UN ANTIPROIBIZIONISMO PARTICOLARE (GUALTIERO VECELLIO SU 'IL GIORNALE')
Secondo Alessandro “Mefisto” Buccolieri, leader del Movimento di Massa Antiproibizionista “Noi siamo quelli che sentono che un altro mondo è non solo possibile, ma assolutamente necessario”.
Lui e altri “diavoli” hanno organizzato una “Marijuana Day”: manifestazione in contemporanea con altre capitali e città del mondo, per “esigere la fine del proibizionismo”; una “Million Marijuana March” annunciata come “pacifica, allegra, ironica, colorata, musicale, multietnica e multiculturale street parade”. In realtà quello romano è stato un modesto e anche logoro happening, ma questo importa poco.
Il fatto è che gli organizzatori del “Marijuana Day” mostrano di avere un’idea tutta loro del rispetto, dell’allegria, dell’ironia e dell’esser pacifici. Alla manifestazione avevano aderito i radicali; e chi, meglio di loro? Sulla “libertà di spinello”, quali che siano le opinioni che si hanno in merito, ai radicali va riconosciuta comunque coerenza. Una coerenza che già più di vent’anni fa ha portato Marco Pannella e altri esponenti radicali a commettere pubbliche manifestazioni di disobbedienza civile, chiedendo che venisse applicata rigorosamente una legge che pur contestavano; e per questo sono finiti anche in carcere.
Dunque, se c’era qualcuno che ha giusti titoli per partecipare ad una manifestazione per la legalizzazione delle cosiddette “droghe leggere” erano proprio loro. E invece no. Gli organizzatori, costituitisi in sinedrio dell’antiproibizionismo politicamente corretto, hanno fatto sapere che la loro presenza non era gradita. Indesiderati perché i radicali sono a favore della globalizzazione; e perché sono dichiaratamente filo-americani e filo israeliani. Figuriamoci se gli anti-proibizionisti dei Centri Sociali e di quella “terra di nessuno” che è il Forte Prenestino possono tollerare chi non è no-global, e chi non considera George W. Bush e Ariel Sharon due nazisti. E infatti…
“Non tolleriamo provocazioni, non vogliamo essere strumentalizzati”, hanno detto i portavoce dei manifestanti; già riesce difficile capire come una trentina di radicali (tanti erano) potessero farlo; ma tant’è: sono stati isolati, e tra raffiche di fischi e insulti, costretti in un angolo della piazza Esedra; forse sarebbe anche andata peggio, se prontamente un cordone dei carabinieri non si fosse frapposto tra i radicali e i militanti del “movimento”. Il segretario radicale Daniele Capezzone un “pedaggio” comunque l’ha pagato: un energumeno ha pensato bene di tirargli in faccia una torta. Fortuna o buona mira, fatto è che sembrava di assistere alle vecchie comiche di Stan Lurel e Oliver Hardy o di Mac Sennett. Un episodio comunque, che rivela assai più di quanto a prima vista non appaia.
Nessuno degli organizzatori della manifestazione si è dissociato dal gesto, e l’ha condannato. Una goliardata, probabilmente penseranno; ma se le forze dell’ordine non fossero state rapide a incunearsi tra i manifestanti, è da supporre che non ci si sarebbe limitati a invettive e insulti; ci sarebbe scappato qualche spintone, qualche manrovescio. Anche questi rubricabili nelle goliardate? E in quel caso ci sarebbero state dissociazioni e condanne? Chissà.
Parlano di pace, ma sono pronti ad aggredire coloro che hanno opinioni differenti dalle loro. Manifestano contro la guerra, ma solo quando ci sono bandiere americane da bruciare, e mai una parola contro i crimini di Saddam, Bin Laden, gli attentati dei kamikaze palestinesi. Ora si sentono autorizzati anche a stabilire chi è l’antiproibizionista politicamente corretto e chi no.
Come del resto loro stessi dicono, sono quelli “dell’altro mondo possibile”: anche se di utile e necessario in quel loro mondo non riusciamo a scorgere nulla. Ma è colpa nostra: noi le torte in faccia a chi non la pensa come noi, non le tiriamo; preferiamo mangiarla noi.




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