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  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Finalmente un'informazione imparziale e bilanciata sul conflitto mediorientale!!!

    Ispirato dagli strenui sostenitori della causa sionista presenti in questo forum, ho deciso anch'io di andare a fare un giretto su uno dei siti che maggiormente citano e da cui spesso riportano stralci: israele.it. E devo dire che la cosa è stata decisamente istruttiva e illuminante. Così ho deciso di riportare anch'io qualcosa dal suddetto sito, che lascia esterrefatti e attoniti di fronte a cotanto sfoggio di pluralità e imparzialità dell'informazione pubblica:


    Le domande giuste per una giusta commissione Onu

    Da un articolo di Evelyn Gordon
    2 maggio 2002

    [...] Paradossalmente, la questione piu' importante circa i fatti di Jenin non e' l'accertamento dei fatti. I fatti sono ormai fuori discussione: l'accusa palestinese di un massacro indiscriminato di civili e' gia' stata ampiamente smentita. D'altra parte Israele non ha mai negato altri addebiti: che degli edifici siano stati danneggiati o distrutti, che dei civili siano stati involontariamente uccisi, che alcuni diritti fondamentali della popolazione (come la liberta' di movimento) siano stati limitati. Si tratta di tre fatti che si verificano inevitabilmente quando una battaglia campale viene combattuta in zone densamente edificate e popolate.
    Dunque la questione non verte piu' tanto su cosa sia accaduto, quanto su come si valuta quanto e' accaduto: cioe' come legittime operazioni militari oppure come crimini di guerra. Cio' che distingue un'azione militare da un crimine di guerra non sono le dimensioni oggettive dei danni materiali: battaglie su larga scala provocano normalmente danni su larga scala, senza per questo diventare illegittime. Piuttosto cio' che va considerata e' la proporzione delle distruzioni misurata secondo tre criteri fondamentali.
    1) L'operazione militare aveva un valido obiettivo militare o si proponeva solo di causare pena alla popolazione nemica?
    2) I danni materiali e le limitazioni ai diritti degli abitanti sono stati commisurati alle necessita' dell'operazione militare o le truppe si sono abbandonate a distruzioni e repressioni del tutto arbitrarie?
    3) Sono state prese ragionevoli misure per ridurre al minimo le vittime civili oppure i civili sono stati trattati come bersagli leciti?
    Queste sono le domande cui bisogna rispondere e la risposta a tutte e tre queste domande richiede una notevole specializzazione ed esperienza in cose militari.
    La prima risposta comporta la capacita' di valutare il vasto materiale di intelligence che ha condotto Israele a concludere che il campo profughi di Jenin era diventato una base per gruppi terroristici responsabili dell'assassinio di decine di israeliani e che pertanto costituisse un legittimo obiettivo militare.
    La seconda risposta comporta la capacita' di valutare, alla luce delle dimensioni dell'opposizione palestinese incontrata (che e' riuscita a uccidere 23 soldati israeliani subendo un numero di perdite pari a poco piu' del doppio), se le Forze di Difesa israeliane potessero conseguire i loro obiettivi con ragionevole certezza causando meno danni collaterali, pur senza esporre le proprie forze a rischi considerati inaccettabili da qualunque standard militare.
    La terza risposta comporta la capacita' di valutare, alla luce delle dimensioni dei combattimenti svolti, se le misure prese dalle Forze israeliane ai danni dei civili si giustificavano con un livello ragionevole di precauzione per la difesa della vita e della salute dei propri stessi soldati.
    Ora, a parte ogni altra considerazione sulla loro obiettivita', nessuno dei tre membri della commissione nominati da Kofi Annan - l'ex presidente finlandese Martti Ahtisaari, l'ex alto commissario Onu per i rifugiati Sadako Ogata e l'ex capo della Croce Rossa Internazionale Cornelio Sommaruga - ha i requisiti minimi di esperienza e competenza per iniziare anche solo a porre in modo corretto queste domande. Anzi, a ben vedere, due di loro - Ogata e Sommaruga - sono condizionati dalla loro esperienza a non porsi nemmeno domande di questo genere. Dal punto di vista delle agenzie di aiuto umanitario e' del tutto irrilevante sapere se i danni subiti da una regione sono commisurati o meno alle necessita' delle operazioni militari che vi si sono svolte. Cio' che a loro importa sono solo le dimensioni generali dei danni, da cui dipendono le necessita' di intervento umanitario. Tuttavia, dal momento che Israele sostiene che i danni erano commisurati alle necessita' di una legittima azione militare, una commissione che non sia in grado o che non abbia intenzione di esaminare nel merito la fondatezza di questa affermazione potra' solo e inevitabilmente condannare la parte che ha fatto l'azione militare.
    Dunque, pare proprio che la commissione Onu non sia destinata ad accertare fatti, ma solo a preparare il terreno per accuse di crimini di guerra che l'Onu ha gia' deciso di emettere. Se le cose stanno cosi', Israele ha tutto il diritto di rifiutarsi di collaborare con una siffatta commissione.
    (Jerusalem Post29.04.02)


    Già, una lettura decisamente istruttiva per capire con che tipo di gente abbiamo a che fare. Quando ci sveglieremo da questa mortale letargia? Vale.

  2. #2
    L'eretico
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    Predefinito

    L'Onu e il terrorismo nei campi palestinesi

    Da un articolo di Shlomo Avineri
    Scienze politiche Universita' di Gerusalemme
    30 aprile 2002

    Prima o poi la commissione Onu incaricata di accertare i fatti arrivera' a Jenin. Meglio cosi', perche' la campagna palestinese in stile Gobbels circa una presunto massacro indiscriminato di civili ad opera di Israele deve essere smascherata. Ma la commissione Onu dovrebbe indagare anche qualcos'altro, e cioe' le complicita' delle stesse Nazioni Unite che hanno permesso al terrorismo palestinese di svilupparsi nel campo profughi di Jenin e in altri campi palestinesi in Cisgiordania e Gaza.
    Cio' che infatti e' stato completamente dimenticato, nella raffica di accuse e contro accuse, e' che il campo di Jenin - come tutti i campi profughi palestinesi - e' gestito dalla UNWRA, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.
    E' da tempo che si trascina questo scandalo di un'agenzia dell'Onu che si e' totalmente appiattita sulla posizione araba per cui i campi profughi (in realta' ormai veri e propri quartieri) devono rimanere degli agglomerati eternamente provvisori affinche' i profughi del 1948 e i loro discendenti restino eternamente nella condizione di profughi, e resti sempre aperta la loro rivendicazione di tornare all'interno di Israele. Qualunque tentativo di varare un piano di riabilitazione e reinserimento dei profughi li' dove si trovano o anche solo di rendere piu' umane le condizioni di vita nei campi e' stato bloccato da questa politica araba, avallata dall'UNWRA, volta a preservare la miseria dei profughi affinche' le loro rivendicazioni non siano in alcun modo attenuate.
    Ma c'e' una questione ancora piu' grave. Tutti i funzionari che gestiscono i campi profughi - dai direttori, agli impiegati, fino agli insegnanti nelle scuole - sono dipendenti dell'UNWRA. La maggior parte di loro sono palestinesi. Non e' possibile che un campo come quello di Jenin sia stato trasformato in un centro di reclutamento e addestramento per decine di attentatori suicidi senza che i funzionari, pagati dall'Onu, che lo gestiscono ad ogni livello (palestinesi o stranieri) non ne sapessero nulla, non fossero conniventi o addirittura non vi abbiano attivamente preso parte. Si puo' anche capire che il personale palestinese dell'UNWRA simpatizzi per la causa palestinese, e che lo facciano anche gli impiegati stranieri assunti dall'agenzia. Ma c'e' una bella differenza fra appoggiare la causa palestinese e aiutare o favorire il terrorismo e gli attentati suicidi.
    Come al solito, le Nazioni Unite sono molto restie ad indagare su se stesse e a fare i conti con le conseguenze delle proprie responsabilita', come fu dopo Srebrenica dove, nel 1995, le forze Onu di peace-keeping si resero complici del massacro di settemila musulmani. L'Onu dovrebbe ora indagare su se stessa e controllare se fra gli impiegati delle sue agenzie per i profughi non vi siano persone implicate, direttamente o indirettamente, con attivita' terroristiche. […] Finche' l'Onu non prendera' misure molto serie per dissociare chiaramente se stessa e le proprie agenzie da qualunque coinvolgimento con il terrorismo e l'istigazione al terrorismo, la sua posizione morale restera' molto ambigua e sostanzialmente insostenibile. In Bosnia l'Onu si e' resa complice di un vero massacro. Nei campi palestinesi e' stata per anni, come minimo, passiva testimone del coinvolgimento dei suoi stessi impiegati nelle attivita' terroristiche. In quanto ente mondiale dedicato alla pace, l'Onu deve prima di tutto fare pulizia in casa propria. Non ci si puo' ergere a giudici degli altri quando la propria stessa organizzazione ha la mani macchiate, anche solo indirettamente, del sangue sparso dai terroristi.
    (Jerusalem Post, 28.04.02)

  3. #3
    alonehusky
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by K. Braden
    L'Onu e il terrorismo nei campi palestinesi

    Da un articolo di Shlomo Avineri
    Scienze politiche Universita' di Gerusalemme
    30 aprile 2002

    Prima o poi la commissione Onu incaricata di accertare i fatti arrivera' a Jenin. Meglio cosi', perche' la campagna palestinese in stile Gobbels circa una presunto massacro indiscriminato di civili ad opera di Israele deve essere smascherata. Ma la commissione Onu dovrebbe indagare anche qualcos'altro, e cioe' le complicita' delle stesse Nazioni Unite che hanno permesso al terrorismo palestinese di svilupparsi nel campo profughi di Jenin e in altri campi palestinesi in Cisgiordania e Gaza.
    Cio' che infatti e' stato completamente dimenticato, nella raffica di accuse e contro accuse, e' che il campo di Jenin - come tutti i campi profughi palestinesi - e' gestito dalla UNWRA, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.
    E' da tempo che si trascina questo scandalo di un'agenzia dell'Onu che si e' totalmente appiattita sulla posizione araba per cui i campi profughi (in realta' ormai veri e propri quartieri) devono rimanere degli agglomerati eternamente provvisori affinche' i profughi del 1948 e i loro discendenti restino eternamente nella condizione di profughi, e resti sempre aperta la loro rivendicazione di tornare all'interno di Israele. Qualunque tentativo di varare un piano di riabilitazione e reinserimento dei profughi li' dove si trovano o anche solo di rendere piu' umane le condizioni di vita nei campi e' stato bloccato da questa politica araba, avallata dall'UNWRA, volta a preservare la miseria dei profughi affinche' le loro rivendicazioni non siano in alcun modo attenuate.
    Ma c'e' una questione ancora piu' grave. Tutti i funzionari che gestiscono i campi profughi - dai direttori, agli impiegati, fino agli insegnanti nelle scuole - sono dipendenti dell'UNWRA. La maggior parte di loro sono palestinesi. Non e' possibile che un campo come quello di Jenin sia stato trasformato in un centro di reclutamento e addestramento per decine di attentatori suicidi senza che i funzionari, pagati dall'Onu, che lo gestiscono ad ogni livello (palestinesi o stranieri) non ne sapessero nulla, non fossero conniventi o addirittura non vi abbiano attivamente preso parte. Si puo' anche capire che il personale palestinese dell'UNWRA simpatizzi per la causa palestinese, e che lo facciano anche gli impiegati stranieri assunti dall'agenzia. Ma c'e' una bella differenza fra appoggiare la causa palestinese e aiutare o favorire il terrorismo e gli attentati suicidi.
    Come al solito, le Nazioni Unite sono molto restie ad indagare su se stesse e a fare i conti con le conseguenze delle proprie responsabilita', come fu dopo Srebrenica dove, nel 1995, le forze Onu di peace-keeping si resero complici del massacro di settemila musulmani. L'Onu dovrebbe ora indagare su se stessa e controllare se fra gli impiegati delle sue agenzie per i profughi non vi siano persone implicate, direttamente o indirettamente, con attivita' terroristiche. […] Finche' l'Onu non prendera' misure molto serie per dissociare chiaramente se stessa e le proprie agenzie da qualunque coinvolgimento con il terrorismo e l'istigazione al terrorismo, la sua posizione morale restera' molto ambigua e sostanzialmente insostenibile. In Bosnia l'Onu si e' resa complice di un vero massacro. Nei campi palestinesi e' stata per anni, come minimo, passiva testimone del coinvolgimento dei suoi stessi impiegati nelle attivita' terroristiche. In quanto ente mondiale dedicato alla pace, l'Onu deve prima di tutto fare pulizia in casa propria. Non ci si puo' ergere a giudici degli altri quando la propria stessa organizzazione ha la mani macchiate, anche solo indirettamente, del sangue sparso dai terroristi.
    (Jerusalem Post, 28.04.02)


    ossia l'onu avrebbe,pur se indirettamente le mani sporche di sangue perchè avrebbe in qualche modo appoggiato il terrorismo?
    ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah ahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahhaa hahah.
    la faccia tosta di sharon e co è proprio incommensurabile.
    o forse bisogna chiamarla furba manovra per nascondere le proprie porcate?
    ma davvero credete di poter prendere in giro la gente con queste alzate d'ingegno?
    e daiiiiiiii,bisognerebbe sniffarsi mezzo chilo di vinavil per credere alle vostre baggianate!!!!!!

  4. #4
    L'eretico
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    Potresti provare il famosissimo Coccolino concentrato oppure il nuovissimo Ace frescoprofumo....
    Poi raccontami......

  5. #5
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    Originally posted by alonehusky




    ossia l'onu avrebbe,pur se indirettamente le mani sporche di sangue perchè avrebbe in qualche modo appoggiato il terrorismo?
    ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah ahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahahahhaa hahah.
    la faccia tosta di sharon e co è proprio incommensurabile.
    o forse bisogna chiamarla furba manovra per nascondere le proprie porcate?
    ma davvero credete di poter prendere in giro la gente con queste alzate d'ingegno?
    e daiiiiiiii,bisognerebbe sniffarsi mezzo chilo di vinavil per credere alle vostre baggianate!!!!!!
    beh diciamocela tutta l`onu e` l`unica organizzazione planetaria e quindi e` giusto tenerla in giusta considerazione, cio` non toglie che per alcuni versi e` stata sconcertante. basti pensare la bufala della missione in somalia, ed invece i risultati positivi delle missioni Nato in Bosnia e Kossovo.

    inoltre la formazione di non tecnici, di politici, implicava quasi gia` una condanna morale incipiente che aleggiava quando ancora la missione non era partita.

    e poi perche` quando i commissari, tecnici questa volta, vengono inviati in Irak la cosa viene vista come una prepotenza ed invece in israele diventa una cosa quasi doverosa???????

  6. #6
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    Originally posted by benny3

    e poi perche` quando i commissari, tecnici questa volta, vengono inviati in Irak la cosa viene vista come una prepotenza ed invece in israele diventa una cosa quasi doverosa???????
    Benny!

    Ma che succede se Saddam rifuta?
    E se rifiuta Sharon?

    Io non dico certo che si dovrebbe bombardare ma almeno decidere una serie di sanzioni economico-diplomatiche...

    Restano valide a mio parere le obiezioni israeliani sulla competenza tecnica dei commissari, ma questo penso si risolverebbe facilmente.

    Tutte le altre obiezioni però sconcertano e basta...

  7. #7
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    beh saddam ha rifiutato l`ispezione ai siti nei quali si sospettava che vi fosse la costruzione di ordigni nucleari oppure chimici ( che il rais del resto ha gia` utilizzato con curdi senza suscitare alcuna reazione significativa in Occidente).
    gli israeliani stanno impedendo una ispezione nel luogo dove si e` svolta una battaglia sanguinosa, ma con mezzi convenzionali.

    io sinceramente credo che questo rifiuto stia daneggiando la posizione israeliana, sia una specie di autogol. anche perche` con Arafat libero a ramallah che ricomincia con le manfrine anche gli stessi palestinesi hanno perso interesse all`accertamento della verita`.
    loro hanno gia` vinto. dopo aver accoppato 130 civili israeliani, per l`ennesima volta sono dalla parte delle vittime......

  8. #8
    alonehusky
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    Originally posted by benny3
    beh saddam ha rifiutato l`ispezione ai siti nei quali si sospettava che vi fosse la costruzione di ordigni nucleari oppure chimici ( che il rais del resto ha gia` utilizzato con curdi senza suscitare alcuna reazione significativa in Occidente).
    gli israeliani stanno impedendo una ispezione nel luogo dove si e` svolta una battaglia sanguinosa, ma con mezzi convenzionali.

    io sinceramente credo che questo rifiuto stia daneggiando la posizione israeliana, sia una specie di autogol. anche perche` con Arafat libero a ramallah che ricomincia con le manfrine anche gli stessi palestinesi hanno perso interesse all`accertamento della verita`.
    loro hanno gia` vinto. dopo aver accoppato 130 civili israeliani, per l`ennesima volta sono dalla parte delle vittime......



    benny,se gli israeliani stavano a casa loro,questo non succedeva..........

  9. #9
    L'eretico
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    Originally posted by alonehusky





    benny,se gli israeliani stavano a casa loro,questo non succedeva..........
    alone... facci capire... qual'è la loro casa?

  10. #10
    alonehusky
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    Originally posted by K. Braden


    alone... facci capire... qual'è la loro casa?

    la loro casa è lo stato israeliano entro i confini stabiliti nel 48.

 

 
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