Per la sinistra i giornali e l’informazione devono essere liberi… di essere faziosi e sinistreggianti. Così Fassino ha candidamente sostenuto che la RAI di Zaccaria è da rimpiangere per l’equilibrio e la distribuzione degli incarichi che rappresentavano le varie forze politiche, anche se probabilmente ignora che Zaccaria è persona che solo indegnamente possa essere paragonata alla levatura dell’attuale presidente, Baldassarre,già presidente della Corte Costituzionale. Una volta scaduto il suo mandato, Zaccaria non ha trovato nulla di meglio che attaccarsi ad una ringhiera ed aizzare la folla a “resistere” nel corso di una allegra manifestazione politica, a testimonianza della sua imparzialità.
Nel corso dell’information day non sono mancate le accuse al Giornale, criminalizzato ed insultato a turno da Roberto Vecchioni e Antonio Di Pietro, il tutto nella continuazione di una strategia molto pericolosa che spinge a ghettizzare sempre più chi ha il “coraggio” di acquistare uno dei pochi quotidiani italiani fuori dal coro e dall’omologazione mediatica. Duro credere a persone che si sono auto proclamati paladini della libertà di informazione e strenui difensori del pluralismo. Chissà, poi, a quale pluralismo si appellano. Ciò che più mi preoccupa è l’intolleranza dimostrata dai manifestanti no global nel corso del corteo del primo maggio di Napoli, allorquando questi hanno cercato di intimidire i cronisti della testata milanese. Definire Il Giornale come «il nemico del giorno», ancor più della polizia assassina, un quotidiano «razzista e di destra capace di infangare il nome dei pacifisti, cosa che non possono permettere» ci fa capire il grado di tolleranza e sensibilità verso i temi della libertà e tutela della stampa. Ma nessuno è intervenuto a sostegno della libertà e della autonomia minacciata così tremendamente messe in discussione. Del resto come si può giudicare le intimidatorie dichiarazioni di Cofferati e Serventi Longhi, segretario della Fnsi, allorquando alcuni quotidiani italiani si sono presi il lusso di esercitare il proprio diritto costituzionale di “non” scioperare. Addirittura il segretario del sindacato dei giornalisti si lasciò andare minacciando esposti alla magistratura contro tutti quei quotidiani che il 16 aprile hanno osato andare in edicola malgrado lo sciopero generale, mentre Cofferati in modo sprezzante definiva il Giornale come dei semplici fogli di propaganda, demonizzando in questo modo il quotidiano ma anche i suoi lettori.
Ma questa sorta di strisciante insofferenza verso chi liberamente decide di acquistare uno strumento di informazione, l’ho percepita da diversi anni. Non ho vissuto gli anni di piombo quando portare con se un Giornale era un pericolo per la propria incolumità che si superava con la fierezza di chi, in quel modo, affermava la propria autonomia e libertà intellettuale, ma sono anni che quando vado all’Università o mi trovo per strada, devo sentire commenti sprezzanti e acidi solo perché sotto il braccio ho il Giornale. Dura vita per chi non è allineato, ma che gioia poter difendere la libertà del nostro quotidiano.




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