Bosio in una lettera a Umberto Bossi per spiegare i motivi della sua scelta - nelle segreterie di Lega, An e Forza Italia si è stabilito di allontanare tutti quelli che avevano lavorato nella mia giunta negli ultimi anni. Non lo posso accettare. Io mi sento leghista, ma non abbandono gli amici".
Insomma, per una volta i sentimenti personali superano le logiche del potere e della politica. Fino all'ultimo si è tentato di ricucire, anche perché qui Bosio è molto amato e una sua indicazione di voto ha un certo peso sulla gente. "Ditegli di non fare stupidate" gli ha mandato a dire il senatur che però non è riuscito a evitare l'ennesimo, dolorosissimo, tradimento. "Per noi è molto triste, ma la legge della Lega è chiara: chi non condivide le scelte politiche si mette da solo fuori dal partito" dice Cota. E non solo, perché Bosio ora dovrà anche rinunciare all'incarico al ministero del Lavoro che gli era stato offerto da Bobo Maroni.
Ad Alessandria, invece, avviene tutto il contrario. Qui il sindaco Francesca Calvo, eletta alle precedenti elezioni con la Lega, due anni fa ha rotto con Bossi per seguire Domenico Comino. Il Carroccio però azzecca la mossa giusta: la fa restare in carica garantendo un appoggio esterno alla sua giunta. Intanto il tempo passa e Francesca Calvo si dimostra un buon sindaco "non solo nell'amministrare la città, ma anche a portare avanti un progetto politico di largo respiro, vicino alle nostre posizioni", spiega Cota. E i voti lumbard alle sue delibere non mancano mai.
Così, dopo mesi di gelo e un periodo di avvicinamento del sindaco alla Margherita (in cui sembra nell'aria un possibile 'ribaltone'), i rapporti tra Calvo e Carroccio alessandrino si ammorbidiscono. Ma due mesi fa le posizioni sono comunque distanti: la Calvo, al suo secondo mandato, è decisa a dar vita a una lista autonoma con un suo candidato in contrapposizione a quello della Casa delle libertà e del centrosinistra. Gli esponenti locali della Margherita tornano all'attacco per avere il sindaco uscente dalla loro parte, ma a sorpresa la trattativa va in porto dall'altra parte: la Calvo farà sì una sua lista, ma appoggerà il candidato del centrodestra, il leghista Tino Rossi, tre legislature alle spalle e attuale consigliere regionale.
"E' un riavvicinamento politico che ci fa immenso piacere, anche se è presto per parlare di un suo ritorno nel partito. Certo, il fatto che sia intervenuta al nostro primo comizio elettorale fa ben sperare - ammette Roberto Cota - D'altronde Francesca in questi mesi ha potuto toccare con mano i risultati portati a casa da Bossi per il cambiamento. Forse è per questo che è tornata sui suoi passi...".
Una cosa è certa: se la Calvo dovesse tornare nel movimento sarebbe davvero un caso eccezionale, visto che di solito chi ne esce non rientra più (unico caso contrario, Bobo Maroni). Anzi, per dirla come Bossi, "chi esce dalla Lega non ha futuro politico". Massima che potrebbe essere violata proprio dal sindaco di Alessandria.
(5 MAGGIO 2002; ORE 12:15)




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