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  1. #1
    Giacobino 1799
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    Predefinito Filippo Mancuso rincara le accuse a Berlusconi e Previti e dice addio a Forza Italia

    Mancuso, addio al vetriolo
    "Interessi privati in politica"




    --------------------------------------------------------------------------------
    ROMA - I principali accusati sono Pera, Letta e Previti. Ma ce n'è per tutti, compreso Sivlio Berlusconi. La lettera con cui Filippo Mancuso ha spiegato le ragione del suo addio a Forza Italia è un vero e proprio atto di accusa verso il suo ex partito e verso i metodi con cui Berlusconi e i suoi conducono la politica. La decisione era nota, scaturita dalla decisione del centrodestra di eleggere a giudice della Corte costituzionale Romano Vaccarella, dopo l'accantonamento della candidatura dello stesso Mancuso. Al momento dell'elezione di Vaccarella, Mancuso aveva avuto un lungo sfogo in Parlamento, aveva dato del "bandito" a Previti, aveva parlato di un Berlusconi "bugiardo e traditore". Adesso, nella lettera spedita ai colleghi per motivare le sue dimissioni dal gruppo, precisa le accuse e rincara la dose.

    L'addio, scrive Mancuso, è stato motivato dalla impossibilità di "pagare un troppo alto prezzo di dignità personale e di coerenza politica, imposto dall'attuale disequilibrio nei rapporti interni al gruppo parlamentare e in quello con il governo. Cioè - spiega - nella impossibilità di continuare ad integrarsi nel gruppo, dominato indirettamente ma costantemente dalla spregiudicatezza del trio Pera, Letta, Previti, assolutamente arbitraria. E, inoltre, più o meno liberamente sostenuto dall'onorevole Berlusconi, a sua volta troppo attratto o troppo distratto dalla molteplicità delle proprie situazioni".

    Poi l'ex ministro entra nel dettaglio, parlando di interessi personali che dettano le scelte di politica giudiziaria, di scelte incomprensibili per i ministri, di gestione verticistica dei gruppi parlamentari: "Il 'red rationem', ingeneroso e controproducente, verso figure già logorate in proprio - scrive Mancuso - opzioni personali, gestionali, amministrative colpevolmente infelici (per tutte: la conferma del generale Siracusa a comandante dei Carabinieri e del dottor De Gennaro a capo della Polizia, veri e propri tradimenti verso la storia e gli impegni del movimento), la gestione delle materie giudiziarie (spesso surclassata, nel merito e nel metodo da interessi personali), la mortificazione di gruppi parlamentari di alto livello (vedasi l'affollamento di un governo politico con troppi 'tecnici' spesso soltanto supposti), la gestione soggettivamente ed oggettivamente inadeguata del fondamentale gruppo alla Camera (niente rispetto, niente dibattito e niente colloquio vero)".

    "Insomma - insiste Mancuso - si è venuto a stabilizzare uno stato di cose eticamente e politicamente insostenibile per il senso di sopportazione della persona che la scrive: culminato poi in un capolavoro inarrivabile. Cioè la elezione a giudice costituzionale, apparentemente improvvisa ma in realtà preparata (ebbe ragione, dunque il senatore Cossiga al riguardo) con l'intrigo, di uno dei tanti legali al servizio delle imprese private dello stesso onorevole Berlusconi, 'offerto' - ancora una volta - dallo studio Previti, suo collaborante professionale in molti lavori. E questo mediante un patto di convenienza fra Berlusconi, Letta, Previti, Violante e Castagnetti, chi è più spregiudicato non si potrebbe immaginare. E, così mentre il centrosinistra continua ad infamare uomini cose e governi di Forza Italia, in particolare, facendo dello studio Previti, il nemico numero uno della legalità in Italia e nel mondo, ecco che lo stesso centrosinistra compiace lo studio Previti attraverso addirittura una nomina di cotanto livello".

    La lettera di Mancuso si conclude evocando anche un episodio finale, "tipico - afferma - dei regimi dispotici verso i dissidenti: cioè la menzogna fatta circolare ad arte secondo la quale, durante detta elezione, il dimissionario onorevole Mancuso avrebbe tentata una diversione nepotistica. Falsità totale e documentata naturalmente però di origine e di paternità ben individuate". Saluti a tutti.

    (5 maggio 2002)


    da www.repubblica.it




    E' un vero vulcano in eruzione, Filippo Mancuso. Ripete e conferma cose che già sapevamo: che gli uomini di Forza Italia usano il governo e le istituzioni per i prorpi interessi personali, a cominciare, ovviamente, dal loro boss Berlusconi. Insomma, Forza Italia, come ci testimonia adesso Mancuso, è una vera e propria cosca. E lo dice lui, che è uno dei padri fondatori di questa forza politica, e la conosce fino in fondo, non Marco Travaglio (ma è la conferma che Travaglio, Veltri e tanti altri giornalisti democratici avevano e hanno ragione...!)

  2. #2
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    esattamente..una cosca...
    Antonio

  3. #3
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    Predefinito

    A proposito, ecco una durissima risposta di Paolo Mieli su, fra l'altro, i transfughi berlusconiani:

    HDP HELP - DOPO DE BORTOLI E FIENGO, ROMITI METTE IN CAMPO IL BOMBER MIELI PER BATTERE BERLUSCONI…



    LETTERE AL CORRIERE DELLA SERA
    Berlusconi, il «fair play» e un clima innaturale
    Ho appena finito di leggere i giornali (ne compro almeno tre, nazionali, ogni mattina) e, come ogni giorno, sono turbato per i modi e i toni a dir poco inurbani con i quali viene trattato Silvio Berlusconi. Possibile che non ci si renda conto del fatto che il presidente del Consiglio è a Palazzo Chigi perché è stato liberamente votato da milioni di elettori?

    D’accordo, è ancora pendente il conflitto d’interessi: ma, se come lei ha giustamente scritto più di una volta, sono solo le elezioni politiche che decidono chi deve guidare il Paese, ebbene a me sembra che per i prossimi quattro anni ci vorrebbe un po’ più di fair play. Tutto qui.
    Ernesto Campigotto
    Milano

    Risponde Paolo Mieli
    Caro signor Campigotto, gli elettori della Casa della Libertà sono fuori discussione: hanno votato, hanno vinto ed è giusto che per un quinquennio il Paese abbia un governo scelto da loro, la maggioranza (relativa) degli italiani. Ma per quel che concerne Silvio Berlusconi il discorso va completato e riguarda, ancorché in modo indiretto, il conflitto di interessi. Conflitto che, a questo punto, non è più soltanto quello tra Berlusconi e Mediaset. Le faccio qualche esempio. Qualche giorno fa mi è capitato di leggere questa nota d’agenzia: «L’ex presidente e amministratore delegato di Telecom Italia, Roberto Colaninno, si è recato ieri a Palazzo Grazioli dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi». Perché a Palazzo Grazioli, sua residenza privata (o di partito, fa lo stesso)? Un presidente del Consiglio - è sempre stato così - dovrebbe accogliere i suoi ospiti nelle sedi istituzionali. E non è solo questione di forma...

    Secondo esempio. Berlusconi ha fatto «scendere in campo» un numero davvero ragguardevole di suoi legali. In principio fu Cesare Previti. Previti, ma anche Vittorio Dotti che lo abbandonerà dopo essere entrato in urto con lo stesso Previti. Con loro Raffaele Della Valle che poi tornerà alla sua più tranquilla professione forense. Per un Della Valle che ha lasciato, Massimo Maria Berruti, Michele Saponara e Carlo Taormina hanno accettato di entrare in Parlamento. Così come il più giovane Niccolò Ghedini che talvolta rappresenta Berlusconi a «Sciuscià». Gaetano Pecorella ha ottenuto di più: la presidenza della Commissione giustizia di Montecitorio. E Donato Bruno (che pure non lo ha mai direttamente patrocinato in un tribunale) ha avuto la presidenza della Commissione affari costituzionali. Carlo Mezzanotte e Romano Vaccarella hanno accettato una prestigiosa poltrona alla Corte costituzionale. Una decina di avvocati di Berlusconi promossi in questa maniera. Un bel numero, no?

    Ancora. Quando Fi perde un pezzo, si tratti di Vittorio Dotti, Carlo Taormina (per un breve lasso di tempo), Amedeo Matacena, Saverio Vertone, Cristina Matranga, il sindaco di Verona Michela Sironi, Francesco Musotto, Filippo Mancuso, le accuse che escono dalle bocche dei fuorusciti sono atroci.

    Accade anche per altre formazioni politiche che chi rompe sia polemico nei confronti di quel mondo che si è lasciato alle spalle. Ma da parte dei provenienti di Forza Italia c’è, diciamo, un di più di asprezza. Sempre. Gli addebiti sono infamanti; quelli che se ne vanno parlano come se avessero rotto con una gang di malviventi; in una frazione di secondo fanno propri tutti i giudizi degli avversari più inveleniti.

    L’antiberlusconismo di Marco Travaglio, al confronto, è camomilla. Verrebbe da chiedere a ognuno di loro: possibile che, fino a un momento prima, non vi siete accorti di quel che adesso denunciate? Sarebbe però ingeneroso incolpare unicamente il loro carattere. Quel che dicono, tutti, è infatti riconducibile all’aria che hanno respirato fino al giorno precedente alla loro uscita. Al clima innaturale di un partito che non è come gli altri, un partito che si stringe attorno al capo nella unanime consapevolezza che, per motivi non interamente riferibili al suo carisma, mai si potrà metterlo in discussione. Qualcosa che ho già visto in qualche film americano degli anni Quaranta e Cinquanta. ma non mi chieda quale, ne ho perso memoria.

  4. #4
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    Originally posted by leo
    A proposito, ecco una durissima risposta di Paolo Mieli su, fra l'altro, i transfughi berlusconiani:

    HDP HELP - DOPO DE BORTOLI E FIENGO, ROMITI METTE IN CAMPO IL BOMBER MIELI PER BATTERE BERLUSCONI…



    LETTERE AL CORRIERE DELLA SERA
    Berlusconi, il «fair play» e un clima innaturale
    Ho appena finito di leggere i giornali (ne compro almeno tre, nazionali, ogni mattina) e, come ogni giorno, sono turbato per i modi e i toni a dir poco inurbani con i quali viene trattato Silvio Berlusconi. Possibile che non ci si renda conto del fatto che il presidente del Consiglio è a Palazzo Chigi perché è stato liberamente votato da milioni di elettori?

    D’accordo, è ancora pendente il conflitto d’interessi: ma, se come lei ha giustamente scritto più di una volta, sono solo le elezioni politiche che decidono chi deve guidare il Paese, ebbene a me sembra che per i prossimi quattro anni ci vorrebbe un po’ più di fair play. Tutto qui.
    Ernesto Campigotto
    Milano

    Risponde Paolo Mieli
    Caro signor Campigotto, gli elettori della Casa della Libertà sono fuori discussione: hanno votato, hanno vinto ed è giusto che per un quinquennio il Paese abbia un governo scelto da loro, la maggioranza (relativa) degli italiani. Ma per quel che concerne Silvio Berlusconi il discorso va completato e riguarda, ancorché in modo indiretto, il conflitto di interessi. Conflitto che, a questo punto, non è più soltanto quello tra Berlusconi e Mediaset. Le faccio qualche esempio. Qualche giorno fa mi è capitato di leggere questa nota d’agenzia: «L’ex presidente e amministratore delegato di Telecom Italia, Roberto Colaninno, si è recato ieri a Palazzo Grazioli dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi». Perché a Palazzo Grazioli, sua residenza privata (o di partito, fa lo stesso)? Un presidente del Consiglio - è sempre stato così - dovrebbe accogliere i suoi ospiti nelle sedi istituzionali. E non è solo questione di forma...

    Secondo esempio. Berlusconi ha fatto «scendere in campo» un numero davvero ragguardevole di suoi legali. In principio fu Cesare Previti. Previti, ma anche Vittorio Dotti che lo abbandonerà dopo essere entrato in urto con lo stesso Previti. Con loro Raffaele Della Valle che poi tornerà alla sua più tranquilla professione forense. Per un Della Valle che ha lasciato, Massimo Maria Berruti, Michele Saponara e Carlo Taormina hanno accettato di entrare in Parlamento. Così come il più giovane Niccolò Ghedini che talvolta rappresenta Berlusconi a «Sciuscià». Gaetano Pecorella ha ottenuto di più: la presidenza della Commissione giustizia di Montecitorio. E Donato Bruno (che pure non lo ha mai direttamente patrocinato in un tribunale) ha avuto la presidenza della Commissione affari costituzionali. Carlo Mezzanotte e Romano Vaccarella hanno accettato una prestigiosa poltrona alla Corte costituzionale. Una decina di avvocati di Berlusconi promossi in questa maniera. Un bel numero, no?

    Ancora. Quando Fi perde un pezzo, si tratti di Vittorio Dotti, Carlo Taormina (per un breve lasso di tempo), Amedeo Matacena, Saverio Vertone, Cristina Matranga, il sindaco di Verona Michela Sironi, Francesco Musotto, Filippo Mancuso, le accuse che escono dalle bocche dei fuorusciti sono atroci.

    Accade anche per altre formazioni politiche che chi rompe sia polemico nei confronti di quel mondo che si è lasciato alle spalle. Ma da parte dei provenienti di Forza Italia c’è, diciamo, un di più di asprezza. Sempre. Gli addebiti sono infamanti; quelli che se ne vanno parlano come se avessero rotto con una gang di malviventi; in una frazione di secondo fanno propri tutti i giudizi degli avversari più inveleniti.

    L’antiberlusconismo di Marco Travaglio, al confronto, è camomilla. Verrebbe da chiedere a ognuno di loro: possibile che, fino a un momento prima, non vi siete accorti di quel che adesso denunciate? Sarebbe però ingeneroso incolpare unicamente il loro carattere. Quel che dicono, tutti, è infatti riconducibile all’aria che hanno respirato fino al giorno precedente alla loro uscita. Al clima innaturale di un partito che non è come gli altri, un partito che si stringe attorno al capo nella unanime consapevolezza che, per motivi non interamente riferibili al suo carisma, mai si potrà metterlo in discussione. Qualcosa che ho già visto in qualche film americano degli anni Quaranta e Cinquanta. ma non mi chieda quale, ne ho perso memoria.
    Caspita! Anche quel pericoloso comunista di Paolo Mieli, che notoriamente scrive sull'organo ufficiale del Komintern, la pensa come me e come tutti i sinistrorsi di questo forum. E lui, badate, pensa quel che pensa, e vede quel che vede, da un osservatorio molto più privilegiato, e informato, del nostro. sarà per questo che corrono voci che Mediaset voglia scalare anche Hdp e il "Corrierone"? Magistrati comunisti, sindacalisti comunisti, giornalisti comunisti, professori comunisti, studenti comunisti, comici comunisti, scrittori comunisti: ma vuoi vedere che la vittoria della Cdl, lo scorso anno, il 13 maggio, è stato tutto uno scherzo inventato dal trio Luttazzi-Fo-Benigni?

  5. #5
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    Comunque no problem: tra poco la cosca caccia un suo membro anche nel Cda del Corriere, così il Mieli è sistemato e sta più attento a parlare.

    Vi ricordate la P2 cosa voleva fare all'epoca col Corriere? Ci riuscirà tra poco.

    Scusate il ritardo.

  6. #6
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    Qualcuno ricorderà il bel rapporto del povero Walter Tobagi con il CDR DEL "Corriere"?

  7. #7
    fui lsu
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    Predefinito

    Originally posted by leo
    ...Qualcosa che ho già visto in qualche film americano degli anni Quaranta e Cinquanta. ma non mi chieda quale, ne ho perso memoria.
    Se non ricordo male, sei un grande conoscitore di cinema. Spero di leggere presto qualche cosa di tuo in questo ambito.

    Ej.

  8. #8
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    Originally posted by S. M. Ejzenstejn


    Se non ricordo male, sei un grande conoscitore di cinema. Spero di leggere presto qualche cosa di tuo in questo ambito.

    Ej.
    Troppo buono. Anche perché la citazione non era mia ma dello stesso Paolo Mieli. E’ lui, non me lo permetterei mai io, a paragonare Berlusconi & soci a una banda di gangster.
    Ma a quale film secondo te si riferisce? Non sarà piuttosto qualche gangster film degli anni ’30? Wellmann, LeRoy..? Per esempio ‘Piccolo Cesare’ (1939) da cui traggo la battuta di Edward G. Robinson: “Il denaro è importante ma non è tutto. No, devi essere qualcuno e sapere che un pugno di uomini farà qualsiasi cosa dirai, e devi fare solo ciò che vuoi o nulla”…
    Volentieri interverrò sui film e autori che mi piacciono, non è che per ora si parli tanto di cinema, mi pare. Cordiali saluti.

  9. #9
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    Predefinito

    Come finiva Piccolo Cesare?

    Non sarà il caso nostro, purtroppo.
    Temo invece che HDP sarà scalata perchè Agnelli in gravi difficoltà con la Fiat forse cederà le sue quote. L'ho sentito stasera su la7. Del resto la fine della scalata di Berlusconi alle cittadelle simbolo del potere la dobbiamo ancora vedere tutta.
    Credo che si attuerà punto per punto il piano di Gelli.
    Mi spiace per Mieli e per il Corriere che, del resto, già da alcuni mesi ho smesso di leggere perchè mi sembra già attualmente ampiamente filogovernativo.
    mr

  10. #10
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    Predefinito Chi è causa del suo mal pianga se stesso

    Dal galantuomo Filippo MANCUSO estrapolo un passaggio della sua lettera che porta alla riflessione:
    E questo mediante un patto di convenienza fra Berlusconi, Letta, Previti, Violante e Castagnetti, chi è più spregiudicato non si potrebbe immaginare. E, così mentre il centrosinistra continua ad infamare uomini cose e governi di Forza Italia, in particolare, facendo dello studio Previti, il nemico numero uno della legalità in Italia e nel mondo, ecco che lo stesso centrosinistra compiace lo studio Previti attraverso addirittura una nomina di cotanto livello".
    Wolare
    informato privilegiato da
    www.radioradicale.it
    www.radicali.it

 

 
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