Pronto il piano per cambiare la Consulta
Approda sul tavolo del governo il disegno di legge firmato da Bossi. Inalterato il numero dei membri, cambia il metodo di designazione. A vantaggio delle Regioni che potranno eleggere cinque giudici costituzionali.


ROMA - Muove il primo passo la riforma della Corte Costituzionale preannunciata dal ministro Umberto Bossi, con la previsione di una partecipazione regionale nella composizione della Consulta. L'avvio dell'esame del ddl costituzionale messo a punto dal ministro delle Riforme figura al primo punto all'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri convocato per domani alle ore 9,30 a palazzo Chigi.

In pratica la riforma, concepita come naturale corollario della devolution, è l'ufficializzazione del nuovo ruolo delle Regioni, la loro entrata in pompa magna ai vertici delle istituzioni. Dopo aver acquisito potere legislativo in molte materie, le Regioni - è lo spirito della legge - verranno chiamate ad eleggere i giudici costituzionali, dando così un impianto federalista alla Consulta.

Non cambia il numero dei giudici (15), cambia il metodo della disegnazione. Oggi cinque membri vengono nominati dal Presidente della Repubblica, 5 dalla magistratura e 5 dal Parlamento. Secondo il ddl bossiano solo 2 giudici verranno nominati dal Quirinale, solo 3 dalla magistratura, mentre 5 saranno eletti da un organo formato da consiglieri nominati da tutti i Consigli regionali.

Domani parte l'iter, poi il disegno di legge arriverà alle Camere e infine avrà bisogno di due letture, ad almeno tre mesi di distanza l'una dall'altra, da parte di ciascuna Camera a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Se nella seconda lettura la maggioranza sarà assoluta ma non dei due terzi dei componenti di Camera e Senato, ci potrà essere un referendum confermativo.


(8 MAGGIO 2002, ORE 11:15)


Speroni: "Così cambieremo la Consulta"
Il capo di gabinetto del ministro Bossi spiega il ddl che sarà esaminato dal Parlamento. "I giudici non sono d'accordo? Dovranno adeguarsi, il Parlamento è sovrano". "La prossima tappa è il federalismo fiscale".
di Gianluca Roselli

ROMA - "Cosa diranno i giudici? Non me ne frega niente. Per fare le riforme e cambiare la Costituzione non c'è bisogno di consultarli: si devono adeguare a quello che decide il Parlamento che è sovrano. Non è una trattativa sindacale dove bisogna sentire le parti". E' lapidario Francesco Speroni, capo di gabinetto del ministero delle Riforme, nel commentare i risvolti polemici che potrebbe provocare il cambiamento nella nomina dei giudici della Corte Costituzionale progettato da Umberto Bossi.

Secondo il disegno di legge leghista, che verrà discusso nel prossimo Consiglio dei Ministri , 5 membri della Consulta verranno nominati da un organo formato da fiduciari delle Regioni, 5 rimarranno al Parlamento, mentre si ridurranno a due quelli proposti dal Presidente della Repubblica e a tre quelli della magistratura.

Speroni, da dove nasce l'esigenza di cambiare il meccanismo di nomina della Consulta?

Visto che ormai le Regioni hanno competenza esclusiva a legiferare su alcune materie, ci sembra giusto che anche loro partecipino alla nomina di chi poi deve giudicare la costituzionalità di quelle stesse leggi.

Qualcuno pensa che sia la chiave per velocizzare il processo di devolution.

Andando verso una stagione di federalismo, fatalmente ci saranno conflitti tra Stato e Regioni. Quindi, per ragioni di opportunità, l'arbitro di queste controversie, ovvero la Consulta, deve essere in parte designata dagli enti locali.

Le sentenze della Corte per voi erano troppo conservatrici?

Diciamo che abbiamo notato da parte della Consulta un atteggiamento decisamente centralista: lo Stato viene spesso privilegiato rispetto alle Regioni. Ora queste tendenza deve cambiare e l¹arbitro deve essere più imparziale.

Il ruolo del presidente della Repubblica e della magistratura viene ridotto

Forse Ciampi si arrabbierà, ma se il Parlamento decide di modificare una parte della Costituzione, lui non può opporsi. E anche un'ventuale valutazione politica non compete al Capo dello Stato. Dei giudici, ho già detto, non mi interessa. Anche se contributi di buon senso da parte di costituzionalisti sono comunque bene accetti.

A qualcuno nella maggioranza questa riforma non piacerà

L'intesa si troverà: già nel prossimo Consiglio dei Ministri valuteremo le diverse posizioni. Per ora posso solo dire che un esponente di An vicino a Gianfranco Fini si è detto sostanzialmente d¹accordo sulla proposta.

Insomma, la Lega sembra davvero la forza motrice del governo verso le riforme

E' il motivo per cui Umberto Bossi ha voluto per sé il dicastero più impegnato nel cambiamento del Paese. Stiamo solo facendo fruttare il nostro impegno e la nostra posizione.

Quali saranno le prossime tappe?

Federalismo fiscale e assemblea delle autonomie, ovvero la camera delle regioni.

(8 MAGGIO 2002; ORE 17:44)